Targa Florio 1906 ... quei “Carbonari” ... fondatori della Targa Florio ...

Targa Florio 1906 ... quei “Carbonari” ... fondatori della Targa Florio ...

“ ... Il Comitato Panormitan Feste e Riunioni Automobilistiche di Sicilia  aveva sede in Via Catania n°2 a Palermo, al pianterreno di un grande palazzo che si affacciava sul Viale della Libertà. L’ edificio, di proprietà della famiglia Florio,  era tra il liberty ed il vittoriano .  I suoi balconi erano sempre colmi di fiori . Il Comitato si riuniva tutti i giorni, sino a notte inoltrata  . Nelle  sale si discuteva , si prendevano decisioni e si approvava , tutto nella massima segretezza. I soci avevano l’aria dei ribelli e anticonformisti e a una certa società conservatrice  apparivano come adepti di compagini rivoluzionarie, sul tipo della Giovane Italia. Per tale motivo, non si sa da chi, vennero  definiti in seguito i “Carbonari della Targa Florio”.

Questi uomini, tutti fedelissimi al Cavaliere  Vincenzo Florio, erano Paolo, Giuseppe e Lucio Tasca Bordonaro, il Conte Giulio Airoldi, il Conte d’Isnello, il Marchese Paolo Scaletta, il Barone Gianni Stabile, il Barone Michele Ciuppa, il Marchese Jacona della Motta, il Barone Antonio di Ramione, il Cavaliere Rodrigo Licata di Baucina, il Principe Petrulla, i Principi Gustavo e Michele Vannucci, il Marchese De Seta, il Barone Cammarata, il Barone La Motta, il Barone di Gebbiarossa, il Cavaliere Fecarotta, il Cavaliere Salvatore Bonocore. Lucio Tasca era un eccellente cronometrista e gran fumatore di sigari; Guido Airoldi corridore ardito e impetuoso; il Conte d’Isnello preciso e meticoloso; il Marchese De Seta assai focoso; Rodrigo Licata il suggeritore di trovate ingegnose. Airoldi e Tasca, in particolare, erano fraterni amici di Florio. Quando il Cavaliere, rientrato dalla Francia, comunicò che la sua nuova corsa era sostenuta da “L’Auto”, e già riscuoteva adesioni, i Carbonari applaudirono inneggiando a lui ed alla Targa. Subito dopo si discusse e si approvò il regolamento che prevedeva l’ammissione di vetture dotate di motori a 4 e 6 cilindi, con rispettivi limiti di alesaggio. Venne stabilito il peso minimo, mentre la cilindrata restava libera.

Nasceva così il concetto di “vetture di serie”, che si atteneva all’idea floriana di “vetture da viaggio”. I rifornimenti di carburante erano consentiti anche lungo il percoso. Il totale dei premi in denaro era stabilito in lire 50.000, di cui L.30.000 al primo assoluto più la Targa Florio, L.10.000 al secondo, L.5.000 al terzo, L. 2.000 al quarto, L.1.000 al quinto. Venne scelta la data di domenica 6 maggio 1906. Alla fine della riunione vennero stappate delle bottiglie di vecchio Chateau Lafite e si brindò all’avvenire della nuova Targa Florio ........... Una settimana prima della corsa, i componenti del Comitato Panormitan si trasferirono al Grand Hotel di Termini Imerese stabilendovi il quartier generale dell’organizzazione. Il Cavaliere, per l’occasione, invitò i giornalsti ad una ricognizione sul rettifilo del Buonfornello dove erano stati allestiti gli impianti. Tra questi c’erano Henry Desgrange, Charles Faroux, W.F. Breadley, George Prade, Mario Morasso, Lefrevre, Costamagna, Le Teller, Meurisse e Nino Sofia. Il Buonfornello appariva come una lucida fettuccia di grigio annerito, posata dalla natura nel bel mezzo della campagna. Le tribune si ergevano a due chilometri dalla Stazione di Cerda per una lunghezza di 200 metri; erano inghirlandate con foglie di frutti e limoni. Bella mostra facevano i ristoranti con i tavoli in legno e le sedie impagliate ed i chioschetti per rinfreschi e bibite con vendita di giornali e macchine fotografiche. Un alloggio riservato al totalizzatore costituiva una delle grandi novità. I giornalisti videro e annotarono tutto...”

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

La foto che proponiamo raffigura il mitico rettilineo di Buonfornello, esattamente come era in quel lontano 1906.

Targa Florio 1906 ..... la Targa Florio per il vincitore fù d’oro massiccio

Targa Florio 1906 ..... la Targa Florio per il vincitore fù d’oro massiccio

“ .... E’ la prima Targa Florio; siamo sul Grande Circuito delle Madonie ... Vince Alessandro Cagno su “Itala”, alla media di quasi 47 chilometri all’ora. Porta a casa la Targa, che è d’oro massiccio, e trentamila franchi in oro. Quella fortuna sarebbe probabilmente toccata ai francesi Rigal e Bablot, se a un rifornimento non fosse loro toccato uno spiacevole equivoco; per sbaglio, al posto della benzina, gli fecero un “pieno” d’acqua. Ma altri dodici concorrenti sono ancora più sfortunati. Per un improvviso sciopero dei marittimi è rimasta ferma a Genova la nave che doveva trasportare in Sicilia le loro macchine. Furenti, assistono alla gara da pedoni. La cronaca locale registra quattro novità : l’”automobile”, perchè gran parte dei siciliani, lungo il percorso, non l’aveva mai vista ; la “strada senza polvere”, perchè il munifico Florio, la vigilia della corsa, ha fatto spruzzare una mistura di catrame e bitume ; il “telegrafo”, perchè i paesi attraversati dalla corsa - finora - non conoscevano sistema più rapido della cartolina postale; la “donna in calzoni”, perchè il francese Le Blond s’è portato accanto la moglie, al posto del meccanico ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Nella foto: Alessandro Cagno. Il primo vincitore della Targa Florio sulla sua Itala. Sarà una gara di 3 giri, per Km. 446,46.

Targa Florio 1907 ...... la gara è siciliana .... ma alla fine .... piove .....

Targa Florio 1907 ...... la gara è siciliana .... ma alla fine .... piove .....

“ ... Alla fine della gara piove. La Targa Florio 1907 - disputata sul Grande Circuito delle Madonie in 3 giri per Km. 446,46 - la vince Felice Nazzaro su “Fiat”, alla media di 54 all’ora. Frusciano nel fango della pista le lunghissime gonne delle dame che escono per festeggiarlo. Uno dei favoriti, l’inglese Olsen, è affidato alle cure di un oftalmico. Minaccia la congiuntivite. Olsen era partito senza occhiali, e alla fine del primo giro, per liberarlo dal mascherone di fango, gli avevano tirato in faccia un secchio d’acqua. La “Corsa delle vetturette” - su 2 giri per Km. 297,64 - la vince Naudin, su Sizaire & Naudin ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

La foto che proponiamo raffigura la predestinata vincente, la Fiat di Felice Nazzaro, poco prima della partenza.

Targa Florio 1907 … Felice Buzio con la sua Diatto-Clèment

Targa Florio 1907 … Felice Buzio con la sua Diatto-Clèment

“.... Organizzazione: Comitato per l’Incremento delle Feste e Riunioni Sportive. Grande Circuito delle Madonie, sviluppo km 148,823 x 3 giri = totale km. 446,469. Partenza e arrivo da Buonfornello. Monte premi Lire 100.000.

Iscritti 56, partiti 45, classificati 28 ...”.

Nella foto : la Diatto-Clèment di Felice Buzio.

Targa Florio 1908 vince Trucco .. con un ottimo meccanico ... Maserati

Targa Florio 1908 vince Trucco .. con un ottimo meccanico ... Maserati

“... E’ il Grande Circuito delle Madonie. La Targa Florio del 1908 la vince Trucco su Isotta Fraschini, alla media di quasi 60 all’ora. Emozionatissimi, gli invitati speciali del Continente corrono agli otto trasmettitori telegrafici che Vincenzo Florio ha impiantato sotto la tribuna. Trucco; il cognome del vincitore si presta ai giochi di parole. Se fossero profeti, i giornalisti si occuperebbero, piuttosto, del meccanico che ha corso accanto al vincitore: si chiama Alfieri Maserati. Profetico è invece il corridore Sizair, che era stato in testa fino all’ultimo giro. Piangendo dalla rabbia dice : “Un giorno, li toglieranno tutti !“. Le ruote della sua macchina si erano schiantate contro un paracarro. La “Corsa delle vetturette” la vince Giuppone, su Peugeot ....”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Targa Florio 1909 .... anche Vincenzo Florio fù concorrente ...

Targa Florio 1909 .... anche Vincenzo Florio fù concorrente ...

E’ il Grande Circuito delle Madonie. Alla Targa Florio del 1909 il numero degli iscritti fù, in verità, piuttosto scarso.

Quindi, da Organizzatore, Vincenzo Florio si trasformò, per necessità, in concorrente, classificandosi secondo assoluto. Infatti in quell’anno - il 1909 - la crisi dello sport dell’automobile in Europa si fece incalzante. Perciò la Targa rischiò il rinvio. Ma il Cavaliere, per non farle perdere la continuità, la fece disputare egualmente ma su un solo giro, pari a 148 chilometri, ed aperta alla partecipazione dei soli sportivi siciliani. Per questa ragione quell’edizione passa all’albo d’oro come “La Siciliana”. La Targa Florio del 1909 la vince Ciuppa, su SPA. La “Corsa delle Vetturette” la vince Goux, su Peugeot.

Nella foto che Vi proponiamo il Barone Francesco Ciuppa con la sua SPA; sarà Lui il vincitore

Targa Florio 1910 .... crisi al botteghino ...

Targa Florio 1910 .... crisi al botteghino ...

E’ il Grande Circuito delle Madonie.

Si incassano soltanto 26 lire. Il vento è così impetuoso che in tribuna entrano soltanto diciotto spettatori ; quindici uomini e tre donne. Anche in quel 1910 Vincenzo Florio, pur di salvare la Targa dalla crisi, abbinò la sua corsa con quella delle “Vetturette”. Era sua intenzione mettere a confronto vetture con motori mono e bicilindrici con quelle a motori di 4 e 6 cilindri, e ridestare l’interesse dei costruttori. La Targa Florio di quell’anno la vince Cariolato, su Franco. La “Corsa delle Vetturette” Boillot, su Peugeot.

(“Quattroruote” - Maggio 1962 / “La leggendaria Targa Florio” 1989 - Pino Fondi )

Un piccolo filare di vetture, per quella Targa Florio del 1910.

Targa Florio 1911 .... quando Campari era ancora meccanico ....

Targa Florio 1911 .... quando Campari era ancora meccanico ....

... E’ il Grande Circuito delle Madonie. Nel 1911, nel tentativo di offrire più spettacolo alla corsa, Vincenzo Florio fece spostare il traguardo di partenza sulla salita verso Cerda. In seguito, su suggerimento della sua seconda moglie, Donna Lucia, in quella zona fece edificare la famosa “Baraccopoli di Cerda”, destinata a diventare leggendaria da allora al 1977 ; sarebbe poi stata chiamata “Floriopoli”. Quell’anno vince Ernesto Ceirano su SCAT, alla media di quasi 47 all’ora. Ma, attenzione ! ; c’è un corridore che percorre la pista in direzione inversa ! E’ il Duca Palazzo, che ha fatto dietro-front. Il giro più veloce lo fa Franchini, su un’Alfa. Chissà quali diavolerie avrà combinato al motore il meccanico di Franchini. Dicono che se ne intenda. Si chiama Campari ...”

(“Quattroruote” - Maggio 1962)

Targa Florio 1912

Targa Florio 1912

L’Amico Gabriele Polettini, che vive a Desenzano del Garda, ci ha inviato due foto scattate dal nonno Arnito nell’anno 1912 a  Palermo - città ove al tempo risiedeva -  nell’occasione della Targa Florio. Il Nonno Arnito, ci ha scritto Gabriele, possedeva un’Alfa 24 HP ed era un grande appassionato di fotografia e di automobili.

Nella Foto l’Alfa Romeo 24HP 4,1 n.25  dell’equipaggio Giuseppe Baldoni - Masi ( alcune fonti riportano Nasi ), vettura che i documenti del tempo riportano come ritirata tra Vittoria e Palma di Montechiaro. Sono documenti per noi sin qui inediti e  quindi ringraziamo vivamente l’Amico Gabriele per la sua disponibilità alla loro  pubblicazione.

 

Targa Florio 1913 ... vince Nazzaro ... pilota ... e vettura ...

Targa Florio 1913 ... vince Nazzaro ... pilota ... e vettura ...

“ ... E’ Giro di Sicilia. Fra i 37 concorrenti che si allinearono al via c’era anche Felice Nazzaro, al volante di una vettura che aveva costruito egli stesso. Infatti, dopo una brillante carriera come pilota nella Squadra della Fiat, Nazzaro aveva deciso di seguire l’esempio di Lancia e di diventare un costruttore di automobili. La corsa siciliana di quell’anno vide la prima partecipazione ad una gara della vettura costruita da Nazzaro e invece di dilungarci nell’esaltarne i pregi, diremo soltanto che la macchina del costruttore-pilota arrivò al traguardo precedendo di oltre un’ora l’Aquila Italiana di Marsaglia, che si piazzò al secondo posto. Nazzaro migliorò inoltre la media precedente, portandola da 38 a 49 chilometri orari ...”

(“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

Nella foto: I vincitori, Nazzaro pilota e Nazzaro vettura.

Targa Florio 1914 ... la guerra è vicina ...

Targa Florio 1914 ... la guerra è vicina ...

“ E’ Giro di Sicilia. Per il terzo anno consecutivo la Targa Florio si svolse attorno all’isola e vide vincitore Ceirano, al volante di una Scat. Ma eravamo nel 1914 ; la catastrofe della guerra si abbattè sull’Europa e le corse automobilistiche cessarono anche nei paesi che non furono immediatamente travolti dal conflitto, come l’Italia.”.

(“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

Nella foto: Ceirano e la sua Scat.

Targa Florio 1919 ... è valido un arrivo “vincente” in retromarcia ?

Targa Florio 1919 ... è valido un arrivo “vincente” in retromarcia ?

“ ...  E’ valido tagliare il traguardo a marcia indietro ? I commissari dicono di no. Il francese Andrè Boillot, su Peugeot, che all’arrivo aveva urtato contro uno spigolo di una tribuna, e con incredibile presenza di spirito s’era affrettato ad ingranare la retromarcia, fà un gesto di stizza. Gira lo sterzo e ripete l’arrivo col “muso” avanti. Primo ! Ma i tifosi non possono portarlo in trionfo; intanto è svenuto ... “

 (“Quattroruote - maggio 1962)

Andrè Boillot, quell’anno, vincerà con un tempo di 7.51’01’’ ad una media di 55,02 km/h.

La foto proposta è quella del vincitore.

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

“ ....... Parla Enzo Ferrari .... pilota : La Targa Florio fu vinta da Boillot su Peugeot. Proprio tagliando il traguardo il pilota francese investì uno spettatore imprudente. Sul rettifilo d'arrivo non c'erano tribune, ma semplici picchetti collegati da una fune. Ecco, fu la prima volta che avvertii la presenza della morte sui circuiti automobilistici.

 

Io ebbi il mio piccolo infortunio: il serbatoio della benzina cominciò a ballare sin dal primo giro, e dovetti sostare per riparare una delle bretelle che lo ancoravano alla carrozzeria. Persi oltre quaranta minuti e scivolai verso le ultime posizioni. Riuscii a riguadagnare qualcosa nonostante tentativi abbastanza spericolati fin verso la fine della gara, ma un nuovo e questa volta curioso colpo del destino mi convinse che dovevo rimandare alla prossima volta i sogni di gloria.

 

Stavo per raggiungere Campofelice, seguito abbastanza da vicino da altre due macchine, quando tre Carabinieri, piazzati a gambe larghe nel mezzo della strada, ci fecero segno di fermarci. Non si dice mai di no ai Carabinieri, e così, con deferenza, chiedemmo le ragioni della sosta forzata. “Nessun incidente, nessun pericolo”, ci risposero i militi della Benemerita, “soltanto dovete avere pazienza: il Presidente deve finire il suo discorso”.

 

Pochi metri pìù avanti, dopo una curva, la sede stradale formicolava di gente, e la via era intasata fino alla piazza centrale del paese: i siciliani erano là ad applaudire Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria. Noi abbozzammo alcune timide proteste, assolutamente vane. Il discorso fu abbastanza lungo, e quando finì non ci fu data ancora via libera: ci fu soltanto concesso, dopo accorate insistenze, di accodare le nostre macchine al corteo presidenziale.

 

Avanzammo così per qualche chilometro insieme alla nera berlina De Dion Bouton, e fummo liberi di precipitarci verso il traguardo soltanto quando la macchina del Presidente si avviò per una via laterale. All'arrivo, cronometristi e spettatori erano già scomparsi con l'ultimo treno per Palermo.

 

Un carabiniere, munito di sveglia, registrava pazientemente i tempi dei ritardatari, arrotondando al minuto. Il lunedì seguente mi presentai a Don Vincenzo Florio. Con la sua scanzonata autorità mi dìsse: “Di che ti lamenti? Eri in ritardo, non hai rischiato nulla e ti facciamo persino il regalo di infilarti nella classifica”.

 

Mi venne assegnato il nono posto: tutto sommato, un piccolo successo. Don Vincenzino Florio ! Per me un maestro di sport; poi divenne un amico. Ora resta nella mia memoria al piano superiore, dove vivono i pionieri ... “

 

(“Le briglie del successo” di Enzo Ferrari - volume stampato il 30.11.74 nelle Officine Grafiche ARBE di Modena - edizione speciale, facente parte di una tiratura numerata, non in vendita - dono personale di Enzo Ferrari) 

Nella foto : Quello alla guida è Enzo Ferrari; il meccanico è “Nino”. Quella n.22 è una C.M.N. 15/10 HP 2,3. Noi pensiamo che il luogo sia facilmente riconoscibile ......

Targa Florio 1920 ... Conte Guido Airoldi ...

Targa Florio 1920 ... Conte Guido Airoldi ...

“ .... La decima edizione della Targa Florio era stata emozionantissima, mentre la undicesima, quella del 1920, risultò decisamente monotona, se non altro per il pubblico perché i conduttori, costretti a lottare per otto o dieci ore con il vento e con la pioggia, non avvertirono certo la noia.

Tra i concorrenti, nella maggioranza illustri ignoti, spiccava Campari, il robusto pilota dell'Alfa Romeo, spalleggiato da Enzo Ferrari che si coprì di gloria piazzandosi secondo, staccato di soli otto minuti da Meregalli che pilotava la Nazzaro sei cilindri. Date le condizioni meteorologiche tanto avverse fu impossibile raggiungere alte velocità, infatti il vincitore segnò una media inferiore di quasi 5 chilometri a quella dell'anno precedente ....”

(Il Romando della Targa Florio - A,F. Bradley - 1965)

Nella foto il Conte Guido Airoldi con la sua Itala 2,8 n.10; sarà sesto in 9 ore, 58’ 20’’ 2/5.

Targa Florio 1920 ... Enzo Ferrari vinse diecimila lire ....

Targa Florio 1920 ... Enzo Ferrari vinse diecimila lire ....

“ ... Parla Enzo Ferrari .. pilota : L'anno seguente, 1920, dopo aver fatto alcune corse con un'Isotta Fraschini 4500 tipo Grand Prix 1914, la Targa Florio mi vide secondo assoluto, con l'Alfa quattro litri e mezzo, quattro cilindri biblocco. C'era in squadra anche Campari, ma si ritirò.

 

Guadagnai, fra premi di classifica ed accessori, diecimila lire. Erano le cifre di allora. Di premio reale oggi un pilota, in proporzione, guadagna forse qualcosa di meno. Ma allora la nostra passione non ci consentiva i calcoli in lire. Per me contava che quel giorno avevo fatto il mio ingresso ufficiale nell'équipe dell'Alfa.

 

L'Alfa, che aveva come marchio ancora soltanto il biscione visconteo, la croce amaranto e la parola Alfa, che significava Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, era sorta per iniziativa di un milanese, il Cavalier Stella, il quale si associò a una ditta francese: la Darracq.

 

Questa ditta aveva ceduto il suo pacchetto azionario prima dello scoppio della guerra mondiale.

 

Durante il periodo bellico si inserì nell'industria Nicola Romeo, professore di Napoli, destinato a una carriera industriale e politica che lo avrebbe portato al Senato. Fu lui il vivificatore - lo chiamavano “la sirena” per il suo modo suadente - di un programma automobilistico che portò a costruire macchine favolose una ditta che durante la guerra non aveva fabbricato che proiettili, trattori e molti altri congegni che nulla avevano a che fare con l'automobile ... “.

 

(“Le briglie del successo” di Enzo Ferrari - volume stampato il 30.11.74 nelle Officine Grafiche ARBE di Modena - edizione speciale, facente parte di una tiratura numerata, non in vendita - dono personale di Enzo Ferrari) 

 

Nella foto : Quella è una strada di Termini Imerese in quel lontano 1920. La seconda esperienza siciliana fù quasi un successo pieno. Quella Alfa 4500 di Ferrari, con il meccanico Michele Conti, si classificò seconda alla Targa Florio.

Targa Florio 1920 ... tutti bagnati ... molti ritirati ...

Targa Florio 1920 ... tutti bagnati ... molti ritirati ...

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Targa Florio sotto la pioggia, quella del 1920, e sin dalla partenza. Come si potrà leggere nel commento inserito nella foto, poichè nessuno pensò di proteggere adeguatamente gli organi di accensione delle vetture, quell’anno vi furono numerosissimi ritiri. Il vincitore (bagnato) fù Meregalli, su Nazzaro, alla media di km/h 51,34 ( 4 giri ).

 

 

Nell’immagine che proponiamo, la testimonianza del brutto tempo di quell’anno, anche in partenza.

Targa Florio 1921 ... vince Masetti con la Fiat, .... e batte le Mercedes ....

Targa Florio 1921 ... vince Masetti con la Fiat, .... e batte le Mercedes ....

... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Corre Enzo Ferrari su un’Alfa. Corrono sulle Alfa anche Campari ed Ascari. Su una Fiat, Bordino. Ma la folla ha occhi soltanto per un corridore della Fiat, il toscano Giulio Masetti. E l’unico - dicono - che possa dare la “birra” ai tedeschi. Vincerà, ancora una volta, la Mercedes ? Siamo nel primo dopoguerra, i ricordi patriottici infuocano perfino lo sport. Se arriva primo Sailer, su Mercedes, è Caporetto. Se giunge primo Masetti, su Fiat, è il Piave. Già nei boxes della Mercedes, dirigenti , tecnici e meccanici hanno pronte le bottiglie di champagne ... Ma vince Masetti ! Il bolide rosso verrà festeggiato a barbera ....

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nella foto : Giulio Masetti vince la Targa del 1921 con la sua Fiat Grand Prix 1914 di 4400 cc.

Targa Florio 1921 …. la Diatto 4 DS di Gamboni

Targa Florio 1921 …. la Diatto 4 DS di Gamboni

“ .....Organizzazione: Auto Club di Sicilia. Quattro giri del Medio Circuito delle Madonie per un totale di 432 km. Percorso: Cerda - Caltavuturo - Polizzi - Collesano - Campofelice - Cerda. Tra i partenti, ma non arriva al traguardo, Domenico Gamboni, alla guida di una Diatto 4 DS. E’ la vettura visibile nella foto proposta ...”

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001).

Targa Florio 1922 ... vince Masetti su Goux ... dopo la Fiat ... la Mercedes

Targa Florio 1922 ... vince Masetti su Goux ... dopo la Fiat ... la Mercedes

’ il Medio Circuito della Madonie. Nel 1922 Masetti si iscrisse alla Targa con una Mercedes Grand Prix A.C. del France 1914 di 4500 cc.. Era la stessa vettura con la quale l’anno precedente aveva gareggiato Max Sailer e perso il confronto proprio con il Conte. Masetti l’aveva acquistata “tanto per cambiare”, ma, sotto sotto, per dimostrare che alle Madonie poteva fare lo stesso con la Mercedes quanto con la Fiat.

 Correva da privato e non per la Squadra ufficiale Mercedes ..........

 ....... Nel penultimo giro la corsa si fece davvero avvincente. Ormai Masetti era sempre più vicino a Goux, al momento al comando, e gli contendeva il primato. La Ballot a sua disposizione risentiva della dura prova; le sue gomme posteriori erano molto logore. Ma non c‘era più tempo per fermarsi. Goux sperava di poter resistere. Campofelice era vicina e restava da affrontare il rettifilo di Buonfornello. La Targa poteva essere sua. Pensava a questo quando all’entrata di una curva insidiosa sentì il suo veicolo scivolare paurosamente sulle gomme posteriori, proprio dove c’era molta ghiaia. Goux cercò di raddrizzare la macchina con un dolce controsterzo. Ma ormai era troppo tardi. La vettura partì con il muso verso il ciglio della strada e volò su un fossato; fortunosamente il terreno era molle e non accadde nulla di grave. Il motore si spense. La macchina era indenne e tutto rimediabile. Goux e il suo meccanico si fecero aiutare da generosi spettatori che spinsero la macchina sulla strada. I due uomini risalirono a bordo e la macchina ripartì veloce. Ma all’entrata di una curva Goux agì sui freni e sentì che non rispondevano più. Era infuriato. Riuscì a raddrizzare la macchina e continuò a correre senza freni. Quando occorreva agiva soltanto sul freno a mano. Nauralmente era una manovra rischiosa. Ma Goux avrebbe dato la vita per vincere una Targa. Ormai era lanciato sul Buonfornello e sfiorava i 200 Km/h.. La Ballot scricchiolava tutta, ma Goux non mollava. Masetti gli era dietro e si avvicinava sempre più spietato. Poi, Goux fù sulla salitella verso il traguardo e passò sotto lo striscione girando verso i box. La folla l’applaudì sportivamente. Il Cavaliere gli si fece incontro e lo invitò a salire sulla torre dei conometristi per attendere l’arrivo di Masetti . “Se Giulio non arriva, sarai Tu il vincitore !” gli disse il Cavaliere, e Goux non rispose. La folla attendeva silenziosa. D’un tratto il cannone annunciò l’arrivo di una macchina. Allora tutti si volsero in direzione delle tre curvette prima della salitella. Non ci volle molto che già sulla prima curvetta comparì il radiatore a scudo della Mercedes numero 40 di Masetti.

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Nella foto, l’immagine di quel “secondo” Goux, impegnato sulle impervie strade delle Madonie. La sua Ballot, quindi, sarà preceduta sul traguardo soltanto dalla Mercedes di Masetti. Avrebbe vinto Lui, Masetti, primo in 6.50’50’’ ; Goux secondo in 6.52’37’’

Targa Florio 1922 …. delle 3 Diatto in gara, una era di Massola ….

Targa Florio 1922 …. delle 3 Diatto in gara, una era di Massola ….

“ ..... Medio Circuito delle Madonie, totale km 432. Partiti 42, di cui tre Diatto 2 litri Tipo 20 S - telaio corto touring - nella classe 1.501-2.000, che non arrivano al traguardo (piloti: Massola, Guido Meregalli, Domenico Gamboni) ....”.

La Diatto 2 litri protagonista della foto proposta è quella di Massola.

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001)

Targa Florio 1923 ... l'incendio delle tribune ....

Targa Florio 1923 ... l'incendio delle tribune ....

Nella notte del 1° Ottobre 1923 un furioso incendio, impadronendosi del « villaggio » della Automobile Club di Sicilia a Cerda, divorava in brevi ore la maggior parte dei fabbricati. Aiutate da un vento persistente e favorite dal fatto della lontananza dei caseggiati da ogni cen­tro abitato, le fiamme poterono compiere quasi intieramente la loro opera di distruzione.

Il guardiano addetto alla sorveglianza ed un piccolo gruppo di operai che procedevano ad al­cune opere di ampliamento dei fabbricati, cercarono di difendere le costruzioni e le ricche suppel­lettili con i mezzi a disposizione: la scarsità d'acqua e la lontananza dalla Stazione ferroviaria fu­rono complici del fuoco e del vento.

All'alba uno spettacolo di desolante rovina si presentò agli occhi dei Signori dell'Automobile Club giunti sul posto appena avvertiti per telegrafo: il fabbricato delle Tribune coperte comple­tamente distrutto, crollato il tetto pittoresco in mattoni, crollate le due torricelle caratteristiche, le­sionati i muri vicini della Tribuna dei Soci e di quella della Stampa. Il danno materiale era ancora più grave per la completa distruzione di tutta la suppellettile varia che normalmente era conservata nell'interno delle Tribune stesse. Ivi infatti erano ammassati tavoli. sgabelli, strumenti di segnalazione, il ricchissimo e sontuoso quadro dei tempi, i mobili per le cabine dei Commissari e tutto un vastissimo arredamento di bandiere, festoni e stoffe: tutto quel complesso di gaiezza che fa tanto pittoresco il « villaggio di Cerda » nelle riunioni internazionali.

Le lapidi che portavano incisi a caratteri d'oro i nomi dei gloriosi piloti, avvicendatisi dal 1905 ad oggi nel possesso dei ricchi premi dell' A. C. S. completamente incenerite dal calore infernale erano sparite: doloroso segno della furia degli elementi e melanconica traccia di un passato glorio so di vita sportiva. Vincenzo Florio, che trovavasi assente, a Parigi, fu avvertito per telegramma: rispose laconicamente che tutto si sarebbe rifatto e meglio e nel minor tempo possibile. I fatti tennero dietro al programma, così tacitianamente espresso: non a torto il motto dell'Auto mobile Club di Sicilia può compendiarsi nel classico « Acta non verba ».

Il ritmo dell'interesse internazionale incalzava verso il successo grandioso della 15^ Targa e della 6^ Coppa Florio: a tanta attesa occorreva corrispondere con l'interesse sportivo della riunione e con la degna cornice dei locali per il pubblico e per i servizi.

La decisa volontà dell' A. C. S. creò dalla rovina tutto un nuovo fasto di costruzioni. Ove aveva regnato il legname, la calce e le tegole, entrò, sovrano prepotente, il cemento armato: ove ogni ingrandimento sembrava costretto dalle antiche costruzioni la furia del fuoco ave­va aperto il campo ad ogni trasformazione.

La Tribuna coperta, costruita in cemento armato ebbe per tetto una grandiosa gradinata, sormontata da una snella tettoia di variopinte tende: sui gradini sfolgorò il pubblico nella giornata del 27 Aprile 1924. La costruzione adibita a Tribuna per i Soci cambiò fisionomia e carattere: salì fino alle vette d'una torre di osservazione: al pianterreno funzionò il Restaurant: sopra trillarono nervosi i tele­grafi e i telefoni e scricchiolò nervosa la penna febbrile dei giornalisti: al piano superiore si in­stallò la attività oculata dei Commissari di Corsa; un altro piano fu destinato ai ragguardevoli per­sonaggi del pubblico e infine, sulla terrazza che culminava la torre funzionò la segnalazione se­maforica delle vetture che scendevano dalla collina di Bonfornello ; dall'altro lato la vecchia Tribuna della Stampa si mutò in « boxes ». Tutto ciò mutava faccia al vecchio fabbricato: ma le trasformazioni e gli ampliamenti non si fermarono qui.

La scarpata del quadro dei tempi fu attaccata, demolita, plasmata: Sorsero tre gradini per í pubblico: il Quadro dei Tempi salì ad una altezza imprevista e fu tutto di ferro, con caselle per 60 corridori, con una sua pittoresca capanna di servizio che si protese sulla strada, vivace di colore e di linea, come una sentinella avanzata: e, per permettere al pubblico di recarsi alla Tribuna coperta una passerella di ferro scavalcò la strada e si riallacciò ai vecchi fabbricati. Ma il cemento armato si impadronì ancora d'un altro importante ramo dell'attività di corsa. Anche i vecchi rifornimenti nelle capannucce di legno, distrutte dal fuoco, furono sostituite da una snella costruzione su pilastri in cemento: e sopra una lunga terrazza accolse il pubblico chi si aggirava dalle tribune sulla passerella, di qui per il quadro dei tempi e, dalle rampe erbose dietro la Torre di Osservazione, si inerpicava fino alle terrazze sui rifornimenti nel momento che febbrile, l'opera dei corridori aveva una sosta più veloce d'ogni inseguimento.

Tutte queste opere sorsero in poco più di due mesi: miracolo di volontà e di attività di dirigenti, costruttori e operai. E nessuna fantasia di scrittore potrà mai ridire la stupefatta, compiacente meraviglia che prese il foltissimo stuolo di spettatori allorchè, il mattino del 27 Aprile 1924, al vento tormentante che si abbatteva sulle nuove costruzioni di Cerda, rispondeva il garrire variopinto e luminoso delle mille bandiere multicolori e delle fronde verdi alternate all'oro dei frutti di limone e l'ansito tumultuoso della grande tenda sulle gradinate che palpitava come di una nuova vita di vittoriosa volontà.

Targa Florio 1923 ... una Targa in tono minore ..

Targa Florio 1923 ... una Targa in tono minore ..

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Nel 1923 la Targa non riscosse lo stesso successo di partecipazioni dell’anno precedente. Tuttavia, c’era da registrare la presenza di piloti di gran rilievo. L’Alfa Romeo dominò la corsa, anche se il finale fu piuttosto drammatico. Vinse Sivocci seguito da Ascari, mentre Masetti arrivò quarto.

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

La foto che proponiamo è davvero spettacolare. Il pilota è Ascari e la vettura è la sua l’Alfa. Ma su quell’Alfa, oltre al previsto meccanico, altri ospiti .... Quella era la Targa Florio .... una gara unica ! Curiosità : siamo nei pressi di Floriopoli. Quelle palizzate ai margini del tracciato furono realizzate utilizzando materiale bellico dismesso dalla fabbrica di aereoplani Ducrot di Palermo; sono le eliche in legno che Florio fece recuperare nell’occasione ... davvero incredibile ...

Targa Florio 1924 ... una gara persa a soli 40 metri dallo start ....

Targa Florio 1924 ... una gara persa a soli 40 metri dallo start ....

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Ascari ! Ascari ! Vinceranno ancora i tedeschi della Mercedes? Da Ascari, su Alfa, la folla si aspetta il miracolo. Ma, a quaranta metri dallo striscione d’arrivo , il motore si arresta. Non c’è verso di riavviarlo. E sfortuna vuole che quei quaranta metri finali siano in leggera salita. Stremato, Ascari prova a spingere la macchina a forza di braccia. Generosi, ma ingenui, accorrono i meccanici, per dargli una mano. E’ la squalifica. I commissari esigeranno che la macchina venga riportata nel punto preciso della “panne”, e che il povero Ascari s’arrangi con le proprie forze. Minuti preziosi, e intanto arrivano gli altri.

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Ma,in ogni caso, niente da fare ; sarà comunque squalifica. La vittoria sarebbe andata a Christian Werner, su Mercedes, alla media di 66,01 km./h., con Masetti secondo, su Alfa Romeo e Bordino terzo, su Fiat.

Nella foto-cimelio : il vincitore Christian Werner, accompagnato ( a destra ) da Ferdinand Porsche.

Targa Florio 1924 ..... Bordino tentò con la piccola Fiat 1500 SS ....

Targa Florio 1924 ..... Bordino tentò con la piccola Fiat 1500 SS ....

Pietro Bordino, con Nazzaro e Ascari, fu uno dei maggiori piloti italiani degli anni venti, famoso in particolare per lo stile di guida. Anche il suo nome, come quello di Nazzaro, è legato a successi sportivi della Fiat. La sua fama declinò con il sorgere dell'astro Nuvolari e con il predominio delle Alfa Romeo.

Bordino era figlio del custode della Fiat, avrà avuto una quindicina d'anni ed in più conosceva a memoria un motore, e pesava poco. Tutte qualità che non sfuggirono a Vincenzo Lancia.

Successe una volta quasi per caso: Lancia invitò il ragazzo a salire sulla macchina per una prova. Da allora Lancia e Bordino fecero coppia fissa.

Nel 1913, data anche I'amicizia col suo maestro, guidò una Lancia all'ottava Targa Florio che si disputava sul piccolo giro di Sicilia (km 965) in due tappe. Si fece subito notare per quella che sarà la caratteristica del suo modo di guidare: I'irruenza. Nella prima tappa fu terzo dietro a Marsaglia e a Nazzaro. Nella seconda, mentre Nazzaro compiva una delle sue corse più belle e calcolate, Bordino sbagliò percorso e dovette rinunciare a un ottimo piazzamento. Arrivò ottavo. Nel 1921 capeggia la squadra della Fiat alla Targa Florio. Gli sono compagni Minoia, Giulio Masetti, Bergese Giordano, Pellegrino, De Seta, Mari, Trombetta, Piro, Gasperini. Ma la Targa non portò fortuna a Bordino che dovette ritirarsi.

Nel 1924 ritentò l'avventura della Targa Florio, che gli sarà sempre proibita, come sarà proibita ad Antonio Ascari. Quell'anno Bordino fu addirittura colto da insolazione e dovette cedere la macchina a Nazzaro.

Nella foto : una davvero bella immagine della Fiat 501 speciale 1,5 di Pietro Bordino alla Targa Florio del 1924; vettura ritirata nel corso del 5° giro per principio di incendio, con pilota e meccanico intossicati, quando al volante era Felice Nazzaro che, iscritto come pilota di riserva, aveva preso il posto di Bordino, esausto, al termine del 4° giro.

1924 Il dispiacere di Wagner

All'arrivo di Wagner è avvenuto un doloroso incidente. Un soldato imprudentemente attraversava la strada quando Wagner sopraggiungeva come un bolide, e tamponava violentemente il milite col radiatore, scaraventandolo lontano. Si temette una mortale sciagura, ma il soldato e’ stato raccolto subito e trasportato all'ambulanza, dove gli venne riscontrata la commozione generale, ma nessuna frattura. Dopo una sommaria medicazione, veniva adagiato su un'autoambulanza e trasportato a Palermo. Il suo stato, pur essendo grave, non e’disperato.

Targa Florio 1925 ... il circuito ? ... un bilardo !

Targa Florio 1925 ... il circuito ? ... un bilardo !

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Basta con la polvere !. Chiamato, da Florio, l’Ing. Piero Puricelli, ha trasformato il circuito in un biliardo. Ad oltre 71 di media, vince Costantini su Bugatti. Ad una curva s’è capovolta la Peugeot di Dauvergue. Nella botta si sfascia una tanica piena di benzina e qualche scintilla, fuoriuscita dallo scappamento, accende un rogo. Masetti si ferma, carica il ferito e lo trasporta al più vicino ospedale. Se la caverà.

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Nella foto: uno spettacolare passaggio della mitica Bugatti a Floriopoli

1925 Quei "poveri" soldati feriti

Cerda 5 maggio 1925

Ieri nel pomeriggio un autocarro militare carico di soldati che ritornavano da Cerda, dove erano stati in servizio di ordine pubblico per la Targa Florio, volendo sorpassare una vetturetta, rimbalzava violentemente, rovesciandosi. Dieci soldati rimasero feriti. Trasportati al vicino ospedale, furono giudicati guaribili dai 10 al 20 giorni

Targa Florio 1926 : Giulio Masetti tradito dallo sterzo difettoso

Targa Florio 1926 : Giulio Masetti tradito dallo sterzo difettoso

“ …… Giulio Masetti, in tutti gli sport  a cui si era dedicato con assoluta professionalità, dall'atletica leggera al tennis, dal football all'ippica, dalla caccia alla pesca, al ciclismo, aveva sempre dimostrato di essere un atleta leale e intelligente. Provata l'ebbrezza della guida, e quindi della velocità, si appassionò a tal punto alle corse da formare un gruppo che, oltre al fratello, includeva i più bei nomi dell'automobilismo sportivo, veri gentlemen come Nicolini, Brilli-Peri e Cercignani, che negli anni eroici fecero onore alla Toscana. Appartenente ad una delle famiglie più nobili ed antiche di quella regione, nativo di Bagnano, ma con grandi possedimenti a Vinci, la città del grande Leonardo, era sempre gentile e sorridente, amante dello scherzo, ma sottilmente sarcastico e pungente come tutti i suoi conterranei.

La sua carriera inizia nel 1919 con la Targa Florio, nella quale si classifica quarto assoluto su Fiat, ma non appena dopo dieci mesi, sul circuito del Mugello, vinto da Giuseppe Campari, compie il giro più veloce sbalordendo tutti gli addetti ai lavori.

Di nuovo alla Targa Florio del 1921, sempre su Fiat, si aggiudica il primo posto assoluto. Su Mercedes, alla Coppa dei Gentlemen di Brescia, ottiene un meritatissimo primo posto, come pure alla Coppa della Consuma, oltre al giro più veloce sul circuito del Mugello, che vide l'affermazione di Alfieri Maserati. Passato all'Alfa Romeo, nella Targa Florio del 1923 conquista un onorevole quarto posto e il primo di classe al circuito del Mugello, dietro a Brilli-Peri ma precedendo Antonio Ascari; trionfa ancora nella Coppa del Mugello, è primo di categoria nella gara in salita Susa-Moncenisio ed è secondo assoluto nella durissima e difficile Corsa del Klausen. Nel 1924, secondo assoluto nella Coppa e Targa Florio. In campo internazionale, con la Sunbeam, è terzo al GP di Francia e primo assoluto nella Corsa del Klausen, battendo piloti del calibro di Divo alla guida della celebre Delage di 5 litri, aggiudicandosi anche il record assoluto.

Quindi nella 200 Miglia di Brooklands taglia il traguardo a ridosso del celebre Seagrave. Sebbene più volte avesse battuto piloti come Divo, Wagner ed altri, conservò sempre la sua modestia ed infinita disponibilità verso tutti. All'inizio della diciassettesima Targa Florio, a causa della rottura dello sterzo per difetto di fusione, nell'impossibilità di poterla governare, si sfracella con la sua vettura, rimanendo imprigionato fra i rottami e morendo sul colpo … “.

( Peppino Valeri - Auto d’Epoca - Giugno 2010 )

Nella foto :  Targa Florio 1926 - la Delage 2LCV di Giulio Masetti alla partenza della sua sfortunata ultima gara.

Targa Florio 1926 ... muore Giulio Masetti, l’idolo delle Madonie ...

Targa Florio 1926 ... muore Giulio Masetti, l’idolo delle Madonie ...

I fotografi che gli anni passati si spargevano lungo il percorso per fissarne le fasi più emozionanti, hanno altro da fare . Sono tutti in tribuna . Inesauribile, Florio ha bandito un premio per la più bella istantanea . Alla curva di Sclafani, a 25 chilometri dalla partenza, pochi pastori sono testimoni oculari di una tragedia ; Giulio Masetti, questa volta su Delage , imbocca la svolta a velocità eccessiva e rotola lungo la scarpata . Fù un attimo .

 (“Quattroruote” - maggio 1962)

 L’immagine è un “cult” di Targa Florio.  Le cause di quel mortale incidente di Masetti non furono mai chiarite del tutto. Si giunse alla conclusione che quell’uscita di strada fosse stata provocata da un’anomalia nel funzionamento dei freni, un inconveniente di cui le Delage soffrivano.

Targa Florio 1926 : Meo Costantini stupisce tutti.

Targa Florio 1926 : Meo Costantini stupisce tutti.

“ …… Durante il quarto giro si ritiravano De Sterlich, Moravitz e Sillitti mentre Costantini e Minoia continuavano la loro marcia regolare.Nell'ultimo giro, Bartolomeo Costantini stabiliva il record sul giro, dimostrando non solo la resistenza del suo fisico, ma anche l'affidabilità del suo mezzo.Seguono in classifica Minoia, il francese Goux su Bugatti e Materassi su Itala. Maserati era stato l'unico, nella categoria 1500, ad aver portato alla vittoria i colori nazionali.

Grande meraviglia destava il comportamento di Costantini che, a differenza degli altri piloti, non solo non si era mai fermato per noie meccaniche o altro, ma addirittura giro dopo giro aveva regolarmente migliorato i tempi stabiliti l'anno precedente. Un miracolo mai verificatosi sul circuito delle Madonie. Questo, anche per i pneumatici, poiché tutti indistintamente, essendo la strada ogni anno sempre più rovinata, avevano fatto almeno un cambio di pneumatici per ogni giro, mentre Costantini aveva sostituito l'intero treno al terzo giro, non per necessità ma solo per prudenza, facendo anche il rifornimento.L'anno precedente Costantini, sempre su Bugatti, quarto in classifica dopo il primo giro, passava terzo dopo il secondo, e primo dopo il terzo giro e mai più raggiunto.Nell'edizione del 1926 era stato al comando dall'inizio falla fine. Pure questo fu un fatto nuovo, poiché nella corsa siciliana il leader iniziale non era mai stato il vincitore finale.

Anche questa consuetudine si era infranta. La marcia regolare di Costantini e della Bugatti sfatava una leggenda: sulle gomme, sulle partenze, sugli arrivi e sui tempi.Anche un'altra marca, peraltro vincitrice della categoria 1100, aveva trionfato alla Targa, aggiungendo un'altra vittoria alle tante ottenute su tutti i tracciati, riconfermandosi senza rivali e riuscendoci magnificamente. Le tre Salmson, di Borzacchini, Rallo e Geri, giunsero al traguardo rispettivamente prima, seconda e quarta alla media di circa 62 Km/h, fornendo una splendida prova di velocità e resistenza ….. “

( Peppino Valeri - Auto d’Epoca - Giugno 2010 )

Nella foto : Targa Florio 1926 - uno spettacolare passaggio della Bugatti di Meo Costantini.

Targa Florio 1926 ….. Benoist si ritira dopo l’incidente di Masetti

Targa Florio 1926 ….. Benoist si ritira dopo l’incidente di Masetti

Quella proposta è una immagine "cruda" nella sua "valenza" di testimonianza storica.  Robert Benoist rientra ai box di Floriopoli ed abbandona. Il francese è stato tra i primi soccorritori del povero Masetti, come testimonia la sua tuta macchiata di sangue.

Targa Florio 1926 … quella Diatto 25S di Diego De Sterlich ….

Targa Florio 1926 … quella Diatto 25S di Diego De Sterlich ….

“ ....Organizzazione: Auto Club di Sicilia. Medio Circuito delle Madonie. Percorso: Cerda - Caltavuturo - Polizzi - Collesano - Campofelice - Cerda. Km 108 x 5 giri = km 540. Partiti 26, classificati 12.

Partecipano due Diatto 3 litri. La prima, al volante Victoria, si ritira al primo giro; la seconda è una Diatto 25 S , pilotata dal Marchese Diego De Sterlich che esce al terzo giro, mentre si trova in ottava posizione. E’ la vettura visibile nella foto proposta ....”.

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001)

Targa Florio 1927 ..... un infinito stuolo di Bugatti ........

Targa Florio 1927 ..... un infinito stuolo di Bugatti ........

“ .... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Quando tornò in Sicilia per la terza volta, Costantini aveva ormai abbandonato l’abitacolo del pilota per diventare Direttore di Squadra, o meglio Direttore Sportivo in senso generale, poichè la sua assistenza non riguardava soltanto i piloti ufficiali della Casa Bugatti, ma anche i privati che avevano iscritto le loro Bugatti all’unica corsa del mondo in cui quelle vetture potevano, senza ombra di dubbio, far sfoggio di tutte le loro qualità. La Targa Florio del 1927 fù letteralmente dominata dalle Bugatti, infatti delle otto vetture che portarono a termine la competizione entro i limti di tempo massimo, ben cinque furono Bugatti ..“

L’immagine che proponiamo ritrae una di quelle Bugatti alla Targa del 1927; è quella di Materassi che riparte dopo un rifornimento. Vincerà con un tempo di 7.35’55’’, ad una media di ben 71,06 km/h.

Targa Florio 1927...quella Bugatti e l'agrumeto

Targa Florio 1927...quella Bugatti e l'agrumeto

XVIII Targa Florio 24 Aprile 1927

Dopo una sbandata per schivare un sasso, la Bugatti T39A di Louis , "Sabipa" Charavel atterra in un agrumeto 15 metri sotto il livello della strada .

Per la foto si ringrazia Carlo Giustiniani

Targa Florio 1928 ... c’era anche quel “gladiatore” di un Campari .....

Targa Florio 1928 ... c’era anche quel “gladiatore” di un Campari .....

“ ... Si era nel 1928 e quell’anno il capo della Squadra dell’Alfa Romeo, Campari, aveva tutti gli attributi del gladiatore : atticciato, di pelle olivastra, era tuttavia di carattere bonario e covava in cuor suo la segreta ambizione di diventare un famoso cantante. La sua guida ricordava quella di Lancia, infatti, simile in questo al grande conduttore della Fiat di vent’anni prima, egli maneggiava le vetture come fossero state dei cavalli allo stato selvaggio, che occorreva domare e sottomettere.

L’Alfa Romeo, che si dedicava ormai alle competizioni con grande impegno, aveva iscritto alla gara il modello a 6 cilindri, con compressore, che poche settimane prima aveva vinto nella Mille Miglia; si trattava di una vettura dall’estetica poco riuscita a causa della coda mozza, del serbatoio esterno molto visibile, delle batterie, del sebatoio di riserva dell’olio e della ruota di scorta montati posteriormente. La Casa aveva deciso di correre senza affiancare un meccanico al pilota, ritenendo, per quanto riguardava il cambio delle gomme, di potere fare affidamento sulle quattro o cinque piccole stazioni di servizio disseminate lungo il ciurcuito ... “

(“Il romanzo della Targa Florio” A.F.Bradley - 1965)

Nella foto proposta : L’Alfa Romeo 6C 1500 MMS n.16 di Giuseppe Campari - il “gladiatore” - con berretto ed occhialoni; è una bellissima immagine, che testimonia cosa volesse significare, allora, essere pilota d’automobili. Quell’Alfa finirà seconda, dietro la Bugatti 35 B/2,3 di Albert Divo.

Targa Florio 1928 ... vinse Albert Divo su Bugatti ... ma quel Chiron ...

Targa Florio 1928 ... vinse Albert Divo su Bugatti ... ma quel Chiron ...

“ ... Fra tutti i conduttori Louis Chiron era uno dei pochi che dava l’impressione di godersela un mondo, dal principio alla fine della gara. Quando Florio aveva aumentato il percorso, portandolo da cinque a sei giri, egli stesso ritenne, d’accordo con la maggioranza dei piloti, di avere realmente posto un limite massimo alla resistenza umana; ma Chiron, dopo essersi piazzato quarto con la sua Bugatti, distaccato di sette minuti dal vincitore, continuò a filare per la salita. Soltanto quando, giunto alla stazione di rifornimento della zona montana, constatò che i meccanici erano già andati via o si accingevano a farlo, capì che la corsa era terminata. Dopo aver dunque percorso 6 giri, tornò ai boxes in cerca di Vincenzo Florio, al quale dichiarò : “E’ una gran bella corsa, ma perchè non sventolate una bandiera per avvertire quando è finita ? ...”

 (“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

La proposta foto con Albert Divo è “famosissima” .... ma non si può non riproporla.

Targa Florio 1928 ..... la Bugatti di Scianna a Floriopoli ....

Targa Florio 1928 ..... la Bugatti di Scianna a Floriopoli ....

La foto, proveniente dall’archivio storico dei fratelli Santi e Toti Sutera, ci fa apprezzare il “muso” dell’elegante Bugatti 37 n.26 di Giovanni Scianna, nel corso di una fermata al box di Floriopoli.

La foto è un concentrato di curiosità. A parte l’abbigliamento di coloro che appaiono essere il pilota ( Scianna ), il meccanico ( forse quello di spalle sulla sx ? ) e gli assistenti vari, si colgono due particolari curiosi, legati - probabilmente - alle necessarie operazioni per il rabocco dell’acqua nel radiatore.Delle due l’una : o quel signore con cappello sta portando acqua, dentro quella bottiglia, per il radiatore, oppura porta vino ( ? ) ....... . Intanto l’altro “assistente”, quello con la “coppola”, pare stia utilizzando un artifizio davvero singolare per svitare il tappo del radiatore, verosimilmente a temperature stellari.Pare, infatti, abbia arrotolato attorno al tappo quello che sembra una corda ( in cuoio ? ) assicurata, dall’altra estremità, alla sua mano ..... ; la corda è tesa ..... pare la stia “tirando” il singolare “attrezzo” per svitare il tappo .......Chissà se le cose stavano veramente così, come noi lo stiamo immaginando .......

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ringrazia nuovamente i fratelli Santi e Toti Sutera per il prezioso materiale storico messo a disposizione di questo nostro sito.

Targa Florio 1929 - I box della Bugatti a Polizzi ....

Targa Florio 1929 - I box della Bugatti a Polizzi ....

 

“ ....Il lavoro ai boxes della Bugatti, nel villaggio di Polizzi, veniva svolto con un'efficienza perfetta: un colpo di mano e il tappo del radiatore saltava, due colpi sulla coda della vettura e saltavano i tappi dei serbatoi del carburante da uno dei quali usciva aria, mentre l'altro era pronto a ricevere il tubo attaccato al barile issato su un treppiede. Ancora tre colpi e tutti i tappi tornavano ai loro posti.

 

Con azioni quasi contemporanee la vettura veniva sollevata sia anteriormente che posteriormente e si provvedeva al cambio delle gomme e delle ganasce dei freni, mentre il conduttore beveva un sorso d'acqua e al meccanico veniva permesso, secondo gli ordini impartiti da Costantini, d'ingollare un mezzo bicchiere di spumante.

 

Durante le operazioni non veniva pronunciata neppure una parola (così voleva Costantini), ma appena la vettura era ripartita, dopo una sosta di soli cinquantasette secondi, i meccanici raccattavano gli attrezzi e davano sfogo alla loro tensione pronunciando una parola divenuta celebre dopo la battaglia di Waterloo ...”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : La Bugatti di Minoia a Polizzi.

Targa Florio 1929 ... com’era Floriopoli, allora ....

Targa Florio 1929 ... com’era Floriopoli, allora ....

 

“ ... La partenza è ormai prossima. Le macchine attendono in una lunga fila con accanto i piloti, i meccanici e gli immancabili curiosi, pronte a lanciarsi nella grande avventura. La prima, con il numero venti, è l’Alfa Romeo del toscano Gastone Brilli Peri, che alla fine conquisterà la terza posizione, a ridosso di Divo e Minoia, entrambi su Bugatti ...”

 

(“Un mito. La Targa Florio” - Banco di Sicilia - Fondazione Mormino - 1988)

 

Targa Florio 1929 ... clamoroso ... anche Wagner passa alla Bugatti .....

E’ Medio Circuito delle Madonie. Nel 1929, anche il campione della Peugeot, Louis Wagner, passò alla Bugatti. Nella foto proposta, accanto alla vettura, a destra, è visibile Meo Costantini, prima guida e nello stesso tempo direttore sportivo della squadra del costruttore di Molsheim. Wagner finirà col ritirarsi ; la Targa la vincerà Divo, su Bugatti, ad una media di 74,36 km./h.

Targa Florio 1929 ... l’Alfa Romeo di Campari ...

Targa Florio 1929 ... l’Alfa Romeo di Campari ...

 

“ ...... Da un certo punto della zona di montagna ai giornalisti era possibile guardare oltre il fondovalle e vedere le macchine apparire dieci minuti buoni prima che arrivassero, o meglio si vedevano sbucare, sparire, poi sbucare di nuovo, perché nei tratti in discesa di tanto in tanto erano celate alla vista da folti di ulivi o di piccole querce, mentre lungo la salita ogni tanto sparivano dietro il monte in cui era stata tracciata la strada.

 

Nonostante la distanza, chi era appostato lassù non ebbe dubbi, scorgendo una vettura rossa pilotata da un conduttore di forte corporatura, che si trattasse dell' Alfa Romeo 1750 cc, pilotata da Campari, mentre la macchina azzurra che la seguiva, distante alcuni chilometri, poteva essere soltanto quella di Divo. Campari, che aveva preso il via per primo, precedendo Divo di dodici minuti, era il prediletto del pubblico e oltre alla lunga serie di trionfi riportati, anche il suo aspetto fisico ispirava fiducia nelle sue capacità, grande e grosso com'era.

 

Quel giorno, tuttavia, Campari non era in ottima forma ed in seguito egli stesso ammise di aver commesso degli errori, errori che nessuno aveva rilevato, aggiungendo che il « contagiri era più veloce della macchina » .... “.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : l’Alfa Romeo di Campari ai box di Floriopoli.

Targa Florio 1929 ... niente da fare per la Maserati di Borzacchini ..

Targa Florio 1929 ... niente da fare per la Maserati di Borzacchini ..

 

“ ... Nonostante tutti gli sforzi, i due « grandi» dell'Alfa Romeo non riuscirono a raggiungere le Bugatti. Se anche i conduttori non avevano nulla da invidiare gli uni agli altri in fatto di perizia, è innegabile che le macchine italiane non disponevano della meravigliosa tenuta di strada che era una caratteristica delle Bugatti. Più e più volte il primato sul giro fu battuto da Divo, da Minoia e dall'irruento Borzacchini, al volante della otto cilindri Maserati, ma le velocità raggiunte portarono, come era naturale, le loro conseguenze: alla Bugatti di Wagner si ruppero le teste dei pistoni, un grosso sasso ruzzolato dalla parete della montagna eliminò la vettura di Conelli, mentre Lepori dovette ritirarsi per la rottura delle molle delle valvole ...”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : La Maserati di Borzacchini ai box di Floriopoli.

 

Targa Florio 1929 ..... Divo era in giornata felice .....

Targa Florio 1929 ..... Divo era in giornata felice .....

 

“ ...... Divo, invece, era in una giornata felice e il fatto che non perdesse mai di vista Campari era una prova irrefutabile che aveva diminuito la distanza; inoltre egli era deciso non soltanto a effettuare il percorso con un tempo migliore ma addirittura a superare l'avversario anche nelle posizioni di corsa.

 

Si era ormai al terzo giro e Divo guidava con ogni nervo teso, ingranando la seconda ove sarebbe stato normale ingranare la terza, frenando con sempre maggior ritardo su ogni curva, mentre l'ago del contagiri toccava la zona rossa oltre il segno dei 5000; il meccanico guardava ansioso il termometro che saliva lentamente oltre i cento gradi, sia pure consolandosi al pensiero che il Prestone non evaporava fino a circa 180 gradi.

 

Un metro dopo l'altro la Bugatti guadagnò terreno sull' Alfa, finché, subito dopo una curva a forcella, il francese superò l'italiano ed i giornalisti, sebbene avvezzi a tali colpi di scena, non seppero trattenere un grido di ammirazione. Ormai sicuro di non aver più nulla da temere, essendo spalleggiato dal robusto compagno di squadra Minoia, Divo si concesse il lusso di guidare, come disse poi lui stesso, da « bravo papà » ....”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : Divò vittorioso a Floriopoli.

Targa Florio 1929 ..... la Bugatti di Candrilli

Targa Florio 1929 ..... la Bugatti di Candrilli

 

Dall’archivio storico dei fratelli Santi e Toti Sutera è saltata fuori questa fotografia. Sul retro una annotazione, di pugno : “ ... A Polizzi Generosa il 25 aprile 1929 ...”.

 

Se l’anno è quello giusto, quella dovrebbe essere la Bugatti 35 2,0 n.32 di Saverio Candrilli, ritirata nel corso del 2° giro per noie al motore.

 

Ciò che colpisce è il contrasto tra la presenza di quella vettura, simbolo della tecnologia e della modernità, ed il contesto del paesaggio, che oggettivamente esprime, in quel lontano 1929, povertà ed arretratezza.

Targa Florio 1930 ... vince Varzi, su Alfa, tra fuoco e fiamme ...

Targa Florio 1930 ... vince Varzi, su Alfa, tra fuoco e fiamme ...

 

 

“ ..... Nomi importanti : Campari, Varzi. Nuvolari, Borzacchini. Cè anche Ernesto Maserati su Maserati ed il giovanotto Chiron. La gara sarà tutta un dialogo, botta e risposta, tra la Bugatti di Chiron e l’Alfa di Varzi. Primo, Varzi, con due minuti di distacco. Ma subito all’infermeria ! Deve farsi medicare parecchie dolorose scottature. E’ accaduto, in piena corsa, che dall’Alfa di Varzi si è staccata la ruota di scorta, e la ruota - staccandosi - ha fatto uno strappo nel serbatoio della benzina. Varzi intuisce, dagli scoppiettii del motore, di essere quasi a secco. Alla prima stazione di rifornimento afferra una latta di benzina e nemmeno si ferma. La versa col motore acceso e la macchina in corsa. Il polso di Varzi è saldo, ma un pò di benzina si sparge e gocciola sul tubo di scappamento. Attorno alla macchina incominciano a guizzare le fiamme. Varzi fà segno al meccanico di spegnerle a colpi di cuscino. E per fargli spazio guida con le braccia di traverso, rannicchiato in un angolo ...”.

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nella foto proposta : Eccolo, il grande avversario di Nuvolari ! Ecco Achille Varzi, l’nsuperabile stilista del volante, ripreso sulla potentissima Alfa Romeo P3 ( una vera “formula uno” dell’epoca), con cui trionfa nell’edizione del 1930.

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia .. la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia .. la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

 

Proponiamo una bella immagine di quella particolarissima “Fiat-Sutera” 1100 Sport n.398. Sul retro della foto, di pugno di Giuseppe Sutera, l’annotazione : “Politeama 1948” ..... Alla guida Giuseppe Sutera, accanto a Lui il fedele compagno Pietro Gelfo.

 

E’ quasi una coincidenza .... ma leggete questa “cronaca” di Targa Florio/Giro di Sicilia del 1948; è tratta da “La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi – 1989.

 

* * *

 

Quando venne la sera del 3 aprile, che precedeva la partenza della corsa, Piazza Politeama a Palermo, e il lungo Viale della Libertà, erano gremiti di folla.

 

Era tutta una fantasmagoria di luci e di colori. Gli spettatori stavano assiepati dietro le staccionate, riparate da balle di paglia. Alla fine del Viale della Libertà, nel centro di una grande piazza, circondata dal marciapiede, si stagliava il monumento alla libertà.

 

Il viale aggirava il monumento lungo la cordonatura del marciapiede e poi, d'improvviso, s'immetteva sul dritto della strada verso Trapani. La sinuosità era assai spettacolare e veniva detta dai palermitani la «curva della statua». Era la prima delle undicimila del Giro. Le difficoltà che presentava nell'affrontarla erano molte.

 

I piloti in corsa dovevano abbordarla con criterio, poiché provenivano tutti sparatissimi sul viale dal fondo perfetto. Doveva procedere un adeguato scalo di marcie con un attacco deciso e «taglio» a seguire. Non era da tutti affrontarla con stile. Perciò, essa costituiva il primo stimolante effetto per gli spettatori, assiepatissimi in quel tratto.

 

La foto è tratta dall’Archivio di famiglia degli Amici di Targa Florio Santi e Toti Sutera.

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia ... la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia ... la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

 

Allo start, in quel 1948, c’era pure la Fiat Sutera 1100 Sport n.398 allestita, appunto, dal preparatore palermitano Giuseppe Sutera. Il motore era di serie, mentre la carrozzeria ribassata era di fattura artigianale. Il coppia con Gelfo, egli gareggiò al volante della sua Sport sia nel Giro di Sicilia 1948 sia nell’edizione 1949.

 

 

(Note tratte da “Il mitico Giro di Sicilia” - Pino Fondi - 1996)

 

La foto, assolutamente inedita, è un regalo di “Toti” e Santi Sutera, figli di quel palermitano Giuseppe Sutera pilota, preparatore, costruttore di “Sport”. Li ringraziamo immensamente per il bellissimo loro regalo al sito dell’Associazione. Erano altri tempi e c’erano uomini che si realizzavano le “loro” artigianali sport. Alla guida di quella “Sutera” c’è Giuseppe Sutera, ed accanto a lui Pietro Gelfo. Sul retro di quella foto questa annotazione, di pugno dello stesso Giuseppe Sutera : “Partenza Giro di Sicilia 13 Aprile 1948 - 9° arrivato di categoria”.

Targa Florio 1949 / 9° Giro di Sicilia ... c’era anche Stefano la Motta ..

Targa Florio 1949 / 9° Giro di Sicilia ... c’era anche Stefano la Motta ..

 

1’ - Biondetti - Benedetti su Ferrari 166 MM;

2’ - Rol - Richiero su Alfa Romeo 6C 2500 Competizione;

3’ - Rocco - Prete su AMP (Alfa Maserati Prete) 2500 Sport.

E’ Giro di Sicilia. Quel maggio del 1949, sotto il profilo meteorologico, fù un mese disastroso. Nella normalmente assolata Sicilia non aveva mai piovuto così tanto. Alla partenza, quindi, si puntava solo sulle vetture chiuse ed in particolare  sull’Alfa Romeo 2500 SS berlinetta di Franco Rol. Diversamente, la corsa ebbe sviluppi inaspettati. Ad imporsi una vettura aperta: la “barchetta” Ferrari 166 MM; fù velocissima sull’acqua che rendeva le strade quasi impraticabili e a nulla valsero gli attacchi degli avversari.

Nella foto proposta: alle ore 2,32 del 20 marzo 1949 prese il via la Cisitalia 202 SMM di Antonio Pucci, in coppia con il meccanico-pilota Franco Faraco. La loro gara non sarà fortunata, li attende il ritiro

Targa Florio 1950 / 10° Giro di Sicilia ... da Marzotto a Nuvolari ...

Targa Florio 1950 / 10° Giro di Sicilia ... da Marzotto a Nuvolari ...

 

“ ...... E’ Giro di Sicilia : Villoresi, Ascari, Biondetti ... Corre benissimo anche un giovanotto, sul cui cognome la stampa sportiva imbastisce una battuta di spirito : “Che stoffa di campione !”. Si chiama Giannino Marzotto. Nuvolari, con i capelli grigi, è già entrato nella leggenda. I siciliani lo toccano e dicono : “Gesummaria !”. Ma i fari della macchina, poco deferenti, gli vanno in “corto”, a pochi chilometri da Partinico. La notte è buia. Nuvolari è costretto ad accodarsi a un’altra macchina. A Menfi decide di ritirarsi. Vincono Bornigia - Bornigia su Alfa Romeo ...”

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nomi noti, in quel Giro di Sicilia; nomi di “giovani” come Marzotto e nomi di “anziani”, come Nuvolari. L’immagine proposta non riguarda nè l’uno nè l’altro ed è una foto veramente rara, una vera chicca. Ritrae la terza classificata, la Ferrari 166S/2,0 n.427 di Stefano La Motta e Gennaro Alterio. La gara è Giro di Sicilia, ma lo scenario è di .... Targa Florio. Osservare bene per credere .... La foto è un regalo particolare al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte dell’Amico Piero Pucci di Benisichi. Lo ringraziamo nuovamente.  

Targa Florio 1951 ..... Vincenzo Florio non dà ingaggi ....

Targa Florio 1951 ..... Vincenzo Florio non dà ingaggi ....

 

“ ..... La data di svolgimento della 35^ Targa Florio - quella del 1951 - venne fissata per il 9 settembre. Il lavoro preparatorio ferveva intensamente. Nel mese di agosto il Cavaliere si recò ad Enna per assistere al Premio Pergusa sul “Circuito della Cravatta”, di 13,200 chilometri. Lo scopo era quello di avvicinare dirigenti di scuderie e piloti per averli alla sua corsa.

 

Al Premio Pergusa erano presenti ventitrè partenti. Fra gli altri c’erano Franco Cortese con la Frazer Nash che divideva con Giovannino Lurani, Emilio Romano con la Ferrari 2000, Antonio Stagnoli con un’altra Ferrari 2000, Sergio Sighinolfi e Peppino Rossi con le Stanguellini 1100 Sport.

 

Quando seppero che Vincenzo Florio li voleva alla sua corsa senza una lira d’ingaggio, si ribellarono. Si riunirono fra loro e delegarono Franco Cortese a rappresentarli per le rimostranze al “patron” delle Madonie. A tal proposito, stilarono una petizione controfirmata da parecchi di loro.

 

Il Cavaliere non si perse d’animo per questa presa di posizione e s’incontrò con Cortese in un colloquio privato.

 

“... Perciò, Lei non vorrebbe correre la mia Targa se non riceve prima un ingaggio ? E’ così anche gli altri ? ...” chiese il Cavaliere, severo. “... E allora, che ci venne a fare alla Favorita nel 1939 e nel 1940, senza prendere soldi ? ...” ; “... Ma quelli erano altri tempi, Commendatore ! ...” obiettò Cortese, abbassando gli occhi. ; “... Ah ! ... già, ecco ! ... Altri tempi ... Quando uno non sa che dire, ricorre sempre agli altri tempi. E’ la solita storia ! ... “ scattò il Cavaliere, mentre Cortese fissava la punta delle scarpe, senza alzare lo sguardo.

 

“ ... Lasci stare gli altri tempi ... Cortese ... e venga a correre alle Madonie. Lei non c’è mai stato, e si vede .... Là si respira aria buona. Posso rassicurarla ! E poi, lei è un buon pilota ed ha una bella macchina. E, sono convinto, Lei vincerà ! Il premio in denaro è più che soddisfacente. E poi, c’è l’altro premio: quello d’avere vinto la Targa ! E’ come essere stato re una volta e neppure accorgersene. E poi, quando incontrerà la gente, si sentirà dire: ecco là uno che ha vinto la Targa Florio ! Non le basta ? ... ”. A quel punto, Cortese smise di fissarsi la punta delle scarpe, alzò gli occhi e disse a Florio: “... Commedatore, verrò alla sua corsa senza una lira d’ingaggio. Spero che gli altri seguano il mio esempio ...”.

 

Il Cavaliere, sorridendo, lo ringraziò dicendogli : “... Eh! Lo sapevo che lei non avrebbe rinunciato a .... vincere la mia Targa ! ...”. Dopo il colloquio con il Cavaliere, Cortese parlò con i suoi colleghi e disse loro : ”... Forse quell’uomo è uno stregone. Però merita la massima considerazione proprio perchè sta facendo di tutto per far rinascere la sua corsa, una bella corsa. Non mi sento di tradirlo per i soldi, e credo, e spero, neanche Voi ...”. I colleghi lo acoltarono in silenzio e, più tardi, diversi di loro ne seguirono l’esempio: s’iscrissero alla Targa senza soldi d’ingaggio. Il Cavaliere aveva vinto la sua partita ...”.

 

(“La Leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

 

Questo è un “pezzo di storia” di Targa Florio che fa “storia“ ..... Vincenzo Florio: gli “attributi” prima di ogni cosa, l’“orgoglio”. La “Targa Florio” era la “Targa Florio”, non una “gara qualsiasi”. Cortese, senza ingaggio, finirà poi col vincerla quella Targa Florio del 1951, come aveva profetizzato Vincenzo Florio. Ed a Floriopoli, all’arrivo, come potrete notare nella foto proposta, Cortese era raggiante di felicità. E Vincenzo Florio stava lì .......Ed a distanza di “una vita” ... si continua a parlare di Cortese, vincitore alla Targa con l’inglese Frazer Nash ....... Aveva ragione Vincenzo Florio.

Targa Florio 1951 ….. c’era pure la Scuderia Guastalla …..

Targa Florio 1951 ….. c’era pure la Scuderia Guastalla …..

 

La foto che proponiamo è l’ennesina foto “amatoriale” presente in questo nostro sito; è un regalo dell’Amico Nino Damiata, di Palermo; un ennesimo “Amico di Targa Florio”.

 

Ritrae la originalissima ( e modificatissima ) Ferrari 166 di Carlo Pottino – Antonio Stagnoli. Le vettura pare appena arrivata a Floriopoli. Non è stata ancora punzonata. Sulla fiancata, infatti, manca la numerazione ; quel n.60 che poi avrebbe avuto in gara.

 

L’immagine ci consente – caso raro - di poter ammirare, sulla fiancata della Ferrari, il logo della Scuderia Guastalla cui la vettura apparteneva.

 

La Scuderia Guastalla fu una creatura dell’allora mitico Commendatore Franco Cornacchia, abilissimo venditore di vetture oltre che gentleman driver. La sede operativa della Scuderia si trovava in Via Freguglia, a Milano. Cornacchia iniziò a commercializzare Ferrari, su mandato del Drake, agli inizi degli anni '50.

 

Franco Cornacchia per l’Italia/Europa e Luigi Chinetti per gli USA furono indiscutibilmente, in quegli anni eroici, le due “punte di diamante” della catena di vendita delle vetture di Maranello.

 

Per finire, un commento su quella “cornice”. Il meccanico che ammira la Ferrari, il box pieno di bandierine pubblicitarie della Shell, gli altri meccanici con le tute ancora immacolate, le forze dell’ordine sotto l’ombrellone ...... un vero spettacolo.

Targa Florio 1951 …….. Quelle Maserati ....

Targa Florio 1951 …….. Quelle Maserati ....

 

L’Amico Gabriele del Castillo ci ha regalato una immagine davvero spettacolare. E’ una foto scattata, nel corso della Targa Florio del 1951, per mano di un suo appassionatissimo zio. La vettura n.26 è la Maserati A6 GCS 2,0 di Inico Bernabei e Tullio Pacini; alla fine saranno terzi assoluti, dietro la Frazer Nash Le Mans BMW 2,0 di Franco Cortese e la Ferrari 212 Export 2,6 di Franco Cornacchia e Giovanni Bracco.

 

Il commento è di Gabriele, che ringraziamo.

 

“ …… Quella foto è stata scattata circa 3 Km dopo Cerda, vicino la campagna di mia nonna. Una famiglia di contadini cerdesi ammira, a prudente distanza, il passaggio di un concorrente che partecipa alla Targa Florio, la più antica corsa su strada del mondo. I muli , il più comune mezzo di trasporto dei contadini, pascolano tranquilli senza sapere che il loro destino è ormai segnato. In quel tempo all'anagrafe equina di Cerda si contavano circa 1.800 muli su una popolazione di circa 6000 abitanti. Le automobili entreranno con prepotenza nella vita di tutti quanti e il trasporto equino subirà una quasi totale estinzione … “

Targa Florio 1952 ... quella magnifica Squadra Lancia con le B20 ...

Targa Florio 1952 ... quella magnifica Squadra Lancia con le B20 ...

 

“ ... Con il massimo interesse erano seguite Lancia, Ferrari, Talbot, Alfa Romeo ed Osca. La Lancia correva con tre vetture Aurelia B20 Gran Turismo, le stesse della Mille Miglia e del Giro di Sicilia: erano affidate alla guida di Felice Bonetto, GinoValenzano ed Enrico Anselmi. La partecipazione alla Targa delle Aurelia B20 era stata voluta da Gianni Lancia in persona, memore delle glorie del padre Vincenzo sulle strade delle Madonie. Gianni Lancia, allora, ricopriva la carica di Direttore Generale della Casa Torinese; godeva della collaborazione del grande Vittorio Jano, il “mago” dell’Alfa Romeo. I modelli B20 in gara alle Madonie erano rinnovati rispetto a quelli del 1951. Presentavano modifiche alla carrozzeria ed, in particolare, nella coda, nel paraurti, nei sedili posteriori, nella strumentazione di bordo. Aggiornamenti specifici erano quelli subiti dal motore nel sistema d‘alimentazione.

 

La potenza massima del motore era stata portata dai 90 CV iniziali a circa 110. La velocità massima, in teoria, superava i 180 Km/h., ma in pratica era anche superiore. Infine, è da rilevare che la carrozzeria era stata abbassata, per adeguarla alla categoria Sport. Con simili caratteristiche, era evidente che le rinnovate Aurelia B20 potevano competere con Ferrari, Frazer Nash, Maserati e Talbot. Come se non bastasse, la Squadra Lancia era ben organizzata. Per le Madonie si erano studiati i piani d’azione in rapporto ai consumi sul giro sia di carburante sia di gomme. Tutto era stato calcolato con il massimo rigore scientifico. E si mettevano in conto gli imprevisti e la maniera di affrontarli. ...”

 

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Targa Florio 1952 ... quella scontata ... vittoria di Bonetto ... “Il Pirata” ..

Targa Florio 1952 ... quella scontata ... vittoria di Bonetto ... “Il Pirata” ..

 

“ ... La vittoria di Felice Bonetto, al suo ottavo ed ultimo giro, è ormai scontata. Gli avvesari più pericolosi sono stati costretti a ritirarsi. Al traguardo mancano soltanto una decina di chilometri. Meno nove, meno otto, meno sette ..... ma il motore della Lancia Aurelia si spegne ; nel serbatoio non è rimasta una goccia di benzina. Bonetto si guarda intorno, vede a poche decine di passi, ferma ai margini della pista, la macchina rossa di Giulio Cabianca ( era la Osca MT4 1350 n.26 ritiratasi al 7° giro ) e con l’aiuto di una cannuccia riesce a pompare un litro di benzina. Riparte. Ma con un litro non si fanno sette chilometri ! A venti metri dal traguardo, sotto gli occhi della folla trepidante, il motore, incredibilmente, si spegne. Venti metri. Bonetto scende e spinge la macchina a forza braccia, con sforzi sovrumani in quella finale salitella. E’ primo ! “Va là - commenta un meccanico - se ci avevi l’accendisigari ... “

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

L’immagine che Vi proponiamo fissa esattamente gli attimi di quel concitato ed “eroico” arrivo. Felice Bonetto spinge, a fatica, la sua Lancia Aurelia B20 Competizione n.34 su quella leggera ma lunga e faticosissima salita, in prossimità dello start di Floriopoli. In tanti si erano avvicinati per aiutare “l’eroe”, ma il ferreo Vincenzo Florio, in camicia, cappello e bretelle, fù categorico : nessun aiuto, pena la squalifica. Vinse Bonetto, e fù un arrivo “epico”.

 

 

Tarchiato, di media statura, dai capelli perennemente lisci, il viso squadrato dai lineamenti vigorosi, Bonetto era un irriducibile pilota da combattimento. Una delle sue caratteristiche era quella di fumare la pipa. Non l’abbandonava mai, persino in corsa ; tanto che, molto spesso, lo si vedeva sfrecciare con la pipa tra i denti. Il suo aspetto grintoso, la voglia di aggredire gli avversari, gli valsero il soprannome di “Il Pirata”

Targa Florio 1953 ... non fù una buona idea quella “prova” mattutina ...

Targa Florio 1953 ... non fù una buona idea quella “prova” mattutina ...

 

... Ma il più sfortunato dei lancisti quell’anno fù Felice Bonetto. Avvenne che un’ora prima della partenza della corsa sulla zona delle tribune di Cerda si abbattè un furioso temporale con pioggia e vento. Le strade erano bagnate ed “Il Pirata” sentì il bisogno di far scaldare la sua D20 con qualche assaggio del percorso. Si portò a bordo un meccanico della squadra e si avviò verso Cerda. Aveva già compiuto circa otto chilometri, quando sbucò da una curva, improvvisamente ed in senso contrario, la Stanguellini di Bignami, che aveva appena fatto rifornimento. Lo scontro fù inevitabile e le due macchine restarono seriamente danneggiate; non erano più nelle condizioni di gareggiare. I piloti, invece, erano incolumi. Soltanto Bonetto aveva riportato qualche graffio, rimediato con un cerotto. Ma fù terribile la delusione di non poter correre ... “

 

(“La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989 )

 

Nell’immagine che Vi proponiamo, l’incidente. Una vera “folla” intorno a quelle due vetture ormai inservibili ; curiosi, meccanici, fotografi, militari, ed anche persone “di rango” .....Vincenzo Florio .... Gianni Lancia ..... vediamo se li riconoscete ... tra i tanti presenti ...

Targa Florio 1954 .... Musso pensa all’affidabilità ..... ma è un fulmine ...

Targa Florio 1954 .... Musso pensa all’affidabilità ..... ma è un fulmine ...

 

.. La 38^ Targa Florio non è stata avara di spunti agonistici di intensa emotività, e nemmeno è risultata inferiore all’aspettativa come severissimo vaglio meccanico. Difatti, dal primo all’ultimo giro, si può ben dire che abbia mantenuto inalterate tali caratteristiche, che il suo tracciato micidiale ha messo particolarmente in risalto, quando la lotta per le prime posizioni si è fatta più accanita. Luigi Musso e la sua Maserati due litri hanno iniziato ad una andatura sostenuta, ma molto corretta, puntando principalmente al massimo traguardo raggiungibile su di un percorso del genere; e cioè la tenuta per tutte e sette le ore di corsa. Che questa macchina offrisse in tal senso le migliori garanzie era scontato anche per motivi meccanici, dato che la vettura offriva un ideale rapporto peso-potenza, in funzione di una leggerezza equilibratissima ed una tenuta in curva rimarchevole .... “.

 

( “Giornale di Sicilia” - maggio 1954)

 

Nella foto che proponiamo quella splendida Maserati A6 GCS-53/2,0 di Luigi Musso, allo start di Floriopoli. Si classificherà seconda assoluta, alle spalle di Piero Taruffi con la Lancia D24/3,3.

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

" ... Per le Lancia 3300 si temeva solamente per la loro tenuta rispetto alla elevata esuberanza potenziale, e questo in ragione anche delle migliorate condizioni del percorso. E' stato appunto il tracciato, reso più veloce dopo le modifiche apportate al suo fondo, che ha permesso alla Lancia 3300 tutta la estrinsecazione della sua potenza. Taruffi, da quel gran campione indiscutibile che conosciamo, ha poi contribuito al successo formidabile della marca torinese, compiendo una corsa capolavoro, da vero ingegnere della guida.

 

Ha iniziato senza forzare eccessivamente nella parte di avvio dell'asperrima tornata. In seguito, ha aumentato progressivamente l'andatura con un accortissimo lavoro di cambio, sfruttando pienamente la maneggevolezza della vettura, anche sulle sinuosità più difficilmente abbordabili.

 

Musso non ha potuto, quindi, reggere al confronto e, quando il suo più agguerrito antagonista ha preso l'iniziativa, egli non ha potuto fare altro che contenere il distacco in limiti più ragionevoli. La Lancia ha così meritatamente vinto questa sfiancante competizione, non soltanto perchè ha manifestato una organizzazione perfetta ed impeccabile, ma soprattutto perchè ha saputo creare un modello di veicolo che con alti valori volumetrici e conseguenzialmente potenziali, riesce a prestarsi convenientemente su tracciati estremamente accidentati come quello di Cerda, oltre che su quelli veloci tipo Mille Miglia.

 

Dunque, la Lancia sta conquistando così il predominio non solo nelle corse di gran fondo inferiori ai 100 km. di media complessiva, ma anche nei confronti di quelli superiori, come la Targa Florio e la Mille Miglia. La media di Taruffi è stata elevatissima, superiore di nove chilometri a quella ottenuta dall'ex-lancista Maglioli, lo scorso anno, su una berlinetta "tre litri" della Casa torinese.

 

Ma qui occorre considerare che il progresso, assai notevole, di 9 km. è stato determinato dalle rinnovate condizioni del fondo stradale, che il maltempo non ha affatto influito sul comportamento dei mezzi meccanici e che, fra la vettura dell'asso romano e quella del biellese, vi sono più di 1300 c.c. di cilindrata e quindi di potenza, tenendo peraltro presenti le altre doti meccaniche acquisite dalle recenti macchine di Gianni Lancia, dopo l'esperienza degli studi ricavati sulla precedente tre litri ..."

 

(“Il Giornale di Sicilia” - Pino Fondi - maggio 1954)

 

La foto proposta ci mostra quella Lancia D24 3300 n.76 di Piero Taruffi in uno dei suoi passaggi a Floriopoli. Taruffi vincerà in 6 ore 24’ 18’’, ad una media di km/h 89,929. Il pubblico di Targa è sempre partecipe.

Targa Florio 1954 ..... quel Biondetti .... un acrobata del volante ......

Targa Florio 1954 ..... quel Biondetti .... un acrobata del volante ......

 

.... Clemente Biondetti ha compiuto una corsa davvero splendida, coraggiosa e commovente. La sua barchetta Ferrari  non gli permetteva di potere contrastare con le più efficienti e guizzanti antagoniste. Biondetti è stato un acrobata del volante, iniziando con astuzia e terminando con esperta abilità ...”  

 

(“Giornale di Sicilia” - maggio 1954)

 

Nella foto: In un paesaggio che “più Targa Florio non si può” .... la Ferrari barchetta 225 S/2,7 n.82 di Clemente Biondetti. Dietro di lui, a distanza, la sagoma di una Lancia Aurelia B20. Finirà la gara quinto assoluto - con il tempo di 7 ore 12’ 04’’ 1/5 - e terzo della classe Sport oltre 2000 cc., dietro Piero Taruffi (Lancia D24/3,3) e Roberto Piodi (Lancia Aurelia B20/2,5).

Targa Florio 1954 .......

Targa Florio 1954 .......

 

“ …… Benché ancora la Targa Florio non appaia tra le corse valide per l’assegnazione del punteggio per il Campionato Internazionale Marche Vetture Sport, la Lancia, ben sapendo quanta risonanza può derivare da una vittoria nell’anziana corsa siciliana, spedisce in Sicilia due D24, una per Piero Taruffi, l’altra per Eugenio Castellotti.

 

Sulla carta la vittoria sembra “facile”, dal momento che a contrastare le due macchine torinesi sono soltanto le tre pur valide Maserati 2 litri (pilotate da Luigi Musso, Giorgio Scarlatti e Luigi Bellucci) e le due Ferrari da 2,7 litri di Clemente Biondetti e di Ilfo Minzoni.

 

La lotta si scatena subito, e vede coinvolte sostanzialmente tre macchine, le due D24 e la Maserati di Luigi Musso, che nei confronti con le Lancia può vantare una maggiore agilità ma deve scontare la minor potenza del motore.

 

Fino al momento del ritiro, avvenuto al 4° giro per la rottura ad una sospensione causata da una leggera uscita di strada, Eugenio Castellotti conduce spavaldamente la gara in testa, segnando anche il giro più veloce della giornata (3° giro compiuto in 46’23”3/5 , media Km/h 93,116, nuovo record del tracciato), poi al comando subentra il regolare Taruffi, che distanzia la Maserati di Musso inesorabilmente, giro dopo giro.

 

Da segnalare che i concorrenti vengono cronometrati - lungo il rettilineo di Bonfornello - sul “chilometro lanciato”: la velocità più elevata viene raggiunta proprio da Castellotti, che impiega 14”1/5, marciando dunque alla velocità di Km/h 253,521

 

Questa la classifica finale (primi 10) della corsa (percorso: 8 giri del Piccolo circuito delle Madonie, di Km 72,000 a giro, per un totale di Km 576,000) :

 

1.[n.76] Taruffi Piero (Lancia D24 spider) 6h24’18”, media Km/h 89,929

 

2.[n.60] Musso Luigi (Maserati A6GCS/53 spider-2 litri) 6h31’51”

 

3.[n.80] Piodi Roberto (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 6h55’11”1/5

 

4.[n.64] Bellucci Luigi (Maserati A6GCS/53 spider-2 litri) 7h11’20”4/5

 

5.[n.82] Biondetti Clemente (Ferrari 225S-2,7 litri) 7h12’04”3/5

 

6.[n.72] Minzoni Ilfo (Ferrari 225S-2.7 litri) 7h29’27”

 

7.[n.46] Arezzo Francesco (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h32’23”1/5

 

8.[n.66] Starrabba Gaetano (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h36’33”3/5

 

9.[n.44] Scaminaci Melchiorre (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h37’22/5

 

10.[n.24] Di Salvo Antonio (Fiat Raor 1100 sport spider) 7h46’20”3/5

 

Giro più veloce: il 3° di Eugenio Castellotti [#70] (Lancia D24 spider) in 46’23”3/5, media Km/h 93,116 …..”

 

 

Nella foto : la Lancia D24 di Eugenio Castellotti alla partenza della gara, a Floriopoli.

Targa Florio 1955......Clemente Ravetto ricorda

Targa Florio 1955......Clemente Ravetto ricorda

Siete interessati a conoscere la vera “filosofia” dell’Associazione Cultuale Amici della Targa Florio ? Allora non possiamo non raccontarVi questo episodio :

Si dà il caso che uno dei componenti l’Associazione abbia uno zio. Un giorno lo zio chiama al telefono il nipote : "Ho trovato in soffitta 
alcune dimenticate foto della Targa Florio del 1955, da me personalmente scattate alla partenza della gara, a Floriopoli ..... vorrei dartele." Il giorno dopo, appuntamento. Tra le tante foto di quella partenza, della Targa Florio del 16.10.55, una viene commentata dallo zio così : "Ma guarda, non mi ero accorto che in questa foto c’è l’amico Clementino Ravetto ...vicino alla Sua splendida Fiat 8V n.4 ...era in coppia con Giuseppe De Sarzana ..."  "Ma cosa dici ? " Replica il nipote "Si ! Eccolo, è giovanissimo ! Guardalo ! Ha il casco in mano e .... la sigaretta in bocca ! E dire che non lo vedo da una vita ...... ha lasciato Palermo da tanti anni ...... mi piacerebbe rivederlo ... riascoltarlo ... eravamo amici di gioventù ....."Il nipote non si perde d’animo ...... avvia le ricerche ..... senza che lo zio ne sapesse niente ..... dopo giorni di ricerche rintraccia a telefono il Dr. Clemente Ravetto ..... si presenta ..... gli parla dello zio ...... di quella foto ... le memorie si ricompongono .....  Bene, “Clementino” Ravetto e Gaetano Rivera .... lo “zio” .... rientrano in contatto ... dopo decenni ... grazie a quella foto del lontano 16.10.1955 ; una vera e propria “favola” ...... Ma non è finita. Tralasciando un attimo le spettacolari vetture immortalate ....... guardate quanti personaggi sono presenti in quella foto ; Il Cavaliere Vincenzo Florio stà lì .... a coordinare tutti gli altri ... ma gli altri ... chi possono essere ? Molte risposte  ce le ha date, dopo decenni, proprio quel “Clementino” Ravetto . Le preziose informazioni fornite dal Dr. Ravetto ,nella realtà apposte, di Suo pugno, sul recto della stessa foto,le potrete avere cliccando sull' immagine; Vi assicuriamo che sarà un piacere leggerle.

Ecco, noi dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio siamo e vogliamo essere così .... dei “raccoglitori”  e dei “divulgatori” di memorie di Targa Florio. Si ringraziano il Dr. Gaetano Rivera, per l’immagine messa a disposizione, ed il Dr. Clemente Ravetto per il commento alla stessa. Un grazie a due amici.... in quel 1955 ancora “giovanotti” ... e ritrovati nel 2009 dopo un numero infinito di anni

Targa Florio 1955

Targa Florio 1955

….. Anche quest'anno il campionato del mondo é andato alla Mercedes che ha lanciato sul circuito delle Madonie un vero esercito di tecnici e di meccanici.
Il trionfo della Casa tedesca in questa 39' edizione della Targa Florio è stato ancora una volta indiscutibile e completo. Le tre Mercedes partite sono giunte regolarmente alla fine riconfermando le note qualità di tenuta.
La cronaca vede fin dall'inizio Moss prendere il comando. Forse Neubauer intende lanciare avanti l'asso inglese e preservare Fangio per l'ultima parte della gara.
Comunque in testa Moss fila a tutto gas seguito da vicino da Castellotti.
Alla fine del terzo giro le posizioni sono le seguenti: 1. Moss, in 2 ore, 10'46"3; 2. a 3'41" Castellotti; 3. Fangio che è a 44" da Castellotti.
Da notare che il tempo realizzato da Moss nel 3° giro è di 43'07" : ha girato cioè alla media di oltre 100 km. orari, che per la «Targa» costituisce un risultato eccezionale.
A metà del quarto giro, nell'imboccare il rettilineo di Bonfornello, Moss esce di strada danneggiando il fianco destro della macchina. Con l'aiuto di alcuni spettatori il pilota riesce a riportare la macchina in pista e a riprendere.
Ma nell'incidente ha perduto circa 5 minuti.
Cosicché la classifica al quarto giro risulta largamente mutata: in testa Castellotti seguito a quasi un minuto da Fangio; Moss è adesso terzo a quasi 4 minuti, e Musso sulla Macerati 2000 quarto.
Al quinto giro scompare definitivamente di scena la Maserati 3000: Villoresi che ha preso il posto di Musso accusa la rottura del ponte ed è costretto a ritirarsi, cosi la Mercedes di Titterington assume il quarto posto.
Le posizioni cambiano al 6° giro: Castellotti è costretto a fermarsi ai boxes » per cambiare le gomme e Fangio balza in testa guadagnando pochi secondi sulla Ferrari.
Moss è sempre terzo ma all'ottavo giro riesce nuovamente a sopravanzare gli avversari prendendo in breve un buon minuto di vantaggio.
Il finale è un trionfo per la Mercedes.
Primo sfreccia Moss. secondo Fangio a 5', terzo Castellotti a lO'll"; quarto Titterington a 10'64".
Non passa la macchina di Maglioli, che si era ritirato per guasto al motore alla fine dell'undicesimo giro.
Ecco l'ordine di arrivo: 1. Moss-Collins (Mercedes 3000) che coprono i 13 giri del circuito, pari a km. 936. in ore 9,43'48", alla media di 96,290 km. orari (nuovo record) ; 2. Fangio-Kling (Mercedes 3000), in 9.47'41"2; 3. Castelletti-Manzon (Ferrari 3500), in 9,53' e 13"4; 4. Titterington-Fitch) (Mercedes 3000), in 9,54'53"2; 5. Giardini-Mancini (Maserati 2000), primi della classe 2000;: 6. G. Musso-Rossf (Maserati 2000) ; 7. Cablanca-Carini (Osca 1500), primi della classe 1500; 8. Scarlatti-Lippi
Giro più veloce: Moss (Mercedes) in 43'07", alla media oraria di km. 100,193.
Classifica finale del campionato mondiale vetture sport: 1. Mercedes, punti 24; 2. Ferrari, p. 23; 3. Jaguar, p. 16; 4. Maserati. P. 15; 5. Aston Martin, p. 9; 6. Porsche, p. 6; 7. Austin-Healey, p, 1. ….”
Fonte : La Stampa 1955

Nella foto : Eugenio Castellotti scarica tutta la potenza della sua Ferrari 860 Monza dopo una fermata ai box di Floriopoli ; la sua strenua battaglia contro le più numerose Mercedes non gli consentirà di raggiungere la prima posizione.

Targa Florio 1955 ...

Targa Florio 1955 ...

Il Cavaliere e il suo fraterno amico James Tagliavia si potevano ritenere soddisfatti di come andavano le cose per la Targa tornata ai fasti di un tempo. Tuttavia , il Cavaliere sentiva che la sua corsa poteva essere matura per qualcosa di più ..... che del resto meritava per il suo glorioso passato e per le sue uniche caratteristiche. Questo qualcosa era il campionato Mondiale Vetture Sport istituito nel 1952.Al campionato era ammessa una prova per Nazione, l’Italia era rappresentata dalla Mille Miglia .In tre anni la Ferrari aveva sbaragliato il campo vincendolo per tre anni consecutivi . La Targa non era inferiore alle corse del campionato , anzi era la più probante di tutte .Il regolamento della C.S.I ammetteva una sola corsa per nazione ,bisognava creare per la Targa un’eccezione . Il presidente della CSI e della FIA Monsieur Perouse era un vecchio amico di Florio. Un giorno il Cavaliere gli telefonò a Parigi nella sede della FIA < Desidererei che la mia Targa fosse iscritta nel Mondiale Sport ! gli disse. Caro Vincenzo sono d’accorso con te sulla tua richiesta ,la Targa e' la migliore di tutte le Prove ,ti consiglio di fare pervenire una richiesta scritta da parte della CSAI di Roma , nel corso di un’assemblea vedremo se tutti sono d’accordo ad ammettere la Targa al Mondiale> Il cavaliere fece la sua richiesta , però a Palermo accadde un fatto incredibile , l’ACI Palermo che aveva ereditato dalla CSAS l’organizzazione del Giro di Sicilia effettuò la stessa richiesta , mettendo in rilievo che essendo il Giro superiore ai 1000Km aveva la prevalenza sulla targa. Il cavaliere rimase deluso , mai avrebbe pensato che proprio dalla Sicilia dalla sua Palermo avrebbe incontrato la concorrenza da parte degli organizzatori di una corsa corsa che lui stesso aveva creato nel 1912.James Tagliavia cercava di consolarlo < Alla FIA daranno ragione a te , di Florio ce ne  uno solo! >In via Principe di Belmonte sede dell’organizzazione della corsa , si trascorsero giornate di viva preoccupazione per il destino della Targa.Si era ormai nell’estate del 1955 , il Cavaliere aveva in programma una crociera in America con il Conte di Biancamano , prima di imbarcarsi con la moglie Donna Lucia raccomandò ai suoi collaboratori < Se arrivano notizie da Roma , fatemelo sapere >.Trascorsero alcuni giorni, quando in via Belmonte arrivò un telegramma della CSAI...... il Fido avvocato Marasà lo lesse e con viva emozione apprese che la CSI (della FIA) aveva assegnato la Targa Florio a prova per il Mondiale con data 16 ottobre .Il Cavaliere apprese la notizia esultando ... e provvide subito a informare la CSAI che accettava la data stabilita. Destino volle che la Targa come ultima gara fosse decisiva per l’assegnazione del Mondiale tra Ferrari e Mercedes .   La Ferrari confermò da subito la sua Partecipazione alla Corsa , mentre per essere sicuro della partecipazione della Mercedes , il Cavaliere inviò due telegrammi a Stoccarda , uno al direttore generale Koenecke e l’altro al Alfred Neubauer . Non trascorse molto tempo che la Mercedes rispose confermando la sua presenza alla corsa . In seguito si venne a sapere da Neubauer vecchio amico di Florio sin dal 1922 ,che erano stati proprio i telegrammi di Florio a convincere i dirigenti della Mercedes. Nasceva così la prima Targa Mondiale ..... la gara , avvincente nei suoi 13 giri vide la vittoria della Mercedes che conquistava proprio alla Targa il suo Mondiale Sport.Alfred Neubauer era soddisfatto ma non felice .Quando il Cavaliere lo incontrò gli disse< Non credo che ci rivedremo più , questa è l’ultima corsa ufficiale della Mercedes> Mi addolora sentirlo disse il Cavaliere < sono convinto , però che un giorno ritornerete> .Quella volta si sbagliava . La Mercedes non tornò mai più a correre sulle Madonie.

Pino Fondi 

La splendida foto e' del maestro Bernard Cahier

Targa Florio 1955

Targa Florio 1955

La Mercedes metteva in campo le formidabili stelle argentate 300 SLR che stavano dominando il campionato affidate a Fangio - Kling, Moss - Collins e Titterington - Fitch. La Casa di Maranello affidava le sue 750 Monza e 857 S 4 cilindri a Maglioli - Sighinolfi, Castellotti - Manzon, affiancate da un gruppo di piloti privati tra cui Munaron - Shelby- Piotti - Cornacchia - Bordonaro - Anselmi e una due litri la 500 Mondial affidata a Pucci - Cortese. La Maserati si schierava con la coppia Musso - Villoresi, sostenuta da un numeroso gruppo di due litri. La 39° Targa prese il via il 16 ottobre 1955 e si annunciava come una delle edizioni più importanti, la titolarietà mondiale aveva fatto lievitare la lunghezza della corsa portata da 8 a 13 i giri del piccolo circuito delle Madonie per un totale di 936 km. Vinsero questa 39° edizione Moss - Collins su Mercedes in 9h'43'14 alla media di 96,29 km/h frantumando tutti i record del percorso, al secondo posto l'altro equipaggio Mercedes con Fangio - Kling , terzi giunsero Castellotti - Manzon su Ferrari.

Targa Florio 1955 .... " La Principesca " . Così titolava LA NUOVA STAMPA

Targa Florio 1955 .... " La Principesca " . Così titolava LA NUOVA STAMPA

“ …… Palermo, 13 ottobre.

 
Con la 39' Targa Florio che si correrà domenica sul Circuito delle Madonie, anche il campionato mondiale 1955 per vetture sport avrà la sua conclusione. La superiorità della Mercedes-Benz sulle macchine Italiane è stata quest'anno schiacciante nelle prove di formula 1.
 
E tale situazione si è ripetuta - sia pure in tono minore - per le corse di Categoria sport: basterà ricordare, al riguardo, la Mille Miglia e il recente Tourist Trophy, vinte nettamente dalle macchine di Stoccarda. Insomma, l'offensiva germanica sul fronte dello sport automobilistico è stata in questa stagione - per altri lati dolorosissima, anzi tragica - condotta a fondo, nell'intento di conseguire i massimi scopi: predominio tecnico e, più concretamente, risultati propagandistici.
 
Con tali traguardi la Mercedes non ha esitato a gettare nella lotta tutto il peso del suo potenziale produttivo e delle sue larghissime possibilità. Non può stupire se in simili disparità di condizioni le piccole Case italiane specializzate in costruzioni sportive non hanno potuto far altro che tenere onorevolmente il campo in perenne atteggiamento difensivo, purtroppo senza positivi risultati pratici.
 
Si aggiunga la serie di avversità e di lutti, nonché l'abbandono da parte della Lancia di ogni attività sportiva, e ad un esame critico della situazione apparirà perfettamente normale lo svolgersi degli avvenimenti. Con tutto questo, nella classifica del campionato mondiale vetture sport, alla vigilia della prova decisiva, la Ferrari è ancora al comando con 19 punti, davanti alla Mercedes e alla Jaguar con 16 e alla Maserati con 13.
 
Un maggior numero di gare disputate, e le conseguenze della sciagura di Le Mans hanno insomma consentito alla Casa modenese di mietere una più cospicua messe di punti. Adesso c'è però da superare l'ultimo ostacolo: la durissima Targa Florio.
 
Il meccanismo del regolamento per le prove di campionato è tale che ­- anche vincendo la Mercedes nella gara siciliana - basterebbe alla Ferrari un secondo posto per non essere superata in classifica, e conquistare per la terza volta consecutiva 11 titolo per marche.
 
Ma anche questo programma minimo non è di facile realizzazione: in primo luogo la Mercedes è indubbiamente più forte nella composizione degli equipaggi in gara (Fangio-Kling, Moss-Collins ed Herrmann-Titterington contro Castellotti-Manzon e Maglioli-Sighinolfi); inoltre, con la consueta, formidabile organizzazione tecnico-logistica, essa ha portato l'intera equipe a Termini Imerese già una ventina di giorni fa, mentre i piloti della Casa italiana sono in un certo senso costretti a improvvisare. Ora, la Targa Florio è una delle corse più difficili che esistano, con i suoi 72 km. di curve, saliscendi, attraversamenti di paesi; una corsa che va studiata metro per metro.
 
La preparazione - pilota e macchina - vi influisce per il sessanta per cento almeno. E come sempre la Mercedes non vuol lasciare nulla al caso. Il restante quaranta per cento dipende dalle qualità intrinseche dei mezzi meccanici: su questo piano la differenza fra le “tre litri” ad iniezione germaniche e le vetture italiane non è così netta a favore delle prime, anzi.
 
Le due Ferrari “ufficiali” iscritte saranno del tipo a 6 cilindri di 3500 l'una, a 4 cilindri di 3000 l'altra: macchine che sembrano adattissime a un tracciato come quello delle Madonie. Nè si deve sottovalutare la Maserati tre litri di Villoresi-Musso.
 
Molto dipenderà dalla tenuta alla distanza, che è severissima: tredici giri pari a 936 km., su strade non tutte in condizioni di fondo ideali.
Partecipano alla classicissima prova cara alla passione di Vincenzo Florio, anche vetture sport di cilindrata da 1100 a 2000, le « gran turismo » in classe unica e le « turismo speciale » della classe oltre 1300 cmc.
 
 Le partenze verranno date ad intervalli tra macchina e macchina, in modo da limitare al minimo la necessità di sorpassi, cosa che, con mezzi di disparata potenza, costituisce una delle più grosse preoccupazioni nelle corse « sport ». In considerazione del chilometraggio totale, è piuttosto difficile che la media record della corsa (Taruffi su Lancia 3300 a 89,930 km. orari sulla distanza di otto giri) venga migliorata. Più probabile invece la caduta del primato sul giro, detenuto da Castellotti, pure su Lancia a 93,08 di media …. “
 
 
Nella foto proposta, la vincente Mercedes 300 SLR n.104 di Moss - Collins

Targa Florio 1955 ... quella Ferrari 750 Monza di Tony Parravano ....

Targa Florio 1955 ... quella Ferrari 750 Monza di Tony Parravano ....

Questo intervento è in ricordo di Gino Munaron, recentemente scomparso. Il testo è Suo :

“ .... Voglio parlarvi di una Ferrari 750 anomala, carrozzata da Scaglietti, ma con una linea decisamente differente, voluta dal suo proprietario : Tony Parravano, al secolo Antonio Parravano, ciociaro della provincia di Frosinone, emigrante arricchitosi negli Stati Uniti. Ma voglio parlarvene dopo; torniamo a questa 750 Speciale, che io ho usato e quasi distrutto alla Targa Florio del 1955, per dirvi in che cosa differiva dalle altre.

Innanzitutto il corpo vettura era molto più basso, il cofano aveva infatti una vistosa gobba, dato che il motore sporgeva di almeno dieci centimetri dalla linea mediana della vettura, i parafanghi, per la stessa ragione, avevano una curvatura sulle ruote molto più alta ed accentuata, le uscite d’aria laterali più grandi e arricchite da una vistosa griglia, la mascherina anteriore sempre di forma ovale ma più stretta e quindi più tozza di quella di serie.

Il posto di guida, infine, era caratterizzato da una carenatura e da un parabrezza molto più alti della norma per due ragioni essenziali; la prima, che il sedile non poteva essere abbassato in quanto come al solito appoggiava sui tubi del telaio.

E’ quindi vero che la vettura era decisamente più bassa delle altre ma il pilota sporgeva di molto dalla fiancata, il poggiatesta infatti mi arrivava, come si può notare nella foto, alla base del collo: a quei tempi le norme di sicurezza, più che sancite da norme, erano affidate ai vari santi protettori di ogni pilota.

La seconda ragione (c’è un pò di malignità) è che Parravano faceva modificare la sue vetture a sua misura e ad onor del vero l’altezza di questo signore non era certo elevata. Come accennato in precedenza, parlerò un pò di questo Tony, il quale si presenta a Modena un bel giorno accompagnato da quattro tipi alla Bogart, alti almeno il doppio di lui, che lo seguivano in ogni luogo senza mai profferire una sola parola e senza mai togliersi il cappello, sembravano finti, ma non lo erano.

Con una lettera di credito del Banco di Napoli che avrebbe fatto brillare gli occhi anche al più austero direttore della Bank of Enland (un vero passe-partout), Tony da inizio alla campagna acquisti e crea la Scuderia Parravano, compra 5 o 6 Ferrari, tra le quali una 6 cilindri, alcune Maserati; tutte queste vetture vengono carrozzate in maniera diversa e invariabilmente verniciate in rosso con una vistosa striscia longitudinale al centro, formata da due bande bianche ed una centrale azzurra, i tre colori della bandiera statunitense, forse in riconoscenza alla nazione che lo aveva reso ricco. Parravano vuole ingaggiare i più grandi piloti, fa comunque correre Stirling Moss, Carrol Shelby, Phil Hill e molti altri come me.

Parravano risiede a Modena e viene battezzato dai meccanici “ciento de chisti e ciento de chilli”, dato che quando passa nel magazzino ricambi chiede invariabilmente : “Quanti pezzi come questi ci sono nelle mie macchine? “ ed anche se la risposta è 1 o 10 o 20, la sua replica è sempre : “Datene ciento de chisti e ciento de chilli”, “datene cento di questi e cento di quelli” ... “ ...... “

(“Ferrari - Le 4 cilindri Sport” - Gino Munaron - 1987)

Gino Munaron scrisse questo pezzo a distanza di tanti anni da quel lontano 1955 e fece l’ironico; ma intanto, per quella Targa Florio del 1955, quel ciociaro schierò, oltre a quella Ferrari 750 Monza con Munaron/Shelby, anche una Maserati 200SI con Mancini/Musy. La curiosità è che, dagli elenchi ufficiali di gara, quella 750 Monza risulta iscritta, addirittura, dalla Scuderia Ferrari; secondo noi il Drake, pur di contrastare le tante Mercedes, trattò quella privata Ferrari “Parravano” (telaio 0538M) come una “semi-ufficiale” ....

La foto proposta, scattata sul luogo dell’incidente in Targa 1955, permette di constatare concretamente tutte le caratteristiche tecniche di quella “Ferrari-Parravano”, meticolosamente descritte da Gino Munaron.

Targa Florio 1956 ... quel mesto ritorno a piedi di Castellotti ......

Targa Florio 1956 ... quel mesto ritorno a piedi di Castellotti ......

“ ..... La vincerà Umberto Maglioli, quella Targa Florio del 1956, sulla sua piccola ma affidabile Porsche 550 RS 1,5 n.184. Eugenio Castellotti - quell’anno suo compagno fù Collins - con la sua potente Ferrari 860 Monza 3,5 n.112 ha fatto soltanto due brillantissimi giri, ma poi si è rotto l’albero di trasmissione. E’ rientrato a piedi, scurissimo in volto. Ma il pubblico siciliano, lungo tutta la stada, gli ha battuto le mani.... “

(“Quattoruote” - maggio 1962 )

Quella immagine che Vi proponiamo ritrae la bella Ferrari n.112 di Castellotti già in avaria, mentre procede lentamente, sulla sinistra, e viene superata dalla Maserati 150S 1,5 n.88 di Guido Perrella e Vincenzo Sorrentino.

Targa Florio 1956 ... quelle Osca legate col “fil di ferro” .....

Targa Florio 1956 ... quelle Osca legate col “fil di ferro” .....

Pensiamo che anche per Voi, Amici che condividete con noi la stessa passione, sia emozionante leggere queste righe, tratte da alcune memorie di Targa Florio scritte, a suo tempo, da Franco Tagliavia :

“ .... La passione, lo spirito agonistico che animava i piloti dilettanti nella nostra Sicilia negli anni 50 avveniva a livello quasi pioneristico. Ho iniziato partecipando a gare in salita con vetture di serie, per passare poi a vetture sport della classe 1100. In questa classe riscuotevo grandi soddisfazioni, anche se costavano tanti sacrifici. Un bel ricordo è stato nel 1956, quando partecipai alla 40^ Targa Florio, classificandomi al 1° posto di categoria ( Sport - classe da 751 a 1100 cc.) ed al 9° posto assoluto (cat. Sport).

Era proprio da non credere come con una vettura come la mia Osca 1100 bialbero del 1951 avessi potuto superare le fiammanti bialbero nuove aggionate del 1956 con piloti ufficiali della stessa Casa, con assistenza che faceva paura a quelli di noi che correvano con le legature di fil di ferro. Ancora oggi penso alla gioia del risultato ottenuto, anche perchè mentre io ho fatto tutta la gara da solo, gli altri si alternavano alla guida ... “

La foto ritrae quella Osca MT 4 1,1 n.62 “con le legature di fil di ferro”, alla partenza a Floriopoli. Scopriamo, inoltre, che la condusse soltanto Francesco Tagliavia, pur risultando iscritta la coppia F. Tagliavia / G. Santonicito.

Targa Florio 1956 ...... eppure quella Aurelia B20 finì la gara ......

Targa Florio 1956 ...... eppure quella Aurelia B20 finì la gara ......

Così commentava il cronista quella foto, scattata al termine della Targa Florio del 1956, edizione non inclusa nel novero delle gare valevoli per il Campionato Mondiale Marche : “Eppure questa Lancia Aurelia GT portò a termine la gara ...”

 
In effetti, nonostante quei danni, certamente causati da un capotamento, ritroviamo regolarmente in classifica quella “napoletana” Lancia Arelia B20 / 2,5 n.26, condotta da Mennato Boffa ed Ernesto Dagnino. Ma questo è niente ...... risulterà la prima ( e sola ) classificata della classe Turismo Speciale, oltre 1300 cc.. Quel Mennato Boffa lo ritroveremo parecchie altre volte, in Targa, negli anni a seguire, spesso alla guida di bellissime Maserati. 

Targa Florio 1957 .... “Ma quale Targa Florio !” .... fu di regolarità !

Targa Florio 1957 .... “Ma quale Targa Florio !” .... fu di regolarità !

Addio Ascari, addio Castellotti. L’automobilismo italiano ha appena perso due campioni. Le sciagure di Le Mans e della Mille Miglia accusano l’automobile da corsa. L’opinione pubblica discute, e per rabbonirla si decide di disputare una Targa Florio impostata soltanto sulla regolarità. Ma quella non fù una vera Targa Florio.

Quella “Targa” servirà, comunque, per il necessario mantenimento della “continuità”. Onore a partecipanti di allora, ma la Targa Florio era altra cosa.

Targa Florio 1958 .. quella Aston Martin DBR1 in prova, con Moss e ... moglie..

Targa Florio 1958 .. quella Aston Martin DBR1 in prova, con Moss e ... moglie..

Quella che vi proponiamo è una foto molto particolare che ritrae la Aston Martin DBR1 3 litri n.100 di Moss - Brooks, impegnata durante le “prove libere a circuito aperto” della Targa Florio del 1958. Ogni commento è supefluo ........ l’immagine parla da sè ........ Quella targa PA*42481 di quello sgangherato camion, che incrocia l’Aston Martin, “firma” la sicilianità del documento storico .......

Ci siamo imbattuti in un prezioso “Quattroruote” proprio di quel lontano 1958, che così, in sintesi, racconta la Targa Florio di quella Aston Martin :

"LA SICILIA HA RITROVATO LA SUA GRANDE CORSA”
 
- Le previsioni della gara :
 
……… VI ERA INOLTRE LA MINACCIA DELLA ASTON MARTIN CHE, PUR ESSENDO CON UNA SOLA VETTURA, SI SAREBBE VALSA DI UN ECCELLENTE EQUIPAGGIO, QUELLO FORMATO DA STIRLING MOSS E TONY BROOKS …….
 
- Le prove libere :
 
…….UN GRAVE RISCHIO, CHE DEVE ESSERE IN OGNI MODO ELIMINATO, E’ COSTITUITO DALLE PROVE A CIRCUITO APERTO ………. BISOGNA PROIBIRE ASSOLUTAMENTE LE PROVE A CIRCUITO APERTO, O PERMETTERLE SOLAMENTE A VELOCITA’ TURISTICHE, E RISPETTANDO TUTTE LE NORME DI CIRCOLAZIONE, PENA GRAVI SANZIONI PER I CONTRAVVENTORI ……... 
 
……. QUANDO I GIORNALI ESALTANO LE PRODEZZE DI MOSS CHE HA GIRATO IN PROVA, CON LA MOGLIE VICINO, IN 46 MINUTI, SIGNIFICA TOLLERARE 
INCOSCIENTEMENTE RISCHI PER I PILOTI, PER IL PUBBLICO E PER CHIUNQUE SI TROVI SULLA STRADA ……...
 
- La gara :
 
……… STIRLING MOSS INIZIO’ CON IMPETO LA SUA GARA ……… UNA LEGGERA USCITA DI STRADA PROVOCAVA UN GUASTO AL SISTEMA DI RAFFREDAMENTO DELL’ASTON MARTIN DEL CAMPIONE INGLESE, CHE, NON SOLTANTO IMPIEGAVA ALMENO 5 MINUTI IN PIU’ PER EFFETTUARE IL PRIMO GIRO, MA DOVEVA RIMANERE ALMENO 25 MINUTI AI BOXES IN ATTESA CHE I MECCANICI RIPARASSERO IL GUASTO …...
 ………. LA TARGA E’ UNA GARA CHE SI VINCE DI STILE, DI CERVELLO, PIU’ CHE DI FORZA. LA FORZA PORTA AD UN RISULTATO QUASI SEMPRE INEVITABILE : L’USCITA DI STRADA. NE RIMASE VITTIMA LO STESSO STIRLING MOSS, CHE NON SI ACCONTENTO’ DI UN SOLO FUORI STRADA, MA DI UN SECONDO, QUESTA VOLTA DECISIVO, PROPRIO QUANDO - NON AVENDO PIU’ ALTRO DA SPERARE - SI ERA POSTO IN MENTE DI REALIZZARE UNA SERIE DI GIRI VELOCI. NON FU UN’IMPRESA INUTILE, TUTTAVIA, PERCHE’ LA COSA GLI RIUSCI’ AL 4° GIRO, DURANTE IL QUALE COPRI’ I 72 KM. DEL PERCORSO IN UN TEMPO CHE, PER LA SECONDA VOLTA NELLA STORIA LUNGHISSIMA DELLA TARGA FORIO, CORRISPONDE AD UNA VELOCITA’ SUPERIORE AI 100 CHILOMETRI L’ORA ( 42’ 15’’ - MEDIA 102,157 - RECORD PRECEDENTE DELLO STESSO MOSS , SU MERCEDES IN 43’ 7’’ - MEDIA 100,187 NEL 1955 ) …….
 
I documenti ufficiali di gara ci dicono che quella Aston Martin si fermò definitivamente nel corso del 5° giro e la causa viene riferita alla rottura della trasmissione ( altri dicono : del cambio ).
Una gara assurda, sprecata, quella della Aston Martin e di quel Moss che con le sue uscite di strada non ebbe le fortune del 1955, con la Mercedes 300 SLR …….
Per concludere : le “prove libere a circuito aperto” - nonostante la loro indiscutibile pericolosità - sono rimaste una delle caratteristiche delle Targa Florio ; e questo sempre, sino al suo ultimo anno di vita, nel 1977.
 
I Team ufficiali - Porsche in testa - scendevano in forze in Sicilia anche nel mese di Marzo ( la Targa a Maggio ) per provare le loro vetture sulle Madonie ; prove effettuate regolarmente a “circuito aperto” ...... della lunghezza di ben 72 chilometri di strade statali e provinciali ......... 
 
La SICILIANA Targa Florio è stata veramente una gara UNICA !
 
 

Targa Florio 1958 ... si ritorna a correre ...

Targa Florio 1958 ... si ritorna a correre ...

“ ... Si ritorna a correre, dopo quella anomala edizione del 1957, di regolarità. Anzi, la Targa Florio diventa una prova valevole per il Campionato Mondiale Marche. Notiamo Collins, Musso, Moss, Behra, Cabianca, Hawthorn. Vincerà la coppia Musso-Gendebien, su Ferrari. Un brutta notizia: Der Stephanian, su Ferrari 3000, ha visto improvvisamente sbucare un autocarro. Era in pieno rettifilo. Per evitare l’autocarro, sè rovesciato in un campo. Una tragedia ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

L’immagine - tragica per il decesso dello sfortunato pilota - è di quella Ferrari 250 GT LWB di Der Stephanian, distrutta dopo l’incidente e lì ripresa durante le successive fasi di recupero; è una triste immagine che dedichiamo in onore ai caduti in Targa Florio.

Targa Florio 1958 ... vince la Testa Rossa ... senza freni ...

Targa Florio 1958 ... vince la Testa Rossa ... senza freni ...

“ ... La corsa ormai si avviava alla fine e sembrava volgere a favore della Ferrari 250 TR58. D’improvviso, però, si riaccese con risvolti drammatici. Quando Scarlatti scese, dopo il suo ottimo turno di gara, Jean Behra riprendeva nelle sue mani il volante della Porsche 718 RSK.

Questi si scatenò al massimo del rischio, attaccando la Ferrari TR58 di Gendebien. Giusto in quel momento, la “regina di Maranello” accusava un serio surriscaldamento ai freni, e ciò a causa dello svuotamento d’olio dal serbatoio dei freni. Frenare in quelle condizioni era problematico e rischioso. Occorreva guidare davvero con molto giudizio per non compromettere l’esito della corsa. Mancavano ormai tre giri alla fine. In molti ai box si chiesero se Gendebien ce l’avesse fatta, considerato che nel frattempo era stato segnalato a Behra che egli era in difficoltà.

Ma il belga riusciva a mantenere un distacco di 6’34’’ dalla Porsche del francese. Mancava ormai un giro. La folla delle tribune trepidava per la Ferrari. Lo speaker comunicò i suoi passaggi località per località. E ogni volta pubblico e meccanici tirarono un sospiro di sollievo. Anche ai box della Porsche c’era grande animazione.

Poi ecco il passaggio da Campofelice e lo sparo di mortaretto che indicava la Ferrari sul rettilineo di Buonfornello. Il Cavaliere, stanco e affaticato, attendeva ansioso con la bandiera a scacchi in mano. Ma ecco d’un tratto apparire la Ferrari numero centosei color rosso fuoco di Gendebien e la folla applaudire freneticamente. Aggredì la salitella del traguardo e il Cavaliere abbassò la bandiera a scacchi. Poi la macchina passò sotto lo striscione fra l’esultanza del pubblico e il Cavaliere alzò la bandiera sventolandola festosamente. Don Vincenzo Florio lo fece per l’ultima volta, in quell’11 maggio 1958, mentre la Ferrari vinceva per la prima volta una Targa non abbinata al Giro di Sicilia. Sembrò che qualcosa di misterioso legasse i due eventi. Perciò, l’immagine divenne incancellabile per chi quel giorno era presente a quell’arrivo ...”

( “La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Sarebbe stato facile proporre quella solita immagine della n.106 che passa, vincendo, a Floriopoli, mentre Vincenzo Florio sventola la bandiera a scacchi. Abbiamo preferito, invece, proporre una immagine spettacolare di quella TR58 di Musso/Gendebien mentre aggredisce uno dei tanti tornanti di Targa. Noterete un particolare che ha dell’impressionante; l’immagine in controluce permette di constatare lo stato pessimo dell’asfalto, praticamente sgretolato ed ormai ridotto a pericolosissimo brecciolino. Viene da chiedersi come quei “professionisti del rischio estremo” potessero avere la capacità di guidare a quelli livelli, con quelle vetture, in quelle Targa Florio.

La foto che proponiamo - bellissima ed inedita - è un regalo dell’Amico di Targa, e nostro personale, Piero Pucci di Benisichi - Palermo, cui rivolgiamo un particolare ringraziamento per aver messo a disposizione del sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio il suo archivio storico.

 

Targa Florio 1958 .... 1^PARTE

Targa Florio 1958 .... 1^PARTE

La grave sciagura della Mille Miglia del 1957 aveva riservato molte amarezze per il Cavaliere Florio.
La soppressione di tutte le corse stradali lo avviliva , la sua corsa rischiava di perdere il primato storico del maggior numero di edizioni che deteneva nei confronti della Mille Miglia e di Indianapolis che, pur essendo nata nel 1911,contava un’edizione in meno nei confronti della Targa Florio .Dopo la gara di regolarità svolta nel 1957 nel più assoluto anonimato , il Cavaliere sentiva il desiderio di riscossa.
Nel febbraio del 1958 la Commissione Interministeriale , discusse la validità della Targa Florio ai fini della sicurezza.
Si concluse che contando quasi 1000 curve su 72 Km di percorso la corsa poteva considerarsi come la più lenta del Campionato Mondiale , per questo motivo dava la concessione allo svolgimento della corsa quale < unica eccezione >
La CSAI inviò alla Fia , a Parigi la richiesta per la validità a prova del Campionato Mondiale, come unica corsa Italiana.
La CSI approvò e inserì in calendario la Targa Florio come prova valida per il Campionato Mondiale Marche con data 11 Maggio 1958.
Quando il Cavaliere ricevette il telegramma di conferma , fu colto dall’emozione .Ormai aveva 76 anni e accusava le fatiche.
L’11 Maggio la gloriosa “Floriopoli” tornò a risplendere di luci e colori .
Il Cavaliere era pronto con la sua bandiera a scacchi, era felice come non mai , pochi pero’ immaginavano che quella doveva essere l’ultima immagine del Sire Delle Madonie

Targa Florio 1958 .... 2^PARTE

Targa Florio 1958 .... 2^PARTE

Il tanto atteso duello tra Ferrari e Aston Martin su cui si imperniava l'interesse di questa edizione della « Targa Florio», è venuto all'ultimo momento a mancare a causa di un serio incidente meccanico (rottura della puleggia della ventola) che ha praticamente eliminato dalla lotta fin dal primo giro Moss. L'incidente capitato in apertura di gara a Moss, potenzialmente il più pericoloso antagonista dei piloti della casa modenese, ha semplificato al massimo la corsa di Musso e Gendebien, che hanno dovuto tener d'occhio il solo Behra al volante della Porsche. Il  via  alla prima macchina  la  Fiat TV 1100 di Mantia  è stato dato alle 6,30 dal  Patron  Vincenzo Florio. Ad un intervallo di 40 secondi l'una dall'altra sono quindi partite le altre auto. Musso, conquista la testa fin dal primo giro, Moss è passato al termine del primo giro con circa 3 minuti di svantaggio, ha continuato la sua corsa ad andatura spettacolosa, facendo addirittura crollare la media del giro detenuta da lui stesso .Al quinto giro però ,l'Aston Martin era costretta  a fermarsi lungo il percorso per un nuovo guasto meccanico.  Questa volta non c'era più niente da fare e Moss si ritirava. Scomparso dalla lotta Moss, la corsa non ha praticamente avuto più storia per quanto riguardava la prima posizione. Bella lotta invece per il secondo posto fra la Porsche di Behra e la Ferrari di Collins, alla quale si alternava alla fine del settimo giro la macchina di Trips-Hawthorn. Verso la fine s'è temuto che il pilota romano Musso non potesse condurre a termine la gara perché segnalava di 'essere in difficoltà con i freni. Questo gli imponeva di ridurre l'andatura, ma il vantaggio che aveva acquisito era tale da consentirgli di vincere. L'unico incidente della giornata, senza conseguenze di rilievo, e toccato a Pegaso uscito di strada alla prima discesa dopo il traguardo: la macchina e rimasta danneggiata, ma il pilota è incolume. Anche la Ferrari di Collins, è uscita di strada presso Polizzi. I partenti sono stati 38 poiché stamane hanno  punzonato anche le Alfa Romeo 130O di Toselli, Abate e Pace i quali non avevano potuto far sbarcare prima le loro macchine per lo sciopero dei portuali. Il percorso durissimo ha portato ad una severa selezione: al traguardo se ne sono classificate solo 13.  

Targa Florio 1958 .... Nino Vaccarella all’esordio ....

Targa Florio 1958 .... Nino Vaccarella all’esordio ....

Parla Nino Vaccarella:
“ ... Nel 1958 ottenni la licenza di seconda categoria e così il mio desiderio divenne realtà e vissi per la prima volta una delle più belle emozioni della mia vita. Partecipai con la mia Lancia Aurelia B20 2500 e purtroppo questa prima partecipazione non fù coronata da successo, perchè ebbi un attacco di appendicite che mi costrinse a guidare in condizioni fisiche menomate, per cui al mio secondo giro urtai contro un paracarro, danneggiando la vettura. Questo mio primo contatto mi fece subito apparire la Targa come la corsa veramente impegnativa e unica al mondo per le sue prerogative di severo impegno e fascino ...”
(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)

Nella foto : un bel passaggio della Lancia Aurelia n.30 di Nino Vaccarella ed Enrico Giaccone. E’ una immagine davvero evocativa, con quel “cippo” 1 CERDA (Bivio) Km. 1.

Targa Florio 1958 ..... forse la prima vera sponsorizzazione .....

Targa Florio 1958 ..... forse la prima vera sponsorizzazione .....

Quell’anno, nel 1958, le accoppiate “piloti/vetture” dei primi quattro classificati facevano “tremare”:

1° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0726TR) - Musso - Gendebien / Scuderia Ferrari ;
2° - Porsche 718 RSK - Behra - Scarlatti / Porsche KG ;
3° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0728TR) - Von Trips - Hawthorn - / Scuderia Ferrari ;
4° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0704TR) - Collins - P.Hill / Scuderia Ferrari.
Ebbene, dietro quei “mostri sacri”, al 5° posto assoluto, si classificò la “privata” Osca S1500 n.72 di Giulio Cabianca e Franco Bordoni. Un risultato eccezionale. Quella “piccolina” Osca, come tutte le Osca, replicavano - come fossero miniature - le forme e le linee delle più potenti Testa Rossa di Maranello ........
 
Quella Osca si presentò alla Targa Florio di quell’anno sfoggiando sulle fiancate una appariscente “scritta” ..... VESTITEVI FOREST ....... Era una vera novità, per quegli anni ...... qualcosa di similare si era vista anche alla Mille Miglia, con vetture che mostravano, lateralmente, la scritta IDRIZ ; i meno “giovani” ricorderanno quelle scatoline arancione IDRIZ contenenti le bustine per realizzare in casa l’acqua frizzante ........
 
Insomma, quella fù - probabilmente - la prima vera, decisa, plateale, “sponsorizzazione“ commerciale in una Targa Florio ...... una vera curiosità ...... ; ci siamo, appunto, incuriositi, e grazie ad una pagina de “La Nazione”, di Pisa, datata 31.08.2003, abbiamo saputo cosa fosse la “FOREST” ; leggiamo insieme:
 
“ ...Demolita l’ex FOREST, la fabbrica di vestiti Forest voluta da Foresto Bargi; al suo posto nasce il campus universitario. La fabbrica, nata negli anni 50, è stata uno dei simboli della voglia di “ripartire” dopo la catastrofe della guerra. Negli anni 60, con il “boom”, l’impresa si fece strada. Poi l’inevitabile crisi, a causa anche della concorrenza delle manifatture a basso costo ...”
 
A nostro avviso anche questa, in fondo, è una piccola/grande storia di Targa Florio.
 
Nella foto: quella Osca S 1500 di Cabianca/Bordoni; era una Osca “Vestitevi Forest”.   
 
 
 

Targa Florio 1958 ….. lo start di Floriopoli … adrenalina alle stelle.

Targa Florio 1958 ….. lo start di Floriopoli … adrenalina alle stelle.

Gli Amici di “Porsche Werkphoto” dell’Archivio Porsche di Stoccarda ci hanno inviato una bellissima immagine della partenza a Floriopoli in Targa Florio 1958.

Davanti la Porsche 718 RSK n.68 di Jean Behra e Giorgio Scarlatti ( 2^ assoluta e 1^ della classe S1.5), e dietro - tra le vetture “visibili” - l’Osca MT4 1500 n.70 di Colin Davis e Alejandro De Tomaso, l’Osca S1500 n.72 privata di Giulio Cabianca e Franco Bordoni che si metterà incredibilmente alle spalle tutte le altre Osca “ufficiali”, e la Porsche 550 RS n.80 di Giorgio Scarlatti ed Edgar Barth.

Non possiamo che rinnovare i nostri ringraziamenti a “Porsche Werkphoto” per le splendide immagini messe a disposizione del nostro sito per la visione degli appassionati di Targa Florio.

Targa Florio 1959 .... 1^ PARTE

Targa Florio 1959 .... 1^ PARTE

L’edizione del 1959 è ricordata come la prima senza il “Sire” delle Madonie.
Alla fine del 1958 Vincenzo Florio con la moglie Donna Lucia e il fido nipote Cecè Paladino si trasferì in Francia per un periodo di riposo. Finì il 1958 e cominciò il nuovo anno all’improvviso il cavaliere venne ricoverato in una clinica a Epernay , il suo fortissimo cuore era debole.
Ricordava i giorni tristi e quelli felici , ripensò alla sua “Festosa Floriopoli” e alla pallida fioraia di “Notre Dame” che gli offriva il suo mazzolino di viole augurandogli buona fortuna.
Il pensiero del Cavaliere era sempre diretto alla sua Targa , con molta fatica si rivolse a suo nipote Cecè che era sempre con lui al suo capezzale assieme a Donna Lucia lo guardò negli occhi per l’ultima volta e gli sussurrò : < La Targa non deve morire con me .... deve continuare ... lascio a te questo incarico .... promettimi che lo materrai …e Cecè lo promise. Il volto del vecchio “Sire” delle Madonie divenne sereno ... il 6 Gennaio 1959 il Cavaliere Florio si spegneva per sempre , la notizia della sua morte si diffuse nel mondo ,,, ebbe grande effetto in Francia
dove era nata l’idea della corsa più vecchia del mondo ,il destino volle che la dovesse finire i suoi giorni colui che l’aveva ideata.
Florio visse nel suo tempo per creare una leggenda che non è mai morta.

Targa Florio 1959 .... 2^ PARTE

Targa Florio 1959 .... 2^ PARTE

Dopo la morte del cavaliere suo nipote Cecè diede corso alla sua promessa.

Riunitosi a Palermo con James Tagliavia e la SIASTS , decisero di nominare il nuovo Comitato Targa Florio . I componenti erano il Comandante Beppe Albanese e il Conte Giovanni Federico fedelissimi del cavaliere , il suo amico Giovanni Canestrini – il Barone Bordonaro – l’avvocato Marasà e Ubaldo Cipolla . A presidente era chiamata Donna Lucia . La sede della corsa restava sempre casa Florio , i collaboratori rimasero gli stessi tranne Corrado Dirkes (altro uomo di fiducia del Cavaliere)venuto a mancare , come segretario lo sostituì il professore Peppino Palmeri. La corsa aveva sempre la validità mondiale sulla distanza di 14 giri , per la prima volta vennero concesse le prove ufficiali con la chiusura al traffico delle strade.
Alla partenza della corsa , quel 24 maggio a “Floriopoli” si avvertiva la mancanza del Cavaliere .... da qualche parte si vedeva quel Vecchio in manica di camicia , con il suo panama in testa e la bandiera a scacchi in mano . A sostituire il Cavaliere c’era il Conte Giovanni Federico , sebbene fosse un uomo temprato , per un attimo fu preso dall’emozione , abbasso deciso la bandiera dando il via alla prima vettura da corsa. La Targa riprendeva la sua vita. La corsa venne vinta dalla Porsche di Barth e Seidel , dopo una disfatta della Ferrari .

 

Targa Florio 1959 ..... quell’Osca che non ti aspetti ....

Targa Florio 1959 ..... quell’Osca che non ti aspetti ....

“ ..... Alla partenza della corsa, quel 24 maggio 1959, in una atmosfera quasi irreale a “Floriopoli”, si avvertì la mancanza di qualcuno a cui da anni s’era fatta l’abitudine. Mancava Lui, il Cavaliere, in maniche di camicia, le celebri bretelle, il panama in testa, la bandiera a scacchi in mano. A sostituire lo scomparso Vincenzo Florio, nel gravoso ruolo di Direttore di Corsa, c’era il Conte Giovanni Federico, un autentico esperto, che aveva dimostrato la sua vatentia in tal compito, come negli altri, in occasione di diverse corse locali. Gli occhi degli spettatori si puntarono su di Lui e, sebbene fosse un uomo temprato a tutto, per un attimo parve farsi prendere dall’emozione. Fù un istante : abbassò deciso la bandiera dando il via alla prima macchina della corsa. La Targa Florio riprendeva a vivere ....”

“ ..... La Osca tornava in gara con la 1500, questa volta guidata da Edoardo Lualdi e Ludovico Scarfiotti ; quest’ultimo era destinato a diventare, in avvenire, un altro mitico protagonista della Targa .... “

( tratto da “La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989 )

Grandi aspettative, quindi, sulla Osca MT4 n.14 di quei fortissimi piloti ; ma - al termine - la Osca meglio classificata sarebbe stata la S1100 n.84 di Umberto Bini e Luciano Mantovani (Scuderia Sant Ambroeus). Conclusero la loro gara settimi assoluti e primi della loro classe (S1.1), completando tutti i previsti n.14 giri in (12h10'52").

La foto che proponiamo - assolutamente amatoriale ed inedita - ha come protagonista proprio quella piccola ma agile Osca S1100 n.84 ; la foto fù scattata in quel lontanissimo 1959 dall’Amico di Targa Florio Franco Cortellini. Siamo felici di pubblicarla all’interno del nostro sito. Grazie, Franco.

Piccola finale osservazione : anche in quella foto, come in tante altre dell’epoca, potrete notare il particolare dei doppi occhialoni da gara ; uno indossato, l’altro pronto per la sostituzione ..... e già ... la polvere, l’olio “sparato” dalle vetture che precedono ..... altri tempi .... altri piloti “eroici” ...

 

Targa Florio 1959 ..... Vaccarella con quella Maserati “martoriata” ....

Targa Florio 1959 ..... Vaccarella con quella Maserati “martoriata” ....

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Nel 1959 mi venne fatta una offerta da un mio amico che aveva una Maserati 2000 sei cilindri - una A6GCS - che dava tutte le garanzie di robustezza ed efficienza. Questa volta riuscii ad arrivare al traguardo, fatto molto importante, al decimo posto assoluto e terzo della classe, nonostante che la macchina, per una uscita di strada del mio compagno, fosse arrivata con tutta la parte posteriore gravemente danneggiata ... “

(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)

In effetti, in archivio, avevamo disponibile un’immagine di quella Maserati n.138 di Nino Vaccarella e Giuseppe Allotta con la parte “posteriore gravemente danneggiata” .... ma la foto era di non buona qualità. Con l’immagine proposta ci divertiamo, allora, a “ricordare” che oltre a quel “danno” sul posteriore, la Maserati viaggiava anche senza il cofano anteriore - evidentemente volato via con l’uscita di strada - e senza il faro anteriore sinistro .....

La foto, inedita, è un regalo dell’Amico Piero Pucci di Benisichi - Palermo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio. Piero, Ti ringraziamo nuovamente.

Targa Florio 1959.....quel triste 6 Gennaio

Targa Florio 1959.....quel triste 6 Gennaio

Vincenzo Florio, gentiluomo e sportivo della «belle epoque » è morto ieri a Epernay. Un collasso cardiaco ha stroncato la forte tempra dello « sportman » palermitano mentre trascorreva un brevissimo periodo di vacanze in casa dei parenti della moglie. In questi giorni Vincenzo Florio era venuto in Francia per ingaggiare corridori e trattare con case costruttrici di automobili: la «sua» 43 Targa Florio avrebbe dovuto — pur con le cautele e le precauzioni suggerite dal tragico susseguirsi di incidenti durante le ultime gare nel mondo — essere tra le più belle ed affascinanti finora disputate. Nato a Palermo il 18 marzo 1883, Vincenzo Florio era diventato, insieme al fratello Ignazio, erede di una delle più cospicue fortune d'Europa. Signore d'animo e di modi, aveva cominciato giovanissimo ad amare lo sport automobilistico e a battersi per il suo progresso. Nel 1902, con Felice Nazzaro, aveva corso la sua prima competizione vincendola davanti, a Vincenzo Lancia . Aveva gareggiato ancora, negli anni seguenti, ma nel 1906 aveva cominciato in modo decisamente brillante la sua carriera di « organizzatore » di corse d'auto. La prima «Targa» venne disputata appunto nel 1906, Florio era andato a Parigi, aveva sollecitato l'appoggio di Henry Desgrange (Il futuro « patron » del Giro di Francia), allora direttore dell'« Auto ». La prima Targa aveva visto la vittoria di Alessandro Cagno, torinese, al volante di una « Itala ». Vincenzo Florio, con le lacrime agli occhi, era corso sul polveroso rettilineo di arrivo e a macchina ancora in moto aveva stretto in un abbraccio fraterno il protagonista della sua prima esperienza. In quasi sessant'anni di carriera sportiva, Vincenzo Florio aveva attirato intorno a sé una fitta schiera d'amici. Era schietto, esuberante, dinamico, trovava sempre il modo di superare gli ostacoli, anche i più difficili. Le vicende non troppo liete dell'automobilismo italiano gli avevano portato molta amarezza. Anche per organizzare la sua corsa aveva penato, negli ultimi tempi. Poi, con la consueta tenacia, aveva risolto i problemi nuovi sorti con le difficoltà del momento. A maggio, sulle strade della «sua» Sicilia, si correrà la 43* Targa Florio. E tutti, spettatori, dirigenti e piloti, proveranno alla partenza e all'arrivo, un gran senso di vuoto nell'animo. Vincenzo Florio non sarà più sulla linea del traguardo con la sua figura inconfondibile, ad animare una delle più vecchie corse del mondo.

Da : La Stampa del 7/Gennaio/1959

Targa Florio 1960

Targa Florio 1960

La coppia Bonnier-Herrmann su Porsche, ha vinto la 44^ edizione della Targa Florio, davanti a Von Trips-Hill su Ferrari, Herrmann-Gendebien su Porsche e Scarfiotti-Cabianca su Ferrari. Lungo i 720 chilometri del difficile e tortuoso circuito delle Madonie le macchine di Stoccarda non hanno avuto avversari, eccezion fatta per la sorprendente « Maserati sperimentale » di Maglioli-Vaccarella. La vettura italiana si era installata al secondo posto, con un distacco che variava dai tre ai quattro minuti nei primi quattro giri. Quando Bonnier si fermava ai boxes per il cambio con Herrmann, Maglioli sferrava un violento attacco e si portava al primo posto. Poi cedeva la guida a Vaccarella. Il palermitano si impegnava a fondo e nei due giri successivi aumentava il vantaggio. Ma durante l'ottavo giro quando aveva lasciato la «Porsche» a 4 minuti di distanza, una pietra forava il serbatolo della « Maserati ». L'unico incidente della prova (per fortuna senza rgavi conseguenze) si è verificato nei pressi di Collesano. Un concorrente, l'inglese Smith (su Osca 1100) è uscito di strada. Trasportato al pronto soccorso delle tribune di Cerda, il pilota è stato sottoposto alle cure del caso; gli sono state riscontrate fratture alla gamba ed al braccio sinistro. La vettura che appartiene alla scuderia Arena ha subito gravi danni

  

Targa Florio 1960 ... quell’ultimo ambitissimo box di Floriopoli .. il n.23 ...

Targa Florio 1960 ... quell’ultimo ambitissimo box di Floriopoli .. il n.23 ...

Siamo andati a trovare l’amico Gianfranco Pucci, nel bel mezzo delle Madonie. E’ stata una giornata davvero molto particolare. Una infinita sequenza di racconti, aneddoti e storie incredibili di Targa Florio; tutti con un protagonista assoluto,
il Barone Antonio Pucci, il papà di Gianfranco.


Il Barone ci ha lasciato, ma tutti gli sportivi continuano a ricordarlo, con sincero affetto.

La foto che proponiamo, una tra quelle da noi regalate a Gianfranco Pucci, ritrae un momento di Targa Florio del 1960. Il cartello sulla destra parla chiaro; quello è il box n.23 di Floriopoli, l’ultimo box …. quello “preferito” dalla Squadra Porsche …… quello che consentiva di “non avere nessuno davanti” … agevolando al massimo - così - le operazioni di assistenza e le veloci ripartenze delle vetture. In quella Targa Florio il Barone Antonio Pucci conduceva la “ufficiale” Porsche 356B Carrera n.110. Condivideva la guida con il mitico Von Hanstein, suo grande amico. I box di Floriopoli erano davvero angusti. L’immagine “allargata” di quella foto consente di constatarlo. A terra pile di cerchioni e ruote, attrezzi vari ; tutto lì è pronto per le necessarie celeri sostituzioni. In mezzo a tutto quello …. addirittura “sopra” tutto quello …. tante persone … molti “ragazzini” …..e tra loro ….. i due figli del Barone Pucci …. Gianfranco - seduto sulla sinistra e leggermente girato - ed al centro Giulio, nell’attimo in cui si sta alzando, come per andare via.

Per finire, ci piace fare un’altra notazione: la foto, come è scontato che fosse, è anche un “manifesto” degli anni sessanta. Sullo sfondo due teloni pubblicitari “in tema”: quello della SHELL “I.C.A.” (Ignition Control Additive) e quello dell’AGIP “ENERGOL”. Entrambi erano, all’epoca, ricercati olii di lubrificazione per motori.

Quella particolare foto, come altre analoghe, non era per nulla conosciuta da Gianfranco Pucci …. e dire che - poi - non veniva da “molto lontano”. Quella è una fotografia di Piero Pucci di Benisichi. E c’è anche Lui, in quella foto. Insomma …… più che una foto di “Targa Florio” … è una foto di “famiglia”. Gli “Amici della Targa Florio” possono anche riservare delle piacevoli sorprese; come far sì che un “Amico di Targa” si possa ritrovare in mano - nel 2009 - proprie mai viste immagini del 1960; immagini di quando si era “ragazzino”. E Gianfranco Pucci, indubbiamente, non se lo aspettava …..

Ringraziamo sempre l’Amico Piero Pucci di Benisichi per i Suoi regali, in immagini e ricordi, di Targa Florio.

 

Targa Florio 1960 .... quella quasi vincente Maserati Birdcage Ca.Mo.Ra.Di.

Targa Florio 1960 .... quella quasi vincente Maserati Birdcage Ca.Mo.Ra.Di.

“ .... A guidare la Maserati 2900 della “Ca.Mo.Ra.Di.” (Casner Motor Racing Division)la Casa del Tridente aveva chiamato Umberto Maglioli, l’uomo ideale per le Madonie, come s’era già visto con la Lancia e la Porsche. Quale suo compagno era stato prescelto Nino Vaccarella, giovane astro nascente dell’automobilismo italiano. L’anno prima, al volante della Maserati 2000 “sorella minore”, aveva infilato una nutrita serie di vittorie in salita.

Aveva dimostrato un talento di guida che ricordava certi grandi stilisti del passato. In curva non si scomponeva mai e infilava le traiettorie sulla tangente con un tempismo perfetto. Inoltre era dotato di una gran memoria nel ricordarsi i percorsi di gara.

Nel corso della prove ufficiali di quella edizione della Targa, alla guida della bianco-azzurra Maserati Camoradi 2900, Vaccarella ottenne il secondo miglior tempo dopo quello primato di Jo Bonnier alla guida della Porsche RS/60 1660.

La prestazione del pilota palermitano fece sensazione negli ambienti della Ferrari e della Porsche, soprattutto perché guidava una macchina del tutto nuova per lui. Ma fece colpo anche fra gli sportivi che quel giorno erano disseminati lungo il percorso per assistere al passaggio del loro conterraneo. Vaccarella diventava ora il loro beniamino, entrava nei loro cuori per non uscirne più ......

Iniziava così il sesto giro ……….. Al termine del sesto giro il Professore Vaccarella era in testa con un vantaggio di 1’55’’ sulla Porsche di Graham Hill. Nel corso del settimo fu ancora più spedito e sicuro. Segno che ormai era padrone del veicolo come delle strade che conosceva a memoria. Alla conclusione del settimo giro aveva aumentato il vantaggio su Graham Hill portandolo a 3’12’’. Come se non bastasse, in quella occasione aveva compiuto anche il giro più veloce sfiorando la media record di 97 Km/h. La folla che lo sosteneva era impazzita di gioia .……. Intanto il Professore attaccava all’ottavo giro con la padronanza di un veterano. Ne era impressionato persino Giovanni Canestrini, che di piloti ne aveva visti tanti “nascere” e “crescere”.

Ormai, ai box e fra i tecnici si andava facendo strada la certezza che la coppia Maglioli/Vaccarella aveva la corsa in tasca. Dal canto suo, Umberto se ne stava seduto su una sdraio. Sembrava tranquillo, ma non doveva esserlo dentro di sé. Conosceva la Targa, ormai, e sapeva come all’ultimo fosse sempre tanto ammaliate quanto traditrice. Il colpo di scena era quasi proverbiale.

Nino, dal canto suo, in quel momento guidava sicuro e così tranquillo che nel mezzo del rombo assordante della sua macchina non s’accorse che un sasso aguzzo schizzato dalle ruote anteriori aveva colpito in pieno il grosso serbatoio della benzina, bucandolo. Il carburante fuoriuscì lasciando dietro di sé una lunga scia.

Ma Nino, inconsapevole, continuava la sua corsa. In quel momento, contava circa 4 minuti di vantaggio su Graham Hill. D’un tratto, avvertì i primi sintomi di carenza di carburante dagli scoppiettanti battiti del motore. Ebbe un sussulto al cuore, mentre gli ultimi rombi del motore si spegnevano cupamente nel silenzio della campagna. La macchina si arrestò sul ciglio della strada. Nino uscì di macchina in preda all’agitazione. Intanto, gruppi di spettatori accorsero attorniando la sua vettura. Lo riconobbero subito e qualcuno gridò. “E’ Nino, Ninuzzo nostro ! “ E furono in tanti a voler fare qualcosa, ma non sapevano cosa. Nino, dopo aver controllato la vettura, glielo fece comprendere: “Benzina ! ! Benzina ! ! Benzina, mi ci vuole benzina ! ! , gridò.

Furono diversi a muoversi, ma il più vicino di loro afferrò dei fiaschi di vino vuoti e corse verso la propria automobile parcheggiata poco lontano. Rimediò un tubo di gomma e con esso travasò il carburante dal serbatoio nei fiaschi. E subito, di corsa, li portò a Nino che, a sua volta, travasò il contenuto nel serbatoio della sua Maserati. Non era molto quel carburante ma, inconsciamente, sperava che bastasse per fargli raggiungere il box.

Rimontò in macchina e dette uno sguardo al suo orologio. Calcolò mentalmente che una ventina di minuti erano volati via inesorabili.. Ma non si disperò e ripartì deciso, mentre, applaudendolo, i suoi sostenitori gli gridavano a perdifiato “ Nino ! Nino ! “

La Maserati riprese la corsa con piglio deciso. Ma fatti pochi chilometri, quando già aveva raggiunto il Bivio di Caltavuturo, improvvisamente scivolò da un lato della strada cozzando contro la cunetta dal lato del parafango destro. Nino discese nuovamente dalla vettura e dandole uno sguardo malinconico, si rese conto che non era in condizioni di proseguire.

La vettura era inguidabile e la benzina colava dal serbatotio bucato. Altri spettatori, numerosi, accorsero e lo attorniarono pronti per aiutarlo. Ma lui fece un cenno di diniego, mentre si toglieva il casco posandolo sul seggiolino della Maserati e si sfilava i guanti pensoso. Gli spettatori lo guardarono sgomenti, comprendendo che per il loro beniamino la corsa era finita. Fissò lo sguardo lontano pensando alla vittoria che gli era sfuggita di mano per così poco. Il bel sogno era svanito. Ma la Targa era anche questo, gioie e dolori. Bisognava accettarla.

Ormai l’ottavo giro era finito. Alle tribune ed ai box l’ansietà per l’arrivo di Vaccarella si faceva acuta. Ma ecco, d’un tratto, la lamentosa voce dello speaker comunicare che la Maserati numero duecento era ferma al bivio di Caltavuturo e che non poteva più ripartire.

La folla s’ammutolì e un brusio di voci sommesse seguì malinconico e struggente. Al box della Camoradi l’avvilimento di Maglioli e Bertocchi fù composto. Nessuna colpa da addebitare a Nino. Era andata come era andata. Bertocchi disse: “Questa è la Targa ! Sino all’ultimo ti fa soffrire. Quanto meno te l’aspetti cè sempre puntuale la sorpresa”.

Al box della Porsche tirarono un sospiro di sollievo, ma senza esultare. Anche lì c’era compostezza nell’accogliere il risultato dell’evento. Uno di loro disse : “Vaccarella meritava la vittoria. Peccato !“ e non c’era ipocrisia nel tono della sua voce ... “.

“stralcio da “La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi ( 1989 )

La foto che proponiamo è una immagine amatoriale, e per tale motivo inedita. Raffigura la protagonista del racconto, la Maserati Birdcage n.200 di Vaccarella/Maglioli ; la foto è stata scattata in quel lontano 1960 dall’Amico di Targa Florio, Franco Cortellini. E’ un piacere per noi che il Suo documento sia presente nel nostro sito. Grazie, Franco.

 

Targa Florio 1960 ..... Allora ero davvero un piccolo bambino.

Targa Florio 1960 ..... Allora ero davvero un piccolo bambino.

Franco - Lui toscano verace della contadina "Val di Chiana" - aveva già da qualche anno abbandonato la Sua natìa Castiglion Fiorentino, prendendo in moglie una siciliana.Alla fine era diventato un po´siciliano anche Lui. C´era la Targa Florio, in Sicilia. Una gara che gli ricordava certi luoghi, certe sportive gesta eroiche di quelle Mille Miglia da Lui tante volte ammirate, da ragazzo, nei suoi luoghi d´origine. Le favole di bambino che Lui mi raccontava erano proprio quelle delle Sue "Mille Miglia". Mi prese per mano e mi portò, per la prima volta nella mia ancora giovanissima vita, sui luoghi di Targa. Ero estasiato da quella avventura. Quel giorno non c´era affatto bel tempo, a tratti piovigginava ; incredibilmente ricordo ancora quegli avventurosi sinuosi "percorsi" sui campi di carciofi, oltre Floriopoli, verso Cerda. Fango ovunque, malamente "esportato" da tutti noi - con le scarpe - dai campi sulla strada, continuamente attraversata da una parte all´altra. Porto ancora con me "schegge confuse" di tesaurizzata memoria ..... a tratti ... come una pellicola di film malamente interrotta, a spezzoni tra loro distinti.Franco non c´è più. Dopo qualche anno dalla Sua per me dolorosa partenza ho ricevuto tra le mani - da chi mi vuol bene - alcune Sue foto che stavano quasi per andar perse.Lui, nell´occasione, era il fotografo ; io sarò stato da qualche parte, ma sicuramente alle Sue spalle ; "protetto" dal Suo statuario fisico. La foto pubblicata riguarda la Targa Florio del 1960.Quella e' la Porsche 718 RS60 Spyder n.160 di Edgar Barth e Graham Hill (Porsche KG) ; dietro di lei la Osca S1100 n.74 di Ada Pace e Giancarlo Castellina (Ninenteen Racing Club)
La foto è di Franco Cortellini. La strada è visibilmente umida, sporca come Ve la ho raccontata. Pensate, una copia di quella medesima foto è agli atti documentali dell´Archivio Storico della Porsche di Stoccarda, che la ha ricevuta nel 2008 dalla lontana Palermo, la ha gradita, classificandola e titolandola - con teutonica precisione - con tanto di nome e cognome dell´autore. Per me - e per mio fratello Ernesto - una enorme personale soddisfazione.

Le piccole memorie di bambino che avete letto - datate 1960 - sono dedicate a Lui, Franco.

Carmelo ed Ernesto Oliva

Targa Florio 1960 ..... quella Ferrari “accartocciata" .....

Targa Florio 1960 ..... quella Ferrari “accartocciata" .....

.... Quando la corsa prese il via, ad attaccare immediatamente fu Bonnier, secondo un piano prestabilito. La sua Porsche, stabilissima, non scartava di un millesimo sulle strade ghiaiose. Ma anche Maglioli, che si mise a seguirlo quatto quatto, non fù da meno. Grazie alla sua guida puntigliosa ed ordinata la grossa Maserati aderiva alla strada quanto la Porsche. E dire che era più faticosa e impegnativa di quest’ultima. Perciò, Bonnier viaggiava più rilassato e sereno.

Alla fine del primo giro, lo svedese era al comando della corsa, seguìto da Maglioli. Dietro di loro era Gendebien che faceva meno fatica a guidare ora la Porsche, rispetto alla Ferrari dell’anno prima. In quarta posizione marciava la Ferrari di Allison. Però, Cliff faceva fatica a dominarla in curva, e si vedeva. Von Trips, invece, non si risparmiava affatto con la sua 2800. Guidava rischiando oltre il limite. Anche troppo, e al punto che arrivò “lungo” su un’ingannevole curva a “S”. Si sentì improvvisamente la macchina scivolare come sul sapone e si trovò davanti ad un solido muretto. Cercò di evitarlo controsterzando, ma non vi riuscì del tutto. La Ferrari urtò con violenza il frontale destro in corrispondenza del faro e del parafango. Il pilota non accusò alcun danno personale, però il parafango si accartocciò come una scatola di sardine. “Taffy” scese di macchina con un tuffo al cuore. Rilevò il colpo, ma non si scoraggiò. Provò a sterzare il volante da una parte e dall’altra e notò con sollievo che ci riusciva agevolmente. La sua Ferrari, malgrado il violento urto, dunque, era guidabile. Si fece aiutare da alcuni spettatori volontari che si diedero un gran da fare per lui e, montato a bordo, ripartì a spinta. In un primo momento sentì brontolare cupamente il motore della sua Ferrari, ma poi prese a rombare normalmente e sentì che la macchina tornava in forma. Era in perdita di almeno sette-otto minuti. Così si scatenò da par suo. Nei due giri successivi recuperò appieno i minuti in perdita e superò i compagni di squadra, incollandosi dietro a Gendebien .......”

(“La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989)

Questo il racconto di quella “accartocciata” .... e se andate a guardare bene la foto che proponiamo potrete ammirare esattamente quella Ferrari Dino 246S n.194 di Von Trips e P.Hill come arrivò a Floriopoli a conclusione di quel giro col “botto” ; la Dino sta sul cavalletto anteriore basculante perchè possano essere effettuate le riparazioni del caso. I meccanici sono in agitazione. Noterete i danni sull’anteriore destro ; una attenta visione dell’immagine consente di percepire che il meccanico - quello chino e vicino alla fiancata - sta raccogliendo da terra il mitico “gallettone” Borrani “a tre alette”, per fissare la ruota - ancora libera - al mozzo. A terra si nota il martello, di norma utilizzato per serrare il “gallettone” ....... ma noi siamo certi che quell’attrezzo sarà stato più volte utilizzato per dare martellate alla carrozzeria, con lo scopo per ricostruire un minimo della forma originaria ........

Von Trips non è inquadrato ..... il pilota lì visibile è P. Hill ; pare impegnato a sistemare qualcosa dentro l’abitacolo, prima di salire in macchina, per il suo turno di guida.

Quella bellissima Ferrari Dino 246S n.194 finirà seconda assoluta, dietro la vincente Porsche 718 RS60 n.184 di Jo Bonnier e Hans Herrmann.

Altri tempi ... altre gare .... altri uomini ...... altro automobilismo

 

Targa Florio 1960 : I giovanissimi fratelli Rodriguez …..

Targa Florio 1960 : I giovanissimi fratelli Rodriguez …..

Quell'anno - era il 1960 - la corsa era in programma per l'8 maggio ed era valida, come sempre, per il Campionato Mondiale Marche. Dopo le famose polemiche per «l'eccesso di distanza», la CSI della FIA aveva approvato la riduzione della gara a dieci giri, pari a 720 chilometri.

La Ferrari, vogliosa di rivincita, si presentò con ben quattro macchine diverse. Una era con il ponte posteriore rigido, pesava 620 kg. e montava un motore di 2417 cm3. Un'altra era una 2800 cm3 di 250 CV e con telaio a quattro ruote indipendenti. La terza era la solita Testa Rossa a 12 cilindri di 3 litri in versione 1960 con treno posteriore De Dion. La quarta, una macchina, del tutto nuova, più leggera e più corta delle altre e a quattro ruote indipendenti.

Infine, la quinta vettura - iscritta dalla “N.A.R.T. - North American Racing Team” ma assistita dalla Casa - era la Dino 196S 12 cilindri dei giovanissimi fratelli messicani Pedro e Ricardo Rodriguez.

I due terribili Rodriguez strapazzarono quella Dino arrivando al traguardo dopo urti, recuperi e rallentamenti per guai meccanici conquistando, alla fine, un miracoloso 7° posto.

Ricardo aveva appena 18 anni …… Pedro 20.
“ …… Vi sono ricordi che non ti lasciano mai, vi sono persone che non si dimenticano mai ! ! Sono passati tanti anni, ma la Targa Florio è rimasta nel cuore, bella come il primo amore. La Targa per noi Siciliani cominciava il giorno dopo e durava un intero anno di attesa.

Non riesco proprio a dimenticarla, così come non dimentico la prima volta alla Targa dei due fratelli Rodriguez; la loro Ferrari sport 2000 rimaneva più in aria che a terra, la macchina andava in tutte le direzioni, mai diritta. Era uno spettacolo pazzesco: più che in una gara di mille chilometri su strada i due fratelli sembravano impegnati a cavalcare quella Ferrari come fosse un toro impazzito in un rodeo ! Nel cuore dei Siciliani, nella patria della Targa Florio ..... quì, dove le gare di automobili hanno fatto la storia, c'è posto solo per pochissimi piloti: tra quei pochissimi, certamente meno di dieci, ci sono i fratelli Rodriguez …. “.

Abbiamo l’impressione che qualche “Amico” si riconoscerà in questo ultimo scritto.

La foto, bellissima, è stata donata al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio dall’Amico Piero Pucci di Benisichi - Palermo, che ringraziamo. In una splendida Floriopoli, con alla guida il diciottenne Ricardo Rodriguez, quella Dino prende l’avvio di quella Targa Florio 1960.

Targa Florio 1961 ... Vaccarella corre ancora per la “Serenissima” ...

Targa Florio 1961 ... Vaccarella corre ancora per la “Serenissima” ...

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Nel 1961 ci fù la mia quarta partecipazione con la Scuderia “Serenissima”, ed in particolare con una Maserati 2890 con motore posteriore - era una Tipo 63 (telaio LWB 008) - in coppia con il francese Trintignant. Nonostante il mezzo non competitivo riuscii a piazzarmi quarto assoluto a ridosso delle Ferrari e delle Porsche. Le mie partecipazioni alla Targa, man mano che aumentavano, diventavano sempre più interessanti e così mi accorsi di essere diventato il beniamino degli sportivi siciliani che mi seguivano con grande interesse e passione ... “

(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 5 maggio 1970)

Nella foto proposta potete ammirare la particolare livrea della Maserati Tipo 63 n.152 di Nino Vaccarella e Maurice Trintignant. La foto, assolutamente inedita, è un regalo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte di due nostri Amici, i fratelli Santi e “Toti” Sutera. Per questo li ringraziamo.

Targa Florio 1961 ..... la “vignetta” di Quattroruote .....

Targa Florio 1961 ..... la “vignetta” di Quattroruote .....

E’ davvero comica e particolare la vignetta di Quattroruote del Giugno 1961, inserita all’interno del servizio sulla Targa Florio 1961. La Posche n.136 di Moss, in testa all’ultimo giro, si ferma per la rottura del differenziale .... passa la Ferrari n.152 di Von Trips / Gendebien ed il pilota “Ferrari” altra il braccio e fà “le corna” ..... Davvero irrituale .... questa tagliente ironia .... per l’“istituzionale” Quattroruote. 

Targa Florio 1961 ... come perdere la gara a soli 7 chilometri dalla fine .....

Targa Florio 1961 ... come perdere la gara a soli 7 chilometri dalla fine .....

L’immagine che vi proponiamo non ha come protagonista il “vincente” di quella Targa Florio del 1961, bensì il “perdente”. Infatti, eccolo lì, Stirling Moss, a Floriopoli, durante le prove. Sembra quasi che stia prendendo “le misure” alla sua Porsche 718 RS61 n.136, telaio 044. Il campione inglese, quindi, ritorna in Sicilia con la vettura tedesca ; non aveva dimenticato il successo del 1955 con la Mercedes, ma neanche le amarezze che la Targa gli aveva riservato dopo.

Questo il sintetico racconto della gara da “Il romanzo della Targa Florio” di A.F.Bradley (1965) :

“” .... A Sebring, prima prova del “Mondiale Marche”, le Ferrari avevano creato il vuoto alle loro spalle - quattro vetture nelle prime quattro posizioni della classifica ufficiale - lasciando alla Porsche i due miseri punti del quinto posto.

Alla vigilia della Targa Florio era quindi lecito supporre che le vetture di Maranello sarebbero state finalmente in grado di battere nettamente le vetture tedesche anche in una gara, come quella siciliana, che sembrava da tempo fin troppo congeniale alla Porsche. Battaglia grossa, dunque .....

Tre le vetture della Scuderia di Maranello : due 2400 cc. a motore posteriore per P.Hill/Gendebien e Von Trips/Ginther ed una 12 cilindri a motore anteriore affidata a Mairesse/R.Rodriguez. Tre anche le Porsche : due 2000 cc. destinate a Moss/G.Hill e Bonnier/Gurney ; una 1700 cc. per Herrmann/Barth.

Al primo giro era in testa Moss, seguito dal compagno di scuderia Bonnier, dalla Ferrari di Von Trips e dalla Maserati di Vaccarella. Questa situazione perdurava per altri quattro giri durante i quali Moss abbassava il record sul giro portandolo sul tempo di 40’58’’. Al terzo giro abbandonava la Ferrari di Mairesse/R.Rodriguez. Alla quinta tornata, dopo il cambio di guida, la Ferrari di Gendebien riusciva a portarsi al comando davanti alle Porsche di G.Hill, di Bonnier, di Herrmann ed alla Maserati di Vaccarella.

Il Direttore Sportivo della Porsche, Von Hanstein, decideva di sostituire G.Hill con Moss. Dopo un inseguimento magnifico - nuovo recordo sul giro con 40’41’’- il campione britannico riprendeva il comando portandosi in vantaggio di oltre 1 minuto sulla Ferrari di Von Trips/Gendebien. Quando ormai pareva sicuro che le maneggevoli vetture di Stoccarda avrebbero battuto ancora una volta le più potenti Ferrari, colpo di scena. Durante l’ultimo giro, a soli sette chilometri dall’arrivo, la Porsche di Moss si ritirava per la rottura della trasmissione. Era quindi la Ferrari di Von Trips/Gendebien a tagliare per prima il traguardo, precedendo nell’ordine le due Porsche di Bonnier/Gurney ed Herrmann/Barth e la Maserati di Vaccarella/Trintignant .... “”

I cronisti del tempo annotarono questa battuta di G. Hill, in quella Targa 1961 : “Qui c’è sempre da imparare ! Una Targa Florio vale tanti Gran Prix ... “

Targa Florio 1962 .... Vaccarella con quella Porsche senza freni ....

Targa Florio 1962 .... Vaccarella con quella Porsche senza freni ....

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Partecipai in Targa, per la quinta volta nel 1962, in coppia con lo svedese Jo Bonnier e purtroppo questa nuova macchina - era la Porsche 718 GTR n.108 che montava per la prima volta i freni a disco - ci diede parecchi fastidi appunto per l’inesistente funzionamento di questi e fui costretto a fare nove giri senza freni ed a conquistare un onorevolissimo terzo posto assoluto ...”
(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)
Nella foto proposta: quella Porsche 718 GTR n.108 affidata a Nino Vaccarella e Jo Bonnier (Scuderia SSS Repubblica di V.), in un contesto ambientale che ci fà capire come mai gli “stranieri”, parlando di Targa Florio, utilizzassero espressioni del tipo “Mountain Legend”. La foto - bellissima - è un regalo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, ed è tratta dall’Archivio personale dell’Amico Piero Pucci di Benisichi, Palermo, che ringraziamo.

Targa Florio 1962 … quella Ferrari 250 GT con “Sayonara” alla guida …

Targa Florio 1962 … quella Ferrari 250 GT con “Sayonara” alla guida …

“ ….. Ada Pace - meglio conosciuta come “Sayonara” (Torino, 16 febbraio 1924) - è una ex pilota automobilistica e motociclistica italiana. Nel 1950 inizia a partecipare a qualche gara automobilistica, con la scarsa incisività dovuta alla poca esperienza e, soprattutto, alla mancanza di mezzi competitivi.
Il 21 aprile 1951, si presenta alla partenza della " Torino-San Remo” alla guida di una anzianotta, ma finalmente competitiva, "Fiat 1500 6C”. Vince contro ogni pronostico, gettando nel panico gli organizzatori e, nondimeno, la propria la famiglia. La direzione di gara non sa come accogliere una vincitrice donna, eventualità non prevista dal regolamento, mentre i genitori sono restii, secondo la rigida moralità dell'epoca, ad inviare la figlia nubile in quella bolgia di corridori, meccanici, giornalisti e fotografi.
La questione viene risolta "all'italiana": la direzione di gara accoglie la vincitrice con un mazzo di fiori, mentre a bordo dell'automobile con cui la Pace raggiunge il podio, come da protocollo, siede impettita la madre, dotata di borsetta sulle ginocchia ed espressione vigile "d'ordinanza". Probabilmente, l'unico caso di "premiazione sotto scorta" che la storia dell'automobilismo ricordi.
Gara dopo gara, Ada Pace diviene una "testa di serie" dalla quale i colleghi maschi, passato il momento di sorpresa, male sopportano d'essere battuti.
Ogni volta che la "corridrice" (come si diceva al tempo) si affacciava sul podio, veniva regolarmente sommersa dai "reclami ufficiali" dei piloti giunti alle sue spalle. La consuetudine venne interrotta alla gara del Circuito di Lumezzane del 1957 dal commissario tecnico Renzo Castagneto (patron della Mille Miglia) che, all'ennesimo reclamo, decise di sottoporre alle verifiche anche le automobili dei reclamanti, giunti secondo e terzo. Il veicolo della Pace risultò regolare, mentre gli altri due vennero squalificati.
Al Circuito di Modena, dove vinse, non vennero presentati reclami, ma il secondo ed il terzo classificati disertarono l'importante premiazione, rifiutandosi di salire sul podio in posizioni inferiori a quella di una donna.

In verità, occorre dire che Ada Pace, nonostante l'aspetto pacioso e sorridente, non si faceva pregare nel "rendere pan per focaccia" ai colleghi maschi: spesso metteva la scritta "Sayonara" (in lingua giapponese "arrivederci" ) al posto della targa posteriore, tanto per far capire al sorpassato di turno che si sarebbero rivisti solo a fine gara.
In breve tempo, "Sayonara" fu il soprannome con cui tutti la chiamavano nell'ambiente delle corse e la Pace lo utilizzò anche come pseudonimo per l'iscrizione alle gare; possibilità all'epoca concessa dal regolamento.
Ad esempio, è nella corsa in salita Aosta-Pila del 1959 che si iscrive e partecipa alla gara d'apertura come “Sayonara” a bordo di una " Alfa Romeo Giulietta Sprint", per poi tornare al parco chiuso (sfruttando una carrucola a cremagliera per il trasporto della legna) e ripartire, come Ada Pace, a bordo di una "Osca 1100 Sport", vincendo la gara e stabilendo il nuovo record del tracciato.

Poco a poco, le doti di “Sayonara” vengono conosciute ed apprezzate. Divengono suoi estimatori molti "mostri sacri" dell'automobilismo; Elio Zagato, Enzo Ferrari, Piero Taruffi e i fratelli Maserati, solo per citare alcuni "pezzi da novanta".
Nel 1959, Ada Pace vince la Trieste-Opicina e, nel 1960, la “Targa Florio” (categoria 1100 sport), a bordo di un' Osca-Maserati. L'anno seguente, viene ingaggiata dalla “Squadra del Portello” " e partecipa, con le "Giulietta SZ" ufficiali, a numerose gare.  È in una di queste, alla "12 ore di Monza" del 1961, che le occorre l'incidente più spettacolare della carriera, dal quale si può capire la grinta del personaggio.
Mentre sul circuito brianzolo si accinge ad impostare la "grande curva" successiva al rettilineo, sul filo dei 200 km/h, la coppia conica della sua "Giulietta" cede improvvisamente, provocando il decollo della vettura con disastrosa ricaduta a ruote in aria. La situazione è drammatica, vista la lontananza dei soccorsi, la vettura capovolta, il tetto schiacciato, le portiere bloccate e la benzina che filtra abbondantemente nell'abitacolo. “Sayonara”, però, non è tipo da perdersi d'animo e, dopo aver guadagnato il sedile posteriore, sfonda il lunotto con un colpo di gomito. Fuoriesce dal veicolo e si mette a correre per raggiungere il riparo; appena in tempo per vedere il fuoco divampare ... “.

( http://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Pace )

Nella foto: una davvero rarissima immagine della splendida Ferrari 250 GT n.90 alla Targa Florio del 1962; Ada Pace la condusse condividendola, ma soltanto per le prove, con il siciliano Tino Todaro. Nella lista degli iscritti ufficiali di quell’anno si legge ancora : “Signorina” Ada Pace - Nino Todaro; veramente incredibile, ma è la pura e semplice verità.

Targa Florio 1963 .... questo il pensiero “tecnico” di Quattroruote ...

Targa Florio 1963 .... questo il pensiero “tecnico” di Quattroruote ...

Quanto noi, fondatori dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, abbiamo avviato le attività per la creazione di questo sito, ci siamo prefissi di realizzare, in piccolo, qualcosa che non fosse soltanto un asettico ed ordinato contenitore di immagini; la cosa più importante, per noi, è quella di “raccontare” la Targa Florio; “raccontare” o per rinverdire le memorie di chi ha avuto la fortuna di esserci .... o per far conoscere qualcosa di Targa Florio a chi, magari, non ne ha mai viste.

Bene, quella che proponiamo è una “disamina tecnica”, sulla Targa Florio 1963, tratta da un articolo di Quattroruote del Giugno 1963. E’ una bellezza.

“... Alla Targa Florio le qualità di maneggevolezza, le sospensioni e le resistenze strutturali delle vetture contano assai più della potenza e persino delle qualità di tenuta di strada alle grandi velocità: su questo circuito una macchina “2 litri” di cilindrata può lottare alla pari con un modello di “3 litri”, od anche di cilindrata maggiore. Di ciò i concorrenti sono stati quest’anno più consapevoli che mai, specialmente Scarfiotti che non aveva nascosto, prima della gara, il suo desideio di pilotare la Ferrari “2 litri” a 6 cilindri, la cui potenza non supera i 200 CV, piuttosto che una delle due “3 litri” a 12 cilindri, che sviluppano più di 300 CV, ma che, per le loro maggiori dimensioni, sono meno manovrabili lungo le tortuosità del circuito, ove l’aderenza è costantemente compromessa dalle ondulazioni del terreno, dalle innumerevoli “schiene d’asino” e dalle sommarie riparazioni del manto stradale, danneggiato da un inverno particolarmente rigido. I frequenti cambiamenti del manto stradale, dovuti a riparazioni parziali della strada, il pietrisco in diversi punti, in seguito alle affrettate riparazioni eseguite negli ultimi giorni precedenti la corsa, e la superfice scivolosa lungo quasi tutto il tracciato, a causa delle recenti piogge, facevano l’aderenza simile a quella di una strada ricoperta di ghiaccio, e rendevano la guida di una vettura potente eccezionalmente delicata e difficile.

E’ per questo che, indipendentemente anche alle condizioni atmosferiche, la potenza di una “3 litri” Ferrari non poteva essere certo utilizzata che sul rettifilo di 5 chilometri, per poi venire inficiata dalla minore manegevolezza nella parte montagnosa del circuito, e cioè per più di 65 chilometri. I piloti delle “3 litri” Ferrari a motore posteriore, lamentavano inoltre che, malgrado gli sforzi della Casa di adattare il 12 cilindri alle peculiari caratteristiche del circuito, non erano stati adottati alberi a camme e carburatori idonei ad ottenere una migliore coppia ai medi regimi, anche a detrimento della potenza massima, di modo che essi furono costretti ad effettuare continui cambiamenti di marcia per mantenere il regime al di sopra dei 5.000 giri/minuto.

Tutte le Ferrari erano equipaggiate con un cambio a 5 velocità, con quattro rapporti corti e ravvicinati, per la parte montagnosa, ed una quinta marcia lunga, per il tratto rettilineo. L’uscita di strada di Surtees, quando egli riprese il volante della vettura di testa, sino ad allora condotta da Mike Parkes, conferma la difficoltà di guidare una simile vettura sul circuito siciliano, mentre il fatto che Scarfiotti abbia dominato la corsa per due giri con un’altra “3 litri”, prova semplicemente che egli è attualmente, con Willy Mairesse, il miglior pilota per questo genere di gare ...”

Insomma .... per come la pensiamo noi .... in quel 1963 ... Surtees esattamente come Ickx alla Targa Florio del 1973 ...

L’immagine proposta, con relativo commento, ritrae le due finali contendenti per la vittoria : la Porsche 718 GTR n.160 e la Ferrari Dino 196SP n.190.

Targa Florio 1963 ..... così quella Ferrari Dino 196SP perse la gara .....

Targa Florio 1963 ..... così quella Ferrari Dino 196SP perse la gara .....

“ ...... La situazione sembrava molto favorevole alla Porsche, che aveva una macchina in prima posizione, quella di Bonnier ed Abate, un’altra in terza posizione, pilotata da Maglioli e Baghetti, ed infine, in quarta posizione, la Carrera di Barth - Linge. Il solo pericolo possibile poteva giungere dalla Ferrari 2 litri, al cui volante stava per tornare Scarfiotti, ben deciso a colmare lo svantaggio, di una ventina di secondi, rispetto alla vettura di testa. L’italiano riprese effettivamente il comando; poi, due giri prima del termine, si fermò per lasciare nuovamente la guida della vettura a Mairesse; bastò ciò per perdere ancora il comando della corsa.

Mairesse riuscì, però, in un solo giro, a colmare largamente il distacco ed a passare con circa 50 secondi di vantaggio sulla Porsche, al momento di iniziare l’ultimo giro di 72 chilometri. Siccome le partenze erano state date con distacchi di 30 secondi, il leader della classifica veniva effettivamente a trovarsi a poco più di 5 minuti dalla vettura tedesca.
Questo scarto doveva risultare fatale alla Ferrari, poichè, praticamente, quando con Bonnier al volante, la Porsche terminò il suo decimo ed ultimo giro, una pioggia torrenziale si abbattè sul circuito. In quel momento Mairesse aveva ancora una buona dozzina di chilometri da percorrere e non potè, a causa del temporale, completare il giro a una velocità sufficiente per poter conservare il piccolo vantaggio.
Non soltanto la pioggia era tanto violenta, ma anche la visibilità venne quasi a mancare, ma, come dicemmo prima, il tratto di strada sul quale si trovava era proprio quello che, sotto la pioggia, diveniva scivoloso come ghiaccio. Nella foga di non lasciarsi sfuggire la vittoria che già teneva in mano, il pilota si mise di traverso in una curva che, a causa del tempo cattivo, avrebbe dovuto essere affontata ad una velocità di non più di 40 km/h.
Essendo la strada assai stretta, la coda della sua vettura urtò una spalletta laterale ed il cofano, deformatosi, si aprì e rese la vettura così instabile da impedirgli di sviluppare tutta la sua velocità in rettilineo. Così, con un vantaggio di pochissimi secondi, Bonnier ed Abate ripagarono la Porsche delle sfortune di due anni addietro, quando la vettura di Moss e Bonnier, che era in testa, si guastò irrimediabilmente a soli 7 chilometri dal traguardo ... “.

(“Quattroruote” - cronaca di Paul Frère - giugno 1963 )

L’immagine proposta è una delle tante immagini “cult” dell’epopea moderna della Targa Florio, con quella Ferrari Dino 196S che taglia - in quel modo incredibile - il traguardo di Floriopoli, seconda per soli pochi secondi. Prima sarà la Porsche 718 GTR di Bonnier - Abate (6:55:45,100) - seconda la Ferrari di Bandini - Scarfiotti - Mairesse (6:55:57,00). Una cosa veramente da non credere, dopo una gara lunga e massacrante come la Targa Florio. Quelli che sono oggi “vecchi” e che stavano lì a Floriopoli, o lungo gli ultimi chilometri di Mairesse in quello sfortunato ultimo giro, raccontano ancora ai “giovani” che - nonostante la strada ancora bagnata per la pioggia - da quel posteriore di quella Ferrari, con quel cofano posteriore aperto come fosse una vera a propria penalizzane “vela” all’incontrario, .... uscivano cupi e metallici suoni e schizzavano scintille ... come fosse fuoco .....

Targa Florio 1963 nel ricordo di Gianni Bulgari

Targa Florio 1963 nel ricordo di Gianni Bulgari

Da una intervista a Gianni Bulgari :

“” ..... Fu un amore a prima vista. Era la Targa Florio del 1962 ed uno dei primi esemplari di Ferrari GTO correva con Giorgio Scarlatti e Piero Ferraro che ne era il proprietario. Dopo la gara in cui ottenne un brillane 4° posto, 1^ di categoria Gran Turismo, la provai brevemente.

Il suo colore inusuale, marrone testa di moro, ne accentuava la sua già forte connotazione “guerresca”. In contrasto con il timore reverenziale che incutevano sia in suo aspetto che le sue prestazioni, era una vettura straordinariamente docile da guidare. Avevo avuto prima una Berlinetta 250 GT passocorto da competizione, dalla guida molto impegnativa, ed al suo confronto la GTO mi sembrò una bicicletta. La sua grande potenza e la sua trazione quasi perfetta per una vettura convenzionale a ponte posteriore rigido erano gli ingredienti ideali per la tecnica di guida a derapaggio controllato sulle quattro ruote, caratteristica delle vetture da corsa di quell’epoca. Ne acquistai un esemplare nel 1963 da Lualdi , credo fosse il numero 3413, e dopo pochi giorni partecipai alla Targa Florio. Il mio compagno di guida era Maurizio Grana, pilota veloce e sicuro, con cui avevo in precedenza diviso la guida in corse di durata. Per la prima volta correvamo con una vettura così impegnativa ed i nostri diretti concorrenti erano la coppia Scarlatti, arrivato 4° assoluto - 1° cat. G.T. - nell’anno precedente, e Juan Manuel Bordeu, un giovane pilota argentino allievo di Fangio. Alla partenza scommisi con Scarlatti che se li avessimo battuti gli avrei regalato l’orologio che avevo al polso e che lui aveva molto ammirato. Vinse l’orologio ma perse la corsa. A due giri dalla fine eravamo terzi assoluti e primi nella categoria Gran Turismo quando cominciò a piovere e la Porsche, mi sembra, di Barth e Linge ci passò davanti ... “

”Lo “spunto” del racconto del noto gioelliere Gianni Bulgari, allora gentleman driver, è stata quella “guerresca” Ferrari GTO marrone testa di moro ( con tettuccio dipinto bianco - aggiungiamo noi- nel tentativo di attenuare, in zona abitacolo, le conseguenze del cocente sole di Sicilia ).

Il “focus” fotografico che Vi abbiamo proposto è esattamente su quella “guerresca” Ferrari GTO n.86 di Scarlatti / Ferraro marrone testa di moro con tettuccio bianco ; è un dono dell’ “Amico di Targa Florio” Piero Pucci di Benisichi - Palermo, che per tale motivo ringraziamo.

Targa Florio 1963 …quella Jaguar “E type” non era per nulla “normale” ……

Targa Florio 1963 …quella Jaguar “E type” non era per nulla “normale” ……

Questo ci ha confidato l’Amico di Targa Florio Dr. Clemente Ravetto con una Sua preziosissima personale lettera del 15 aprile 2009 :

“ …. La Jaguar E con cui disputai la Targa Florio del 1963 insieme a Dodo Baggio era di colore rosso corsa; si trattava, per vero, di una vettura sperimentale, base di quella che poco dopo fù realizzata come Type E “L.W.” ( Light Weight) ; era quindi non del tutto regolare perché il motore - un 6 cilindri 3700 cc. - aveva una lubrificazione a carter secco, la pressione del carburante a valori iperbolici, la carrozzeria al 70% in alluminio e l’altezza dal suolo inferiore per 3 cm. da quella minima prevista dalla regola, tant’è che, unico dato accertabile in sede di verifiche pre-gara, ciò venne alla luce non avendo la vettura superato lo strumento di controllo, consistente in una barra tenuta da due cavalletti, problema risolto grazie alla inventiva del meccanico di mia fiducia, il noto Gino Alterio, che suggerì a quelli inglesi di gonfiare gli pneumatici a ben 3 atm.. Il misuratore venne così superato ! …”

Il Dr. Ravetto, con quella Sua lettera, svelò una serie quasi infinita di curiosità, oltre a raccontarci la chicca di quell’italianissima idea della pressione alle stelle per gli pneumatici. Fra l’altro, in tutta onestà, ci eravamo sempre chiesti come mai un gentleman driver di livello come il Dr. Ravetto avesse potuto decidersi a correre in Targa con una E Type, vettura notoriamente pesante, con assetti per nulla corsaioli e quindi poco “adatta” alle caratteristiche della Targa Florio ….

Nella foto : alla Targa Florio 1963 quella Jaguar alle prese con le strade di Targa.

Maggio 2012 (In ricordo di Clemente Ravetto)

Targa Florio 1964 - allo start la tensione sale ….

Targa Florio 1964 - allo start la tensione sale ….

Una bellissima immagine. Due Cobra - la n.142 e la n.146 - sono pronte per l’inizio della battaglia sulle impegnative strade di Targa. Sono immagini che evocano - per noi appassionati di Targa quali siamo - i ricordi della nostra gioventù. La Targa era una gara unica nel suo genere

Targa Florio 1964 - Dan Gurney aspetta di iniziare le prove ….

Targa Florio 1964 - Dan Gurney aspetta di iniziare le prove ….

Targa Florio 1964 - Floriopoli ; Dan Gurney, appoggiato alla Shelby Cobra (CSX2323) n.146, aspetta il suo turno di prove. Quella Cobra la dividerà con Allen Grant. Sarà la Cobra che realizzerà il miglior risultato, in quella Targa, ( 8^ assoluta - 1^ della classe GT+3.0).

Vicine alla Cobra la Lancia Flaminia n.106 di Antonio Scimone e Luigi Randazzo e la Alfa Romeo SZ n.22 di Gregorio Garzone e Antonio Petruzzi.

Targa Florio 1964 - sullo start di Floriopoli ….

Targa Florio 1964 - sullo start di Floriopoli ….

La Shelby Cobra n.142 è pronta per la partenza. Sulla foto le indicazioni si riferiscono a Phil Hill, a John Ohlsen ( con la mano sul roll bar ), Bob Bondurant, Innes Ireland, Joe Bonnier e la moglie Marianne.

Targa Florio 1964 ... e fù la - imprevista - volta di Pucci - Davis ...

Targa Florio 1964 ... e fù la - imprevista - volta di Pucci - Davis ...

“ ...Targa Florio senza Ferrari ufficiali in gara e con le Porsche “uber alles” sul tracciato delle Madonie. Un epilogo scontato, come volevano le previsioni. Le vetture tedesche hanno dominato letteralmente il campo dei sessantaquattro partenti. Dieci macchine il Barone Von Hanstein aveva iscritto alla corsa e quattro le ritroviamo nei primi dieci posti di classifica ; due addirittura nei primi due posti. 

Dunque dittatura su tutta la linea e per di più con vetture Gran Turismo; eccezionali indubbiamente, perfette come tenuta di strada e rendimento, un felice connubbio di stabilità e di assetto, con innegabili capacità velocistiche. Ma quel che più è apparso sorprendente riguarda i nomi dei piloti che coi piccoli bolidi argentati sono venuti alla piena ribalta. Non già col barbuto svedese Jo Bonnier, campione di grido anche in F1, oppure con Maglioli o col campione europeo della montagna Barth, bensì con quattro bravi e semplici conduttori che hanno decretato il trionfo delle 904 di Stoccarda. E’ stata una recitazione meccanica di grande prestigio quella della Porsche 904, di fresca presentazione, affidata ad un equipaggio che i pronostici della vigilia includevano soltanto nel ruolo di comprimari. 

Perchè la 48^ Targa Florio ha concesso la gloria e la consacrazione a quattro piloti non certo ancora reputati come assi : Antonio Pucci e Colin Davis vincitori e Gianni Balzarini ed Herbet Linge secondi a 12’22’’. Quattro personaggi che il palcoscenico della corsa siciliana ha fatto ampiamente conoscere agli spettatori. Ed anche apprezzare per il meritorio comportamento in una delle corse più dure del mondo. Cè stato quindi anche il profeta in patria : il siciliano Pucci, nobiluomo del luogo, che accarezzava da tempo il caldo abbraccio della folla isolana. Quanto a Colin Davis si poteva reputare cittadino d’adozione, perchè residente nell’isola da un decennio. 

Quindi i due protagonisti conoscevano palmo a palmo la sinuosa ed erta strada che portava al traguardo della Florio. Addirittura Pucci “camminava” sulla terra di sua proprietà, su vasti appezzamenti circostanti le colline delle Madonie, dove solitamente trascorre il week-end settimanale. Indubbiamente la conoscenza dei settantadue chilometri di asfalto con l’ubriacante serie di curve, la discese veloci e traditrici, i tratti particolarmente infidi sormontati da cunette, ha influito sul risultato ; ma ciò non toglie nulla all’affermazione di Pucci - Davis, che praticamente non hanno avuto rivali ...”

 
(“Il romanzo della Targa Florio - A.F. Bradley - 1965)

Targa Florio 1964 ... quell’unica Ferrari Sport .....

Targa Florio 1964 ... quell’unica Ferrari Sport .....

“ ... Era il 1964. La Ferrari era in polemica con la CSI della FIA per l’annessione C al regolamento sulle vetture Sport. E, naturalmente, lo fu anche con gli organizzatori della Targa, a tal punto da non partecipare alla corsa siciliana, per protesta. La decisione della Casa di Maranello dispiacque agli sportivi e specialmente a quelli locali. Ma ancor più amareggiato era Nino Vaccarella, ora uno dei piloti di punta dello “Squadrone Rosso”. Ancora una volta era destino che non potesse correre la Targa con l’amata Ferrari. In compenso, in giugno, si sarebbe rifatto vincendo la 24 Ore di Le Mans con Jean Guichet. Ma lui teneva maggiormente alla Targa ...”

(“La leggandaria Targa Florio - Pino Fondi - 1989)

E quindi, l’unica Ferrari “Sport” visibile alla Targa di quell’anno fù la privata ed un pò vecchiotta Ferrari Dino 196SP n.170 di Leando Terra e Cesare Toppetti. Quella Dino era la telaio n.0790. E quel telaio non era alla sua prima esperienza di Targa .....


La foto che proponiamo è davvero particolare. Ritrae quella Dino mentre percorre le ultime curve veloci prima di giungere ai box di Floriopoli. Mostra, sulla fiancata sinistra, i segni di un “contatto”; ma la cosa più singolare è che dall’abitacolo, scoperto, lato passeggero, fuoriesce una parte del cofano anteriore, verosimilmente “saltato” nell’occasione del “botto” e poi lì posizionato, alla meglio. E noi pensiamo, da un lato, alla solita “collaborazione” degli spettatori siciliani che avranno aiutato il pilota a “portare a casa” il pezzo, dall’altro al pensiero di quanto sarebbe costato per il proprietario Leandro Terra - a Maranello - un analogo pezzo eventualmente da sostituire al vecchio ... andato perso ...

Targa Florio 1964 …. Quella Shelby Cobra N° 142

Targa Florio 1964 …. Quella Shelby Cobra N° 142

Targa Florio 1964 – Floriopoli ; Phil Hill alle prese con i preparativi della “vestizione” prima di prendere in mano la Shelby Cobra (CSX2345) N° 142 che dividerà in gara con bob Bondurant . Concluderanno soltanto 9 giri dei 10 previsti si ritireranno per problemi alle sospensioni

Targa Florio 1964 : Govoni e Boffa, i due "desperados” ..

Targa Florio 1964 : Govoni e Boffa, i due "desperados” ..

La coppia più simpatica vista alla Targa era senza dubbio quella formata dai due "desperados” (il termine non sia interpretato in maniera offensiva, perché tutt’altre sono le nostre intenzioni) Mennato Boffa ed Odoardo Govoni.
Govoni è uscito di strada in prova e il meccanico di Boffa ha compiuto un miracolo, nella notte di sabato, rimettendo in sesto la vettura e verniciandola anche tutta di un colore rosso sangue.
La vecchia Maserati sport due litri si è dimostrata un eccezionale cavallo di battaglia.
Dopo mezzo giro Boffa, partito come un razzo, ha sentito un colpo.
“Qua - ha detto - è partito il motore“.
Così, lentamente, ha raggiunto un box distaccato lungo il percorso, ma i meccanici, dopo una rapida occhiata, hanno sentenziato che il motore era sanissimo. Si erano rotti i tubi di scarico . Boffa è ripartito come un demone e al posto di guida si è comportato come un pescatore subacqueo, cercando di respirare il meno possibile per evitare di aspirare ossido di carbonio.
Dopo tre giri si è fermato, sfinito ed intossicato, e sulla macchina è balzato Govoni. L'impegno era di fare due giri : Dino invece ne ha effettuati quattro, convinto tuttavia di essere passato soltanto due volte dai boxes di Cerda.
È stata una impresa alla Charlot : boccheggiante, Govoni cercava aria dovunque, guidando con una mano sola perché l’altra gli serviva per tener fermo il casco, che rischiava di venirgli strappato dal capo che teneva fuori dal parabrezza nel tentativo di non morire asfissiato.
Una corsa epica, tenendo conto anche che la differenza di ... stazza fra Boffa e Govoni costringeva i meccanici a provvedere, oltre al rifornimento, anche al cambio del sedile di guida.
“Altrimenti ballo il twist“ diceva Govoni.
“Altrimenti non c'entro”, ribatteva Boffa.
”Cenerentoli” e “desperados”, hanno disputato una corsa entusiasmante mettendoci un cuore, una passione, una volontà come nessun altro vi ha messo.
Piccoli eroi dei nostri giorni.
Per questo la Targa è bella : perché contiene ancora un pizzico dell'eroismo dei tempi andati.

Testo tratto da Autosprint 1964. Nella foto ritratta la bellissima Maserati Tipo 60 di Boffa - Govoni.

Targa Florio 1964 : le GTO arrivavano anche così …..

Targa Florio 1964 : le GTO arrivavano anche così …..

Un’altra foto davvero particolare. L’immagine ritrae la splendida Ferrari 250 GTO (3445GT) di Ulf Norinder / Picko Toberg sopra un camion targato MO. La strada è la vecchia statale della litoranea Messina-Palermo. In particolare il tratto è quello tra i paesi di Finale di Pollina e Cefalù. Sullo sfondo della foto è visibile la Rocca di Cefalù ( lato Porto Nuovo ) ; centralmente si intravedono le poche case dello splendido Borgo di Sant’Ambrogio, a picco sul mare.
 
Il camion è fermo ; su quel tratto esistevano - ed esistono ancora - due passaggi a livello che sovente determinavano code di attesa ; oppure c’era qualche altro motivo, per quella sosta. In ogni caso è chiaro che quella GTO - “svedese” ancorchè con targa italiana MO - scese in Sicilia ( da Maranello ? ) su quel camion analogamente targato MO, via stretto di Messina. La vettura non è punzonata. Forse i piloti e meccanici di quella GTO avevano base a Cefalù. Quella Ferrari avrebbe poi avuto, in gara, il n.112

Targa Florio 1964 : per le Cobra il mesto ritorno ….

Targa Florio 1964 : per le Cobra il mesto ritorno ….

La Targa Florio 1964 è finita. Una spedizione fallimentare per le Shelby Cobra. La gara siciliana si rilevò una competizione troppo dura per le potenti ma pesanti vetture americane. La foto proposta è semplicemente spettacolare. Le quattro Shelby Cobra ufficiali (n.142, n.146, n.148, n.150) e la “privata” Shelby Cobra n.152 di Tomy Hitchcock, sono state imbarcate direttamente sul ponte del traghetto che le trasferirà dalla Sicilia sul continente. Una immagine incredibile. Siamo negli anni sessanta, non c’è dubbio alcuno ……

Targa Florio 1965 ... una Targa “tricolore” ....

Targa Florio 1965 ... una Targa “tricolore” ....

“ ... La 49^ Targa Florio ha avuto due grandi alleati : le condizioni del tempo e quelle del circuito. Il sole era sfavillante, ma una leggera brezza ne mitigava gli ardori, sicchè all’ombra non si avvertiva affatto il peso degli abiti. Il circuito si era fatto il “make-up” ed aveva la pelle liscia per quasi tutta la sua estensione. Ce ne rendemmo conto personalmente, il giorno prima della gara, effettuando una ricognizione del percorso. Ma c’era un pericolo: qua e là, sulla supercificie di larghe zone di asfalto rifatto, permaneva un leggero strato di graniglia, che gruppi di operari, tuttavia, stavano spazzando. A gara conclusa, Lorenzo Bandini ci doveva confermare le nostre impressioni, e cioè che il circuito era sostanzialmente perfetto, però, sotto l’azione implacabile del sole, l’asfalto rifatto aveva finito per impastarsi e, alla fine, per saltare di nuovo. Che le condizioni della strada fossero, comunque, delle migliori, lo si comprese sin alle prove, quando Vaccarella ottenne un tempo sul giro che risultò di oltre mezzo minuto inferiore a quello record di Mairesse nel 1962. Tutti ne furono eccitati, salvo, forse, il direttore sportivo della Ferrari, il quale, in cuor suo, cominciò a temere che il siciliano volesse strafare. Questa sensazione non fù smentita il giorno dopo. Vaccarella iniziò la corsa ( il “via” venne dato con 10 minuti di ritardo) ad andatura molto sostenuta, tanto che già al primo giro ottenne un 40’05’’ che era molto vicino al record di Mairesse (40’00’’3/10), sebbene ottenuto con partenza da fermo e dopo un avvio un pò concitato. Il giro seguente lo portò a termine in 39’21’’ ed il 3° in 39’34’’.

Quando si fermò ai box per cedere la macchina a Bandini, appunto al termine del terzo giro, Vaccarella era saldamente al comando della gara, ma nel frattempo era avvenuto qualcosa che imponeva una revisione profonda della tattica che i ferraristi avevano deciso di adottare, ammesso che a Bandini e Vaccarella fosse stato concesso di andare, almeno inizialmente, a briglia sciolta. Era accaduto che delle due altre 275 P2 (3300 cc.) schierate dalla fabbrica modenese, una - quella di Parkes/Scarfiotti - era già fuori causa. Il pilota marchigiano, che aveva iniziato molto bene (40’14’’ al 1° giro e 40’02’’ al 2°), era andato con una ruota fuori dall’asfalto incontrando un grosso masso. Lo sterzo ne aveva risentito senza rimedio. L’altra 275 P/2, quella di Guichet/Baghetti, procedeva molto regolarmente in mano al francese (tempi oscillanti da 40’50’’, il migliore, a 42’06’’). Quando Bandini sostituì Vaccarella, le due Ferrari ancora in gara erano, si, ai primi due posti, ma alle loro spalle si andava profilando una situazione tutt’altro che tranquillizzante. In terza posizione c’era la Ford GT spyder di Bondurant/Whitmore a 9’’ da Guichet, in quarta la Porsche 8 cilindri di Bonnier/G.Hill a 42’’, in quinta la Porsche 6 cilindri di Maglioli/Linge a 1’30’’. Un passo falso e il primato della Ferrari avrebbe potuto essere compromesso. E il passo falso ci fù, ma non fù causato da una manovra errata, bensì dall’improvvisa defaillance di una batteria. Fu così che Baghetti, subentrato a Guichet al termine del 4° giro, si trovò escluso dalla gara dopo aver effettuato soltanto due giri, di cui uno in un tempo di tutto rilievo (40’50’’). A questo punto, cioè poco oltre la metà gara, gli uomini della Porsche cominciarono a fregarsi le mani. Le cose si stavano mettendo nel modo migliore per loro.

Delle Ferrari non restava in gara che una sola macchina, mentre il campo delle Porsche era perfettamete intatto. Anzi, nel frattempo, si era “gentilmente” tolto di mezzo anche il terzo incomodo, la Ford, che cominciava a perdere terreno per cause varie, non ultima la diversità di classe tra Bondurant, che aveva cominciato, ed il subentrante Whitmore. E’ a questo punto che la gara comincia a dire veramente qualcosa. In testa c’è sempre Bandini che marcia con avvedutezza, cosciente della situazione in cui è. Egli ottiene 43’16’’ al suo 1° giro, 42’16’’ al 2°, 42’09’’ al 3° e 42’40’’ al 4°. Quando riconsegna la macchina a Vaccarella il loro primato è legato ad un filo sottilissimo. Che cosa farà il siciliano ? Vorrà ancora strafare ? Invece è nei tre ultimi giri che Vaccarella dimostra veramente di possedere la “ruggine” del mestiere. Compie l’8° in 44’55’’, tempo che tiene conto della fermata ai box del compagno, il 9° il 43’40’’ e l’ultimo in 43’23’’. Nell’irregolare diagramma dei tempi della Ferrari n.198 di Bandini/Vaccarella c’è la spiegazione del suo successo. Da principio essa venne guidata con foga; successivamente i suoi piloti la trattarono con la delicatezza relativa che la situazione richiedeva: e furono molto saggi a comportarsi così ...”


(stralcio da “Quattroruote” giugno 1965 - Piero Casucci)

La foto - così come scattata - pare coniugare l’esigenza di rendere “omaggio” ai protagonisti di quella gara : La Ferrari 275 P2 n.198 del vincitori Vaccarella/Bandini e le strade di Targa, con i loro pregi ... ed i loro difetti ... ma ... la Targa è Targa ... ed anche i difetti erano pregi. La visione “allargata” dell’immagine consente di cogliere un particolare significativo; sulla sinistra, uno dei tanti “monti” di brecciolino bianco ancora presente sul ciglio della strada, parte del materiale lì scaricato dalle maestranze, sino all’ultimo giorno alle prese con le frenetiche riparazioni dell’asfalto.

Targa Florio 1965 ... : cosa dire delle Porsche ?

Targa Florio 1965 ... : cosa dire delle Porsche ?

“ ... Eccellente il comportamento delle Porsche, e particolarmente dello spider 8 cilindri che Bonnier/G.Hill rifiutarono perchè - a loro detta - ancora instabile, e col quale Davis/Mitter, invece, si classificarono secondi assoluti. Con i quattro posti conquistati a ridosso dei vincitori, la marca tedesca ha dimostrato ancora una volta che le sue macchine, compatte e guizzanti, sono particolarmente adatte al circuito siciliano. E che essa intendesse servirsi di questo tormentato teatro di gara anche a scopo “sperimentale”, è sottilineato dalla presenza di due nuove 8 cilindri, appunto lo spyder ed il coupè, quest’ultimo affidato a Bonnier/G.Hill, le quali hanno in comune la parte meccanica. Differiscono, invece, nelle rispettive carrozzerie, non soltanto per quanto riguarda, ovviamente, la struttura dell’involucro, ma soprattutto dal punto di vista delle dimensioni, che nello spyder sono ridotte al minimo essenziale, senza alcuno sbalzo anteriore nè posteriore. Umberto Maglioli e Linge disponevano della 6 cilindri e Pucci/Klass della 904. La cilindrata delle prime tre macchine era di 2000 cc. ... ”


(stralcio da “Quattroruote” giugno 1965 - Piero Casucci)

La foto proposta - messa a disposizione dall’Amico di Targa Piero Pucci di Benisichi - Palermo, cui va in nostro ringraziamento - ritrae il box Porsche in quella Targa 1965. Sono visibili le due diverse “carrozzerie” quell’anno presenti; davanti la “sperimentale” Porsche 904/8 Bergspyder n.182 di Davis/Mitter, dietro quella di una “normale” 904.

Targa Florio 1965 ... e fù l’apoteosi per il siciliano Nino Vaccarella ...

Targa Florio 1965 ... e fù l’apoteosi per il siciliano Nino Vaccarella ...

.. Ma ritorniamo al vertice della superlativa “Targa Florio”, cioè a Vaccarella/Bandini, tandem d’impeto e di saggezza, uniti insieme al volante di una portentosa macchina. “Sono entusiasta della Ferrari 3300, poichè è una macchina davvero formidabile, è un gioiello. La corsa è stata difficile perchè il percorso era tormentato e soprattutto per il caldo scoppiato improvvisamente. Sono felice di avere vinto questa corsa “mia”, perciò prediletta”. Questo il parere di Vaccarella al temine della estenuante cavalcata.

E quello di Bandini : “Quando ho preso io la macchina ho capito che eravamo soli al comando ed ho ritenuto opportuno rallentare, risparmiando così cambio, freni e motore, anche perchè l’asfalto si scioglieva al sole creando una specie di cuscinetto molle sotto le ruote che faceva prendere delle sbandate improvvise e tali che potevano compromettere la corsa”.

Il Professore-Preside di Palermo ci teneva a vincere la sua Targa, ripetendo il successo del concittadino Pucci dell’anno prima. Quella di Vaccarella è stata un pò l’esaltazione della 49^ Targa Florio. E i 250 mila siciliani che dalle prime ore dell’alba avevano preso posto sulle alture, nelle tribune e lungo i tornanti, erano in estasi per quel che aveva fatto il loro “picciotto volante” sulle 1001 curve dei dieci giri. La conoscenza ad occhi chiusi del percorso gli aveva permesso l’exploit sensazionale, ben coiadiuvato - del resto - da Lorenzo Bandini che aveva soppesato la sua fatica col metro della classe e del ragionamento. L’ultima delle grandi competizioni che si ricollega al pionierismo eroico dell’automobilismo aveva la conclusione di italianissimo accento, come da tempo non accadeva. Erano occorsi, infatti, undici anni per arrivare a tanto ...”


(“Il romanzo della Targa Florio” di A.F. Bradley - 1965)

Commento alla foto: La Ferrari 275 P2 n.198, con alla guida Nino Vaccarella, mentre il Carabiniere in servizio controlla ..... Ma diteci Voi .... in quale altra parte del mondo è esistita, e sino al 1977, una gara su circuito (per 72 chilometri a giro), ed interamente su strada, ... financo con l’incredibile attraversamento di diversi paesi ?

Targa Florio 1965 .... Baghetti e quella “dannatissima” batteria

Targa Florio 1965 .... Baghetti e quella “dannatissima” batteria

“ .... La Scuderia Ferrari fu privata al terzo giro sia di Scarfiotti, che guidava in coppia con Parkes, uscito di strada per la rottura dello sterzo in conseguenza di un urto contro un muretto, sia di Baghetti, in coppia con Guichet, al settimo giro. Infatti, ad un certo punto, sulle Madonie, la batteria non funziona più. Baghetti si ferma, cerca un ... surrogato; lo trova in una Fiat 1100 di serie di uno spettatore, riprende così con molta decisione, ma dopo due chilometri il guasto si ripete e stavolta non c’è batteria di riserva che tenga, quindi, addio corsa ... “


L’episodio (“Il romanzo della Targa Florio” - A. F. Bradley - 1965) è uno dei classici episodi di “Targa” che vedono, come protagonista assoluto, il pubblico siciliano, sempre disposto a qualsiasi cosa pur di “far ripartire” una vettura in difficoltà. Tutte le edizioni delle Targa Florio, dal 1906 al 1977, sono state caratterizzate da storie di questo tipo. Una gara unica, la Targa Florio.
 
La foto proposta - documento eccezionale - mostra, lungo il “Piccolo”, Baghetti, appena visibile sulla destra, quasi nascosto tra i tanti spettatori che circondano la sua ammutolita 275 P2 n.204. Baghetti è, quindi, già fuori dalla Ferrari, col cofano posteriore aperto, del disperato tentativo di rimediare al problema della batteria fuori uso. Il Carabiniere pare essersi arreso nel contrastare quella massa di appassionati che stanno lì, a ridosso della Ferrari, ormai irrimediabilmente fuori gara. Un amante di Targa non può non soffermarsi nel gustare anche l’aspetto “folkloristico” della variegata tipologia di cappellini da sole degli spettatori; alcuni di paglia, altri confezionati alla buona con i fogli dei giornali. Era il 1965; era probabilmente un’Italia semplice, genuina, che non esiste più.

Targa Florio 1965 .... c’era anche .. la prima Ford GT40 mai vista in Sicilia .

Targa Florio 1965 .... c’era anche .. la prima Ford GT40 mai vista in Sicilia .

Racconto tratto da “ Il romanzo della Targa Florio ” di A.F.Bradley (1965) :

“ ..... Per la Ford, presente alla Targa con una sola vettura ( la GT40 Roadster telaio n.GT/111 della “Ford Advanced Vehicles” ) dopo le iscrizioni in massa della vigilia ( * ), si può parlare di difesa onorevole: Bondurant, assai meglio di Whitmore - il “Pastore volante” - era protagonista di un validissimo inizio, che però non aveva eguale prosieguo.La GT 40, di proprietà del Lord inglese campione della Lotus-Cortina, dopo 350 chilometri di corsa, proprio lungo lo spietato rettifilo di Bonfornello, usciva di strada. Colpa di un pneumatico evidentemene < pizzicato > nella fiancata, durante la vorticosa discesa su Collesano e Campofelice. Fatto è che un pezzo di gomma desciappata andava a colpire i fili elettrici che danno energia ai locomotori della ferrovia. Così il direttissimo rimaneva bloccato poco dopo la Stazione di Cerda e i viaggiatori ai finestrini gustavano l’emozione di quella fermata improvvisa seguendo i lampi rossi, bianchi, verdi e blu che sfecciavano in quell’unico tratto di sprint dell’infernale corsa ... ”.

(*) nota di precisazione: in effetti la Ford, in un primo momento, ripetendo quanto già fatto nel 1964 con le Schelby Cobra - ma allora con scarsa fortuna, in verità - si era iscritta in massa attraverso la “Schelby American Ford”, con numerose vetture. Poi tutto rientrò con l‘iscrizione di quella unica GT40.

La foto che proponiamo è una immagine assolutamente inedita ; quella è la GT40 n.194 di Bob Bondurant ( USA ) e John Whitmore (GB), alle prese con le interminabili curve di Targa, in mezzo alle colline ed alle vallate del “Piccolo”, nelle Madonie di Sicilia.

La foto è stata donata dall’Amico di Targa Florio Dr. Piero Pucci di Benisichi - Palermo, e per questo lo ringraziamo.

 

Targa Florio 1965 .... quella GTO/64 di Ravetto, chiamata “Pippo”

Targa Florio 1965 .... quella GTO/64 di Ravetto, chiamata “Pippo”

Abbiamo sempre pensato che i veri ricordi, le vere storie, le vere sensazioni di Targa Florio potranno fornircele soltanto i veri “protagonisti” di Targa, primi tra tutti i piloti; …. e …. senza offesa per “gli altri” …. soprattutto quei piloti - ancora tra noi, sia ex “professionisti”, sia ex “gentleman drivers”- che hanno avuto la fortuna di essere gli “attori“ di quell’epico automobilismo degli anni cinquanta/sessanta ……. Allora siamo andati, ancora una volta, a “disturbare” il Dr. Clemente Ravetto.

Questa volta la domanda che gli abbiamo posto è stata: “ Ci racconta i Suoi ricordi di quella Sua ‘ingombrante’ GTO 250/64 da Lei condotta alla Targa del 1965 ? “

Questa la Sua risposta. Confessiamo che torniamo sempre a rileggerla, e non ci stanchiamo mai.

 

Per la Associazione Culturale "Amici della Targa Florio" PALERMO

Cari Signori, esaudisco volentieri il Loro desiderio di conoscere il mio pensiero ed il mio ricordo relativamente alla berlinetta FERRARI GTO/64.

Nel 1962 - presso quello che io definisco il Nobile Opificio in Maranello, oggi divenuto industria di produzioni automobilistiche in serie, perdendo così quella connotazione di esclusività che lo qualificava - vennero prodotte 32 unità del modello 250 GTO, nonché altre tre con motore 4000 su ordini di clienti non sportivi; successivamente, alla fine del 1963, seguirono 2 unità ex novo con carrozzeria rivista secondo più moderne esigenze aerodinamiche e, due delle precedenti 32, furono così ricarrozzate.

Nel Gennaio del 1965, volendo iniziare la stagione corse dopo aver conclusa quella precedente alla guida della Alfa Romeo Giulia " Quadrifoglio ", riportando dignitosi risultati, più in pista che in salita, mi orientavo verso una Simca -Abarth 2000, oppure una Ferrari GTO . Pertanto, ricevuto da Ferrari cui avanzai la richiesta di mio interesse, il Commendatore si dichiarò spiacente di non potermi fornire la vettura perché ne era cessata la produzione.

Tuttavia, in nome della vecchia amicizia intercorsa con mio Nonno Clemente - del quale diceva di ricordare con tanto gradimento i sontuosi pranzi che quegli teneva a casa in Palermo in occasione delle edizioni della Targa, ai quali egli era abitualmente tra gli invitati - mi promise di trattare con Edoardo Lualdi Gabardi la cessione a me della di lui GTO/64, ed in cambio gli avrebbe notevolmente anticipata la consegna della 250 Le Mans per la stagione 1965.

Il giorno seguente, ritornato nell'ufficio di Ferrari, egli mi disse che Lualdi aveva accettata la proposta e che ci aveva fissato un incontro per quella stessa sera presso il ristorante " Tucano " che era ubicato nel palazzetto di proprietà della famiglia Ferrari che sorge nella piazza centrale in Modena. Infatti, trovatici con Lualdi, concludemmo per il prezzo di 5 Milioni 500 mila Lire e, rientrando in casa, Ferrari ci raggiunse e si felicitò per l'esito della vicenda.

La mia vettura, telaio n° 4091, nata nel 1962, venne in un primo impiego adoperata dalla Scuderia Ferrari e dopo ceduta a Lualdi che la fece ammodernare; si noti che le quattro unità mod. 64 non erano gemelle tra loro in quanto le prime due realizzate - una per Corrado Ferlaino, l'altra per Oddone Sigala - avevano il tetto ovoidale e privo di paratie laterali, la mia e quella della Inglese Scuderia Maranello Limited (guida destra), che talvolta guidò anche Graham Hill e spesso la eccellente, veloce e dura pilota Annie Suisbolt moglie dell'Inglese Duca de Monteigu, avevano una piccola ala sul tetto che ai lati discendeva su due paratie verticali, nonché un accenno di ala di coda.

Cosa posso dire della macchina, quello che da sempre rispondo a chi mi pone questa domanda, "era un buon bestione" ; infatti, non creava problemi di sorta, necessitava solamente di benzina ma, soprattutto, perdonava con indulgenza molti errori, a differenza della Le Mans che oltre a bacchettare ferocemente faceva anche prendere delle considerevoli paure, pertanto, è agevole immaginare quale affettuoso ricordo ne conservo anche perché quel bestione, che chiamai Pippo perché somigliante al Pippo di Topolino, mi procurò l'onore di titolarmi Campione d'Italia Velocità 1965 per la classe G.T. oltre 2500.

In proposito, mi sovviene un episodio; a circa metà del campionato, ero già in testa per punteggio e pensavo di consolidare tale posizione con una vittoria, ormai certa, al Circuito del Mugello ( gara stradale ) quando, a pochi chilometri dal traguardo finale, circa venti, Gaetano Starrabba, mio coequipier, dovette fermarsi per la rottura del gruppo di riduzione del differenziale.

La vettura, portata a Maranello, quando venne ripristinata, fù oggetto di verifica da parte del mio Capo Tecnico Gino Alterio ( tutt'oggi lucido e vivace sebbene 94enne ), il quale constatò che il ponte posteriore era stato intieramente sostituito con altro surdimensionato e di differente fattura e venimmo anche a sapere che il Commendatore aveva disposto che mi fosse sostituito il motore da 300 CV con un 3000 Testa Rossa da 320 CV, volendo così venire in soccorso del giovane parente di un suo amico che, tra l'altro, si avviava a fregiare se stesso e la Ferrari di un titolo di merito e d'onore ( a quel tempo, i Campioni Italiani erano solamente dodici per stagione, uno assoluto toccò a Nino Vaccarella e undici per categorie e classi, oggi credo siano circa trenta ! ).

Cedetti a fine stagione la vettura a Lillo Adamo che a sua volta la vendette a Reale e più tardi passò ad Armiraglio da Cuneo e, dai primissimi anni 80, si trova a New York in proprietà di Peter Sachs, noto finanziere Americano, che la adopera nelle locali competizioni per storiche.

Nel merito della Vostra osservazione circa la inadeguatezza degli ingombri trasversali della GTO per le strade della Targa, era così, ma la circostanza procurava il vantaggio di tenere dietro senza colpa lo eventuale inseguitore ! !

Ebbi il piacere di rivedere il mio Pippo nel 1992 in occasione della festa pel trentennale della mitica GTO che Luca di Montezemolo volle celebrare; Sachs mi chiese di fare qualche giro di pista, proposta che rifiutai ringraziandolo ma precisando che dal 1972, a conclusione della mia quasi ventennale carriera, disceso dalla Abarth 2000 a 6 marce, non ho più guidato bensì, conduco automobili, attività formalmente analoga ma sostanzialmente assai differente.

Per vero v'è stata una sola eccezione, nel 1991 , quando, su invito di un caro amico, ripresi a Monza il volante di una monoposto Brabham con motore Alfa Romeo per disputare il Trofeo Ascari , gara durante la quale si scatenò un quasi nubifragio e, nondimeno, conclusi al terzo posto tanto che un giornalista scrisse: "buon sangue non mente, molti sono rientrati nel box , lui è giunto terzo" ; non poteva sapere il buon uomo che mentre guidavo dicevo a me stesso : "ma tu , vecchio asino, cosa ti mischi a fare in simili imprese"

Infine, riportandomi al mio rapporto con la GTO, poiché per indole non mi nascondo dietro le tende, non ho remore a confessare un mio momento di debolezza, anche perché mi sembra sia stato un sussulto profondamente umano; mi trovavo un giorno del 1998 all'Autodromo di Imola, spettatore di una serie di gare, tra le quali una per auto storiche, vinta da un giovane pilota Tedesco su una GTO/62 azzurra e bianca ed ero alla uscita della variante che immette nel rettifilo del traguardo e, vedendo passare quella macchina che il ragazzo infilava in uscita con una magistrale derapata centrifuga, sentendo quel sublime suono del dodici cilindri a V ad altissimo regime, lasciai scorrere due lacrime, compendio di un sentimento misto di nostalgia e di orgoglio per aver vissuta la irrepetibile esperienza di guidare e vincere con una siffatta automobile.


Spero di essere stato esauriente per quanto di Vostro interesse e Vi invio cordiali saluti.

13 Novembre 2009

Dr. Clemente Ravetto

Nella immagine proposta: Quella Ferrari 250 GTO/64 n.118 di “Ravetto - Starrabba” della Scuderia Pegaso alle prese con un serrato duello con la sorella Ferrari 250 LM n.140 di “Toppetti - Grana”.......... Una immagine che vale il doppio. Una vera “goduria”. Un enorme nostro grazie và al Dr. Clemente Ravetto, Amico dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio. 

Maggio 2012 ( In ricordo del'amico Clemente Ravetto )

Targa Florio 1965 : quelle ASA sono le “Ferrarine”

Targa Florio 1965 : quelle ASA sono le “Ferrarine”

“ ... Il 9 maggio 1965 la Casa di Lambrate partecipò finalmente alla Targa Florio, gara che si prestava a valorizzare le doti di ripresa, tenuta di strada e maneggevolezza della picccola granturismo milanese. Vennero iscritte nella categoria Prototipi, classe fino a 1600 cc., due 1000 GT strettamente di serie, salvo per la carrozzeria, in alluminio invece che in acciaio, di cui una fu affidata alla coppia milanese Pianta - Bassi, e l’altra al bolognese “Kim” ( Sergio Pedretti ) ed al milanese Pino Babbini. Esse erano le macchine di minor cilindrata fra tutte quelle che si schierarono alla partenza e raggiunsero il traguardo di Cerda senza alcun inconveniente ( tranne una sosta di Bassi per far controllare la pressione dell’olio), e conquistarono il 3° e 4° posto di classe e la 17^ e 22^ posizione in classifica assoluta. La stampa, che negli ultimi tempi si era accanita contro l’ASA, fu unanime nell’esaltare il risultato conseguito dalla marca milanese nella dura gara siciliana ...”

(“ASA - L’epopea della Ferrarina” - Franco Varisco - 2004)

Nel 1965 ero davvero un ragazzino. Era Franco che, in quegli anni, mi portava con sè in Targa; mi disse : guarda, quelle sono le “Ferrarine”. Di quel termine .... “Ferrarine” ..... erano pieni gli articoli di giornali e di riviste come “Quattroruote” ed “Auto Italiana”. Solo per quello mi restarono per sempre impresse nella memoria. Per tutti gli sportivi di Targa restarono nel cuore, quelle “ASA 1000”; erano davvero vetture “simpatiche”. E dire che tutto nacque da un non più concluso progetto del grande “DRAKE”; doveva ( forse ) essere la piccola Ferrari motorizzata 850. Fù, all’inizio, la cosiddetta “Ferrarina 854”.

Nella foto: un bel passaggio in Targa 1965 della ASA 1000 GT n.162 di “Kim” - Babbini. La livrea è strettamente di serie, inclusi i pesanti paraurti cromati. Da notare i mitici “gallettoni a tre alette” della Borrani, sullo stile “Ferrari”, ed i finestrini laterali scorrevoli, molto “corsaioli”, verosimilmente in plexiglas.

Targa Florio 1965 ..... “passione e generosità” ....

Targa Florio 1965 ..... “passione e generosità” ....

“Passione e generosità” : così titolava un servizio scritto, tanto tempo fà, dal compianto Guido Garufi. Questo il Suo racconto :

“ ... Mi è caro tornare con la memoria ad episodi per me significativi, in quanto dimostrano la sportività più vera che permeava un pò tutti noi piloti della vecchia guardia. Uno risale al 1973, quando gareggiando con la Porsche 911S 2400, sulla Cefalù - Gibilmanna, mi fermai per controllare l’eventale necessità di aiuto di un altro pilota, il mio caro amico Alfonso Merendino (“Apache”) che su uno degli ultimi tornanti era uscito fuori strada e, in quella occasione, mi qualificai 2° ; o ancora quando alla Targa Florio del 1965, dove gareggiavo con una Simca Abarth 1300 in coppia con Nino Di Salvo.

Quest’ultimo non si presentò ai box, dove lo attendevo per dargli il cambio alla guida, in quanto si era fermato per prestare soccorso al mio carissimo amico Angelo Giliberti la cui macchina, dopo il rettilineo di Buonfornello, era uscita di strada prendendo fuoco. In questa grave occasione il mio co-pilota Nino Di Salvo riportò delle gravi ustioni mentre aiutava Giliberti ad uscire dall’abitacolo ...”.

La foto proposta, inedita, è uno splendido regalo del nostro Amico, che ringraziamo, Antonio Garufi, figlio del compianto Guido Garufi; quella Simca Abarth 1300 n.20 è esattamente la vettura con la quale Guido Garufi e Nino Di Salvo gareggiarono alla Targa Florio 1965. La vettura è ferma allo start di Floriopoli. E’ una vera “apoteosi” di colori di Targa : rosso corsa per l’Abarth, bianco “pennellato” per i numeri di gara, celeste/blu azolo per i fondo numeri. E’ una delle più classiche inquadrature di Floriopoli.

Molti piloti siciliani di Targa, quelli “veri di una volta”, ricordano ancora quel gesto di Nino Di Salvo nel 1965, in soccorso di Angelo Giliberti.

Targa Florio 1965 … omaggio al quelle mitiche SZ …

Targa Florio 1965 … omaggio al quelle mitiche SZ …

… Tanti piloti, ma veramente tanti, in quegli anni sessanta iniziarono a fare le cose “sul serio” guidando esattamente quelle Alfa Romeo SZ. Sono state, alle Targa Florio,  tra le principali protagoniste delle classi “piccole”. Chi ha avuto la fortuna di gustarsi di persona le Targa Florio di quegli anni non può non avere ricordi di quelle mitiche “essezeta”. Erano veloci, agili, affidabili, adattissime alle strade di Targa, ed erano quasi sempre rosse, tranne qualche eccezione. Nella rara immagine a colori che proponiamo potete ammirare l’Alfa Romeo SZ bianca n.14 di Pietro Lo Piccolo e Salvatore Sutera (Scuderia Pegaso - Palermo). Il paesaggio circostante è da “urlo”. Tanti gentleman drivers, da giovani, “si fecero le ossa” alla guida di quelle SZ …  

La foto è un dono di Salvatore “Toti” Sutera, amico e socio dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.  

Targa Florio 1971 .....Quelle incredibili retromarce

Targa Florio 1971 .....Quelle incredibili retromarce

Quella mattina del 16 maggio 1971 ce ne stavamo a Floriopoli.  Avevamo disponibile uno dei tanti “palchetti” numerati in muratura  - con tavolino pieghevole e sedie - che stavano nella prima  tribuna coperta, proprio davanti ai box. Eravano giunti lì per tempo, ed assistemmo a tutti gli elettrizzanti preparativi per la partenza della gara. Una sorta di “crescendo rossiniamo” di adrenalina pura. Sullo sfondo, i box gremiti all’inverosimile di vetture da gara di ogni tipo, alle prese con gli ultimi controlli. Man mano che il tempo passava i commissari sollecitavano le squadre ed i piloti a prendere ordinato posto sulla griglia di partenza. Quel viavai  era una cosa fantastica a vedersi e ..... sentirsi.  Alcune vetture - e parlo di quelle dei team ufficiali, nell’occasione in mano ai meccanici - furono portate dalla zona box/parco chiuso fin  sotto in pontile in ferro in zona start, utilizzando direttamente la retromarcia. Una delle foto da noi  allora  scattate “immortala” -  esattamente  in quel frangente -  la mitica n.8, la Porsche 908/03 di Gerard Larrousse e Vic Elford ( Martini International Racing ) ; il meccanico pare si sia leggermente “sollevato”, guidando quel mostro, usando la dovuta attenzione e prudenza. Quella mattina quel mostro passò davanti ai nostri occhi soltano a pochi metri, come tutte le altre vetture, del resto .........  praticamente ad una ad una .......Un vero spettacolo ........
Pensiamo che questo “neo creato” sito possa essere oggetto di “visite” anche dagli amici della Targa Florio di “palato fine”.  Allora, proprio per questo motivo, Vi andiamo anche a raccontare chi sono “gli altri” ..... della foto ..... da sinistra a destra .....
- la n.101 è la Alfa Romeo GTA di “Paul Kris” e Benedetto Montecatini;
- la n.  20 è la  AMS Ford di Ugo Locatelli e Giampiero Moretti;
- la n.  72 (nascosta) è la Abarth 1300 S di “Frank Mc. Boden” e “Papillon” (Scud.Brescia Corse);
- la n.  95 è la Lancia Fulvia HF di Giovanni Martino e Giancarlo Galimberti;
- la n. 108 è la Lancia Fulvia HF di Giovanni Arcovito e  Angelo Rizzo;
- la n.  44 (nascosta) è la Porsche 911 S di Ferdi Boekmann e Peter Ochs (Team V10 Kleber);
- la n.  14 è la Lola T212 Ford di Jo Bonnier e Richard Attwood (Scuderia Filipinetti)

Targa Florio 1972 - La Opel GT 1900 delle “pilotesse” Facetti e Beaumont ……

Targa Florio 1972 - La Opel GT 1900 delle “pilotesse” Facetti e Beaumont ……

Da un’intervista a Rosadele Facetti :
Già, la Targa Florio del 1972. In quell'occasione correvo per Virgilio Conrero, di fatto un concorrente dei Facetti. E' una cosa che poté avvenire per il grande spirito sportivo che regnava nella mia famiglia. Virgilio era un grande professionista, con mio padre erano certamente concorrenti ma la stima era reciproca e accettare di correre nella sua Squadra Corse ufficiale fu per me motivo di grande orgoglio.
La storia della compagna di quell'occasione è simile per certi versi alla vicenda di Rosadele Facetti di quegli anni. Marie Claude Charmasson era la figlia di un ex pilota divenuto uno dei più importanti concessionari Citroen di Francia e dovette prendere il nome d'arte di "Beaumont" per evitare incresciosi equivoci, visto che correva per case concorrenti.

Comunque con la Beaumont non andò benissimo come con Pat Moss nella Targa Florio 1968. Avevamo a disposizione un'Opel GT a iniezione, vettura difficile da guidare anche per via di un comando dell'acceleratore estremamente duro. Ad assistere alla Targa c'erano i vertici di Opel-GM e Virgilio ci spiegò che era necessario raggiungere il traguardo per non fare cattiva figura con i "capi". Marie Claude, durante le prove, smaniava per primeggiare, per dimostrare quanto fosse veloce. Io restavo tranquilla e Virgilio mi chiese di prendere io il via, di non forzare. Non so perché, invece, alla fine fecero prendere la partenza alla Beaumont che dopo neanche un paio di giri spaccò due bielle sul rettilineo di Buonfornello.
Ricordo la maschera di Conrero, muto, terreo in volto.


(Tratto da : Autocollezioni Magazine - luglio/agosto 2005)

Nella foto proposta un passaggio della Opel GT “Facetti - Beaumont” sotto il “ponticello” in ferro in prossimità di Floriopoli. Dalle linee un po’ “retrò” rispetto alle altre GT, quelle Opel sfoggiavano delle incredibili “bombature” laterali per contenere l’alloggiamento di cerchi e gomme ….. non di serie ….

Targa Florio 1972 la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault

Targa Florio 1972 la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault

Quell’anno - era il 1972 - la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault - poi punzonata col n.79 - affidata a Salvatore Barraco ed a Luigi Sartorio, sotto lo pseudonimo “Popsy Pop”.

La vettura era stata messa a disposizione dalla Concessionaria palermitana Renault INDOMAR di Giorgio Inglese. Si era programmato, salvo imprevisti,  di operare il cambio piloti ogni 2 giri.

Primo turno Barraco, secondo “Popsy Pop”, terzo Barraco. Alla conclusione del terzo turno Barraco arriva a Floriopoli col cambio a pezzi. Lavora soltanto ed esclusivamente  la quarta (fortunatamente ….. un po’ ….. corta). Le gomme, intanto, erano andate.

Che fare ?  Serrato conciliabolo ……. e poi una delle tante pazze scelte di Targa ; “Popsy Pop” entra in macchina lo stesso, dopo aver sostituito le  gomme. Proseguirà la gara, per quanto possa sembrare assurdo, disponendo soltanto della quarta …….. piantandosi paurosamente nei tratti lenti ed in salita …..

Finiranno la gara con 8 giri conclusi degli 11 previsti, 27’ assoluti e 5’ di classe GT1.6 con una vettura …….. con la sola quarta ……

( per  la storia “di prima mano” il ringraziamento va a Luigi Sartorio ) Nella foto proposta una immagine di un cambio guida tra Pops Pop e Toto' Barraco

Targa Florio 1972 ... questo accadeva a Palermo, in periodo di Targa ...

Targa Florio 1972 ... questo accadeva a Palermo, in periodo di Targa ...

Questa “storia” è tratta da un personale racconto dell’amico Luigi Sartorio, già pilota gentleman siciliano, noto agli sportivi anche con il suo pseudonimo di “Popsy-Pop” : Quell’anno era il 1972 e la Concessionaria Renault INDOMAR di Palermo ebbe l’idea di mettere in piedi un Reparto Corse - la “INDOMAR CORSE” - in questo coinvolgendo, tra gli altri, anche Luigi Sartorio. Ma l’iniziativa, nei mesi successivi, non era in linea con i tempi progammati e, di contro, la Targa si avvicinava sempre di più. E tutto questo non tanto per la mancanza di un parco vetture, quanto per il mancato avvio della preparazione e messa a punto dei motori. Finalmente la “svolta” ; per una vera e propria “casualità”, si trovarono a Palermo alcuni meccanici del Reparto Corse della Renault Italia e, come per incanto, a poche settimane dalla Targa, la Alpine A110 di “Popsy-Pop” (Luigi Sartorio) e Salvatore Barraco era pronta !
La Alpine era pronta … ma ……. il motore era ancora "da rodare” ! … Di provare sul “Piccolo” nemmeno a parlarne …. non c’era più il tempo … Ed allora ?
Allora si decise per la soluzione più sbrigativa … Sartorio uscì a tarda sera dall’officina con l’Alpine in “tromba”, già in pieno “assetto gara”, e senza “tirare” ….. e si diresse dal centro città verso l’Autostrada per Punta Raisi … il rombo dello scarico riecheggiava tra i palazzi della città ….... nonostante l’andatura “lenta” …. Finalmente l’imbocco dell’Autostrada, e poi il ritorno verso Palermo … e proprio all’uscita dall’Autostrada, alla rotonda - allora presente - alla fine dell’A/S, una improvvisa “paletta” si agitò nervosamente ….. LA POLIZIA !
Sartorio accostò e spense subito il motore …… i poliziotti iniziano a girare molto lentamente intorno alla Alpine … con grande attenzione, osservando ogni minimo particolare … poi le solite domande di rito … patente … libretto …... assicurazione ….. poi quella GIUSTA …. Cosa sta facendo ? Risposta imbarazzata : “La macchina è pronta per la Targa” ……. Per la Targa ? Si, per la Targa ! …… Scambio di sguardi tra i poliziotti ….. Senta, faccia una cosa …… continui a stare fermo qui …… noi andiamo via …… aspetti qualche minuto ….. e poi ritorni in città, ma lentamente, molto lentamente ……Buonasera.
A noi viene da fare una considerazione : in qualsiasi altro posto d’Italia la “storia” si sarebbe conclusa con un verbale stratosferico, con la patente ritirata, con l’Alpine sequestrata, con una Targa da dimenticare. Se oggi abbiamo la possibilità di vedere quella foto di quella Alpine A110 - regolarmente in gara alla Targa Florio del 1972 - è anche merito di quei due appassionatissimi poliziotti,”Amici di Targa” anche loro.


L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ringrazia immensamente l’Amico Luigi Sartorio - “Popsy Pop” - per aver consentito l’utilizzo delle sue foto in questo sito.

Targa Florio 1972 ...quelle incredibili battaglie nella classe GT sino a 2000 cc

Targa Florio 1972 ...quelle incredibili battaglie nella classe GT sino a 2000 cc

Era il 1972, e se ci fù quell’anno una classe con una fortissima competizione, quella fù la classe GT sino a 2000 cc. . Allo start ben n.13 vetture, dopo prove e qualifiche serratissime, e di quelle, ben nove 911, una 914/6, due Opel GT ed una Fiat 124 ; vetture schierate da diverse Scuderie e privati.

Insomma, una classe davvero agguerritissima:
- Porsche 911 - Ennio Bonomelli; - Porsche 914 - Paul Ernst Strahle ( semi works );

- Porsche 911 - Lloyd Adriatico; - Porsche 911 - Piloti Romani;

- Porsche 911 - Pegaso Palermo; - Porsche 911 - Kleber Racing;

- Opel GT - Squadra Conrero; - Porsche 911 - Edward Negus;

- Porsche 911 - Giampaolo Baruffi; - Porsche 911 - Francesco Cosentino; - Fiat 124 - Giovanni Martino.

Gli appassionati di Targa Florio, a proposito di foto del 1972, ricorderanno sicuramente immagini di “trenini” di 911 .. una dietro l’altra .. in eterno duello, giro dopo giro …Una sola Porsche 911 - la n.40 color rosso/aragosta - esibiva le insegne della “palermitana” Scuderia Pegaso. L’accreditata Porsche 911S “Bonomelli”, la n.38 di Gottifredi - Pica ( alla fine 5^ assoluta ! ) avrebbe vinto la classe con 10 giri conclusi …… ( degli 11 previsti ). A ridosso, a 9 giri, la 914/6 oltre quattro 911S , e poi le altre con 8 giri, 6, 4, 2, 1, 0. Quella 911 n.40 della Pegaso completò anch’essa 9 giri ma ...... non la troverete mai in classifica ufficiale per una squalifica che venne comunicata a fine gara ..... un vero smacco .....Ve lo raccontiamo noi, cosa accadde, grazie alla testimonianza di un .......... testimone attendibile; il Dr. Sergio Rappa. Quella n.40 parte, allo start di Floriopoli, con alla guida il Dr. Giuseppe Spatafora, che conclude i suoi 3 giri e si ferma ai box per il previsto cambio pilota. Sale “Friedrich Von Meiter” - al secolo il Dr. Sergio Rappa - ma ...... la 911 non ne vuole sapere di ripartire .... il motorino di avviamento non va ..... attimi di agitazione .... i meccanici prima “armeggiano” ...... poi spingono...... e la Porsche si avvia ...... riparte ..... “Von Meiter” conclude il suo turno di altri 3 giri ; seconda sosta ai box ..... e la Porsche riparte nuovamente con il Dr. Spatafora ...... la 911 completerà altri giri sino ad un totale ( riportano i testi di gara ) di ben 9, degli 11 previsti. Una eccellente prestazione, in una gara davvero durissima, per due “gentleman drivers”. Ma ....... forse anche per qualche insistente reclamo ...... giunse a freddo la ufficiale squalifica (“disqualified - pushed”). Ma pensate, sarebbe diversamente stata classificata 3^ di classe …. con il suo 6 ore , 40 minuti , 0 secondi . Un vero peccato. A proposito di quella Targa 1972 di quella n.40 ....... questo il commento del Dr. Sergio Rappa,a distanza di tanti anni ……: “ Mai più una gara come quella … continue sportellate e musate … date e ricevute …… un vero a proprio autoscontro “ ……. Ringraziamo il Dr. Sergio Rappa per il suo racconto e per Sua spendida foto che ha avuto la cortesia di regalare al sito dell’Associazione. Quella foto, cari Amici della Targa Florio, ritrae una spettacolare e scintillante Floriopoli durante le prove ufficiali. E’ un intreccio di piloti e vetture. Da sinistra : Raffaele Restivo, Sergio Rappa e Giuseppe Spatafora. Tute immacolate ; le prove devono ancora iniziare. Si intravedono, sempre da sinistra, una Lancia Fulvia HF, la Abarth 2000 n.11 di Alfonso Merendino e Raffaele Restivo (Scuderia Pegaso) e la Porsche 911S n.40 di “Friedich Von Meiter” e Giuseppe Spatafora ( Scuderia Pegaso ) ; e' la 911S protagonista della nostra “storia”.
Siete stati Voi protagonisti di altre storie di Targa ? Le avete documentate ? Ditecelo. Le metteremo - sul nostro sito - a disposizione di tutti coloro che amano la Targa Florio.

Targa Florio 1973 ... lavoro supplementare per i meccanici Porsche ...

Targa Florio 1973 ... lavoro supplementare per i meccanici Porsche ...

Direttamente dalla Germania ..... l’Amico .... Werner Hillburger ....... ci ha inviato alcune foto della “spedizione” Porsche in Targa Florio 1973.Nella foto sono ritratti Werner e Gunther

Ovviamante una sfilza di foto di 911 Carrera ...... Ma una foto tra tutte ci ha colpito particolarmente, e la pubblichiamo su questo nostro sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

E’ la Porsche 911 Carrera RSR 3,0 n.9 di Claude Haldi e Leo Kinnnen. Sta sul carrello. La cosa curiosa è che a quella Carrera, per poter utilizzare quell’utile strumento di trasporto, i meccanici pare dovessero, ogni volta, cambiare le gomme ........ Infatti quelle “regolari”, con cerchioni da gara a pelo di carrozzeria, ..... non avrebbero consentito alla 911 di “salire e scendere” su e da quel carrello .........

Targa Florio 1973 ... per “Amphicar” tante gare in salita una dietro l’altra ...

Targa Florio 1973 ... per “Amphicar” tante gare in salita una dietro l’altra ...

“Amphicar”, al secolo Eugenio Renna, era rimasto appiedato, nel corso di quel primo giro di quella sua Targa Florio del 1973; infatti, esattamente nel corso del primo giro, la sua Chevron B23 Ford n.18, da condividere con Vincenzo Mirto Randazzo, lo aveva “mollato”.

Mentre se ne stava seduto, avvilito, su un muretto ai margini della strada, pensando ad una gara finita prima ancora di cominciare, si fermò un concorrente con una Porsche, chiedendogli se volesse essere portato a Floriopoli.

Renna arrivò, così, ai box. Gli si avvicinò il compianto Ninni Failla, della Scuderia Pegaso di Palermo, e gli disse di salire sull’Abarth 2000 n.24 dell’equipaggio Giuseppe Vassallo e Girolamo Caci. Quella era una vettura che Renna conosceva benissimo; era stata una sua vettura.

Eugenio Renna era di “stazza” non indifferente ..... non riusciva ad entrare nel posto guida .... in mancanda del “suo “ sedile, ma alla Targa non si poteva dire di no..... Altro problema: il serbatoio della benzina era di appena 20 litri, tarato per le gare in salita, ed in quella Abarth - portata alla Targa all’ultimo momento - non era stato nemmeno sostituito.

Quell’Abarth, quindi, doveva necessariamente fermarsi, ad ogni giro, per il rifornimento volante di Polizzi. Inoltre quella 2000 aveva i rapporti corti, adatti alle cronoscalate. Pertanto, sino a Caltavuturo, problemi relativi ..... ma dopo, una vera tragedia ! Intanto si erano pure rotti gli attacchi del sedile .... sosta forzata nei pressi di Sclafani, ove - con l'aiuto del popolo di Targa - si era riusciti a sitemare alla meglio il problema.

Alla fine di questa vera e propria “epopea” Eugenio Renna sarebbe stato comunque felice di avere portato a termine quella sudatissima Targa Florio. Quella Abarth 2000 un pò “in disordine” ..... avrebbe finito la gara completando 9 giri ( degli 11 previsti ) e classificandosi 5^ nell’affollatissima classe S2.0, e 23^ assoluta.

Nella foto : “Amphicar” e quella “vissutissima” Abarth 2000 in una sosta tecnica a Floriopoli.

Targa Florio 1973 per quel ventenne ... “prove” sfortunate .....

Targa Florio 1973 per quel ventenne ... “prove” sfortunate .....

Lo abbiamo detto più volte : noi stiamo qui per raccontare episodi di Targa Florio, anche quelli “dimenticati”. E per far questo non possiamo fare a meno dei diretti protagonisti.

A pagina 29 di un vecchio Autosprint - il n.20 del 14/21 maggio 1973 - si legge questo: “ ... Anche Lauricella, con la Fiat 124 spyder, esce di pista dopo il Bivio Polizzi, la macchina è danneggiata, il pilota riceve un forte colpo alla schiena, nulla di grave, ma viene riportato ai box con l’elicottero in barella, per precauzione ...”

Allora, siamo andati a “rispolverarlo” quell’episodio; un incidente, certamente poco piacevole, ma che è anch’esso “storia di Targa”. E ce lo ha raccontato nel 2009, sia pur brevemente, l’Amico di Targa Florio Fulvio Lauricella. “ ... La 124 sport spyder 1600 n.132 alla Targa del 1973, di colore bleu francia, era proprio la mia, e non partecipavo alla gara con Gaetano Lo Jacono ( nota : “Gaetano Lo Jacono” recitava l’elenco degli iscritti ), ma con Giuseppe Lo Jacono, che mi fece esordire in gara affidandomi la sua 500 gr.2 alla Montepellegrino del 72, con record. Purtroppo, per una leggerezza compiuta in officina su quella 124, malgrado avessi detto di sostituire i dischi freno anteriori, rovinati durante prove ''libere”, gli stessi venivano rettificati a mia insaputa.

Ovviamente, il disco anteriore dx ha pensato bene di spezzarsi in due nella discesa di Scillato, notoriamente stressante per i freni, provocando la semi distruzione della macchina e la mia momentanea paralisi delle gambe per una forte contusione dorsale. Rapido rientro a Floriopoli in elicottero, in compagnia di Clay Regazzoni, che aveva a sua volta distrutto la sua 33, e fine della gara di un poco piu' che ventenne giovane pilota ...”.

Gara mancata, quindi, per quella “ultima Targa Florio Mondiale”. Un vero peccato. Ma Fulvio Lauricella si sarebbe tolta una soddisfazione .... “da grande” .... Leggete questa ( è l’amico Luciano, che ci soccorre ) :

“ ... Alla Targa Florio Storica del 2000 la vittoria non andò alla Porsche 911 di Plano - “Davis”, ma all'Alfa Romeo Giulietta SZ del '60 di Fulvio Lauricella e Tony Carrera. Plano e "Davis" correvano, infatti, fuori classifica, in quanto la Targa quell'anno era riservata alle vetture costruite entro il '65. Purtroppo anche la stampa specializzata, sconoscendo i regolamenti di gara, riporta notizie inesatte e continua a far confusione, come quando parla di classifica assoluta e non di classifiche assolute di gruppo ...” Quella SZ argento con le strisce rosse laterali, sul muso, ancora me la ricordo, in quella “storica 2000” : una scheggia.

Grazie, Fulvio. In quella foto, un pò sfocata per la verità, ci sta Lui alla guida, nel corso delle prove di quella Targa Florio 1973; il “sogno” finirà anzitempo a causa di una rettifica dei dischi freno tenuta “nascosta”, in officina.

Targa Florio 1973 ...... una gara regalata alla Porsche

Targa Florio 1973 ...... una gara regalata alla Porsche

Alle prove ufficiali della Targa Florio del 1973 me ne stavo lì, a Floriopoli. Le vetture partivano a pochi metri dall’uscita della corsia dei box, appena oltre la fine della mezzeria di Floriopoli. Ricordo perfettamente una laboriosa operazione eseguita “al volo” - cui ho assistito praticamente ad un metro - dai meccanici Autodelta su una delle due schierate Alfa Romeo 33TT12. Penso proprio potesse trattarsi di una operazione di spurgo/controllo del circuito frenante. Le due Ferrari 312 PB erano un qualcosa di “già visto”, in quanto tutto sommato abbastanza simili, per lo meno esteriormente, a quella della Targa Florio dell’anno prima.Ma - quell’anno - le 33TT12 erano una cosa, a mio avviso, bestiale. Onestamente non mi sembravano “belle”, ma piuttosto “cattive”.

Mi davano la sensazione di avere un passo cortissimo, il posto guida era avanzatissimo; lateralmente si ammiravano quelle accentuatissime “pinne” posteriori da squalo, con un aspetto, invero, un pò “retrò”. Ma - ripeto - quelle 33 sembravano veramente “cattive”.

Questi i tempi migliori di quelle prove:

Merzario* - Vaccarella / Ferrari : 33’38’’5

De Adamich - Stommelen* / Alfa Romeo : 33’41’’1

Ickx* - Redman / Ferrari : 34’59’’1

Van Lennep - Muller* / Porsche : 36’52’’1.

La domenica, la gara.

Quell’anno ci ritrovammo nella zona - velocissima e molto guidata - tra la fine del rettilineo di Buonfornello e la Stazione di Cerda/Floriopoli. All’inizio della giornata stavamo posizionati sul mitico curvone “lato mare - vista zona industriale”, nei pressi della cabina ENEL. Al primo giro, con adrenalina alle stelle, tutti aspettavamo il passaggio iniziale di Merzario, con la sua n.3, ma non fu così. Noi spettatori ci guardavamo tutti, interrogandoci. Il miglior tempo, alla conclusione di quel primo giro, lo avrebbe fatto Stommelen, con la sua 33TT12 (36’31’’8) ; era primo. Secondo Ickx (37’07’’7). Terzo Muller (38’02’’1). E Merzario ? Il fantino avrebbe chiuso quel disgraziato primo giro con l’ottavo tempo (40’23’’8).

Ma torniamo a noi ....... finalmente - dopo aver visto sfilare parecchi ( sembravano tantissimi, tale era lo stupore ) - “passò” il fantino, e fù un colpo al cuore. La Ferrari n.3 arrancava come una preda ferita. Viaggiava a relativamente bassa andatura, “caracollando”, con traiettorie inusuali, su quell’insidioso “misto veloce”.

Me ne stavo sul lato sinistro della strada, e questo mi consentì di vedere bene la posteriore sinistra della n.3 ; la 312PB stava letteralmente sul cerchione. La gomma era completamente andata. Noi spettatori - ammutoliti prima - ci scatenammo subito dopo.Ognuno diceva la sua all’altro vicino, ignorando del tutto, per qualche minuto, i passaggi di tutti gli altri.Quell’anno, per noi ferraristi, fù un incubo. Merzario aveva forato a Buonfornello, percorse tutto il tratto sino a Floriopoli con la sua Ferrari in quelle condizioni, rientrò ai box, cambiò la ruota, ripartì, concluse il secondo giro, iniziò il terzo ma si fermò al 14° chilometro - subito dopo Cerda e prima del Bivio Sclafani - col semiasse andato.Intanto Ickx, dopo prove da dimenticare, nel corso del medesimo 3° giro andò malamente per campi, distruggendo la sua seconda Ferrari.Beh ! C’è ancora l’Alfa .... pensammo in molti ...... Il veloce Regazzoni si era messo per cappello la sua Alfa durante le prove, e la vettura sarebbe stata irrecuperabile per la gara. De Adamich, regolarmente in gara la domenica, a quel punto era tranquillamente in testa, con le due Ferrari subito “out”, e con un enorme vantaggio sugli altri. Nonostante i segnali volanti di “rallentare” ........ si avventurò in un assolutamente rimandabile sorpasso - poi rilevatosi suicida - su una Lancia Fulvia HF privata, finendo malamente la corsa. Da allora De Adamich si sarebbe meritato “a vita” dai siciliani l’appellativo di “De Lentibus”.Bene, anzi male. Al 4° giro, con le due Ferrari e l’Alfa eliminate, era in testa la n.8, la Porsche Carrera di Muller - Van Lennep, e sempre prima sarebbe rimasta sino all’ultimo 10° giro.E dire che tutti, quell’anno, avevamo pensato ad una partecipazione della Porsche in Targa in tono minore ....... Per Muller e Van Lennep sarebbe stato il trionfo, per le Squadre italiane la disfatta.

Disfatta senza rivincita ; quella sarebbe stata l’ultima Targa Florio Mondiale.

La foto è stata scattata dall’Amico della Targa Florio Totò Marfia, di Palermo. Ritrae proprio la Ferrari 312PB n.3, con alla guida Merzario, esattamente nella fase conclusiva di quello sfortunato primo giro. La Ferrari si trova lungo il tratto “fine Buorfornello - Stazione di Cerda/Floriopoli” ; la n.3 la potrete notare sbilanciata, come ve la ho già raccontata. La ruota posteriore sinistra poggia sul cerchione. La gara è ormai irrimediabilmente segnata, persa, il semiasse non reggerà a lungo le tremende sollecitazioi subite in quel tratto del primo giro.Ed il nostro mitico “Professore” Nino Vaccarella non potrà condurla nemmeno per un giro - in gara - quella “predestinata vincente” 312PB.

Targa Florio 1973 Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo

Targa Florio 1973 Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo

Quell’anno, era il 1973, Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo si iscrissero in Targa con una AMS 1000 Ford.

La vettura non superò le qualificazioni a causa del fatto che “Popsy Pop”, al suo primo giro di prove ufficiali, dopo che aveva già girato il compagno Ceraolo,  patì un guasto tecnico subito dopo l’abitato di Cerda. A causa del circuito “chiuso”, per lo svolgimento delle prove ufficiali, restò lì appiedato per diverse ore, al punto di ricordare che alcuni contadini gli portarono anche un “frugale pasto”  a base di  legumi …..

La foto “immortala” i momenti nei quali, finalmente, arriva Ceraolo con i meccanici, ma per loro la gara, la domenica, non ci sarà.Problemi tecnici/regolamentari di analoga natura li subirono, quell’anno anche molte altre vetture, tra le quali anche la privata Alfa Romeo 33TT3 della Scuderia Brescia Corse. In molti pensarono che gli organizzatori, per poter ripescare quella Alfa, operassero una “moratoria” per tutti. Niente da fare.

Targa Florio 1973 …. c’era in giro … anche un “finnico volante” …..

Targa Florio 1973 …. c’era in giro … anche un “finnico volante” …..

Alla Targa Florio 1973, delle tre Porsche 911 RSR Carrera della Martini Racing, la n.9 era quella di Leo Kinnunen e Claude Haldi. La foto che proponiamo - pur tagliata - è per noi splendida. E’ stata scattata nel tratto - misto ma velocissimo - tra la fine del rettilineo di Buonfornello e la Stazione di Cerda, nei pressi di Floriopoli. Ci offre un doppio “focus” … : il primo consente di farci ammirare, in ogni dettaglio, tutte le “artigianali” soluzioni aerodinamiche provate, in coda a quella 911, dai tecnici Porsche per assicurare ai loro piloti i migliori possibili assetti da gara; ali, spoilers, lamelle e rinforzi di vario genere. Il secondo “riporta alla luce” qualcosa che notoriamente rappresentava, in quel 1973, una vera “firma” sul casco di Leo Kinnunen, al momento alla guida : “ THE FLYING FINN “ … “ Il finnico volante “ … ;   come non dargli ragione ?.

Si ringrazia l’amico Totò Marfia per la sua splendida foto regalata alla fruibilità del sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.  

Nel “Numero Unico” dell’ultima Targa Mondiale, quella del 1973, c’era un articolo di Aldo Seregni sulle Alpine Renault ; un articolo certamente “spinto” da evidenti motivazioni “commerciali”, ma comunque bello.Sui Numeri Unici ci stavano spesso le foto della Targa dell’anno prima ………. e l’immagine del 1972 di apertura di quell’articolo - che proponiamo - era dedicata alla “palermitana” Renault Alpine  A110 - di Toto’ Barraco e Luigi Sartorio (“Popsy Pop”)  - Squadra INDOMAR Corse  - Scuderia  Pegaso.

“ ……. Le Alpine Renault sono vetturette di razza.Una razza minuta piccola, modesta, ma leggera, saettante, creata e realizzata per la «strada». Suo vero ed incontrastato regno.Targa Florio: la regina delle corse su strada.Astrusa, fuori dei tempi, quasi ancestrale, criticata ma avvolta in un velo di fascino quale nessuna altra competizione automobilistica potrà mai vantare di aver posseduto.

Ed ormai si parla di annullarla, di svilirla in nome del progresso e dell'attualità in una «pista», una delle tante esistenti nel mondo delle corse. La Targa Florio in pista !Si dovrà fare? Vincenzino Florio starà rabbrividendo, lassù, nel Regno dei Forti !Ma tant'è. Così va la vita. Prima o poi si farà, si «dovrà fare».

 Alpine Renault e Targa Florio.Non si è mai parlato, e mai si potrà, di vittorie assolute, di folle trepidanti in piedi al passaggio di una piccola “voiture bleu” guidata da Nino Vaccarella, l'altro grande della Targa.Si è parlato di Ferrari, di Alfa Romeo, di Porsche, di grosse vetture di tre litri di cilindrata, di cinque litri di cilindrata, che piu volte, normalmente, hanno tagliato lo striscione di arrivo vittoriose.

E le Alpine Renault ? Le piccoline si nono sempre ben difese, hanno più volte vinto le loro classi, ma la modesta cilindrata le ha sempre relegate al ruolo di «cenerentole» della Targa.Le millecento, milletrecento, milleseicento Alpine Renault sono nate per la strada, ma, naturalmente la politica sportiva della Casa francese si è rivolta, sempre, verso i grandi rallies internazionali, più consoni a queste vetture e, in questi ultimi anni, specializzazione sportiva automobilistica verso la quale si sono riversate le ... cure e gli interessi delle grandi Case automobilistiche, quali, la Renault, la Fiat, la Lancia, la Ford... etc., etc.

Oltretutto un'altra importante considerazione va fatta.I motori delle Alpine Renault, sempre per una politica della Casa, sono, tutti, derivati dai motori che equipaggiano vetture di serie della gamma Renault (quello delle Alpine 1600 e 1800 dal 1500 montato sulla Renault 16, quello dell' Alpine 1300 dal 1300 montato sulla Renault 8 Gordini...) quindi le potenze sono obbligatoriamente ridotte rispetto a motori «realizzati», pur su vetture di serie o piccola serie, in funzione delle corse.Quello su cui si punta nelle Alpine Renault è il rapporto peso-potenza.Carrozzerie leggere in vetroresina (o plastica rinforzata), elastiche, in grado di assorbire le peggiori asperità stradali; modeste dimensioni ... in sintesi, dei veri «guanti da corsa», pur se vetture costruite in serie.

È infatti estremamente emozionante guidare un' Alpine Renault sulle strade della Targa ... da bivio Caltavuturo ci si avventa con la piccola macchina in un misto che non permette errori, tra rocce gigantesche, una brutta curva aperta si delinea, il fondo stradale non è dei migliori, salti, avvallamenti, si arriva alla discesa di Scillato.Curvoni, una discesa molto tortuosa, la coda della nostra piccola Alpine Renault sbanda, controsterzo, accelleriamo, si viaggia «di traverso» ... il ponte di Scillato, e si va via così, frenando, accellerando, con i pneumatici che miagolano sull'asfalto, attraversando paesaggi poeticamente meravigliosi. Ma chi li vede? La Targa Florio è la «Tagga», come dicono in Sicilia, e, pur se non farà mai un primo assoluto, l'Alpine Renault vi effettuerà sempre delle corse splendide, mozzafiato, lasciando negli occhi degli spettatori questo saettante lampo blu: è passata una Alpine Renault !

Aldo Seregni …. “

Targa Florio 1974 ... fine di un’epoca ... fine del “Mondiale” .....

Targa Florio 1974 ... fine di un’epoca ... fine del “Mondiale” .....

L’avventura “mondiale” della Targa Florio doveva considerarsi, ormai, conclusa. La CSI, infatti, la escluse dal Campionato Marche a partire da quell’edizione del 1974. La 58^ Targa Florio si svolse il 9 giugno 1974. A far capire a tutti come le cose si erano messe, irreversibilmente, in negativo, la novità fù la riduzione del numero dei giri, da 11 a 7, per un nuovo totale di complessivi 504 chilometri. La corsa fu inserita fra quelle valevoli per il Challenge Mondiale di Velocità e Durata, un trofeo non riconosciuto dall’Autorità Sportiva Intenazionale.

Gli sportivi siciliani si dovettero, quindi, “accontentare” della presenza di una sola “Squadra Ufficiale”, la Lancia, che schierò tre Stratos che sarebbero state condotte da Munari/Andruet, Larrousse/Ballestrieri e Pregliasco/Paleari. In quella foto, regalata al sito dall’Amico Totò Marfia, è ritratta la vincente Lancia Stratos n.1 di Larrousse/Ballestrieri. Il suo tempo fù di 4 ore 35’02’’6/10, ad una media di 109,946 Km/h. Il pubblico di Targa, tranne i “giovanissimi”, era, in verità, un pò avvilito, ma stava sempre lì.

TARGA FLORIO 1975 ....Il ritorno del Professore

TARGA FLORIO 1975 ....Il ritorno del Professore

Nino Vaccarella (che , tornava al volante dopo un lungo intervallo) e Arturio Merzario su un'Alfa Romeo 33TT12, hanno vinto la 59^ edizione della Targa Florio, prova automobilistica valida per il campionato italiano di velocità per le vetture dei gruppi 4 e 5. Al secondo posto si sono classificati Amphicar -Floridia, su Chevron B23. La gara è stata disputata su otto giri del tradizionale circuito della Madonie, per 576 km. Priva, da due anni, di validità per il mondiale  marche, spostata dalla prima settimana di maggio, quando ancora il clima dell'isola è fresco, alla terza decade di luglio, disputata quindi sotto un sole torrido che ha scoraggiato il pubblico, disertata da tutti i teams, ad eccezione dell'Alfa Romeo che si è iscritta soprattutto per motivi sentimentali. Questa « Targa » si è trascinata stancamente. Messa subito fuori gara, per un guasto al cambio, la 33 di Casoni - Dini, è rimasta una sola vettura in grado di puntare al successo, appunto l'altra 33  di Vaccarella e Merzario. E i due non se lo sono fatto scappare. All'inizio del settimo giro, a due chilometri dalle tribune, è uscita di strada la Chevron di Moreschi. La vettura ha preso fuoco, ma il pilota è uscito in tempo dall'abitacolo. Le cisterne del vigili del fuoco sono arrivate due o tre minuti dopo, quando già le fiamme altissime avevano distrutto l'auto. Il pubblico, che assisteva alla gara, è affluito nella zona. Invadendo la sede stradale. Era uno dei pochi punti affollati. La gente siciliana, che sino a due anni fa gremiva colline e muretti, ha disertato la competizione: la  Targa  è scesa, nel giro di due anni, da 500 mila a 50 mila spettatori.     

Targa Florio 1976 .... fù come nel 1966 ... di nuovo pioggia e fango .....

Targa Florio 1976 .... fù come nel 1966 ... di nuovo pioggia e fango .....

Quell’anno vinse la Osella PA 4 BMW/2,0 n.8 della Scuderia ATENEO di Palermo; la condussero al trionfo finale due piloti palermitani: “Amphicar” (Eugenio Renna) ed Armando Floridia. Nella foto proposta vediamo proprio quella n.8, con alla guida Floridia, allo start di Floriopoli. Quelle che seguono sono “il sunto” di alcune delle memorie di uno dei due protagonisti di quella vittoria, Armando Floridia: E’ prima mattina, la strada è ancora umida, le gomme fredde ….. L’Osella è appena “scattata”, è già leggermente “intraversata”, mentre Armando inizia ad “aprire a tutta”. Lui racconta che la strada, durante quel primo giro, era maledettamente sporca ed insidiosa, a tratti ancora bagnata dalla pioggia caduta nelle prime ore della mattina, con le gomme che andarono in temperatura solo dopo qualche decina di chilometri. Nel corso di quel primo giro, in una curva veloce poco prima del Bivio Scillato, una nascosta pozza di acqua stagnante mista a fango fece perdere la necessaria aderenza all’anteriore e l’Osella si girò - fuori controllo - andando per campi.

Armando ricorda che era distrutto, spense il motore. Scese dalla macchina, era convinto di avere irrimediabilmente rovinato la vettura, il cui cofano anteriore pareva totalmente fuori uso. Addirittura si sfilò il casco. Ma arrivarono 5 o 6 spettatori i quali, senza nemmeno consultarlo, sollevarono “di peso” l’Osella e la ricollocarono sulla strada. Armando, stupito, prese coraggio, indossò nuovamente il casco, risalì in macchina, riavviò il motore. Una sistemata alla meglio del muso … e ripartì tra l’entusiamo dei presenti …….. nella consapevolezza, però, di aver perso parecchi minuti ….

Armando si fermò, necessariamente, ai box, alla conclusione di quel primo giro; nell’occasione si decise immediatamente per il cambio pilota, si integrò la benzina ed il Team sistemò la carrozzeria con “metri” di rotoli di adesivo. Uscì dall’Osella Armando e vi salì Eugenio Renna. Armando ricorda che Eugenio Renna restò alla guida per il 2°, 3° e 4° giro realizzando una impressionante rimonta nei riguardi degli avversari e di quello “diretto” - alla fine di quei giri - l’altra Osella PA4 BMW/2,0 n.6 di Giorgio Schon e Renzo Zorzi. Spetterà ad Armando, però, il sorpasso su Schon al successivo cambio di guida. Armando ricorda che in quel suo giro riusciva a rendersi conto del progressivo “recupero” nei confronti di Schon dalle indicazioni del pubblico (e questo è un particolare davvero incredibile) che al Suo passaggio, gesticolando all’impazzata, segnalava con le mani e con le dita : “E’ lì !…. E’ lì ! ….“ , indicando avanti come dire “ Vai, Vai, lo stai prendendo ! “

E tutto questo sino a quando Armando raggiunse Schon - in quel momento sotto una pioggia battente - nei pressi della curva denominata “Riolo” ( poco prima del ponte che porta a Scillato ). Schon, evidentemente, si innervosì per quel recupero, sbagliò e si girò. Le due Osella, racconta Armando, si ritrovarono esattamente quasi “muso contro muso”, con Schon “contromano”, fermo, al centro della strada. Armando riuscì miracolosamente a sfilare l’avversario mentre gli sguardi dei due si incrociarono letteralmente …. le visiere degli integrali di entrambi erano - infatti - quasi del tutto sollevate, per la pioggia. Quello fù uno dei momenti “topici” della gara …. Armando Floridia è un nostro Amico. E’ anche socio fondatore della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Foto @ Roberto Barbato

Targa Florio 1977 DIARIO (semiserio) di una Targa

Targa Florio 1977 DIARIO (semiserio) di una Targa

" ...  Peccato! Non eravamo riusciti a trovare una 2000 a buon prezzo, ma un 1600 coi fiocchi si! Una Osella PA3 Cosworth 1600, a ingranaggi per chi se ne intende, rilevata dal mitico don Mimì Scola . Una gara di rodaggio a  Pergusa (vinta)e poi di corsa alla Targa, la quinta Targa assieme a Giampaolo Ceraolo.

Le prove ufficiali col bel sole rischiano di fare svanire subito il bel sogno ancora da vivere: Giampaolo ritorna lentamente dal suo giro di prova con la frizione kaputt. Ma la Targa è “gara unica” e come per incanto si mette in moto il comitato di solidarietà. Amici, piloti, direttori di team, meccanici. Chi ci offre i pezzi di ricambio necessari, chi si stende senza indugio sotto la nostra macchina per aiutare nel lavoro di riparazione, chi rifocillandoci a panini. Tu sali in macchina mentre la ripariamo mi dice Giampaolo.  Ma il tempo passa e si avvicina pericolosamente l’ora della fine delle prove con la macchina ancora sui cavalletti. Pochi secondi e vengo spinto freneticamente al cancello davanti ai boxes che porta direttamente in pista. Il commissario mi ferma e da lì mi dà il via, ultimo concorrente, allo scoccare dell’ora di fine prove. Parto, un rapido controllo che tutto sia  a posto e comincio quel giro agognato dovendo effettuare oltre una ventina di sorpassi di vetture meno veloci.

Il giorno prima della corsa tutti in garage per gli ultimi preparativi, la scelta dei rapporti, corti per il misto tanto il Buonfornello è lungo solo 5 km, ma soprattutto per provare il cambio-pilota-sedile-cinture, operazione quasi tragicomica sicuramente complicata dalla fin troppo evidente differenza di statura. Poi le solite raccomandazioni di Giampaolo di tirare anche in gara 1000/1500 giri in meno. La Targa è lunga.

Ma anche uno sguardo fuori, al tempo. Ancora una volta incerto, minaccioso. Una capatina  ai boxes  per le ultime novità. Tutti a parlare di gomme : slick o rain? Quali montare e poi se bisogna cambiarle? Noi i cambi gomme in pochi secondi li vediamo solo in TV per la F1! Per noi  ci vorranno 5 minuti? forse 10? Vallo a sapere! Ma c’era chi, esperto e sornione, una soluzione l’aveva trovata. Gomme slick dure ma scolpite come quelle da pioggia. Una trovata degna del suo autore: il già vincitore Eugenio Renna. E allora subito a copiare, come a scuola col primo della classe. Di corsa da Bastiano Barone a intagliare un bel treno di slick e via.

Domenica mattina. La partenza è sempre il momento più emozionante. Partiamo! Un po’ “abbottonato” per la strada che diventa umida. Prima di Cerda comincio a vedere la coda dell’Osella di Giorgio Pianta. Faccio rapidamente i miei conti: se la vedo vuol dire che gli ho rosicchiato dei secondi dai venti che ci separavano alla partenza. Bene. Dopo il paese intravedo con la coda dell’occhio la sagoma celeste della Chevron di Nesti su un prato. Fuori due penso ma sotto il casco devo raccomandarmi di non guardare, non distrarmi, anche perché sta cominciando a piovere e alla Targa col bagnato non si scherza.

Prima di Collesano mi volto a controllare se nella vallata precedente arriva qualcuno dietro di me. Niente. Ciuti è in ritardo. Poco dopo un gruppetto di amici spettatori mi agita le mani indicandomi il tre, terzo, sarà vero? speriamo.

Finalmente il rettifilo. Un respiro profondo dopo tante curve. E’ arrivato il momento di un bel controllo agli strumenti. Panico! Le temperature sono basse, troppo. Che fare? I boxes sono vicini, fermarsi? tirare di più il motore? Assorto in questi dilemmi mi sfila Nesti in rimonta. Mi sembra di sentire lo spostamento d’aria, io un 1600 coi rapporti corti e lui col 3000! Non faccio a tempo a riprendermi che BOOM!! un boato, una gran fumata e la macchina come in folle. Sbiellata da manuale. Con l’abbrivio raggiungo lo svincolo dell’autostrada e parcheggio.

Ma stavolta non posso dire mi rifarò la prossima Targa. Peccato!

Luigi Sartorio (" Popy Pop ") ..... "

Rinnoviamo, anche in questa occasione, i nostri ringraziamenti all'Amico Luigi Sartorio ( "Popsy Pop") che ha voluto condividere con noi questo suo personale - ormai "storico" - bellissimo ricordo di Targa Florio 1977. Sono emozioni che - per un pilota di Targa Florio - pensiamo restino indelebili, nella mente.

Nella foto gentilmente concessa dall'amico Luigi , siamo a Floriopoli prima dello start , di spalle si riconosce  Giampaolo Ceraolo