Targa Florio 1906 ... quei “Carbonari” ... fondatori della Targa Florio ...

Targa Florio 1906 ... quei “Carbonari” ... fondatori della Targa Florio ...

“ ... Il Comitato Panormitan Feste e Riunioni Automobilistiche di Sicilia  aveva sede in Via Catania n°2 a Palermo, al pianterreno di un grande palazzo che si affacciava sul Viale della Libertà. L’ edificio, di proprietà della famiglia Florio,  era tra il liberty ed il vittoriano .  I suoi balconi erano sempre colmi di fiori . Il Comitato si riuniva tutti i giorni, sino a notte inoltrata  . Nelle  sale si discuteva , si prendevano decisioni e si approvava , tutto nella massima segretezza. I soci avevano l’aria dei ribelli e anticonformisti e a una certa società conservatrice  apparivano come adepti di compagini rivoluzionarie, sul tipo della Giovane Italia. Per tale motivo, non si sa da chi, vennero  definiti in seguito i “Carbonari della Targa Florio”.

Questi uomini, tutti fedelissimi al Cavaliere  Vincenzo Florio, erano Paolo, Giuseppe e Lucio Tasca Bordonaro, il Conte Giulio Airoldi, il Conte d’Isnello, il Marchese Paolo Scaletta, il Barone Gianni Stabile, il Barone Michele Ciuppa, il Marchese Jacona della Motta, il Barone Antonio di Ramione, il Cavaliere Rodrigo Licata di Baucina, il Principe Petrulla, i Principi Gustavo e Michele Vannucci, il Marchese De Seta, il Barone Cammarata, il Barone La Motta, il Barone di Gebbiarossa, il Cavaliere Fecarotta, il Cavaliere Salvatore Bonocore. Lucio Tasca era un eccellente cronometrista e gran fumatore di sigari; Guido Airoldi corridore ardito e impetuoso; il Conte d’Isnello preciso e meticoloso; il Marchese De Seta assai focoso; Rodrigo Licata il suggeritore di trovate ingegnose. Airoldi e Tasca, in particolare, erano fraterni amici di Florio. Quando il Cavaliere, rientrato dalla Francia, comunicò che la sua nuova corsa era sostenuta da “L’Auto”, e già riscuoteva adesioni, i Carbonari applaudirono inneggiando a lui ed alla Targa. Subito dopo si discusse e si approvò il regolamento che prevedeva l’ammissione di vetture dotate di motori a 4 e 6 cilindi, con rispettivi limiti di alesaggio. Venne stabilito il peso minimo, mentre la cilindrata restava libera.

Nasceva così il concetto di “vetture di serie”, che si atteneva all’idea floriana di “vetture da viaggio”. I rifornimenti di carburante erano consentiti anche lungo il percoso. Il totale dei premi in denaro era stabilito in lire 50.000, di cui L.30.000 al primo assoluto più la Targa Florio, L.10.000 al secondo, L.5.000 al terzo, L. 2.000 al quarto, L.1.000 al quinto. Venne scelta la data di domenica 6 maggio 1906. Alla fine della riunione vennero stappate delle bottiglie di vecchio Chateau Lafite e si brindò all’avvenire della nuova Targa Florio ........... Una settimana prima della corsa, i componenti del Comitato Panormitan si trasferirono al Grand Hotel di Termini Imerese stabilendovi il quartier generale dell’organizzazione. Il Cavaliere, per l’occasione, invitò i giornalsti ad una ricognizione sul rettifilo del Buonfornello dove erano stati allestiti gli impianti. Tra questi c’erano Henry Desgrange, Charles Faroux, W.F. Breadley, George Prade, Mario Morasso, Lefrevre, Costamagna, Le Teller, Meurisse e Nino Sofia. Il Buonfornello appariva come una lucida fettuccia di grigio annerito, posata dalla natura nel bel mezzo della campagna. Le tribune si ergevano a due chilometri dalla Stazione di Cerda per una lunghezza di 200 metri; erano inghirlandate con foglie di frutti e limoni. Bella mostra facevano i ristoranti con i tavoli in legno e le sedie impagliate ed i chioschetti per rinfreschi e bibite con vendita di giornali e macchine fotografiche. Un alloggio riservato al totalizzatore costituiva una delle grandi novità. I giornalisti videro e annotarono tutto...”

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

La foto che proponiamo raffigura il mitico rettilineo di Buonfornello, esattamente come era in quel lontano 1906.

Targa Florio 1906 ..... la Targa Florio per il vincitore fù d’oro massiccio

Targa Florio 1906 ..... la Targa Florio per il vincitore fù d’oro massiccio

“ .... E’ la prima Targa Florio; siamo sul Grande Circuito delle Madonie ... Vince Alessandro Cagno su “Itala”, alla media di quasi 47 chilometri all’ora. Porta a casa la Targa, che è d’oro massiccio, e trentamila franchi in oro. Quella fortuna sarebbe probabilmente toccata ai francesi Rigal e Bablot, se a un rifornimento non fosse loro toccato uno spiacevole equivoco; per sbaglio, al posto della benzina, gli fecero un “pieno” d’acqua. Ma altri dodici concorrenti sono ancora più sfortunati. Per un improvviso sciopero dei marittimi è rimasta ferma a Genova la nave che doveva trasportare in Sicilia le loro macchine. Furenti, assistono alla gara da pedoni. La cronaca locale registra quattro novità : l’”automobile”, perchè gran parte dei siciliani, lungo il percorso, non l’aveva mai vista ; la “strada senza polvere”, perchè il munifico Florio, la vigilia della corsa, ha fatto spruzzare una mistura di catrame e bitume ; il “telegrafo”, perchè i paesi attraversati dalla corsa - finora - non conoscevano sistema più rapido della cartolina postale; la “donna in calzoni”, perchè il francese Le Blond s’è portato accanto la moglie, al posto del meccanico ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Nella foto: Alessandro Cagno. Il primo vincitore della Targa Florio sulla sua Itala. Sarà una gara di 3 giri, per Km. 446,46.

Targa Florio 1907 ...... la gara è siciliana .... ma alla fine .... piove .....

Targa Florio 1907 ...... la gara è siciliana .... ma alla fine .... piove .....

“ ... Alla fine della gara piove. La Targa Florio 1907 - disputata sul Grande Circuito delle Madonie in 3 giri per Km. 446,46 - la vince Felice Nazzaro su “Fiat”, alla media di 54 all’ora. Frusciano nel fango della pista le lunghissime gonne delle dame che escono per festeggiarlo. Uno dei favoriti, l’inglese Olsen, è affidato alle cure di un oftalmico. Minaccia la congiuntivite. Olsen era partito senza occhiali, e alla fine del primo giro, per liberarlo dal mascherone di fango, gli avevano tirato in faccia un secchio d’acqua. La “Corsa delle vetturette” - su 2 giri per Km. 297,64 - la vince Naudin, su Sizaire & Naudin ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

La foto che proponiamo raffigura la predestinata vincente, la Fiat di Felice Nazzaro, poco prima della partenza.

Targa Florio 1907 … Felice Buzio con la sua Diatto-Clèment

Targa Florio 1907 … Felice Buzio con la sua Diatto-Clèment

“.... Organizzazione: Comitato per l’Incremento delle Feste e Riunioni Sportive. Grande Circuito delle Madonie, sviluppo km 148,823 x 3 giri = totale km. 446,469. Partenza e arrivo da Buonfornello. Monte premi Lire 100.000.

Iscritti 56, partiti 45, classificati 28 ...”.

Nella foto : la Diatto-Clèment di Felice Buzio.

Targa Florio 1908 vince Trucco .. con un ottimo meccanico ... Maserati

Targa Florio 1908 vince Trucco .. con un ottimo meccanico ... Maserati

“... E’ il Grande Circuito delle Madonie. La Targa Florio del 1908 la vince Trucco su Isotta Fraschini, alla media di quasi 60 all’ora. Emozionatissimi, gli invitati speciali del Continente corrono agli otto trasmettitori telegrafici che Vincenzo Florio ha impiantato sotto la tribuna. Trucco; il cognome del vincitore si presta ai giochi di parole. Se fossero profeti, i giornalisti si occuperebbero, piuttosto, del meccanico che ha corso accanto al vincitore: si chiama Alfieri Maserati. Profetico è invece il corridore Sizair, che era stato in testa fino all’ultimo giro. Piangendo dalla rabbia dice : “Un giorno, li toglieranno tutti !“. Le ruote della sua macchina si erano schiantate contro un paracarro. La “Corsa delle vetturette” la vince Giuppone, su Peugeot ....”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Targa Florio 1909 .... anche Vincenzo Florio fù concorrente ...

Targa Florio 1909 .... anche Vincenzo Florio fù concorrente ...

E’ il Grande Circuito delle Madonie. Alla Targa Florio del 1909 il numero degli iscritti fù, in verità, piuttosto scarso.

Quindi, da Organizzatore, Vincenzo Florio si trasformò, per necessità, in concorrente, classificandosi secondo assoluto. Infatti in quell’anno - il 1909 - la crisi dello sport dell’automobile in Europa si fece incalzante. Perciò la Targa rischiò il rinvio. Ma il Cavaliere, per non farle perdere la continuità, la fece disputare egualmente ma su un solo giro, pari a 148 chilometri, ed aperta alla partecipazione dei soli sportivi siciliani. Per questa ragione quell’edizione passa all’albo d’oro come “La Siciliana”. La Targa Florio del 1909 la vince Ciuppa, su SPA. La “Corsa delle Vetturette” la vince Goux, su Peugeot.

Nella foto che Vi proponiamo il Barone Francesco Ciuppa con la sua SPA; sarà Lui il vincitore

Targa Florio 1910 .... crisi al botteghino ...

Targa Florio 1910 .... crisi al botteghino ...

E’ il Grande Circuito delle Madonie.

Si incassano soltanto 26 lire. Il vento è così impetuoso che in tribuna entrano soltanto diciotto spettatori ; quindici uomini e tre donne. Anche in quel 1910 Vincenzo Florio, pur di salvare la Targa dalla crisi, abbinò la sua corsa con quella delle “Vetturette”. Era sua intenzione mettere a confronto vetture con motori mono e bicilindrici con quelle a motori di 4 e 6 cilindri, e ridestare l’interesse dei costruttori. La Targa Florio di quell’anno la vince Cariolato, su Franco. La “Corsa delle Vetturette” Boillot, su Peugeot.

(“Quattroruote” - Maggio 1962 / “La leggendaria Targa Florio” 1989 - Pino Fondi )

Un piccolo filare di vetture, per quella Targa Florio del 1910.

Targa Florio 1911 .... quando Campari era ancora meccanico ....

Targa Florio 1911 .... quando Campari era ancora meccanico ....

... E’ il Grande Circuito delle Madonie. Nel 1911, nel tentativo di offrire più spettacolo alla corsa, Vincenzo Florio fece spostare il traguardo di partenza sulla salita verso Cerda. In seguito, su suggerimento della sua seconda moglie, Donna Lucia, in quella zona fece edificare la famosa “Baraccopoli di Cerda”, destinata a diventare leggendaria da allora al 1977 ; sarebbe poi stata chiamata “Floriopoli”. Quell’anno vince Ernesto Ceirano su SCAT, alla media di quasi 47 all’ora. Ma, attenzione ! ; c’è un corridore che percorre la pista in direzione inversa ! E’ il Duca Palazzo, che ha fatto dietro-front. Il giro più veloce lo fa Franchini, su un’Alfa. Chissà quali diavolerie avrà combinato al motore il meccanico di Franchini. Dicono che se ne intenda. Si chiama Campari ...”

(“Quattroruote” - Maggio 1962)

Targa Florio 1912

Targa Florio 1912

L’Amico Gabriele Polettini, che vive a Desenzano del Garda, ci ha inviato due foto scattate dal nonno Arnito nell’anno 1912 a  Palermo - città ove al tempo risiedeva -  nell’occasione della Targa Florio. Il Nonno Arnito, ci ha scritto Gabriele, possedeva un’Alfa 24 HP ed era un grande appassionato di fotografia e di automobili.

Nella Foto l’Alfa Romeo 24HP 4,1 n.25  dell’equipaggio Giuseppe Baldoni - Masi ( alcune fonti riportano Nasi ), vettura che i documenti del tempo riportano come ritirata tra Vittoria e Palma di Montechiaro. Sono documenti per noi sin qui inediti e  quindi ringraziamo vivamente l’Amico Gabriele per la sua disponibilità alla loro  pubblicazione.

 

Targa Florio 1913 ... vince Nazzaro ... pilota ... e vettura ...

Targa Florio 1913 ... vince Nazzaro ... pilota ... e vettura ...

“ ... E’ Giro di Sicilia. Fra i 37 concorrenti che si allinearono al via c’era anche Felice Nazzaro, al volante di una vettura che aveva costruito egli stesso. Infatti, dopo una brillante carriera come pilota nella Squadra della Fiat, Nazzaro aveva deciso di seguire l’esempio di Lancia e di diventare un costruttore di automobili. La corsa siciliana di quell’anno vide la prima partecipazione ad una gara della vettura costruita da Nazzaro e invece di dilungarci nell’esaltarne i pregi, diremo soltanto che la macchina del costruttore-pilota arrivò al traguardo precedendo di oltre un’ora l’Aquila Italiana di Marsaglia, che si piazzò al secondo posto. Nazzaro migliorò inoltre la media precedente, portandola da 38 a 49 chilometri orari ...”

(“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

Nella foto: I vincitori, Nazzaro pilota e Nazzaro vettura.

Targa Florio 1914 ... la guerra è vicina ...

Targa Florio 1914 ... la guerra è vicina ...

“ E’ Giro di Sicilia. Per il terzo anno consecutivo la Targa Florio si svolse attorno all’isola e vide vincitore Ceirano, al volante di una Scat. Ma eravamo nel 1914 ; la catastrofe della guerra si abbattè sull’Europa e le corse automobilistiche cessarono anche nei paesi che non furono immediatamente travolti dal conflitto, come l’Italia.”.

(“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

Nella foto: Ceirano e la sua Scat.

Targa Florio 1919 ... è valido un arrivo “vincente” in retromarcia ?

Targa Florio 1919 ... è valido un arrivo “vincente” in retromarcia ?

“ ...  E’ valido tagliare il traguardo a marcia indietro ? I commissari dicono di no. Il francese Andrè Boillot, su Peugeot, che all’arrivo aveva urtato contro uno spigolo di una tribuna, e con incredibile presenza di spirito s’era affrettato ad ingranare la retromarcia, fà un gesto di stizza. Gira lo sterzo e ripete l’arrivo col “muso” avanti. Primo ! Ma i tifosi non possono portarlo in trionfo; intanto è svenuto ... “

 (“Quattroruote - maggio 1962)

Andrè Boillot, quell’anno, vincerà con un tempo di 7.51’01’’ ad una media di 55,02 km/h.

La foto proposta è quella del vincitore.

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

Targa Florio 1919 .... Enzo Ferrari bloccato dal comizio ......

“ ....... Parla Enzo Ferrari .... pilota : La Targa Florio fu vinta da Boillot su Peugeot. Proprio tagliando il traguardo il pilota francese investì uno spettatore imprudente. Sul rettifilo d'arrivo non c'erano tribune, ma semplici picchetti collegati da una fune. Ecco, fu la prima volta che avvertii la presenza della morte sui circuiti automobilistici.

 

Io ebbi il mio piccolo infortunio: il serbatoio della benzina cominciò a ballare sin dal primo giro, e dovetti sostare per riparare una delle bretelle che lo ancoravano alla carrozzeria. Persi oltre quaranta minuti e scivolai verso le ultime posizioni. Riuscii a riguadagnare qualcosa nonostante tentativi abbastanza spericolati fin verso la fine della gara, ma un nuovo e questa volta curioso colpo del destino mi convinse che dovevo rimandare alla prossima volta i sogni di gloria.

 

Stavo per raggiungere Campofelice, seguito abbastanza da vicino da altre due macchine, quando tre Carabinieri, piazzati a gambe larghe nel mezzo della strada, ci fecero segno di fermarci. Non si dice mai di no ai Carabinieri, e così, con deferenza, chiedemmo le ragioni della sosta forzata. “Nessun incidente, nessun pericolo”, ci risposero i militi della Benemerita, “soltanto dovete avere pazienza: il Presidente deve finire il suo discorso”.

 

Pochi metri pìù avanti, dopo una curva, la sede stradale formicolava di gente, e la via era intasata fino alla piazza centrale del paese: i siciliani erano là ad applaudire Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria. Noi abbozzammo alcune timide proteste, assolutamente vane. Il discorso fu abbastanza lungo, e quando finì non ci fu data ancora via libera: ci fu soltanto concesso, dopo accorate insistenze, di accodare le nostre macchine al corteo presidenziale.

 

Avanzammo così per qualche chilometro insieme alla nera berlina De Dion Bouton, e fummo liberi di precipitarci verso il traguardo soltanto quando la macchina del Presidente si avviò per una via laterale. All'arrivo, cronometristi e spettatori erano già scomparsi con l'ultimo treno per Palermo.

 

Un carabiniere, munito di sveglia, registrava pazientemente i tempi dei ritardatari, arrotondando al minuto. Il lunedì seguente mi presentai a Don Vincenzo Florio. Con la sua scanzonata autorità mi dìsse: “Di che ti lamenti? Eri in ritardo, non hai rischiato nulla e ti facciamo persino il regalo di infilarti nella classifica”.

 

Mi venne assegnato il nono posto: tutto sommato, un piccolo successo. Don Vincenzino Florio ! Per me un maestro di sport; poi divenne un amico. Ora resta nella mia memoria al piano superiore, dove vivono i pionieri ... “

 

(“Le briglie del successo” di Enzo Ferrari - volume stampato il 30.11.74 nelle Officine Grafiche ARBE di Modena - edizione speciale, facente parte di una tiratura numerata, non in vendita - dono personale di Enzo Ferrari) 

Nella foto : Quello alla guida è Enzo Ferrari; il meccanico è “Nino”. Quella n.22 è una C.M.N. 15/10 HP 2,3. Noi pensiamo che il luogo sia facilmente riconoscibile ......

Targa Florio 1920 ... Conte Guido Airoldi ...

Targa Florio 1920 ... Conte Guido Airoldi ...

“ .... La decima edizione della Targa Florio era stata emozionantissima, mentre la undicesima, quella del 1920, risultò decisamente monotona, se non altro per il pubblico perché i conduttori, costretti a lottare per otto o dieci ore con il vento e con la pioggia, non avvertirono certo la noia.

Tra i concorrenti, nella maggioranza illustri ignoti, spiccava Campari, il robusto pilota dell'Alfa Romeo, spalleggiato da Enzo Ferrari che si coprì di gloria piazzandosi secondo, staccato di soli otto minuti da Meregalli che pilotava la Nazzaro sei cilindri. Date le condizioni meteorologiche tanto avverse fu impossibile raggiungere alte velocità, infatti il vincitore segnò una media inferiore di quasi 5 chilometri a quella dell'anno precedente ....”

(Il Romando della Targa Florio - A,F. Bradley - 1965)

Nella foto il Conte Guido Airoldi con la sua Itala 2,8 n.10; sarà sesto in 9 ore, 58’ 20’’ 2/5.

Targa Florio 1920 ... Enzo Ferrari vinse diecimila lire ....

Targa Florio 1920 ... Enzo Ferrari vinse diecimila lire ....

“ ... Parla Enzo Ferrari .. pilota : L'anno seguente, 1920, dopo aver fatto alcune corse con un'Isotta Fraschini 4500 tipo Grand Prix 1914, la Targa Florio mi vide secondo assoluto, con l'Alfa quattro litri e mezzo, quattro cilindri biblocco. C'era in squadra anche Campari, ma si ritirò.

 

Guadagnai, fra premi di classifica ed accessori, diecimila lire. Erano le cifre di allora. Di premio reale oggi un pilota, in proporzione, guadagna forse qualcosa di meno. Ma allora la nostra passione non ci consentiva i calcoli in lire. Per me contava che quel giorno avevo fatto il mio ingresso ufficiale nell'équipe dell'Alfa.

 

L'Alfa, che aveva come marchio ancora soltanto il biscione visconteo, la croce amaranto e la parola Alfa, che significava Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, era sorta per iniziativa di un milanese, il Cavalier Stella, il quale si associò a una ditta francese: la Darracq.

 

Questa ditta aveva ceduto il suo pacchetto azionario prima dello scoppio della guerra mondiale.

 

Durante il periodo bellico si inserì nell'industria Nicola Romeo, professore di Napoli, destinato a una carriera industriale e politica che lo avrebbe portato al Senato. Fu lui il vivificatore - lo chiamavano “la sirena” per il suo modo suadente - di un programma automobilistico che portò a costruire macchine favolose una ditta che durante la guerra non aveva fabbricato che proiettili, trattori e molti altri congegni che nulla avevano a che fare con l'automobile ... “.

 

(“Le briglie del successo” di Enzo Ferrari - volume stampato il 30.11.74 nelle Officine Grafiche ARBE di Modena - edizione speciale, facente parte di una tiratura numerata, non in vendita - dono personale di Enzo Ferrari) 

 

Nella foto : Quella è una strada di Termini Imerese in quel lontano 1920. La seconda esperienza siciliana fù quasi un successo pieno. Quella Alfa 4500 di Ferrari, con il meccanico Michele Conti, si classificò seconda alla Targa Florio.

Targa Florio 1920 ... tutti bagnati ... molti ritirati ...

Targa Florio 1920 ... tutti bagnati ... molti ritirati ...

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Targa Florio sotto la pioggia, quella del 1920, e sin dalla partenza. Come si potrà leggere nel commento inserito nella foto, poichè nessuno pensò di proteggere adeguatamente gli organi di accensione delle vetture, quell’anno vi furono numerosissimi ritiri. Il vincitore (bagnato) fù Meregalli, su Nazzaro, alla media di km/h 51,34 ( 4 giri ).

 

 

Nell’immagine che proponiamo, la testimonianza del brutto tempo di quell’anno, anche in partenza.

Targa Florio 1921 ... vince Masetti con la Fiat, .... e batte le Mercedes ....

Targa Florio 1921 ... vince Masetti con la Fiat, .... e batte le Mercedes ....

... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Corre Enzo Ferrari su un’Alfa. Corrono sulle Alfa anche Campari ed Ascari. Su una Fiat, Bordino. Ma la folla ha occhi soltanto per un corridore della Fiat, il toscano Giulio Masetti. E l’unico - dicono - che possa dare la “birra” ai tedeschi. Vincerà, ancora una volta, la Mercedes ? Siamo nel primo dopoguerra, i ricordi patriottici infuocano perfino lo sport. Se arriva primo Sailer, su Mercedes, è Caporetto. Se giunge primo Masetti, su Fiat, è il Piave. Già nei boxes della Mercedes, dirigenti , tecnici e meccanici hanno pronte le bottiglie di champagne ... Ma vince Masetti ! Il bolide rosso verrà festeggiato a barbera ....

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nella foto : Giulio Masetti vince la Targa del 1921 con la sua Fiat Grand Prix 1914 di 4400 cc.

Targa Florio 1921 …. la Diatto 4 DS di Gamboni

Targa Florio 1921 …. la Diatto 4 DS di Gamboni

“ .....Organizzazione: Auto Club di Sicilia. Quattro giri del Medio Circuito delle Madonie per un totale di 432 km. Percorso: Cerda - Caltavuturo - Polizzi - Collesano - Campofelice - Cerda. Tra i partenti, ma non arriva al traguardo, Domenico Gamboni, alla guida di una Diatto 4 DS. E’ la vettura visibile nella foto proposta ...”

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001).

Targa Florio 1922 ... vince Masetti su Goux ... dopo la Fiat ... la Mercedes

Targa Florio 1922 ... vince Masetti su Goux ... dopo la Fiat ... la Mercedes

’ il Medio Circuito della Madonie. Nel 1922 Masetti si iscrisse alla Targa con una Mercedes Grand Prix A.C. del France 1914 di 4500 cc.. Era la stessa vettura con la quale l’anno precedente aveva gareggiato Max Sailer e perso il confronto proprio con il Conte. Masetti l’aveva acquistata “tanto per cambiare”, ma, sotto sotto, per dimostrare che alle Madonie poteva fare lo stesso con la Mercedes quanto con la Fiat.

 Correva da privato e non per la Squadra ufficiale Mercedes ..........

 ....... Nel penultimo giro la corsa si fece davvero avvincente. Ormai Masetti era sempre più vicino a Goux, al momento al comando, e gli contendeva il primato. La Ballot a sua disposizione risentiva della dura prova; le sue gomme posteriori erano molto logore. Ma non c‘era più tempo per fermarsi. Goux sperava di poter resistere. Campofelice era vicina e restava da affrontare il rettifilo di Buonfornello. La Targa poteva essere sua. Pensava a questo quando all’entrata di una curva insidiosa sentì il suo veicolo scivolare paurosamente sulle gomme posteriori, proprio dove c’era molta ghiaia. Goux cercò di raddrizzare la macchina con un dolce controsterzo. Ma ormai era troppo tardi. La vettura partì con il muso verso il ciglio della strada e volò su un fossato; fortunosamente il terreno era molle e non accadde nulla di grave. Il motore si spense. La macchina era indenne e tutto rimediabile. Goux e il suo meccanico si fecero aiutare da generosi spettatori che spinsero la macchina sulla strada. I due uomini risalirono a bordo e la macchina ripartì veloce. Ma all’entrata di una curva Goux agì sui freni e sentì che non rispondevano più. Era infuriato. Riuscì a raddrizzare la macchina e continuò a correre senza freni. Quando occorreva agiva soltanto sul freno a mano. Nauralmente era una manovra rischiosa. Ma Goux avrebbe dato la vita per vincere una Targa. Ormai era lanciato sul Buonfornello e sfiorava i 200 Km/h.. La Ballot scricchiolava tutta, ma Goux non mollava. Masetti gli era dietro e si avvicinava sempre più spietato. Poi, Goux fù sulla salitella verso il traguardo e passò sotto lo striscione girando verso i box. La folla l’applaudì sportivamente. Il Cavaliere gli si fece incontro e lo invitò a salire sulla torre dei conometristi per attendere l’arrivo di Masetti . “Se Giulio non arriva, sarai Tu il vincitore !” gli disse il Cavaliere, e Goux non rispose. La folla attendeva silenziosa. D’un tratto il cannone annunciò l’arrivo di una macchina. Allora tutti si volsero in direzione delle tre curvette prima della salitella. Non ci volle molto che già sulla prima curvetta comparì il radiatore a scudo della Mercedes numero 40 di Masetti.

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Nella foto, l’immagine di quel “secondo” Goux, impegnato sulle impervie strade delle Madonie. La sua Ballot, quindi, sarà preceduta sul traguardo soltanto dalla Mercedes di Masetti. Avrebbe vinto Lui, Masetti, primo in 6.50’50’’ ; Goux secondo in 6.52’37’’

Targa Florio 1922 …. delle 3 Diatto in gara, una era di Massola ….

Targa Florio 1922 …. delle 3 Diatto in gara, una era di Massola ….

“ ..... Medio Circuito delle Madonie, totale km 432. Partiti 42, di cui tre Diatto 2 litri Tipo 20 S - telaio corto touring - nella classe 1.501-2.000, che non arrivano al traguardo (piloti: Massola, Guido Meregalli, Domenico Gamboni) ....”.

La Diatto 2 litri protagonista della foto proposta è quella di Massola.

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001)

Targa Florio 1923 ... l'incendio delle tribune ....

Targa Florio 1923 ... l'incendio delle tribune ....

Nella notte del 1° Ottobre 1923 un furioso incendio, impadronendosi del « villaggio » della Automobile Club di Sicilia a Cerda, divorava in brevi ore la maggior parte dei fabbricati. Aiutate da un vento persistente e favorite dal fatto della lontananza dei caseggiati da ogni cen­tro abitato, le fiamme poterono compiere quasi intieramente la loro opera di distruzione.

Il guardiano addetto alla sorveglianza ed un piccolo gruppo di operai che procedevano ad al­cune opere di ampliamento dei fabbricati, cercarono di difendere le costruzioni e le ricche suppel­lettili con i mezzi a disposizione: la scarsità d'acqua e la lontananza dalla Stazione ferroviaria fu­rono complici del fuoco e del vento.

All'alba uno spettacolo di desolante rovina si presentò agli occhi dei Signori dell'Automobile Club giunti sul posto appena avvertiti per telegrafo: il fabbricato delle Tribune coperte comple­tamente distrutto, crollato il tetto pittoresco in mattoni, crollate le due torricelle caratteristiche, le­sionati i muri vicini della Tribuna dei Soci e di quella della Stampa. Il danno materiale era ancora più grave per la completa distruzione di tutta la suppellettile varia che normalmente era conservata nell'interno delle Tribune stesse. Ivi infatti erano ammassati tavoli. sgabelli, strumenti di segnalazione, il ricchissimo e sontuoso quadro dei tempi, i mobili per le cabine dei Commissari e tutto un vastissimo arredamento di bandiere, festoni e stoffe: tutto quel complesso di gaiezza che fa tanto pittoresco il « villaggio di Cerda » nelle riunioni internazionali.

Le lapidi che portavano incisi a caratteri d'oro i nomi dei gloriosi piloti, avvicendatisi dal 1905 ad oggi nel possesso dei ricchi premi dell' A. C. S. completamente incenerite dal calore infernale erano sparite: doloroso segno della furia degli elementi e melanconica traccia di un passato glorio so di vita sportiva. Vincenzo Florio, che trovavasi assente, a Parigi, fu avvertito per telegramma: rispose laconicamente che tutto si sarebbe rifatto e meglio e nel minor tempo possibile. I fatti tennero dietro al programma, così tacitianamente espresso: non a torto il motto dell'Auto mobile Club di Sicilia può compendiarsi nel classico « Acta non verba ».

Il ritmo dell'interesse internazionale incalzava verso il successo grandioso della 15^ Targa e della 6^ Coppa Florio: a tanta attesa occorreva corrispondere con l'interesse sportivo della riunione e con la degna cornice dei locali per il pubblico e per i servizi.

La decisa volontà dell' A. C. S. creò dalla rovina tutto un nuovo fasto di costruzioni. Ove aveva regnato il legname, la calce e le tegole, entrò, sovrano prepotente, il cemento armato: ove ogni ingrandimento sembrava costretto dalle antiche costruzioni la furia del fuoco ave­va aperto il campo ad ogni trasformazione.

La Tribuna coperta, costruita in cemento armato ebbe per tetto una grandiosa gradinata, sormontata da una snella tettoia di variopinte tende: sui gradini sfolgorò il pubblico nella giornata del 27 Aprile 1924. La costruzione adibita a Tribuna per i Soci cambiò fisionomia e carattere: salì fino alle vette d'una torre di osservazione: al pianterreno funzionò il Restaurant: sopra trillarono nervosi i tele­grafi e i telefoni e scricchiolò nervosa la penna febbrile dei giornalisti: al piano superiore si in­stallò la attività oculata dei Commissari di Corsa; un altro piano fu destinato ai ragguardevoli per­sonaggi del pubblico e infine, sulla terrazza che culminava la torre funzionò la segnalazione se­maforica delle vetture che scendevano dalla collina di Bonfornello ; dall'altro lato la vecchia Tribuna della Stampa si mutò in « boxes ». Tutto ciò mutava faccia al vecchio fabbricato: ma le trasformazioni e gli ampliamenti non si fermarono qui.

La scarpata del quadro dei tempi fu attaccata, demolita, plasmata: Sorsero tre gradini per í pubblico: il Quadro dei Tempi salì ad una altezza imprevista e fu tutto di ferro, con caselle per 60 corridori, con una sua pittoresca capanna di servizio che si protese sulla strada, vivace di colore e di linea, come una sentinella avanzata: e, per permettere al pubblico di recarsi alla Tribuna coperta una passerella di ferro scavalcò la strada e si riallacciò ai vecchi fabbricati. Ma il cemento armato si impadronì ancora d'un altro importante ramo dell'attività di corsa. Anche i vecchi rifornimenti nelle capannucce di legno, distrutte dal fuoco, furono sostituite da una snella costruzione su pilastri in cemento: e sopra una lunga terrazza accolse il pubblico chi si aggirava dalle tribune sulla passerella, di qui per il quadro dei tempi e, dalle rampe erbose dietro la Torre di Osservazione, si inerpicava fino alle terrazze sui rifornimenti nel momento che febbrile, l'opera dei corridori aveva una sosta più veloce d'ogni inseguimento.

Tutte queste opere sorsero in poco più di due mesi: miracolo di volontà e di attività di dirigenti, costruttori e operai. E nessuna fantasia di scrittore potrà mai ridire la stupefatta, compiacente meraviglia che prese il foltissimo stuolo di spettatori allorchè, il mattino del 27 Aprile 1924, al vento tormentante che si abbatteva sulle nuove costruzioni di Cerda, rispondeva il garrire variopinto e luminoso delle mille bandiere multicolori e delle fronde verdi alternate all'oro dei frutti di limone e l'ansito tumultuoso della grande tenda sulle gradinate che palpitava come di una nuova vita di vittoriosa volontà.

Targa Florio 1923 ... una Targa in tono minore ..

Targa Florio 1923 ... una Targa in tono minore ..

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Nel 1923 la Targa non riscosse lo stesso successo di partecipazioni dell’anno precedente. Tuttavia, c’era da registrare la presenza di piloti di gran rilievo. L’Alfa Romeo dominò la corsa, anche se il finale fu piuttosto drammatico. Vinse Sivocci seguito da Ascari, mentre Masetti arrivò quarto.

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

La foto che proponiamo è davvero spettacolare. Il pilota è Ascari e la vettura è la sua l’Alfa. Ma su quell’Alfa, oltre al previsto meccanico, altri ospiti .... Quella era la Targa Florio .... una gara unica ! Curiosità : siamo nei pressi di Floriopoli. Quelle palizzate ai margini del tracciato furono realizzate utilizzando materiale bellico dismesso dalla fabbrica di aereoplani Ducrot di Palermo; sono le eliche in legno che Florio fece recuperare nell’occasione ... davvero incredibile ...

Targa Florio 1924 ... una gara persa a soli 40 metri dallo start ....

Targa Florio 1924 ... una gara persa a soli 40 metri dallo start ....

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Ascari ! Ascari ! Vinceranno ancora i tedeschi della Mercedes? Da Ascari, su Alfa, la folla si aspetta il miracolo. Ma, a quaranta metri dallo striscione d’arrivo , il motore si arresta. Non c’è verso di riavviarlo. E sfortuna vuole che quei quaranta metri finali siano in leggera salita. Stremato, Ascari prova a spingere la macchina a forza di braccia. Generosi, ma ingenui, accorrono i meccanici, per dargli una mano. E’ la squalifica. I commissari esigeranno che la macchina venga riportata nel punto preciso della “panne”, e che il povero Ascari s’arrangi con le proprie forze. Minuti preziosi, e intanto arrivano gli altri.

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Ma,in ogni caso, niente da fare ; sarà comunque squalifica. La vittoria sarebbe andata a Christian Werner, su Mercedes, alla media di 66,01 km./h., con Masetti secondo, su Alfa Romeo e Bordino terzo, su Fiat.

Nella foto-cimelio : il vincitore Christian Werner, accompagnato ( a destra ) da Ferdinand Porsche.

Targa Florio 1924 ..... Bordino tentò con la piccola Fiat 1500 SS ....

Targa Florio 1924 ..... Bordino tentò con la piccola Fiat 1500 SS ....

Pietro Bordino, con Nazzaro e Ascari, fu uno dei maggiori piloti italiani degli anni venti, famoso in particolare per lo stile di guida. Anche il suo nome, come quello di Nazzaro, è legato a successi sportivi della Fiat. La sua fama declinò con il sorgere dell'astro Nuvolari e con il predominio delle Alfa Romeo.

Bordino era figlio del custode della Fiat, avrà avuto una quindicina d'anni ed in più conosceva a memoria un motore, e pesava poco. Tutte qualità che non sfuggirono a Vincenzo Lancia.

Successe una volta quasi per caso: Lancia invitò il ragazzo a salire sulla macchina per una prova. Da allora Lancia e Bordino fecero coppia fissa.

Nel 1913, data anche I'amicizia col suo maestro, guidò una Lancia all'ottava Targa Florio che si disputava sul piccolo giro di Sicilia (km 965) in due tappe. Si fece subito notare per quella che sarà la caratteristica del suo modo di guidare: I'irruenza. Nella prima tappa fu terzo dietro a Marsaglia e a Nazzaro. Nella seconda, mentre Nazzaro compiva una delle sue corse più belle e calcolate, Bordino sbagliò percorso e dovette rinunciare a un ottimo piazzamento. Arrivò ottavo. Nel 1921 capeggia la squadra della Fiat alla Targa Florio. Gli sono compagni Minoia, Giulio Masetti, Bergese Giordano, Pellegrino, De Seta, Mari, Trombetta, Piro, Gasperini. Ma la Targa non portò fortuna a Bordino che dovette ritirarsi.

Nel 1924 ritentò l'avventura della Targa Florio, che gli sarà sempre proibita, come sarà proibita ad Antonio Ascari. Quell'anno Bordino fu addirittura colto da insolazione e dovette cedere la macchina a Nazzaro.

Nella foto : una davvero bella immagine della Fiat 501 speciale 1,5 di Pietro Bordino alla Targa Florio del 1924; vettura ritirata nel corso del 5° giro per principio di incendio, con pilota e meccanico intossicati, quando al volante era Felice Nazzaro che, iscritto come pilota di riserva, aveva preso il posto di Bordino, esausto, al termine del 4° giro.

1924 Il dispiacere di Wagner

All'arrivo di Wagner è avvenuto un doloroso incidente. Un soldato imprudentemente attraversava la strada quando Wagner sopraggiungeva come un bolide, e tamponava violentemente il milite col radiatore, scaraventandolo lontano. Si temette una mortale sciagura, ma il soldato e’ stato raccolto subito e trasportato all'ambulanza, dove gli venne riscontrata la commozione generale, ma nessuna frattura. Dopo una sommaria medicazione, veniva adagiato su un'autoambulanza e trasportato a Palermo. Il suo stato, pur essendo grave, non e’disperato.

Targa Florio 1925 ... il circuito ? ... un bilardo !

Targa Florio 1925 ... il circuito ? ... un bilardo !

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Basta con la polvere !. Chiamato, da Florio, l’Ing. Piero Puricelli, ha trasformato il circuito in un biliardo. Ad oltre 71 di media, vince Costantini su Bugatti. Ad una curva s’è capovolta la Peugeot di Dauvergue. Nella botta si sfascia una tanica piena di benzina e qualche scintilla, fuoriuscita dallo scappamento, accende un rogo. Masetti si ferma, carica il ferito e lo trasporta al più vicino ospedale. Se la caverà.

(“Quattroruote” - maggio 1962)

Nella foto: uno spettacolare passaggio della mitica Bugatti a Floriopoli

1925 Quei "poveri" soldati feriti

Cerda 5 maggio 1925

Ieri nel pomeriggio un autocarro militare carico di soldati che ritornavano da Cerda, dove erano stati in servizio di ordine pubblico per la Targa Florio, volendo sorpassare una vetturetta, rimbalzava violentemente, rovesciandosi. Dieci soldati rimasero feriti. Trasportati al vicino ospedale, furono giudicati guaribili dai 10 al 20 giorni

Targa Florio 1926 : Giulio Masetti tradito dallo sterzo difettoso

Targa Florio 1926 : Giulio Masetti tradito dallo sterzo difettoso

“ …… Giulio Masetti, in tutti gli sport  a cui si era dedicato con assoluta professionalità, dall'atletica leggera al tennis, dal football all'ippica, dalla caccia alla pesca, al ciclismo, aveva sempre dimostrato di essere un atleta leale e intelligente. Provata l'ebbrezza della guida, e quindi della velocità, si appassionò a tal punto alle corse da formare un gruppo che, oltre al fratello, includeva i più bei nomi dell'automobilismo sportivo, veri gentlemen come Nicolini, Brilli-Peri e Cercignani, che negli anni eroici fecero onore alla Toscana. Appartenente ad una delle famiglie più nobili ed antiche di quella regione, nativo di Bagnano, ma con grandi possedimenti a Vinci, la città del grande Leonardo, era sempre gentile e sorridente, amante dello scherzo, ma sottilmente sarcastico e pungente come tutti i suoi conterranei.

La sua carriera inizia nel 1919 con la Targa Florio, nella quale si classifica quarto assoluto su Fiat, ma non appena dopo dieci mesi, sul circuito del Mugello, vinto da Giuseppe Campari, compie il giro più veloce sbalordendo tutti gli addetti ai lavori.

Di nuovo alla Targa Florio del 1921, sempre su Fiat, si aggiudica il primo posto assoluto. Su Mercedes, alla Coppa dei Gentlemen di Brescia, ottiene un meritatissimo primo posto, come pure alla Coppa della Consuma, oltre al giro più veloce sul circuito del Mugello, che vide l'affermazione di Alfieri Maserati. Passato all'Alfa Romeo, nella Targa Florio del 1923 conquista un onorevole quarto posto e il primo di classe al circuito del Mugello, dietro a Brilli-Peri ma precedendo Antonio Ascari; trionfa ancora nella Coppa del Mugello, è primo di categoria nella gara in salita Susa-Moncenisio ed è secondo assoluto nella durissima e difficile Corsa del Klausen. Nel 1924, secondo assoluto nella Coppa e Targa Florio. In campo internazionale, con la Sunbeam, è terzo al GP di Francia e primo assoluto nella Corsa del Klausen, battendo piloti del calibro di Divo alla guida della celebre Delage di 5 litri, aggiudicandosi anche il record assoluto.

Quindi nella 200 Miglia di Brooklands taglia il traguardo a ridosso del celebre Seagrave. Sebbene più volte avesse battuto piloti come Divo, Wagner ed altri, conservò sempre la sua modestia ed infinita disponibilità verso tutti. All'inizio della diciassettesima Targa Florio, a causa della rottura dello sterzo per difetto di fusione, nell'impossibilità di poterla governare, si sfracella con la sua vettura, rimanendo imprigionato fra i rottami e morendo sul colpo … “.

( Peppino Valeri - Auto d’Epoca - Giugno 2010 )

Nella foto :  Targa Florio 1926 - la Delage 2LCV di Giulio Masetti alla partenza della sua sfortunata ultima gara.

Targa Florio 1926 ... muore Giulio Masetti, l’idolo delle Madonie ...

Targa Florio 1926 ... muore Giulio Masetti, l’idolo delle Madonie ...

I fotografi che gli anni passati si spargevano lungo il percorso per fissarne le fasi più emozionanti, hanno altro da fare . Sono tutti in tribuna . Inesauribile, Florio ha bandito un premio per la più bella istantanea . Alla curva di Sclafani, a 25 chilometri dalla partenza, pochi pastori sono testimoni oculari di una tragedia ; Giulio Masetti, questa volta su Delage , imbocca la svolta a velocità eccessiva e rotola lungo la scarpata . Fù un attimo .

 (“Quattroruote” - maggio 1962)

 L’immagine è un “cult” di Targa Florio.  Le cause di quel mortale incidente di Masetti non furono mai chiarite del tutto. Si giunse alla conclusione che quell’uscita di strada fosse stata provocata da un’anomalia nel funzionamento dei freni, un inconveniente di cui le Delage soffrivano.

Targa Florio 1926 : Meo Costantini stupisce tutti.

Targa Florio 1926 : Meo Costantini stupisce tutti.

“ …… Durante il quarto giro si ritiravano De Sterlich, Moravitz e Sillitti mentre Costantini e Minoia continuavano la loro marcia regolare.Nell'ultimo giro, Bartolomeo Costantini stabiliva il record sul giro, dimostrando non solo la resistenza del suo fisico, ma anche l'affidabilità del suo mezzo.Seguono in classifica Minoia, il francese Goux su Bugatti e Materassi su Itala. Maserati era stato l'unico, nella categoria 1500, ad aver portato alla vittoria i colori nazionali.

Grande meraviglia destava il comportamento di Costantini che, a differenza degli altri piloti, non solo non si era mai fermato per noie meccaniche o altro, ma addirittura giro dopo giro aveva regolarmente migliorato i tempi stabiliti l'anno precedente. Un miracolo mai verificatosi sul circuito delle Madonie. Questo, anche per i pneumatici, poiché tutti indistintamente, essendo la strada ogni anno sempre più rovinata, avevano fatto almeno un cambio di pneumatici per ogni giro, mentre Costantini aveva sostituito l'intero treno al terzo giro, non per necessità ma solo per prudenza, facendo anche il rifornimento.L'anno precedente Costantini, sempre su Bugatti, quarto in classifica dopo il primo giro, passava terzo dopo il secondo, e primo dopo il terzo giro e mai più raggiunto.Nell'edizione del 1926 era stato al comando dall'inizio falla fine. Pure questo fu un fatto nuovo, poiché nella corsa siciliana il leader iniziale non era mai stato il vincitore finale.

Anche questa consuetudine si era infranta. La marcia regolare di Costantini e della Bugatti sfatava una leggenda: sulle gomme, sulle partenze, sugli arrivi e sui tempi.Anche un'altra marca, peraltro vincitrice della categoria 1100, aveva trionfato alla Targa, aggiungendo un'altra vittoria alle tante ottenute su tutti i tracciati, riconfermandosi senza rivali e riuscendoci magnificamente. Le tre Salmson, di Borzacchini, Rallo e Geri, giunsero al traguardo rispettivamente prima, seconda e quarta alla media di circa 62 Km/h, fornendo una splendida prova di velocità e resistenza ….. “

( Peppino Valeri - Auto d’Epoca - Giugno 2010 )

Nella foto : Targa Florio 1926 - uno spettacolare passaggio della Bugatti di Meo Costantini.

Targa Florio 1926 ….. Benoist si ritira dopo l’incidente di Masetti

Targa Florio 1926 ….. Benoist si ritira dopo l’incidente di Masetti

Quella proposta è una immagine "cruda" nella sua "valenza" di testimonianza storica.  Robert Benoist rientra ai box di Floriopoli ed abbandona. Il francese è stato tra i primi soccorritori del povero Masetti, come testimonia la sua tuta macchiata di sangue.

Targa Florio 1926 … quella Diatto 25S di Diego De Sterlich ….

Targa Florio 1926 … quella Diatto 25S di Diego De Sterlich ….

“ ....Organizzazione: Auto Club di Sicilia. Medio Circuito delle Madonie. Percorso: Cerda - Caltavuturo - Polizzi - Collesano - Campofelice - Cerda. Km 108 x 5 giri = km 540. Partiti 26, classificati 12.

Partecipano due Diatto 3 litri. La prima, al volante Victoria, si ritira al primo giro; la seconda è una Diatto 25 S , pilotata dal Marchese Diego De Sterlich che esce al terzo giro, mentre si trova in ottava posizione. E’ la vettura visibile nella foto proposta ....”.

(“Diatto Story” - Sergio Massaro - 2001)

Targa Florio 1927 ..... un infinito stuolo di Bugatti ........

Targa Florio 1927 ..... un infinito stuolo di Bugatti ........

“ .... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Quando tornò in Sicilia per la terza volta, Costantini aveva ormai abbandonato l’abitacolo del pilota per diventare Direttore di Squadra, o meglio Direttore Sportivo in senso generale, poichè la sua assistenza non riguardava soltanto i piloti ufficiali della Casa Bugatti, ma anche i privati che avevano iscritto le loro Bugatti all’unica corsa del mondo in cui quelle vetture potevano, senza ombra di dubbio, far sfoggio di tutte le loro qualità. La Targa Florio del 1927 fù letteralmente dominata dalle Bugatti, infatti delle otto vetture che portarono a termine la competizione entro i limti di tempo massimo, ben cinque furono Bugatti ..“

L’immagine che proponiamo ritrae una di quelle Bugatti alla Targa del 1927; è quella di Materassi che riparte dopo un rifornimento. Vincerà con un tempo di 7.35’55’’, ad una media di ben 71,06 km/h.

Targa Florio 1927...quella Bugatti e l'agrumeto

Targa Florio 1927...quella Bugatti e l'agrumeto

XVIII Targa Florio 24 Aprile 1927

Dopo una sbandata per schivare un sasso, la Bugatti T39A di Louis , "Sabipa" Charavel atterra in un agrumeto 15 metri sotto il livello della strada .

Per la foto si ringrazia Carlo Giustiniani

Targa Florio 1928 ... c’era anche quel “gladiatore” di un Campari .....

Targa Florio 1928 ... c’era anche quel “gladiatore” di un Campari .....

“ ... Si era nel 1928 e quell’anno il capo della Squadra dell’Alfa Romeo, Campari, aveva tutti gli attributi del gladiatore : atticciato, di pelle olivastra, era tuttavia di carattere bonario e covava in cuor suo la segreta ambizione di diventare un famoso cantante. La sua guida ricordava quella di Lancia, infatti, simile in questo al grande conduttore della Fiat di vent’anni prima, egli maneggiava le vetture come fossero state dei cavalli allo stato selvaggio, che occorreva domare e sottomettere.

L’Alfa Romeo, che si dedicava ormai alle competizioni con grande impegno, aveva iscritto alla gara il modello a 6 cilindri, con compressore, che poche settimane prima aveva vinto nella Mille Miglia; si trattava di una vettura dall’estetica poco riuscita a causa della coda mozza, del serbatoio esterno molto visibile, delle batterie, del sebatoio di riserva dell’olio e della ruota di scorta montati posteriormente. La Casa aveva deciso di correre senza affiancare un meccanico al pilota, ritenendo, per quanto riguardava il cambio delle gomme, di potere fare affidamento sulle quattro o cinque piccole stazioni di servizio disseminate lungo il ciurcuito ... “

(“Il romanzo della Targa Florio” A.F.Bradley - 1965)

Nella foto proposta : L’Alfa Romeo 6C 1500 MMS n.16 di Giuseppe Campari - il “gladiatore” - con berretto ed occhialoni; è una bellissima immagine, che testimonia cosa volesse significare, allora, essere pilota d’automobili. Quell’Alfa finirà seconda, dietro la Bugatti 35 B/2,3 di Albert Divo.

Targa Florio 1928 ... vinse Albert Divo su Bugatti ... ma quel Chiron ...

Targa Florio 1928 ... vinse Albert Divo su Bugatti ... ma quel Chiron ...

“ ... Fra tutti i conduttori Louis Chiron era uno dei pochi che dava l’impressione di godersela un mondo, dal principio alla fine della gara. Quando Florio aveva aumentato il percorso, portandolo da cinque a sei giri, egli stesso ritenne, d’accordo con la maggioranza dei piloti, di avere realmente posto un limite massimo alla resistenza umana; ma Chiron, dopo essersi piazzato quarto con la sua Bugatti, distaccato di sette minuti dal vincitore, continuò a filare per la salita. Soltanto quando, giunto alla stazione di rifornimento della zona montana, constatò che i meccanici erano già andati via o si accingevano a farlo, capì che la corsa era terminata. Dopo aver dunque percorso 6 giri, tornò ai boxes in cerca di Vincenzo Florio, al quale dichiarò : “E’ una gran bella corsa, ma perchè non sventolate una bandiera per avvertire quando è finita ? ...”

 (“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)

La proposta foto con Albert Divo è “famosissima” .... ma non si può non riproporla.

Targa Florio 1928 ..... la Bugatti di Scianna a Floriopoli ....

Targa Florio 1928 ..... la Bugatti di Scianna a Floriopoli ....

La foto, proveniente dall’archivio storico dei fratelli Santi e Toti Sutera, ci fa apprezzare il “muso” dell’elegante Bugatti 37 n.26 di Giovanni Scianna, nel corso di una fermata al box di Floriopoli.

La foto è un concentrato di curiosità. A parte l’abbigliamento di coloro che appaiono essere il pilota ( Scianna ), il meccanico ( forse quello di spalle sulla sx ? ) e gli assistenti vari, si colgono due particolari curiosi, legati - probabilmente - alle necessarie operazioni per il rabocco dell’acqua nel radiatore.Delle due l’una : o quel signore con cappello sta portando acqua, dentro quella bottiglia, per il radiatore, oppura porta vino ( ? ) ....... . Intanto l’altro “assistente”, quello con la “coppola”, pare stia utilizzando un artifizio davvero singolare per svitare il tappo del radiatore, verosimilmente a temperature stellari.Pare, infatti, abbia arrotolato attorno al tappo quello che sembra una corda ( in cuoio ? ) assicurata, dall’altra estremità, alla sua mano ..... ; la corda è tesa ..... pare la stia “tirando” il singolare “attrezzo” per svitare il tappo .......Chissà se le cose stavano veramente così, come noi lo stiamo immaginando .......

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ringrazia nuovamente i fratelli Santi e Toti Sutera per il prezioso materiale storico messo a disposizione di questo nostro sito.

Targa Florio 1929 - I box della Bugatti a Polizzi ....

Targa Florio 1929 - I box della Bugatti a Polizzi ....

 

“ ....Il lavoro ai boxes della Bugatti, nel villaggio di Polizzi, veniva svolto con un'efficienza perfetta: un colpo di mano e il tappo del radiatore saltava, due colpi sulla coda della vettura e saltavano i tappi dei serbatoi del carburante da uno dei quali usciva aria, mentre l'altro era pronto a ricevere il tubo attaccato al barile issato su un treppiede. Ancora tre colpi e tutti i tappi tornavano ai loro posti.

 

Con azioni quasi contemporanee la vettura veniva sollevata sia anteriormente che posteriormente e si provvedeva al cambio delle gomme e delle ganasce dei freni, mentre il conduttore beveva un sorso d'acqua e al meccanico veniva permesso, secondo gli ordini impartiti da Costantini, d'ingollare un mezzo bicchiere di spumante.

 

Durante le operazioni non veniva pronunciata neppure una parola (così voleva Costantini), ma appena la vettura era ripartita, dopo una sosta di soli cinquantasette secondi, i meccanici raccattavano gli attrezzi e davano sfogo alla loro tensione pronunciando una parola divenuta celebre dopo la battaglia di Waterloo ...”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : La Bugatti di Minoia a Polizzi.

Targa Florio 1929 ... com’era Floriopoli, allora ....

Targa Florio 1929 ... com’era Floriopoli, allora ....

 

“ ... La partenza è ormai prossima. Le macchine attendono in una lunga fila con accanto i piloti, i meccanici e gli immancabili curiosi, pronte a lanciarsi nella grande avventura. La prima, con il numero venti, è l’Alfa Romeo del toscano Gastone Brilli Peri, che alla fine conquisterà la terza posizione, a ridosso di Divo e Minoia, entrambi su Bugatti ...”

 

(“Un mito. La Targa Florio” - Banco di Sicilia - Fondazione Mormino - 1988)

 

Targa Florio 1929 ... clamoroso ... anche Wagner passa alla Bugatti .....

E’ Medio Circuito delle Madonie. Nel 1929, anche il campione della Peugeot, Louis Wagner, passò alla Bugatti. Nella foto proposta, accanto alla vettura, a destra, è visibile Meo Costantini, prima guida e nello stesso tempo direttore sportivo della squadra del costruttore di Molsheim. Wagner finirà col ritirarsi ; la Targa la vincerà Divo, su Bugatti, ad una media di 74,36 km./h.

Targa Florio 1929 ... l’Alfa Romeo di Campari ...

Targa Florio 1929 ... l’Alfa Romeo di Campari ...

 

“ ...... Da un certo punto della zona di montagna ai giornalisti era possibile guardare oltre il fondovalle e vedere le macchine apparire dieci minuti buoni prima che arrivassero, o meglio si vedevano sbucare, sparire, poi sbucare di nuovo, perché nei tratti in discesa di tanto in tanto erano celate alla vista da folti di ulivi o di piccole querce, mentre lungo la salita ogni tanto sparivano dietro il monte in cui era stata tracciata la strada.

 

Nonostante la distanza, chi era appostato lassù non ebbe dubbi, scorgendo una vettura rossa pilotata da un conduttore di forte corporatura, che si trattasse dell' Alfa Romeo 1750 cc, pilotata da Campari, mentre la macchina azzurra che la seguiva, distante alcuni chilometri, poteva essere soltanto quella di Divo. Campari, che aveva preso il via per primo, precedendo Divo di dodici minuti, era il prediletto del pubblico e oltre alla lunga serie di trionfi riportati, anche il suo aspetto fisico ispirava fiducia nelle sue capacità, grande e grosso com'era.

 

Quel giorno, tuttavia, Campari non era in ottima forma ed in seguito egli stesso ammise di aver commesso degli errori, errori che nessuno aveva rilevato, aggiungendo che il « contagiri era più veloce della macchina » .... “.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : l’Alfa Romeo di Campari ai box di Floriopoli.

Targa Florio 1929 ... niente da fare per la Maserati di Borzacchini ..

Targa Florio 1929 ... niente da fare per la Maserati di Borzacchini ..

 

“ ... Nonostante tutti gli sforzi, i due « grandi» dell'Alfa Romeo non riuscirono a raggiungere le Bugatti. Se anche i conduttori non avevano nulla da invidiare gli uni agli altri in fatto di perizia, è innegabile che le macchine italiane non disponevano della meravigliosa tenuta di strada che era una caratteristica delle Bugatti. Più e più volte il primato sul giro fu battuto da Divo, da Minoia e dall'irruento Borzacchini, al volante della otto cilindri Maserati, ma le velocità raggiunte portarono, come era naturale, le loro conseguenze: alla Bugatti di Wagner si ruppero le teste dei pistoni, un grosso sasso ruzzolato dalla parete della montagna eliminò la vettura di Conelli, mentre Lepori dovette ritirarsi per la rottura delle molle delle valvole ...”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : La Maserati di Borzacchini ai box di Floriopoli.

 

Targa Florio 1929 ..... Divo era in giornata felice .....

Targa Florio 1929 ..... Divo era in giornata felice .....

 

“ ...... Divo, invece, era in una giornata felice e il fatto che non perdesse mai di vista Campari era una prova irrefutabile che aveva diminuito la distanza; inoltre egli era deciso non soltanto a effettuare il percorso con un tempo migliore ma addirittura a superare l'avversario anche nelle posizioni di corsa.

 

Si era ormai al terzo giro e Divo guidava con ogni nervo teso, ingranando la seconda ove sarebbe stato normale ingranare la terza, frenando con sempre maggior ritardo su ogni curva, mentre l'ago del contagiri toccava la zona rossa oltre il segno dei 5000; il meccanico guardava ansioso il termometro che saliva lentamente oltre i cento gradi, sia pure consolandosi al pensiero che il Prestone non evaporava fino a circa 180 gradi.

 

Un metro dopo l'altro la Bugatti guadagnò terreno sull' Alfa, finché, subito dopo una curva a forcella, il francese superò l'italiano ed i giornalisti, sebbene avvezzi a tali colpi di scena, non seppero trattenere un grido di ammirazione. Ormai sicuro di non aver più nulla da temere, essendo spalleggiato dal robusto compagno di squadra Minoia, Divo si concesse il lusso di guidare, come disse poi lui stesso, da « bravo papà » ....”.

 

(Il romanzo della Targa Florio - A.F.Bradley - 1965)

Nella foto : Divò vittorioso a Floriopoli.

Targa Florio 1929 ..... la Bugatti di Candrilli

Targa Florio 1929 ..... la Bugatti di Candrilli

 

Dall’archivio storico dei fratelli Santi e Toti Sutera è saltata fuori questa fotografia. Sul retro una annotazione, di pugno : “ ... A Polizzi Generosa il 25 aprile 1929 ...”.

 

Se l’anno è quello giusto, quella dovrebbe essere la Bugatti 35 2,0 n.32 di Saverio Candrilli, ritirata nel corso del 2° giro per noie al motore.

 

Ciò che colpisce è il contrasto tra la presenza di quella vettura, simbolo della tecnologia e della modernità, ed il contesto del paesaggio, che oggettivamente esprime, in quel lontano 1929, povertà ed arretratezza.

Targa Florio 1930 ... vince Varzi, su Alfa, tra fuoco e fiamme ...

Targa Florio 1930 ... vince Varzi, su Alfa, tra fuoco e fiamme ...

 

 

“ ..... Nomi importanti : Campari, Varzi. Nuvolari, Borzacchini. Cè anche Ernesto Maserati su Maserati ed il giovanotto Chiron. La gara sarà tutta un dialogo, botta e risposta, tra la Bugatti di Chiron e l’Alfa di Varzi. Primo, Varzi, con due minuti di distacco. Ma subito all’infermeria ! Deve farsi medicare parecchie dolorose scottature. E’ accaduto, in piena corsa, che dall’Alfa di Varzi si è staccata la ruota di scorta, e la ruota - staccandosi - ha fatto uno strappo nel serbatoio della benzina. Varzi intuisce, dagli scoppiettii del motore, di essere quasi a secco. Alla prima stazione di rifornimento afferra una latta di benzina e nemmeno si ferma. La versa col motore acceso e la macchina in corsa. Il polso di Varzi è saldo, ma un pò di benzina si sparge e gocciola sul tubo di scappamento. Attorno alla macchina incominciano a guizzare le fiamme. Varzi fà segno al meccanico di spegnerle a colpi di cuscino. E per fargli spazio guida con le braccia di traverso, rannicchiato in un angolo ...”.

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nella foto proposta : Eccolo, il grande avversario di Nuvolari ! Ecco Achille Varzi, l’nsuperabile stilista del volante, ripreso sulla potentissima Alfa Romeo P3 ( una vera “formula uno” dell’epoca), con cui trionfa nell’edizione del 1930.

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia .. la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia .. la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

 

Proponiamo una bella immagine di quella particolarissima “Fiat-Sutera” 1100 Sport n.398. Sul retro della foto, di pugno di Giuseppe Sutera, l’annotazione : “Politeama 1948” ..... Alla guida Giuseppe Sutera, accanto a Lui il fedele compagno Pietro Gelfo.

 

E’ quasi una coincidenza .... ma leggete questa “cronaca” di Targa Florio/Giro di Sicilia del 1948; è tratta da “La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi – 1989.

 

* * *

 

Quando venne la sera del 3 aprile, che precedeva la partenza della corsa, Piazza Politeama a Palermo, e il lungo Viale della Libertà, erano gremiti di folla.

 

Era tutta una fantasmagoria di luci e di colori. Gli spettatori stavano assiepati dietro le staccionate, riparate da balle di paglia. Alla fine del Viale della Libertà, nel centro di una grande piazza, circondata dal marciapiede, si stagliava il monumento alla libertà.

 

Il viale aggirava il monumento lungo la cordonatura del marciapiede e poi, d'improvviso, s'immetteva sul dritto della strada verso Trapani. La sinuosità era assai spettacolare e veniva detta dai palermitani la «curva della statua». Era la prima delle undicimila del Giro. Le difficoltà che presentava nell'affrontarla erano molte.

 

I piloti in corsa dovevano abbordarla con criterio, poiché provenivano tutti sparatissimi sul viale dal fondo perfetto. Doveva procedere un adeguato scalo di marcie con un attacco deciso e «taglio» a seguire. Non era da tutti affrontarla con stile. Perciò, essa costituiva il primo stimolante effetto per gli spettatori, assiepatissimi in quel tratto.

 

La foto è tratta dall’Archivio di famiglia degli Amici di Targa Florio Santi e Toti Sutera.

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia ... la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

Targa Florio 1948 / 8° Giro di Sicilia ... la “Fiat Sutera” a Piazza Politeama

 

Allo start, in quel 1948, c’era pure la Fiat Sutera 1100 Sport n.398 allestita, appunto, dal preparatore palermitano Giuseppe Sutera. Il motore era di serie, mentre la carrozzeria ribassata era di fattura artigianale. Il coppia con Gelfo, egli gareggiò al volante della sua Sport sia nel Giro di Sicilia 1948 sia nell’edizione 1949.

 

 

(Note tratte da “Il mitico Giro di Sicilia” - Pino Fondi - 1996)

 

La foto, assolutamente inedita, è un regalo di “Toti” e Santi Sutera, figli di quel palermitano Giuseppe Sutera pilota, preparatore, costruttore di “Sport”. Li ringraziamo immensamente per il bellissimo loro regalo al sito dell’Associazione. Erano altri tempi e c’erano uomini che si realizzavano le “loro” artigianali sport. Alla guida di quella “Sutera” c’è Giuseppe Sutera, ed accanto a lui Pietro Gelfo. Sul retro di quella foto questa annotazione, di pugno dello stesso Giuseppe Sutera : “Partenza Giro di Sicilia 13 Aprile 1948 - 9° arrivato di categoria”.

Targa Florio 1949 / 9° Giro di Sicilia ... c’era anche Stefano la Motta ..

Targa Florio 1949 / 9° Giro di Sicilia ... c’era anche Stefano la Motta ..

 

1’ - Biondetti - Benedetti su Ferrari 166 MM;

2’ - Rol - Richiero su Alfa Romeo 6C 2500 Competizione;

3’ - Rocco - Prete su AMP (Alfa Maserati Prete) 2500 Sport.

E’ Giro di Sicilia. Quel maggio del 1949, sotto il profilo meteorologico, fù un mese disastroso. Nella normalmente assolata Sicilia non aveva mai piovuto così tanto. Alla partenza, quindi, si puntava solo sulle vetture chiuse ed in particolare  sull’Alfa Romeo 2500 SS berlinetta di Franco Rol. Diversamente, la corsa ebbe sviluppi inaspettati. Ad imporsi una vettura aperta: la “barchetta” Ferrari 166 MM; fù velocissima sull’acqua che rendeva le strade quasi impraticabili e a nulla valsero gli attacchi degli avversari.

Nella foto proposta: alle ore 2,32 del 20 marzo 1949 prese il via la Cisitalia 202 SMM di Antonio Pucci, in coppia con il meccanico-pilota Franco Faraco. La loro gara non sarà fortunata, li attende il ritiro

Targa Florio 1950 / 10° Giro di Sicilia ... da Marzotto a Nuvolari ...

Targa Florio 1950 / 10° Giro di Sicilia ... da Marzotto a Nuvolari ...

 

“ ...... E’ Giro di Sicilia : Villoresi, Ascari, Biondetti ... Corre benissimo anche un giovanotto, sul cui cognome la stampa sportiva imbastisce una battuta di spirito : “Che stoffa di campione !”. Si chiama Giannino Marzotto. Nuvolari, con i capelli grigi, è già entrato nella leggenda. I siciliani lo toccano e dicono : “Gesummaria !”. Ma i fari della macchina, poco deferenti, gli vanno in “corto”, a pochi chilometri da Partinico. La notte è buia. Nuvolari è costretto ad accodarsi a un’altra macchina. A Menfi decide di ritirarsi. Vincono Bornigia - Bornigia su Alfa Romeo ...”

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

Nomi noti, in quel Giro di Sicilia; nomi di “giovani” come Marzotto e nomi di “anziani”, come Nuvolari. L’immagine proposta non riguarda nè l’uno nè l’altro ed è una foto veramente rara, una vera chicca. Ritrae la terza classificata, la Ferrari 166S/2,0 n.427 di Stefano La Motta e Gennaro Alterio. La gara è Giro di Sicilia, ma lo scenario è di .... Targa Florio. Osservare bene per credere .... La foto è un regalo particolare al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte dell’Amico Piero Pucci di Benisichi. Lo ringraziamo nuovamente.  

Targa Florio 1951 ..... Vincenzo Florio non dà ingaggi ....

Targa Florio 1951 ..... Vincenzo Florio non dà ingaggi ....

 

“ ..... La data di svolgimento della 35^ Targa Florio - quella del 1951 - venne fissata per il 9 settembre. Il lavoro preparatorio ferveva intensamente. Nel mese di agosto il Cavaliere si recò ad Enna per assistere al Premio Pergusa sul “Circuito della Cravatta”, di 13,200 chilometri. Lo scopo era quello di avvicinare dirigenti di scuderie e piloti per averli alla sua corsa.

 

Al Premio Pergusa erano presenti ventitrè partenti. Fra gli altri c’erano Franco Cortese con la Frazer Nash che divideva con Giovannino Lurani, Emilio Romano con la Ferrari 2000, Antonio Stagnoli con un’altra Ferrari 2000, Sergio Sighinolfi e Peppino Rossi con le Stanguellini 1100 Sport.

 

Quando seppero che Vincenzo Florio li voleva alla sua corsa senza una lira d’ingaggio, si ribellarono. Si riunirono fra loro e delegarono Franco Cortese a rappresentarli per le rimostranze al “patron” delle Madonie. A tal proposito, stilarono una petizione controfirmata da parecchi di loro.

 

Il Cavaliere non si perse d’animo per questa presa di posizione e s’incontrò con Cortese in un colloquio privato.

 

“... Perciò, Lei non vorrebbe correre la mia Targa se non riceve prima un ingaggio ? E’ così anche gli altri ? ...” chiese il Cavaliere, severo. “... E allora, che ci venne a fare alla Favorita nel 1939 e nel 1940, senza prendere soldi ? ...” ; “... Ma quelli erano altri tempi, Commendatore ! ...” obiettò Cortese, abbassando gli occhi. ; “... Ah ! ... già, ecco ! ... Altri tempi ... Quando uno non sa che dire, ricorre sempre agli altri tempi. E’ la solita storia ! ... “ scattò il Cavaliere, mentre Cortese fissava la punta delle scarpe, senza alzare lo sguardo.

 

“ ... Lasci stare gli altri tempi ... Cortese ... e venga a correre alle Madonie. Lei non c’è mai stato, e si vede .... Là si respira aria buona. Posso rassicurarla ! E poi, lei è un buon pilota ed ha una bella macchina. E, sono convinto, Lei vincerà ! Il premio in denaro è più che soddisfacente. E poi, c’è l’altro premio: quello d’avere vinto la Targa ! E’ come essere stato re una volta e neppure accorgersene. E poi, quando incontrerà la gente, si sentirà dire: ecco là uno che ha vinto la Targa Florio ! Non le basta ? ... ”. A quel punto, Cortese smise di fissarsi la punta delle scarpe, alzò gli occhi e disse a Florio: “... Commedatore, verrò alla sua corsa senza una lira d’ingaggio. Spero che gli altri seguano il mio esempio ...”.

 

Il Cavaliere, sorridendo, lo ringraziò dicendogli : “... Eh! Lo sapevo che lei non avrebbe rinunciato a .... vincere la mia Targa ! ...”. Dopo il colloquio con il Cavaliere, Cortese parlò con i suoi colleghi e disse loro : ”... Forse quell’uomo è uno stregone. Però merita la massima considerazione proprio perchè sta facendo di tutto per far rinascere la sua corsa, una bella corsa. Non mi sento di tradirlo per i soldi, e credo, e spero, neanche Voi ...”. I colleghi lo acoltarono in silenzio e, più tardi, diversi di loro ne seguirono l’esempio: s’iscrissero alla Targa senza soldi d’ingaggio. Il Cavaliere aveva vinto la sua partita ...”.

 

(“La Leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

 

Questo è un “pezzo di storia” di Targa Florio che fa “storia“ ..... Vincenzo Florio: gli “attributi” prima di ogni cosa, l’“orgoglio”. La “Targa Florio” era la “Targa Florio”, non una “gara qualsiasi”. Cortese, senza ingaggio, finirà poi col vincerla quella Targa Florio del 1951, come aveva profetizzato Vincenzo Florio. Ed a Floriopoli, all’arrivo, come potrete notare nella foto proposta, Cortese era raggiante di felicità. E Vincenzo Florio stava lì .......Ed a distanza di “una vita” ... si continua a parlare di Cortese, vincitore alla Targa con l’inglese Frazer Nash ....... Aveva ragione Vincenzo Florio.

Targa Florio 1951 ….. c’era pure la Scuderia Guastalla …..

Targa Florio 1951 ….. c’era pure la Scuderia Guastalla …..

 

La foto che proponiamo è l’ennesina foto “amatoriale” presente in questo nostro sito; è un regalo dell’Amico Nino Damiata, di Palermo; un ennesimo “Amico di Targa Florio”.

 

Ritrae la originalissima ( e modificatissima ) Ferrari 166 di Carlo Pottino – Antonio Stagnoli. Le vettura pare appena arrivata a Floriopoli. Non è stata ancora punzonata. Sulla fiancata, infatti, manca la numerazione ; quel n.60 che poi avrebbe avuto in gara.

 

L’immagine ci consente – caso raro - di poter ammirare, sulla fiancata della Ferrari, il logo della Scuderia Guastalla cui la vettura apparteneva.

 

La Scuderia Guastalla fu una creatura dell’allora mitico Commendatore Franco Cornacchia, abilissimo venditore di vetture oltre che gentleman driver. La sede operativa della Scuderia si trovava in Via Freguglia, a Milano. Cornacchia iniziò a commercializzare Ferrari, su mandato del Drake, agli inizi degli anni '50.

 

Franco Cornacchia per l’Italia/Europa e Luigi Chinetti per gli USA furono indiscutibilmente, in quegli anni eroici, le due “punte di diamante” della catena di vendita delle vetture di Maranello.

 

Per finire, un commento su quella “cornice”. Il meccanico che ammira la Ferrari, il box pieno di bandierine pubblicitarie della Shell, gli altri meccanici con le tute ancora immacolate, le forze dell’ordine sotto l’ombrellone ...... un vero spettacolo.

Targa Florio 1951 …….. Quelle Maserati ....

Targa Florio 1951 …….. Quelle Maserati ....

 

L’Amico Gabriele del Castillo ci ha regalato una immagine davvero spettacolare. E’ una foto scattata, nel corso della Targa Florio del 1951, per mano di un suo appassionatissimo zio. La vettura n.26 è la Maserati A6 GCS 2,0 di Inico Bernabei e Tullio Pacini; alla fine saranno terzi assoluti, dietro la Frazer Nash Le Mans BMW 2,0 di Franco Cortese e la Ferrari 212 Export 2,6 di Franco Cornacchia e Giovanni Bracco.

 

Il commento è di Gabriele, che ringraziamo.

 

“ …… Quella foto è stata scattata circa 3 Km dopo Cerda, vicino la campagna di mia nonna. Una famiglia di contadini cerdesi ammira, a prudente distanza, il passaggio di un concorrente che partecipa alla Targa Florio, la più antica corsa su strada del mondo. I muli , il più comune mezzo di trasporto dei contadini, pascolano tranquilli senza sapere che il loro destino è ormai segnato. In quel tempo all'anagrafe equina di Cerda si contavano circa 1.800 muli su una popolazione di circa 6000 abitanti. Le automobili entreranno con prepotenza nella vita di tutti quanti e il trasporto equino subirà una quasi totale estinzione … “

Targa Florio 1952 ... quella magnifica Squadra Lancia con le B20 ...

Targa Florio 1952 ... quella magnifica Squadra Lancia con le B20 ...

 

“ ... Con il massimo interesse erano seguite Lancia, Ferrari, Talbot, Alfa Romeo ed Osca. La Lancia correva con tre vetture Aurelia B20 Gran Turismo, le stesse della Mille Miglia e del Giro di Sicilia: erano affidate alla guida di Felice Bonetto, GinoValenzano ed Enrico Anselmi. La partecipazione alla Targa delle Aurelia B20 era stata voluta da Gianni Lancia in persona, memore delle glorie del padre Vincenzo sulle strade delle Madonie. Gianni Lancia, allora, ricopriva la carica di Direttore Generale della Casa Torinese; godeva della collaborazione del grande Vittorio Jano, il “mago” dell’Alfa Romeo. I modelli B20 in gara alle Madonie erano rinnovati rispetto a quelli del 1951. Presentavano modifiche alla carrozzeria ed, in particolare, nella coda, nel paraurti, nei sedili posteriori, nella strumentazione di bordo. Aggiornamenti specifici erano quelli subiti dal motore nel sistema d‘alimentazione.

 

La potenza massima del motore era stata portata dai 90 CV iniziali a circa 110. La velocità massima, in teoria, superava i 180 Km/h., ma in pratica era anche superiore. Infine, è da rilevare che la carrozzeria era stata abbassata, per adeguarla alla categoria Sport. Con simili caratteristiche, era evidente che le rinnovate Aurelia B20 potevano competere con Ferrari, Frazer Nash, Maserati e Talbot. Come se non bastasse, la Squadra Lancia era ben organizzata. Per le Madonie si erano studiati i piani d’azione in rapporto ai consumi sul giro sia di carburante sia di gomme. Tutto era stato calcolato con il massimo rigore scientifico. E si mettevano in conto gli imprevisti e la maniera di affrontarli. ...”

 

(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Targa Florio 1952 ... quella scontata ... vittoria di Bonetto ... “Il Pirata” ..

Targa Florio 1952 ... quella scontata ... vittoria di Bonetto ... “Il Pirata” ..

 

“ ... La vittoria di Felice Bonetto, al suo ottavo ed ultimo giro, è ormai scontata. Gli avvesari più pericolosi sono stati costretti a ritirarsi. Al traguardo mancano soltanto una decina di chilometri. Meno nove, meno otto, meno sette ..... ma il motore della Lancia Aurelia si spegne ; nel serbatoio non è rimasta una goccia di benzina. Bonetto si guarda intorno, vede a poche decine di passi, ferma ai margini della pista, la macchina rossa di Giulio Cabianca ( era la Osca MT4 1350 n.26 ritiratasi al 7° giro ) e con l’aiuto di una cannuccia riesce a pompare un litro di benzina. Riparte. Ma con un litro non si fanno sette chilometri ! A venti metri dal traguardo, sotto gli occhi della folla trepidante, il motore, incredibilmente, si spegne. Venti metri. Bonetto scende e spinge la macchina a forza braccia, con sforzi sovrumani in quella finale salitella. E’ primo ! “Va là - commenta un meccanico - se ci avevi l’accendisigari ... “

 

(“Quattroruote” - maggio 1962)

 

L’immagine che Vi proponiamo fissa esattamente gli attimi di quel concitato ed “eroico” arrivo. Felice Bonetto spinge, a fatica, la sua Lancia Aurelia B20 Competizione n.34 su quella leggera ma lunga e faticosissima salita, in prossimità dello start di Floriopoli. In tanti si erano avvicinati per aiutare “l’eroe”, ma il ferreo Vincenzo Florio, in camicia, cappello e bretelle, fù categorico : nessun aiuto, pena la squalifica. Vinse Bonetto, e fù un arrivo “epico”.

 

 

Tarchiato, di media statura, dai capelli perennemente lisci, il viso squadrato dai lineamenti vigorosi, Bonetto era un irriducibile pilota da combattimento. Una delle sue caratteristiche era quella di fumare la pipa. Non l’abbandonava mai, persino in corsa ; tanto che, molto spesso, lo si vedeva sfrecciare con la pipa tra i denti. Il suo aspetto grintoso, la voglia di aggredire gli avversari, gli valsero il soprannome di “Il Pirata”

Targa Florio 1953 ... non fù una buona idea quella “prova” mattutina ...

Targa Florio 1953 ... non fù una buona idea quella “prova” mattutina ...

 

... Ma il più sfortunato dei lancisti quell’anno fù Felice Bonetto. Avvenne che un’ora prima della partenza della corsa sulla zona delle tribune di Cerda si abbattè un furioso temporale con pioggia e vento. Le strade erano bagnate ed “Il Pirata” sentì il bisogno di far scaldare la sua D20 con qualche assaggio del percorso. Si portò a bordo un meccanico della squadra e si avviò verso Cerda. Aveva già compiuto circa otto chilometri, quando sbucò da una curva, improvvisamente ed in senso contrario, la Stanguellini di Bignami, che aveva appena fatto rifornimento. Lo scontro fù inevitabile e le due macchine restarono seriamente danneggiate; non erano più nelle condizioni di gareggiare. I piloti, invece, erano incolumi. Soltanto Bonetto aveva riportato qualche graffio, rimediato con un cerotto. Ma fù terribile la delusione di non poter correre ... “

 

(“La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989 )

 

Nell’immagine che Vi proponiamo, l’incidente. Una vera “folla” intorno a quelle due vetture ormai inservibili ; curiosi, meccanici, fotografi, militari, ed anche persone “di rango” .....Vincenzo Florio .... Gianni Lancia ..... vediamo se li riconoscete ... tra i tanti presenti ...

Targa Florio 1954 .... Musso pensa all’affidabilità ..... ma è un fulmine ...

Targa Florio 1954 .... Musso pensa all’affidabilità ..... ma è un fulmine ...

 

.. La 38^ Targa Florio non è stata avara di spunti agonistici di intensa emotività, e nemmeno è risultata inferiore all’aspettativa come severissimo vaglio meccanico. Difatti, dal primo all’ultimo giro, si può ben dire che abbia mantenuto inalterate tali caratteristiche, che il suo tracciato micidiale ha messo particolarmente in risalto, quando la lotta per le prime posizioni si è fatta più accanita. Luigi Musso e la sua Maserati due litri hanno iniziato ad una andatura sostenuta, ma molto corretta, puntando principalmente al massimo traguardo raggiungibile su di un percorso del genere; e cioè la tenuta per tutte e sette le ore di corsa. Che questa macchina offrisse in tal senso le migliori garanzie era scontato anche per motivi meccanici, dato che la vettura offriva un ideale rapporto peso-potenza, in funzione di una leggerezza equilibratissima ed una tenuta in curva rimarchevole .... “.

 

( “Giornale di Sicilia” - maggio 1954)

 

Nella foto che proponiamo quella splendida Maserati A6 GCS-53/2,0 di Luigi Musso, allo start di Floriopoli. Si classificherà seconda assoluta, alle spalle di Piero Taruffi con la Lancia D24/3,3.

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

Targa Florio 1954 ..... la migliore fu la Lancia 3300 ......

" ... Per le Lancia 3300 si temeva solamente per la loro tenuta rispetto alla elevata esuberanza potenziale, e questo in ragione anche delle migliorate condizioni del percorso. E' stato appunto il tracciato, reso più veloce dopo le modifiche apportate al suo fondo, che ha permesso alla Lancia 3300 tutta la estrinsecazione della sua potenza. Taruffi, da quel gran campione indiscutibile che conosciamo, ha poi contribuito al successo formidabile della marca torinese, compiendo una corsa capolavoro, da vero ingegnere della guida.

 

Ha iniziato senza forzare eccessivamente nella parte di avvio dell'asperrima tornata. In seguito, ha aumentato progressivamente l'andatura con un accortissimo lavoro di cambio, sfruttando pienamente la maneggevolezza della vettura, anche sulle sinuosità più difficilmente abbordabili.

 

Musso non ha potuto, quindi, reggere al confronto e, quando il suo più agguerrito antagonista ha preso l'iniziativa, egli non ha potuto fare altro che contenere il distacco in limiti più ragionevoli. La Lancia ha così meritatamente vinto questa sfiancante competizione, non soltanto perchè ha manifestato una organizzazione perfetta ed impeccabile, ma soprattutto perchè ha saputo creare un modello di veicolo che con alti valori volumetrici e conseguenzialmente potenziali, riesce a prestarsi convenientemente su tracciati estremamente accidentati come quello di Cerda, oltre che su quelli veloci tipo Mille Miglia.

 

Dunque, la Lancia sta conquistando così il predominio non solo nelle corse di gran fondo inferiori ai 100 km. di media complessiva, ma anche nei confronti di quelli superiori, come la Targa Florio e la Mille Miglia. La media di Taruffi è stata elevatissima, superiore di nove chilometri a quella ottenuta dall'ex-lancista Maglioli, lo scorso anno, su una berlinetta "tre litri" della Casa torinese.

 

Ma qui occorre considerare che il progresso, assai notevole, di 9 km. è stato determinato dalle rinnovate condizioni del fondo stradale, che il maltempo non ha affatto influito sul comportamento dei mezzi meccanici e che, fra la vettura dell'asso romano e quella del biellese, vi sono più di 1300 c.c. di cilindrata e quindi di potenza, tenendo peraltro presenti le altre doti meccaniche acquisite dalle recenti macchine di Gianni Lancia, dopo l'esperienza degli studi ricavati sulla precedente tre litri ..."

 

(“Il Giornale di Sicilia” - Pino Fondi - maggio 1954)

 

La foto proposta ci mostra quella Lancia D24 3300 n.76 di Piero Taruffi in uno dei suoi passaggi a Floriopoli. Taruffi vincerà in 6 ore 24’ 18’’, ad una media di km/h 89,929. Il pubblico di Targa è sempre partecipe.

Targa Florio 1954 ..... quel Biondetti .... un acrobata del volante ......

Targa Florio 1954 ..... quel Biondetti .... un acrobata del volante ......

 

.... Clemente Biondetti ha compiuto una corsa davvero splendida, coraggiosa e commovente. La sua barchetta Ferrari  non gli permetteva di potere contrastare con le più efficienti e guizzanti antagoniste. Biondetti è stato un acrobata del volante, iniziando con astuzia e terminando con esperta abilità ...”  

 

(“Giornale di Sicilia” - maggio 1954)

 

Nella foto: In un paesaggio che “più Targa Florio non si può” .... la Ferrari barchetta 225 S/2,7 n.82 di Clemente Biondetti. Dietro di lui, a distanza, la sagoma di una Lancia Aurelia B20. Finirà la gara quinto assoluto - con il tempo di 7 ore 12’ 04’’ 1/5 - e terzo della classe Sport oltre 2000 cc., dietro Piero Taruffi (Lancia D24/3,3) e Roberto Piodi (Lancia Aurelia B20/2,5).

Targa Florio 1954 .......

Targa Florio 1954 .......

 

“ …… Benché ancora la Targa Florio non appaia tra le corse valide per l’assegnazione del punteggio per il Campionato Internazionale Marche Vetture Sport, la Lancia, ben sapendo quanta risonanza può derivare da una vittoria nell’anziana corsa siciliana, spedisce in Sicilia due D24, una per Piero Taruffi, l’altra per Eugenio Castellotti.

 

Sulla carta la vittoria sembra “facile”, dal momento che a contrastare le due macchine torinesi sono soltanto le tre pur valide Maserati 2 litri (pilotate da Luigi Musso, Giorgio Scarlatti e Luigi Bellucci) e le due Ferrari da 2,7 litri di Clemente Biondetti e di Ilfo Minzoni.

 

La lotta si scatena subito, e vede coinvolte sostanzialmente tre macchine, le due D24 e la Maserati di Luigi Musso, che nei confronti con le Lancia può vantare una maggiore agilità ma deve scontare la minor potenza del motore.

 

Fino al momento del ritiro, avvenuto al 4° giro per la rottura ad una sospensione causata da una leggera uscita di strada, Eugenio Castellotti conduce spavaldamente la gara in testa, segnando anche il giro più veloce della giornata (3° giro compiuto in 46’23”3/5 , media Km/h 93,116, nuovo record del tracciato), poi al comando subentra il regolare Taruffi, che distanzia la Maserati di Musso inesorabilmente, giro dopo giro.

 

Da segnalare che i concorrenti vengono cronometrati - lungo il rettilineo di Bonfornello - sul “chilometro lanciato”: la velocità più elevata viene raggiunta proprio da Castellotti, che impiega 14”1/5, marciando dunque alla velocità di Km/h 253,521

 

Questa la classifica finale (primi 10) della corsa (percorso: 8 giri del Piccolo circuito delle Madonie, di Km 72,000 a giro, per un totale di Km 576,000) :

 

1.[n.76] Taruffi Piero (Lancia D24 spider) 6h24’18”, media Km/h 89,929

 

2.[n.60] Musso Luigi (Maserati A6GCS/53 spider-2 litri) 6h31’51”

 

3.[n.80] Piodi Roberto (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 6h55’11”1/5

 

4.[n.64] Bellucci Luigi (Maserati A6GCS/53 spider-2 litri) 7h11’20”4/5

 

5.[n.82] Biondetti Clemente (Ferrari 225S-2,7 litri) 7h12’04”3/5

 

6.[n.72] Minzoni Ilfo (Ferrari 225S-2.7 litri) 7h29’27”

 

7.[n.46] Arezzo Francesco (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h32’23”1/5

 

8.[n.66] Starrabba Gaetano (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h36’33”3/5

 

9.[n.44] Scaminaci Melchiorre (Lancia Aurelia B20-2500 coupé) 7h37’22/5

 

10.[n.24] Di Salvo Antonio (Fiat Raor 1100 sport spider) 7h46’20”3/5

 

Giro più veloce: il 3° di Eugenio Castellotti [#70] (Lancia D24 spider) in 46’23”3/5, media Km/h 93,116 …..”

 

 

Nella foto : la Lancia D24 di Eugenio Castellotti alla partenza della gara, a Floriopoli.

Targa Florio 1955......Clemente Ravetto ricorda

Targa Florio 1955......Clemente Ravetto ricorda

Siete interessati a conoscere la vera “filosofia” dell’Associazione Cultuale Amici della Targa Florio ? Allora non possiamo non raccontarVi questo episodio :

Si dà il caso che uno dei componenti l’Associazione abbia uno zio. Un giorno lo zio chiama al telefono il nipote : "Ho trovato in soffitta 
alcune dimenticate foto della Targa Florio del 1955, da me personalmente scattate alla partenza della gara, a Floriopoli ..... vorrei dartele." Il giorno dopo, appuntamento. Tra le tante foto di quella partenza, della Targa Florio del 16.10.55, una viene commentata dallo zio così : "Ma guarda, non mi ero accorto che in questa foto c’è l’amico Clementino Ravetto ...vicino alla Sua splendida Fiat 8V n.4 ...era in coppia con Giuseppe De Sarzana ..."  "Ma cosa dici ? " Replica il nipote "Si ! Eccolo, è giovanissimo ! Guardalo ! Ha il casco in mano e .... la sigaretta in bocca ! E dire che non lo vedo da una vita ...... ha lasciato Palermo da tanti anni ...... mi piacerebbe rivederlo ... riascoltarlo ... eravamo amici di gioventù ....."Il nipote non si perde d’animo ...... avvia le ricerche ..... senza che lo zio ne sapesse niente ..... dopo giorni di ricerche rintraccia a telefono il Dr. Clemente Ravetto ..... si presenta ..... gli parla dello zio ...... di quella foto ... le memorie si ricompongono .....  Bene, “Clementino” Ravetto e Gaetano Rivera .... lo “zio” .... rientrano in contatto ... dopo decenni ... grazie a quella foto del lontano 16.10.1955 ; una vera e propria “favola” ...... Ma non è finita. Tralasciando un attimo le spettacolari vetture immortalate ....... guardate quanti personaggi sono presenti in quella foto ; Il Cavaliere Vincenzo Florio stà lì .... a coordinare tutti gli altri ... ma gli altri ... chi possono essere ? Molte risposte  ce le ha date, dopo decenni, proprio quel “Clementino” Ravetto . Le preziose informazioni fornite dal Dr. Ravetto ,nella realtà apposte, di Suo pugno, sul recto della stessa foto,le potrete avere cliccando sull' immagine; Vi assicuriamo che sarà un piacere leggerle.

Ecco, noi dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio siamo e vogliamo essere così .... dei “raccoglitori”  e dei “divulgatori” di memorie di Targa Florio. Si ringraziano il Dr. Gaetano Rivera, per l’immagine messa a disposizione, ed il Dr. Clemente Ravetto per il commento alla stessa. Un grazie a due amici.... in quel 1955 ancora “giovanotti” ... e ritrovati nel 2009 dopo un numero infinito di anni

Targa Florio 1955

Targa Florio 1955

….. Anche quest'anno il campionato del mondo é andato alla Mercedes che ha lanciato sul circuito delle Madonie un vero esercito di tecnici e di meccanici.
Il trionfo della Casa tedesca in questa 39' edizione della Targa Florio è stato ancora una volta indiscutibile e completo. Le tre Mercedes partite sono giunte regolarmente alla fine riconfermando le note qualità di tenuta.
La cronaca vede fin dall'inizio Moss prendere il comando. Forse Neubauer intende lanciare avanti l'asso inglese e preservare Fangio per l'ultima parte della gara.
Comunque in testa Moss fila a tutto gas seguito da vicino da Castellotti.
Alla fine del terzo giro le posizioni sono le seguenti: 1. Moss, in 2 ore, 10'46"3; 2. a 3'41" Castellotti; 3. Fangio che è a 44" da Castellotti.
Da notare che il tempo realizzato da Moss nel 3° giro è di 43'07" : ha girato cioè alla media di oltre 100 km. orari, che per la «Targa» costituisce un risultato eccezionale.
A metà del quarto giro, nell'imboccare il rettilineo di Bonfornello, Moss esce di strada danneggiando il fianco destro della macchina. Con l'aiuto di alcuni spettatori il pilota riesce a riportare la macchina in pista e a riprendere.
Ma nell'incidente ha perduto circa 5 minuti.
Cosicché la classifica al quarto giro risulta largamente mutata: in testa Castellotti seguito a quasi un minuto da Fangio; Moss è adesso terzo a quasi 4 minuti, e Musso sulla Macerati 2000 quarto.
Al quinto giro scompare definitivamente di scena la Maserati 3000: Villoresi che ha preso il posto di Musso accusa la rottura del ponte ed è costretto a ritirarsi, cosi la Mercedes di Titterington assume il quarto posto.
Le posizioni cambiano al 6° giro: Castellotti è costretto a fermarsi ai boxes » per cambiare le gomme e Fangio balza in testa guadagnando pochi secondi sulla Ferrari.
Moss è sempre terzo ma all'ottavo giro riesce nuovamente a sopravanzare gli avversari prendendo in breve un buon minuto di vantaggio.
Il finale è un trionfo per la Mercedes.
Primo sfreccia Moss. secondo Fangio a 5', terzo Castellotti a lO'll"; quarto Titterington a 10'64".
Non passa la macchina di Maglioli, che si era ritirato per guasto al motore alla fine dell'undicesimo giro.
Ecco l'ordine di arrivo: 1. Moss-Collins (Mercedes 3000) che coprono i 13 giri del circuito, pari a km. 936. in ore 9,43'48", alla media di 96,290 km. orari (nuovo record) ; 2. Fangio-Kling (Mercedes 3000), in 9.47'41"2; 3. Castelletti-Manzon (Ferrari 3500), in 9,53' e 13"4; 4. Titterington-Fitch) (Mercedes 3000), in 9,54'53"2; 5. Giardini-Mancini (Maserati 2000), primi della classe 2000;: 6. G. Musso-Rossf (Maserati 2000) ; 7. Cablanca-Carini (Osca 1500), primi della classe 1500; 8. Scarlatti-Lippi
Giro più veloce: Moss (Mercedes) in 43'07", alla media oraria di km. 100,193.
Classifica finale del campionato mondiale vetture sport: 1. Mercedes, punti 24; 2. Ferrari, p. 23; 3. Jaguar, p. 16; 4. Maserati. P. 15; 5. Aston Martin, p. 9; 6. Porsche, p. 6; 7. Austin-Healey, p, 1. ….”
Fonte : La Stampa 1955

Nella foto : Eugenio Castellotti scarica tutta la potenza della sua Ferrari 860 Monza dopo una fermata ai box di Floriopoli ; la sua strenua battaglia contro le più numerose Mercedes non gli consentirà di raggiungere la prima posizione.

Targa Florio 1955 ...

Targa Florio 1955 ...

Il Cavaliere e il suo fraterno amico James Tagliavia si potevano ritenere soddisfatti di come andavano le cose per la Targa tornata ai fasti di un tempo. Tuttavia , il Cavaliere sentiva che la sua corsa poteva essere matura per qualcosa di più ..... che del resto meritava per il suo glorioso passato e per le sue uniche caratteristiche. Questo qualcosa era il campionato Mondiale Vetture Sport istituito nel 1952.Al campionato era ammessa una prova per Nazione, l’Italia era rappresentata dalla Mille Miglia .In tre anni la Ferrari aveva sbaragliato il campo vincendolo per tre anni consecutivi . La Targa non era inferiore alle corse del campionato , anzi era la più probante di tutte .Il regolamento della C.S.I ammetteva una sola corsa per nazione ,bisognava creare per la Targa un’eccezione . Il presidente della CSI e della FIA Monsieur Perouse era un vecchio amico di Florio. Un giorno il Cavaliere gli telefonò a Parigi nella sede della FIA < Desidererei che la mia Targa fosse iscritta nel Mondiale Sport ! gli disse. Caro Vincenzo sono d’accorso con te sulla tua richiesta ,la Targa e' la migliore di tutte le Prove ,ti consiglio di fare pervenire una richiesta scritta da parte della CSAI di Roma , nel corso di un’assemblea vedremo se tutti sono d’accordo ad ammettere la Targa al Mondiale> Il cavaliere fece la sua richiesta , però a Palermo accadde un fatto incredibile , l’ACI Palermo che aveva ereditato dalla CSAS l’organizzazione del Giro di Sicilia effettuò la stessa richiesta , mettendo in rilievo che essendo il Giro superiore ai 1000Km aveva la prevalenza sulla targa. Il cavaliere rimase deluso , mai avrebbe pensato che proprio dalla Sicilia dalla sua Palermo avrebbe incontrato la concorrenza da parte degli organizzatori di una corsa corsa che lui stesso aveva creato nel 1912.James Tagliavia cercava di consolarlo < Alla FIA daranno ragione a te , di Florio ce ne  uno solo! >In via Principe di Belmonte sede dell’organizzazione della corsa , si trascorsero giornate di viva preoccupazione per il destino della Targa.Si era ormai nell’estate del 1955 , il Cavaliere aveva in programma una crociera in America con il Conte di Biancamano , prima di imbarcarsi con la moglie Donna Lucia raccomandò ai suoi collaboratori < Se arrivano notizie da Roma , fatemelo sapere >.Trascorsero alcuni giorni, quando in via Belmonte arrivò un telegramma della CSAI...... il Fido avvocato Marasà lo lesse e con viva emozione apprese che la CSI (della FIA) aveva assegnato la Targa Florio a prova per il Mondiale con data 16 ottobre .Il Cavaliere apprese la notizia esultando ... e provvide subito a informare la CSAI che accettava la data stabilita. Destino volle che la Targa come ultima gara fosse decisiva per l’assegnazione del Mondiale tra Ferrari e Mercedes .   La Ferrari confermò da subito la sua Partecipazione alla Corsa , mentre per essere sicuro della partecipazione della Mercedes , il Cavaliere inviò due telegrammi a Stoccarda , uno al direttore generale Koenecke e l’altro al Alfred Neubauer . Non trascorse molto tempo che la Mercedes rispose confermando la sua presenza alla corsa . In seguito si venne a sapere da Neubauer vecchio amico di Florio sin dal 1922 ,che erano stati proprio i telegrammi di Florio a convincere i dirigenti della Mercedes. Nasceva così la prima Targa Mondiale ..... la gara , avvincente nei suoi 13 giri vide la vittoria della Mercedes che conquistava proprio alla Targa il suo Mondiale Sport.Alfred Neubauer era soddisfatto ma non felice .Quando il Cavaliere lo incontrò gli disse< Non credo che ci rivedremo più , questa è l’ultima corsa ufficiale della Mercedes> Mi addolora sentirlo disse il Cavaliere < sono convinto , però che un giorno ritornerete> .Quella volta si sbagliava . La Mercedes non tornò mai più a correre sulle Madonie.

Pino Fondi 

La splendida foto e' del maestro Bernard Cahier

Targa Florio 1955

Targa Florio 1955

La Mercedes metteva in campo le formidabili stelle argentate 300 SLR che stavano dominando il campionato affidate a Fangio - Kling, Moss - Collins e Titterington - Fitch. La Casa di Maranello affidava le sue 750 Monza e 857 S 4 cilindri a Maglioli - Sighinolfi, Castellotti - Manzon, affiancate da un gruppo di piloti privati tra cui Munaron - Shelby- Piotti - Cornacchia - Bordonaro - Anselmi e una due litri la 500 Mondial affidata a Pucci - Cortese. La Maserati si schierava con la coppia Musso - Villoresi, sostenuta da un numeroso gruppo di due litri. La 39° Targa prese il via il 16 ottobre 1955 e si annunciava come una delle edizioni più importanti, la titolarietà mondiale aveva fatto lievitare la lunghezza della corsa portata da 8 a 13 i giri del piccolo circuito delle Madonie per un totale di 936 km. Vinsero questa 39° edizione Moss - Collins su Mercedes in 9h'43'14 alla media di 96,29 km/h frantumando tutti i record del percorso, al secondo posto l'altro equipaggio Mercedes con Fangio - Kling , terzi giunsero Castellotti - Manzon su Ferrari.

Targa Florio 1955 .... " La Principesca " . Così titolava LA NUOVA STAMPA

Targa Florio 1955 .... " La Principesca " . Così titolava LA NUOVA STAMPA

“ …… Palermo, 13 ottobre.

 
Con la 39' Targa Florio che si correrà domenica sul Circuito delle Madonie, anche il campionato mondiale 1955 per vetture sport avrà la sua conclusione. La superiorità della Mercedes-Benz sulle macchine Italiane è stata quest'anno schiacciante nelle prove di formula 1.
 
E tale situazione si è ripetuta - sia pure in tono minore - per le corse di Categoria sport: basterà ricordare, al riguardo, la Mille Miglia e il recente Tourist Trophy, vinte nettamente dalle macchine di Stoccarda. Insomma, l'offensiva germanica sul fronte dello sport automobilistico è stata in questa stagione - per altri lati dolorosissima, anzi tragica - condotta a fondo, nell'intento di conseguire i massimi scopi: predominio tecnico e, più concretamente, risultati propagandistici.
 
Con tali traguardi la Mercedes non ha esitato a gettare nella lotta tutto il peso del suo potenziale produttivo e delle sue larghissime possibilità. Non può stupire se in simili disparità di condizioni le piccole Case italiane specializzate in costruzioni sportive non hanno potuto far altro che tenere onorevolmente il campo in perenne atteggiamento difensivo, purtroppo senza positivi risultati pratici.
 
Si aggiunga la serie di avversità e di lutti, nonché l'abbandono da parte della Lancia di ogni attività sportiva, e ad un esame critico della situazione apparirà perfettamente normale lo svolgersi degli avvenimenti. Con tutto questo, nella classifica del campionato mondiale vetture sport, alla vigilia della prova decisiva, la Ferrari è ancora al comando con 19 punti, davanti alla Mercedes e alla Jaguar con 16 e alla Maserati con 13.
 
Un maggior numero di gare disputate, e le conseguenze della sciagura di Le Mans hanno insomma consentito alla Casa modenese di mietere una più cospicua messe di punti. Adesso c'è però da superare l'ultimo ostacolo: la durissima Targa Florio.
 
Il meccanismo del regolamento per le prove di campionato è tale che ­- anche vincendo la Mercedes nella gara siciliana - basterebbe alla Ferrari un secondo posto per non essere superata in classifica, e conquistare per la terza volta consecutiva 11 titolo per marche.
 
Ma anche questo programma minimo non è di facile realizzazione: in primo luogo la Mercedes è indubbiamente più forte nella composizione degli equipaggi in gara (Fangio-Kling, Moss-Collins ed Herrmann-Titterington contro Castellotti-Manzon e Maglioli-Sighinolfi); inoltre, con la consueta, formidabile organizzazione tecnico-logistica, essa ha portato l'intera equipe a Termini Imerese già una ventina di giorni fa, mentre i piloti della Casa italiana sono in un certo senso costretti a improvvisare. Ora, la Targa Florio è una delle corse più difficili che esistano, con i suoi 72 km. di curve, saliscendi, attraversamenti di paesi; una corsa che va studiata metro per metro.
 
La preparazione - pilota e macchina - vi influisce per il sessanta per cento almeno. E come sempre la Mercedes non vuol lasciare nulla al caso. Il restante quaranta per cento dipende dalle qualità intrinseche dei mezzi meccanici: su questo piano la differenza fra le “tre litri” ad iniezione germaniche e le vetture italiane non è così netta a favore delle prime, anzi.
 
Le due Ferrari “ufficiali” iscritte saranno del tipo a 6 cilindri di 3500 l'una, a 4 cilindri di 3000 l'altra: macchine che sembrano adattissime a un tracciato come quello delle Madonie. Nè si deve sottovalutare la Maserati tre litri di Villoresi-Musso.
 
Molto dipenderà dalla tenuta alla distanza, che è severissima: tredici giri pari a 936 km., su strade non tutte in condizioni di fondo ideali.
Partecipano alla classicissima prova cara alla passione di Vincenzo Florio, anche vetture sport di cilindrata da 1100 a 2000, le « gran turismo » in classe unica e le « turismo speciale » della classe oltre 1300 cmc.
 
 Le partenze verranno date ad intervalli tra macchina e macchina, in modo da limitare al minimo la necessità di sorpassi, cosa che, con mezzi di disparata potenza, costituisce una delle più grosse preoccupazioni nelle corse « sport ». In considerazione del chilometraggio totale, è piuttosto difficile che la media record della corsa (Taruffi su Lancia 3300 a 89,930 km. orari sulla distanza di otto giri) venga migliorata. Più probabile invece la caduta del primato sul giro, detenuto da Castellotti, pure su Lancia a 93,08 di media …. “
 
 
Nella foto proposta, la vincente Mercedes 300 SLR n.104 di Moss - Collins

Targa Florio 1955 ... quella Ferrari 750 Monza di Tony Parravano ....

Targa Florio 1955 ... quella Ferrari 750 Monza di Tony Parravano ....

Questo intervento è in ricordo di Gino Munaron, recentemente scomparso. Il testo è Suo :

“ .... Voglio parlarvi di una Ferrari 750 anomala, carrozzata da Scaglietti, ma con una linea decisamente differente, voluta dal suo proprietario : Tony Parravano, al secolo Antonio Parravano, ciociaro della provincia di Frosinone, emigrante arricchitosi negli Stati Uniti. Ma voglio parlarvene dopo; torniamo a questa 750 Speciale, che io ho usato e quasi distrutto alla Targa Florio del 1955, per dirvi in che cosa differiva dalle altre.

Innanzitutto il corpo vettura era molto più basso, il cofano aveva infatti una vistosa gobba, dato che il motore sporgeva di almeno dieci centimetri dalla linea mediana della vettura, i parafanghi, per la stessa ragione, avevano una curvatura sulle ruote molto più alta ed accentuata, le uscite d’aria laterali più grandi e arricchite da una vistosa griglia, la mascherina anteriore sempre di forma ovale ma più stretta e quindi più tozza di quella di serie.

Il posto di guida, infine, era caratterizzato da una carenatura e da un parabrezza molto più alti della norma per due ragioni essenziali; la prima, che il sedile non poteva essere abbassato in quanto come al solito appoggiava sui tubi del telaio.

E’ quindi vero che la vettura era decisamente più bassa delle altre ma il pilota sporgeva di molto dalla fiancata, il poggiatesta infatti mi arrivava, come si può notare nella foto, alla base del collo: a quei tempi le norme di sicurezza, più che sancite da norme, erano affidate ai vari santi protettori di ogni pilota.

La seconda ragione (c’è un pò di malignità) è che Parravano faceva modificare la sue vetture a sua misura e ad onor del vero l’altezza di questo signore non era certo elevata. Come accennato in precedenza, parlerò un pò di questo Tony, il quale si presenta a Modena un bel giorno accompagnato da quattro tipi alla Bogart, alti almeno il doppio di lui, che lo seguivano in ogni luogo senza mai profferire una sola parola e senza mai togliersi il cappello, sembravano finti, ma non lo erano.

Con una lettera di credito del Banco di Napoli che avrebbe fatto brillare gli occhi anche al più austero direttore della Bank of Enland (un vero passe-partout), Tony da inizio alla campagna acquisti e crea la Scuderia Parravano, compra 5 o 6 Ferrari, tra le quali una 6 cilindri, alcune Maserati; tutte queste vetture vengono carrozzate in maniera diversa e invariabilmente verniciate in rosso con una vistosa striscia longitudinale al centro, formata da due bande bianche ed una centrale azzurra, i tre colori della bandiera statunitense, forse in riconoscenza alla nazione che lo aveva reso ricco. Parravano vuole ingaggiare i più grandi piloti, fa comunque correre Stirling Moss, Carrol Shelby, Phil Hill e molti altri come me.

Parravano risiede a Modena e viene battezzato dai meccanici “ciento de chisti e ciento de chilli”, dato che quando passa nel magazzino ricambi chiede invariabilmente : “Quanti pezzi come questi ci sono nelle mie macchine? “ ed anche se la risposta è 1 o 10 o 20, la sua replica è sempre : “Datene ciento de chisti e ciento de chilli”, “datene cento di questi e cento di quelli” ... “ ...... “

(“Ferrari - Le 4 cilindri Sport” - Gino Munaron - 1987)

Gino Munaron scrisse questo pezzo a distanza di tanti anni da quel lontano 1955 e fece l’ironico; ma intanto, per quella Targa Florio del 1955, quel ciociaro schierò, oltre a quella Ferrari 750 Monza con Munaron/Shelby, anche una Maserati 200SI con Mancini/Musy. La curiosità è che, dagli elenchi ufficiali di gara, quella 750 Monza risulta iscritta, addirittura, dalla Scuderia Ferrari; secondo noi il Drake, pur di contrastare le tante Mercedes, trattò quella privata Ferrari “Parravano” (telaio 0538M) come una “semi-ufficiale” ....

La foto proposta, scattata sul luogo dell’incidente in Targa 1955, permette di constatare concretamente tutte le caratteristiche tecniche di quella “Ferrari-Parravano”, meticolosamente descritte da Gino Munaron.

Targa Florio 1956 ... quel mesto ritorno a piedi di Castellotti ......

Targa Florio 1956 ... quel mesto ritorno a piedi di Castellotti ......

“ ..... La vincerà Umberto Maglioli, quella Targa Florio del 1956, sulla sua piccola ma affidabile Porsche 550 RS 1,5 n.184. Eugenio Castellotti - quell’anno suo compagno fù Collins - con la sua potente Ferrari 860 Monza 3,5 n.112 ha fatto soltanto due brillantissimi giri, ma poi si è rotto l’albero di trasmissione. E’ rientrato a piedi, scurissimo in volto. Ma il pubblico siciliano, lungo tutta la stada, gli ha battuto le mani.... “

(“Quattoruote” - maggio 1962 )

Quella immagine che Vi proponiamo ritrae la bella Ferrari n.112 di Castellotti già in avaria, mentre procede lentamente, sulla sinistra, e viene superata dalla Maserati 150S 1,5 n.88 di Guido Perrella e Vincenzo Sorrentino.

Targa Florio 1956 ... quelle Osca legate col “fil di ferro” .....

Targa Florio 1956 ... quelle Osca legate col “fil di ferro” .....

Pensiamo che anche per Voi, Amici che condividete con noi la stessa passione, sia emozionante leggere queste righe, tratte da alcune memorie di Targa Florio scritte, a suo tempo, da Franco Tagliavia :

“ .... La passione, lo spirito agonistico che animava i piloti dilettanti nella nostra Sicilia negli anni 50 avveniva a livello quasi pioneristico. Ho iniziato partecipando a gare in salita con vetture di serie, per passare poi a vetture sport della classe 1100. In questa classe riscuotevo grandi soddisfazioni, anche se costavano tanti sacrifici. Un bel ricordo è stato nel 1956, quando partecipai alla 40^ Targa Florio, classificandomi al 1° posto di categoria ( Sport - classe da 751 a 1100 cc.) ed al 9° posto assoluto (cat. Sport).

Era proprio da non credere come con una vettura come la mia Osca 1100 bialbero del 1951 avessi potuto superare le fiammanti bialbero nuove aggionate del 1956 con piloti ufficiali della stessa Casa, con assistenza che faceva paura a quelli di noi che correvano con le legature di fil di ferro. Ancora oggi penso alla gioia del risultato ottenuto, anche perchè mentre io ho fatto tutta la gara da solo, gli altri si alternavano alla guida ... “

La foto ritrae quella Osca MT 4 1,1 n.62 “con le legature di fil di ferro”, alla partenza a Floriopoli. Scopriamo, inoltre, che la condusse soltanto Francesco Tagliavia, pur risultando iscritta la coppia F. Tagliavia / G. Santonicito.

Targa Florio 1956 ...... eppure quella Aurelia B20 finì la gara ......

Targa Florio 1956 ...... eppure quella Aurelia B20 finì la gara ......

Così commentava il cronista quella foto, scattata al termine della Targa Florio del 1956, edizione non inclusa nel novero delle gare valevoli per il Campionato Mondiale Marche : “Eppure questa Lancia Aurelia GT portò a termine la gara ...”

 
In effetti, nonostante quei danni, certamente causati da un capotamento, ritroviamo regolarmente in classifica quella “napoletana” Lancia Arelia B20 / 2,5 n.26, condotta da Mennato Boffa ed Ernesto Dagnino. Ma questo è niente ...... risulterà la prima ( e sola ) classificata della classe Turismo Speciale, oltre 1300 cc.. Quel Mennato Boffa lo ritroveremo parecchie altre volte, in Targa, negli anni a seguire, spesso alla guida di bellissime Maserati. 

Targa Florio 1957 .... “Ma quale Targa Florio !” .... fu di regolarità !

Targa Florio 1957 .... “Ma quale Targa Florio !” .... fu di regolarità !

Addio Ascari, addio Castellotti. L’automobilismo italiano ha appena perso due campioni. Le sciagure di Le Mans e della Mille Miglia accusano l’automobile da corsa. L’opinione pubblica discute, e per rabbonirla si decide di disputare una Targa Florio impostata soltanto sulla regolarità. Ma quella non fù una vera Targa Florio.

Quella “Targa” servirà, comunque, per il necessario mantenimento della “continuità”. Onore a partecipanti di allora, ma la Targa Florio era altra cosa.

Targa Florio 1958 .. quella Aston Martin DBR1 in prova, con Moss e ... moglie..

Targa Florio 1958 .. quella Aston Martin DBR1 in prova, con Moss e ... moglie..

Quella che vi proponiamo è una foto molto particolare che ritrae la Aston Martin DBR1 3 litri n.100 di Moss - Brooks, impegnata durante le “prove libere a circuito aperto” della Targa Florio del 1958. Ogni commento è supefluo ........ l’immagine parla da sè ........ Quella targa PA*42481 di quello sgangherato camion, che incrocia l’Aston Martin, “firma” la sicilianità del documento storico .......

Ci siamo imbattuti in un prezioso “Quattroruote” proprio di quel lontano 1958, che così, in sintesi, racconta la Targa Florio di quella Aston Martin :

"LA SICILIA HA RITROVATO LA SUA GRANDE CORSA”
 
- Le previsioni della gara :
 
……… VI ERA INOLTRE LA MINACCIA DELLA ASTON MARTIN CHE, PUR ESSENDO CON UNA SOLA VETTURA, SI SAREBBE VALSA DI UN ECCELLENTE EQUIPAGGIO, QUELLO FORMATO DA STIRLING MOSS E TONY BROOKS …….
 
- Le prove libere :
 
…….UN GRAVE RISCHIO, CHE DEVE ESSERE IN OGNI MODO ELIMINATO, E’ COSTITUITO DALLE PROVE A CIRCUITO APERTO ………. BISOGNA PROIBIRE ASSOLUTAMENTE LE PROVE A CIRCUITO APERTO, O PERMETTERLE SOLAMENTE A VELOCITA’ TURISTICHE, E RISPETTANDO TUTTE LE NORME DI CIRCOLAZIONE, PENA GRAVI SANZIONI PER I CONTRAVVENTORI ……... 
 
……. QUANDO I GIORNALI ESALTANO LE PRODEZZE DI MOSS CHE HA GIRATO IN PROVA, CON LA MOGLIE VICINO, IN 46 MINUTI, SIGNIFICA TOLLERARE 
INCOSCIENTEMENTE RISCHI PER I PILOTI, PER IL PUBBLICO E PER CHIUNQUE SI TROVI SULLA STRADA ……...
 
- La gara :
 
……… STIRLING MOSS INIZIO’ CON IMPETO LA SUA GARA ……… UNA LEGGERA USCITA DI STRADA PROVOCAVA UN GUASTO AL SISTEMA DI RAFFREDAMENTO DELL’ASTON MARTIN DEL CAMPIONE INGLESE, CHE, NON SOLTANTO IMPIEGAVA ALMENO 5 MINUTI IN PIU’ PER EFFETTUARE IL PRIMO GIRO, MA DOVEVA RIMANERE ALMENO 25 MINUTI AI BOXES IN ATTESA CHE I MECCANICI RIPARASSERO IL GUASTO …...
 ………. LA TARGA E’ UNA GARA CHE SI VINCE DI STILE, DI CERVELLO, PIU’ CHE DI FORZA. LA FORZA PORTA AD UN RISULTATO QUASI SEMPRE INEVITABILE : L’USCITA DI STRADA. NE RIMASE VITTIMA LO STESSO STIRLING MOSS, CHE NON SI ACCONTENTO’ DI UN SOLO FUORI STRADA, MA DI UN SECONDO, QUESTA VOLTA DECISIVO, PROPRIO QUANDO - NON AVENDO PIU’ ALTRO DA SPERARE - SI ERA POSTO IN MENTE DI REALIZZARE UNA SERIE DI GIRI VELOCI. NON FU UN’IMPRESA INUTILE, TUTTAVIA, PERCHE’ LA COSA GLI RIUSCI’ AL 4° GIRO, DURANTE IL QUALE COPRI’ I 72 KM. DEL PERCORSO IN UN TEMPO CHE, PER LA SECONDA VOLTA NELLA STORIA LUNGHISSIMA DELLA TARGA FORIO, CORRISPONDE AD UNA VELOCITA’ SUPERIORE AI 100 CHILOMETRI L’ORA ( 42’ 15’’ - MEDIA 102,157 - RECORD PRECEDENTE DELLO STESSO MOSS , SU MERCEDES IN 43’ 7’’ - MEDIA 100,187 NEL 1955 ) …….
 
I documenti ufficiali di gara ci dicono che quella Aston Martin si fermò definitivamente nel corso del 5° giro e la causa viene riferita alla rottura della trasmissione ( altri dicono : del cambio ).
Una gara assurda, sprecata, quella della Aston Martin e di quel Moss che con le sue uscite di strada non ebbe le fortune del 1955, con la Mercedes 300 SLR …….
Per concludere : le “prove libere a circuito aperto” - nonostante la loro indiscutibile pericolosità - sono rimaste una delle caratteristiche delle Targa Florio ; e questo sempre, sino al suo ultimo anno di vita, nel 1977.
 
I Team ufficiali - Porsche in testa - scendevano in forze in Sicilia anche nel mese di Marzo ( la Targa a Maggio ) per provare le loro vetture sulle Madonie ; prove effettuate regolarmente a “circuito aperto” ...... della lunghezza di ben 72 chilometri di strade statali e provinciali ......... 
 
La SICILIANA Targa Florio è stata veramente una gara UNICA !
 
 

Targa Florio 1958 ... si ritorna a correre ...

Targa Florio 1958 ... si ritorna a correre ...

“ ... Si ritorna a correre, dopo quella anomala edizione del 1957, di regolarità. Anzi, la Targa Florio diventa una prova valevole per il Campionato Mondiale Marche. Notiamo Collins, Musso, Moss, Behra, Cabianca, Hawthorn. Vincerà la coppia Musso-Gendebien, su Ferrari. Un brutta notizia: Der Stephanian, su Ferrari 3000, ha visto improvvisamente sbucare un autocarro. Era in pieno rettifilo. Per evitare l’autocarro, sè rovesciato in un campo. Una tragedia ...”

(“Quattroruote” - maggio 1962)

L’immagine - tragica per il decesso dello sfortunato pilota - è di quella Ferrari 250 GT LWB di Der Stephanian, distrutta dopo l’incidente e lì ripresa durante le successive fasi di recupero; è una triste immagine che dedichiamo in onore ai caduti in Targa Florio.

Targa Florio 1958 ... vince la Testa Rossa ... senza freni ...

Targa Florio 1958 ... vince la Testa Rossa ... senza freni ...

“ ... La corsa ormai si avviava alla fine e sembrava volgere a favore della Ferrari 250 TR58. D’improvviso, però, si riaccese con risvolti drammatici. Quando Scarlatti scese, dopo il suo ottimo turno di gara, Jean Behra riprendeva nelle sue mani il volante della Porsche 718 RSK.

Questi si scatenò al massimo del rischio, attaccando la Ferrari TR58 di Gendebien. Giusto in quel momento, la “regina di Maranello” accusava un serio surriscaldamento ai freni, e ciò a causa dello svuotamento d’olio dal serbatoio dei freni. Frenare in quelle condizioni era problematico e rischioso. Occorreva guidare davvero con molto giudizio per non compromettere l’esito della corsa. Mancavano ormai tre giri alla fine. In molti ai box si chiesero se Gendebien ce l’avesse fatta, considerato che nel frattempo era stato segnalato a Behra che egli era in difficoltà.

Ma il belga riusciva a mantenere un distacco di 6’34’’ dalla Porsche del francese. Mancava ormai un giro. La folla delle tribune trepidava per la Ferrari. Lo speaker comunicò i suoi passaggi località per località. E ogni volta pubblico e meccanici tirarono un sospiro di sollievo. Anche ai box della Porsche c’era grande animazione.

Poi ecco il passaggio da Campofelice e lo sparo di mortaretto che indicava la Ferrari sul rettilineo di Buonfornello. Il Cavaliere, stanco e affaticato, attendeva ansioso con la bandiera a scacchi in mano. Ma ecco d’un tratto apparire la Ferrari numero centosei color rosso fuoco di Gendebien e la folla applaudire freneticamente. Aggredì la salitella del traguardo e il Cavaliere abbassò la bandiera a scacchi. Poi la macchina passò sotto lo striscione fra l’esultanza del pubblico e il Cavaliere alzò la bandiera sventolandola festosamente. Don Vincenzo Florio lo fece per l’ultima volta, in quell’11 maggio 1958, mentre la Ferrari vinceva per la prima volta una Targa non abbinata al Giro di Sicilia. Sembrò che qualcosa di misterioso legasse i due eventi. Perciò, l’immagine divenne incancellabile per chi quel giorno era presente a quell’arrivo ...”

( “La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)

Sarebbe stato facile proporre quella solita immagine della n.106 che passa, vincendo, a Floriopoli, mentre Vincenzo Florio sventola la bandiera a scacchi. Abbiamo preferito, invece, proporre una immagine spettacolare di quella TR58 di Musso/Gendebien mentre aggredisce uno dei tanti tornanti di Targa. Noterete un particolare che ha dell’impressionante; l’immagine in controluce permette di constatare lo stato pessimo dell’asfalto, praticamente sgretolato ed ormai ridotto a pericolosissimo brecciolino. Viene da chiedersi come quei “professionisti del rischio estremo” potessero avere la capacità di guidare a quelli livelli, con quelle vetture, in quelle Targa Florio.

La foto che proponiamo - bellissima ed inedita - è un regalo dell’Amico di Targa, e nostro personale, Piero Pucci di Benisichi - Palermo, cui rivolgiamo un particolare ringraziamento per aver messo a disposizione del sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio il suo archivio storico.

 

Targa Florio 1958 .... 1^PARTE

Targa Florio 1958 .... 1^PARTE

La grave sciagura della Mille Miglia del 1957 aveva riservato molte amarezze per il Cavaliere Florio.
La soppressione di tutte le corse stradali lo avviliva , la sua corsa rischiava di perdere il primato storico del maggior numero di edizioni che deteneva nei confronti della Mille Miglia e di Indianapolis che, pur essendo nata nel 1911,contava un’edizione in meno nei confronti della Targa Florio .Dopo la gara di regolarità svolta nel 1957 nel più assoluto anonimato , il Cavaliere sentiva il desiderio di riscossa.
Nel febbraio del 1958 la Commissione Interministeriale , discusse la validità della Targa Florio ai fini della sicurezza.
Si concluse che contando quasi 1000 curve su 72 Km di percorso la corsa poteva considerarsi come la più lenta del Campionato Mondiale , per questo motivo dava la concessione allo svolgimento della corsa quale < unica eccezione >
La CSAI inviò alla Fia , a Parigi la richiesta per la validità a prova del Campionato Mondiale, come unica corsa Italiana.
La CSI approvò e inserì in calendario la Targa Florio come prova valida per il Campionato Mondiale Marche con data 11 Maggio 1958.
Quando il Cavaliere ricevette il telegramma di conferma , fu colto dall’emozione .Ormai aveva 76 anni e accusava le fatiche.
L’11 Maggio la gloriosa “Floriopoli” tornò a risplendere di luci e colori .
Il Cavaliere era pronto con la sua bandiera a scacchi, era felice come non mai , pochi pero’ immaginavano che quella doveva essere l’ultima immagine del Sire Delle Madonie

Targa Florio 1958 .... 2^PARTE

Targa Florio 1958 .... 2^PARTE

Il tanto atteso duello tra Ferrari e Aston Martin su cui si imperniava l'interesse di questa edizione della « Targa Florio», è venuto all'ultimo momento a mancare a causa di un serio incidente meccanico (rottura della puleggia della ventola) che ha praticamente eliminato dalla lotta fin dal primo giro Moss. L'incidente capitato in apertura di gara a Moss, potenzialmente il più pericoloso antagonista dei piloti della casa modenese, ha semplificato al massimo la corsa di Musso e Gendebien, che hanno dovuto tener d'occhio il solo Behra al volante della Porsche. Il  via  alla prima macchina  la  Fiat TV 1100 di Mantia  è stato dato alle 6,30 dal  Patron  Vincenzo Florio. Ad un intervallo di 40 secondi l'una dall'altra sono quindi partite le altre auto. Musso, conquista la testa fin dal primo giro, Moss è passato al termine del primo giro con circa 3 minuti di svantaggio, ha continuato la sua corsa ad andatura spettacolosa, facendo addirittura crollare la media del giro detenuta da lui stesso .Al quinto giro però ,l'Aston Martin era costretta  a fermarsi lungo il percorso per un nuovo guasto meccanico.  Questa volta non c'era più niente da fare e Moss si ritirava. Scomparso dalla lotta Moss, la corsa non ha praticamente avuto più storia per quanto riguardava la prima posizione. Bella lotta invece per il secondo posto fra la Porsche di Behra e la Ferrari di Collins, alla quale si alternava alla fine del settimo giro la macchina di Trips-Hawthorn. Verso la fine s'è temuto che il pilota romano Musso non potesse condurre a termine la gara perché segnalava di 'essere in difficoltà con i freni. Questo gli imponeva di ridurre l'andatura, ma il vantaggio che aveva acquisito era tale da consentirgli di vincere. L'unico incidente della giornata, senza conseguenze di rilievo, e toccato a Pegaso uscito di strada alla prima discesa dopo il traguardo: la macchina e rimasta danneggiata, ma il pilota è incolume. Anche la Ferrari di Collins, è uscita di strada presso Polizzi. I partenti sono stati 38 poiché stamane hanno  punzonato anche le Alfa Romeo 130O di Toselli, Abate e Pace i quali non avevano potuto far sbarcare prima le loro macchine per lo sciopero dei portuali. Il percorso durissimo ha portato ad una severa selezione: al traguardo se ne sono classificate solo 13.  

Targa Florio 1958 .... Nino Vaccarella all’esordio ....

Targa Florio 1958 .... Nino Vaccarella all’esordio ....

Parla Nino Vaccarella:
“ ... Nel 1958 ottenni la licenza di seconda categoria e così il mio desiderio divenne realtà e vissi per la prima volta una delle più belle emozioni della mia vita. Partecipai con la mia Lancia Aurelia B20 2500 e purtroppo questa prima partecipazione non fù coronata da successo, perchè ebbi un attacco di appendicite che mi costrinse a guidare in condizioni fisiche menomate, per cui al mio secondo giro urtai contro un paracarro, danneggiando la vettura. Questo mio primo contatto mi fece subito apparire la Targa come la corsa veramente impegnativa e unica al mondo per le sue prerogative di severo impegno e fascino ...”
(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)

Nella foto : un bel passaggio della Lancia Aurelia n.30 di Nino Vaccarella ed Enrico Giaccone. E’ una immagine davvero evocativa, con quel “cippo” 1 CERDA (Bivio) Km. 1.

Targa Florio 1958 ..... forse la prima vera sponsorizzazione .....

Targa Florio 1958 ..... forse la prima vera sponsorizzazione .....

Quell’anno, nel 1958, le accoppiate “piloti/vetture” dei primi quattro classificati facevano “tremare”:

1° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0726TR) - Musso - Gendebien / Scuderia Ferrari ;
2° - Porsche 718 RSK - Behra - Scarlatti / Porsche KG ;
3° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0728TR) - Von Trips - Hawthorn - / Scuderia Ferrari ;
4° - Ferrari 250 TR58 - (telaio 0704TR) - Collins - P.Hill / Scuderia Ferrari.
Ebbene, dietro quei “mostri sacri”, al 5° posto assoluto, si classificò la “privata” Osca S1500 n.72 di Giulio Cabianca e Franco Bordoni. Un risultato eccezionale. Quella “piccolina” Osca, come tutte le Osca, replicavano - come fossero miniature - le forme e le linee delle più potenti Testa Rossa di Maranello ........
 
Quella Osca si presentò alla Targa Florio di quell’anno sfoggiando sulle fiancate una appariscente “scritta” ..... VESTITEVI FOREST ....... Era una vera novità, per quegli anni ...... qualcosa di similare si era vista anche alla Mille Miglia, con vetture che mostravano, lateralmente, la scritta IDRIZ ; i meno “giovani” ricorderanno quelle scatoline arancione IDRIZ contenenti le bustine per realizzare in casa l’acqua frizzante ........
 
Insomma, quella fù - probabilmente - la prima vera, decisa, plateale, “sponsorizzazione“ commerciale in una Targa Florio ...... una vera curiosità ...... ; ci siamo, appunto, incuriositi, e grazie ad una pagina de “La Nazione”, di Pisa, datata 31.08.2003, abbiamo saputo cosa fosse la “FOREST” ; leggiamo insieme:
 
“ ...Demolita l’ex FOREST, la fabbrica di vestiti Forest voluta da Foresto Bargi; al suo posto nasce il campus universitario. La fabbrica, nata negli anni 50, è stata uno dei simboli della voglia di “ripartire” dopo la catastrofe della guerra. Negli anni 60, con il “boom”, l’impresa si fece strada. Poi l’inevitabile crisi, a causa anche della concorrenza delle manifatture a basso costo ...”
 
A nostro avviso anche questa, in fondo, è una piccola/grande storia di Targa Florio.
 
Nella foto: quella Osca S 1500 di Cabianca/Bordoni; era una Osca “Vestitevi Forest”.   
 
 
 

Targa Florio 1958 ….. lo start di Floriopoli … adrenalina alle stelle.

Targa Florio 1958 ….. lo start di Floriopoli … adrenalina alle stelle.

Gli Amici di “Porsche Werkphoto” dell’Archivio Porsche di Stoccarda ci hanno inviato una bellissima immagine della partenza a Floriopoli in Targa Florio 1958.

Davanti la Porsche 718 RSK n.68 di Jean Behra e Giorgio Scarlatti ( 2^ assoluta e 1^ della classe S1.5), e dietro - tra le vetture “visibili” - l’Osca MT4 1500 n.70 di Colin Davis e Alejandro De Tomaso, l’Osca S1500 n.72 privata di Giulio Cabianca e Franco Bordoni che si metterà incredibilmente alle spalle tutte le altre Osca “ufficiali”, e la Porsche 550 RS n.80 di Giorgio Scarlatti ed Edgar Barth.

Non possiamo che rinnovare i nostri ringraziamenti a “Porsche Werkphoto” per le splendide immagini messe a disposizione del nostro sito per la visione degli appassionati di Targa Florio.

Targa Florio 1959 .... 1^ PARTE

Targa Florio 1959 .... 1^ PARTE

L’edizione del 1959 è ricordata come la prima senza il “Sire” delle Madonie.
Alla fine del 1958 Vincenzo Florio con la moglie Donna Lucia e il fido nipote Cecè Paladino si trasferì in Francia per un periodo di riposo. Finì il 1958 e cominciò il nuovo anno all’improvviso il cavaliere venne ricoverato in una clinica a Epernay , il suo fortissimo cuore era debole.
Ricordava i giorni tristi e quelli felici , ripensò alla sua “Festosa Floriopoli” e alla pallida fioraia di “Notre Dame” che gli offriva il suo mazzolino di viole augurandogli buona fortuna.
Il pensiero del Cavaliere era sempre diretto alla sua Targa , con molta fatica si rivolse a suo nipote Cecè che era sempre con lui al suo capezzale assieme a Donna Lucia lo guardò negli occhi per l’ultima volta e gli sussurrò : < La Targa non deve morire con me .... deve continuare ... lascio a te questo incarico .... promettimi che lo materrai …e Cecè lo promise. Il volto del vecchio “Sire” delle Madonie divenne sereno ... il 6 Gennaio 1959 il Cavaliere Florio si spegneva per sempre , la notizia della sua morte si diffuse nel mondo ,,, ebbe grande effetto in Francia
dove era nata l’idea della corsa più vecchia del mondo ,il destino volle che la dovesse finire i suoi giorni colui che l’aveva ideata.
Florio visse nel suo tempo per creare una leggenda che non è mai morta.

Targa Florio 1959 .... 2^ PARTE

Targa Florio 1959 .... 2^ PARTE

Dopo la morte del cavaliere suo nipote Cecè diede corso alla sua promessa.

Riunitosi a Palermo con James Tagliavia e la SIASTS , decisero di nominare il nuovo Comitato Targa Florio . I componenti erano il Comandante Beppe Albanese e il Conte Giovanni Federico fedelissimi del cavaliere , il suo amico Giovanni Canestrini – il Barone Bordonaro – l’avvocato Marasà e Ubaldo Cipolla . A presidente era chiamata Donna Lucia . La sede della corsa restava sempre casa Florio , i collaboratori rimasero gli stessi tranne Corrado Dirkes (altro uomo di fiducia del Cavaliere)venuto a mancare , come segretario lo sostituì il professore Peppino Palmeri. La corsa aveva sempre la validità mondiale sulla distanza di 14 giri , per la prima volta vennero concesse le prove ufficiali con la chiusura al traffico delle strade.
Alla partenza della corsa , quel 24 maggio a “Floriopoli” si avvertiva la mancanza del Cavaliere .... da qualche parte si vedeva quel Vecchio in manica di camicia , con il suo panama in testa e la bandiera a scacchi in mano . A sostituire il Cavaliere c’era il Conte Giovanni Federico , sebbene fosse un uomo temprato , per un attimo fu preso dall’emozione , abbasso deciso la bandiera dando il via alla prima vettura da corsa. La Targa riprendeva la sua vita. La corsa venne vinta dalla Porsche di Barth e Seidel , dopo una disfatta della Ferrari .

 

Targa Florio 1959 ..... quell’Osca che non ti aspetti ....

Targa Florio 1959 ..... quell’Osca che non ti aspetti ....

“ ..... Alla partenza della corsa, quel 24 maggio 1959, in una atmosfera quasi irreale a “Floriopoli”, si avvertì la mancanza di qualcuno a cui da anni s’era fatta l’abitudine. Mancava Lui, il Cavaliere, in maniche di camicia, le celebri bretelle, il panama in testa, la bandiera a scacchi in mano. A sostituire lo scomparso Vincenzo Florio, nel gravoso ruolo di Direttore di Corsa, c’era il Conte Giovanni Federico, un autentico esperto, che aveva dimostrato la sua vatentia in tal compito, come negli altri, in occasione di diverse corse locali. Gli occhi degli spettatori si puntarono su di Lui e, sebbene fosse un uomo temprato a tutto, per un attimo parve farsi prendere dall’emozione. Fù un istante : abbassò deciso la bandiera dando il via alla prima macchina della corsa. La Targa Florio riprendeva a vivere ....”

“ ..... La Osca tornava in gara con la 1500, questa volta guidata da Edoardo Lualdi e Ludovico Scarfiotti ; quest’ultimo era destinato a diventare, in avvenire, un altro mitico protagonista della Targa .... “

( tratto da “La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989 )

Grandi aspettative, quindi, sulla Osca MT4 n.14 di quei fortissimi piloti ; ma - al termine - la Osca meglio classificata sarebbe stata la S1100 n.84 di Umberto Bini e Luciano Mantovani (Scuderia Sant Ambroeus). Conclusero la loro gara settimi assoluti e primi della loro classe (S1.1), completando tutti i previsti n.14 giri in (12h10'52").

La foto che proponiamo - assolutamente amatoriale ed inedita - ha come protagonista proprio quella piccola ma agile Osca S1100 n.84 ; la foto fù scattata in quel lontanissimo 1959 dall’Amico di Targa Florio Franco Cortellini. Siamo felici di pubblicarla all’interno del nostro sito. Grazie, Franco.

Piccola finale osservazione : anche in quella foto, come in tante altre dell’epoca, potrete notare il particolare dei doppi occhialoni da gara ; uno indossato, l’altro pronto per la sostituzione ..... e già ... la polvere, l’olio “sparato” dalle vetture che precedono ..... altri tempi .... altri piloti “eroici” ...

 

Targa Florio 1959 ..... Vaccarella con quella Maserati “martoriata” ....

Targa Florio 1959 ..... Vaccarella con quella Maserati “martoriata” ....

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Nel 1959 mi venne fatta una offerta da un mio amico che aveva una Maserati 2000 sei cilindri - una A6GCS - che dava tutte le garanzie di robustezza ed efficienza. Questa volta riuscii ad arrivare al traguardo, fatto molto importante, al decimo posto assoluto e terzo della classe, nonostante che la macchina, per una uscita di strada del mio compagno, fosse arrivata con tutta la parte posteriore gravemente danneggiata ... “

(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)

In effetti, in archivio, avevamo disponibile un’immagine di quella Maserati n.138 di Nino Vaccarella e Giuseppe Allotta con la parte “posteriore gravemente danneggiata” .... ma la foto era di non buona qualità. Con l’immagine proposta ci divertiamo, allora, a “ricordare” che oltre a quel “danno” sul posteriore, la Maserati viaggiava anche senza il cofano anteriore - evidentemente volato via con l’uscita di strada - e senza il faro anteriore sinistro .....

La foto, inedita, è un regalo dell’Amico Piero Pucci di Benisichi - Palermo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio. Piero, Ti ringraziamo nuovamente.

Targa Florio 1959.....quel triste 6 Gennaio

Targa Florio 1959.....quel triste 6 Gennaio

Vincenzo Florio, gentiluomo e sportivo della «belle epoque » è morto ieri a Epernay. Un collasso cardiaco ha stroncato la forte tempra dello « sportman » palermitano mentre trascorreva un brevissimo periodo di vacanze in casa dei parenti della moglie. In questi giorni Vincenzo Florio era venuto in Francia per ingaggiare corridori e trattare con case costruttrici di automobili: la «sua» 43 Targa Florio avrebbe dovuto — pur con le cautele e le precauzioni suggerite dal tragico susseguirsi di incidenti durante le ultime gare nel mondo — essere tra le più belle ed affascinanti finora disputate. Nato a Palermo il 18 marzo 1883, Vincenzo Florio era diventato, insieme al fratello Ignazio, erede di una delle più cospicue fortune d'Europa. Signore d'animo e di modi, aveva cominciato giovanissimo ad amare lo sport automobilistico e a battersi per il suo progresso. Nel 1902, con Felice Nazzaro, aveva corso la sua prima competizione vincendola davanti, a Vincenzo Lancia . Aveva gareggiato ancora, negli anni seguenti, ma nel 1906 aveva cominciato in modo decisamente brillante la sua carriera di « organizzatore » di corse d'auto. La prima «Targa» venne disputata appunto nel 1906, Florio era andato a Parigi, aveva sollecitato l'appoggio di Henry Desgrange (Il futuro « patron » del Giro di Francia), allora direttore dell'« Auto ». La prima Targa aveva visto la vittoria di Alessandro Cagno, torinese, al volante di una « Itala ». Vincenzo Florio, con le lacrime agli occhi, era corso sul polveroso rettilineo di arrivo e a macchina ancora in moto aveva stretto in un abbraccio fraterno il protagonista della sua prima esperienza. In quasi sessant'anni di carriera sportiva, Vincenzo Florio aveva attirato intorno a sé una fitta schiera d'amici. Era schietto, esuberante, dinamico, trovava sempre il modo di superare gli ostacoli, anche i più difficili. Le vicende non troppo liete dell'automobilismo italiano gli avevano portato molta amarezza. Anche per organizzare la sua corsa aveva penato, negli ultimi tempi. Poi, con la consueta tenacia, aveva risolto i problemi nuovi sorti con le difficoltà del momento. A maggio, sulle strade della «sua» Sicilia, si correrà la 43* Targa Florio. E tutti, spettatori, dirigenti e piloti, proveranno alla partenza e all'arrivo, un gran senso di vuoto nell'animo. Vincenzo Florio non sarà più sulla linea del traguardo con la sua figura inconfondibile, ad animare una delle più vecchie corse del mondo.

Da : La Stampa del 7/Gennaio/1959

Targa Florio 1960

Targa Florio 1960

La coppia Bonnier-Herrmann su Porsche, ha vinto la 44^ edizione della Targa Florio, davanti a Von Trips-Hill su Ferrari, Herrmann-Gendebien su Porsche e Scarfiotti-Cabianca su Ferrari. Lungo i 720 chilometri del difficile e tortuoso circuito delle Madonie le macchine di Stoccarda non hanno avuto avversari, eccezion fatta per la sorprendente « Maserati sperimentale » di Maglioli-Vaccarella. La vettura italiana si era installata al secondo posto, con un distacco che variava dai tre ai quattro minuti nei primi quattro giri. Quando Bonnier si fermava ai boxes per il cambio con Herrmann, Maglioli sferrava un violento attacco e si portava al primo posto. Poi cedeva la guida a Vaccarella. Il palermitano si impegnava a fondo e nei due giri successivi aumentava il vantaggio. Ma durante l'ottavo giro quando aveva lasciato la «Porsche» a 4 minuti di distanza, una pietra forava il serbatolo della « Maserati ». L'unico incidente della prova (per fortuna senza rgavi conseguenze) si è verificato nei pressi di Collesano. Un concorrente, l'inglese Smith (su Osca 1100) è uscito di strada. Trasportato al pronto soccorso delle tribune di Cerda, il pilota è stato sottoposto alle cure del caso; gli sono state riscontrate fratture alla gamba ed al braccio sinistro. La vettura che appartiene alla scuderia Arena ha subito gravi danni

  

Targa Florio 1960 ... quell’ultimo ambitissimo box di Floriopoli .. il n.23 ...

Targa Florio 1960 ... quell’ultimo ambitissimo box di Floriopoli .. il n.23 ...

Siamo andati a trovare l’amico Gianfranco Pucci, nel bel mezzo delle Madonie. E’ stata una giornata davvero molto particolare. Una infinita sequenza di racconti, aneddoti e storie incredibili di Targa Florio; tutti con un protagonista assoluto,
il Barone Antonio Pucci, il papà di Gianfranco.


Il Barone ci ha lasciato, ma tutti gli sportivi continuano a ricordarlo, con sincero affetto.

La foto che proponiamo, una tra quelle da noi regalate a Gianfranco Pucci, ritrae un momento di Targa Florio del 1960. Il cartello sulla destra parla chiaro; quello è il box n.23 di Floriopoli, l’ultimo box …. quello “preferito” dalla Squadra Porsche …… quello che consentiva di “non avere nessuno davanti” … agevolando al massimo - così - le operazioni di assistenza e le veloci ripartenze delle vetture. In quella Targa Florio il Barone Antonio Pucci conduceva la “ufficiale” Porsche 356B Carrera n.110. Condivideva la guida con il mitico Von Hanstein, suo grande amico. I box di Floriopoli erano davvero angusti. L’immagine “allargata” di quella foto consente di constatarlo. A terra pile di cerchioni e ruote, attrezzi vari ; tutto lì è pronto per le necessarie celeri sostituzioni. In mezzo a tutto quello …. addirittura “sopra” tutto quello …. tante persone … molti “ragazzini” …..e tra loro ….. i due figli del Barone Pucci …. Gianfranco - seduto sulla sinistra e leggermente girato - ed al centro Giulio, nell’attimo in cui si sta alzando, come per andare via.

Per finire, ci piace fare un’altra notazione: la foto, come è scontato che fosse, è anche un “manifesto” degli anni sessanta. Sullo sfondo due teloni pubblicitari “in tema”: quello della SHELL “I.C.A.” (Ignition Control Additive) e quello dell’AGIP “ENERGOL”. Entrambi erano, all’epoca, ricercati olii di lubrificazione per motori.

Quella particolare foto, come altre analoghe, non era per nulla conosciuta da Gianfranco Pucci …. e dire che - poi - non veniva da “molto lontano”. Quella è una fotografia di Piero Pucci di Benisichi. E c’è anche Lui, in quella foto. Insomma …… più che una foto di “Targa Florio” … è una foto di “famiglia”. Gli “Amici della Targa Florio” possono anche riservare delle piacevoli sorprese; come far sì che un “Amico di Targa” si possa ritrovare in mano - nel 2009 - proprie mai viste immagini del 1960; immagini di quando si era “ragazzino”. E Gianfranco Pucci, indubbiamente, non se lo aspettava …..

Ringraziamo sempre l’Amico Piero Pucci di Benisichi per i Suoi regali, in immagini e ricordi, di Targa Florio.

 

Targa Florio 1960 .... quella quasi vincente Maserati Birdcage Ca.Mo.Ra.Di.

Targa Florio 1960 .... quella quasi vincente Maserati Birdcage Ca.Mo.Ra.Di.

“ .... A guidare la Maserati 2900 della “Ca.Mo.Ra.Di.” (Casner Motor Racing Division)la Casa del Tridente aveva chiamato Umberto Maglioli, l’uomo ideale per le Madonie, come s’era già visto con la Lancia e la Porsche. Quale suo compagno era stato prescelto Nino Vaccarella, giovane astro nascente dell’automobilismo italiano. L’anno prima, al volante della Maserati 2000 “sorella minore”, aveva infilato una nutrita serie di vittorie in salita.

Aveva dimostrato un talento di guida che ricordava certi grandi stilisti del passato. In curva non si scomponeva mai e infilava le traiettorie sulla tangente con un tempismo perfetto. Inoltre era dotato di una gran memoria nel ricordarsi i percorsi di gara.

Nel corso della prove ufficiali di quella edizione della Targa, alla guida della bianco-azzurra Maserati Camoradi 2900, Vaccarella ottenne il secondo miglior tempo dopo quello primato di Jo Bonnier alla guida della Porsche RS/60 1660.

La prestazione del pilota palermitano fece sensazione negli ambienti della Ferrari e della Porsche, soprattutto perché guidava una macchina del tutto nuova per lui. Ma fece colpo anche fra gli sportivi che quel giorno erano disseminati lungo il percorso per assistere al passaggio del loro conterraneo. Vaccarella diventava ora il loro beniamino, entrava nei loro cuori per non uscirne più ......

Iniziava così il sesto giro ……….. Al termine del sesto giro il Professore Vaccarella era in testa con un vantaggio di 1’55’’ sulla Porsche di Graham Hill. Nel corso del settimo fu ancora più spedito e sicuro. Segno che ormai era padrone del veicolo come delle strade che conosceva a memoria. Alla conclusione del settimo giro aveva aumentato il vantaggio su Graham Hill portandolo a 3’12’’. Come se non bastasse, in quella occasione aveva compiuto anche il giro più veloce sfiorando la media record di 97 Km/h. La folla che lo sosteneva era impazzita di gioia .……. Intanto il Professore attaccava all’ottavo giro con la padronanza di un veterano. Ne era impressionato persino Giovanni Canestrini, che di piloti ne aveva visti tanti “nascere” e “crescere”.

Ormai, ai box e fra i tecnici si andava facendo strada la certezza che la coppia Maglioli/Vaccarella aveva la corsa in tasca. Dal canto suo, Umberto se ne stava seduto su una sdraio. Sembrava tranquillo, ma non doveva esserlo dentro di sé. Conosceva la Targa, ormai, e sapeva come all’ultimo fosse sempre tanto ammaliate quanto traditrice. Il colpo di scena era quasi proverbiale.

Nino, dal canto suo, in quel momento guidava sicuro e così tranquillo che nel mezzo del rombo assordante della sua macchina non s’accorse che un sasso aguzzo schizzato dalle ruote anteriori aveva colpito in pieno il grosso serbatoio della benzina, bucandolo. Il carburante fuoriuscì lasciando dietro di sé una lunga scia.

Ma Nino, inconsapevole, continuava la sua corsa. In quel momento, contava circa 4 minuti di vantaggio su Graham Hill. D’un tratto, avvertì i primi sintomi di carenza di carburante dagli scoppiettanti battiti del motore. Ebbe un sussulto al cuore, mentre gli ultimi rombi del motore si spegnevano cupamente nel silenzio della campagna. La macchina si arrestò sul ciglio della strada. Nino uscì di macchina in preda all’agitazione. Intanto, gruppi di spettatori accorsero attorniando la sua vettura. Lo riconobbero subito e qualcuno gridò. “E’ Nino, Ninuzzo nostro ! “ E furono in tanti a voler fare qualcosa, ma non sapevano cosa. Nino, dopo aver controllato la vettura, glielo fece comprendere: “Benzina ! ! Benzina ! ! Benzina, mi ci vuole benzina ! ! , gridò.

Furono diversi a muoversi, ma il più vicino di loro afferrò dei fiaschi di vino vuoti e corse verso la propria automobile parcheggiata poco lontano. Rimediò un tubo di gomma e con esso travasò il carburante dal serbatoio nei fiaschi. E subito, di corsa, li portò a Nino che, a sua volta, travasò il contenuto nel serbatoio della sua Maserati. Non era molto quel carburante ma, inconsciamente, sperava che bastasse per fargli raggiungere il box.

Rimontò in macchina e dette uno sguardo al suo orologio. Calcolò mentalmente che una ventina di minuti erano volati via inesorabili.. Ma non si disperò e ripartì deciso, mentre, applaudendolo, i suoi sostenitori gli gridavano a perdifiato “ Nino ! Nino ! “

La Maserati riprese la corsa con piglio deciso. Ma fatti pochi chilometri, quando già aveva raggiunto il Bivio di Caltavuturo, improvvisamente scivolò da un lato della strada cozzando contro la cunetta dal lato del parafango destro. Nino discese nuovamente dalla vettura e dandole uno sguardo malinconico, si rese conto che non era in condizioni di proseguire.

La vettura era inguidabile e la benzina colava dal serbatotio bucato. Altri spettatori, numerosi, accorsero e lo attorniarono pronti per aiutarlo. Ma lui fece un cenno di diniego, mentre si toglieva il casco posandolo sul seggiolino della Maserati e si sfilava i guanti pensoso. Gli spettatori lo guardarono sgomenti, comprendendo che per il loro beniamino la corsa era finita. Fissò lo sguardo lontano pensando alla vittoria che gli era sfuggita di mano per così poco. Il bel sogno era svanito. Ma la Targa era anche questo, gioie e dolori. Bisognava accettarla.

Ormai l’ottavo giro era finito. Alle tribune ed ai box l’ansietà per l’arrivo di Vaccarella si faceva acuta. Ma ecco, d’un tratto, la lamentosa voce dello speaker comunicare che la Maserati numero duecento era ferma al bivio di Caltavuturo e che non poteva più ripartire.

La folla s’ammutolì e un brusio di voci sommesse seguì malinconico e struggente. Al box della Camoradi l’avvilimento di Maglioli e Bertocchi fù composto. Nessuna colpa da addebitare a Nino. Era andata come era andata. Bertocchi disse: “Questa è la Targa ! Sino all’ultimo ti fa soffrire. Quanto meno te l’aspetti cè sempre puntuale la sorpresa”.

Al box della Porsche tirarono un sospiro di sollievo, ma senza esultare. Anche lì c’era compostezza nell’accogliere il risultato dell’evento. Uno di loro disse : “Vaccarella meritava la vittoria. Peccato !“ e non c’era ipocrisia nel tono della sua voce ... “.

“stralcio da “La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi ( 1989 )

La foto che proponiamo è una immagine amatoriale, e per tale motivo inedita. Raffigura la protagonista del racconto, la Maserati Birdcage n.200 di Vaccarella/Maglioli ; la foto è stata scattata in quel lontano 1960 dall’Amico di Targa Florio, Franco Cortellini. E’ un piacere per noi che il Suo documento sia presente nel nostro sito. Grazie, Franco.

 

Targa Florio 1960 ..... Allora ero davvero un piccolo bambino.

Targa Florio 1960 ..... Allora ero davvero un piccolo bambino.

Franco - Lui toscano verace della contadina "Val di Chiana" - aveva già da qualche anno abbandonato la Sua natìa Castiglion Fiorentino, prendendo in moglie una siciliana.Alla fine era diventato un po´siciliano anche Lui. C´era la Targa Florio, in Sicilia. Una gara che gli ricordava certi luoghi, certe sportive gesta eroiche di quelle Mille Miglia da Lui tante volte ammirate, da ragazzo, nei suoi luoghi d´origine. Le favole di bambino che Lui mi raccontava erano proprio quelle delle Sue "Mille Miglia". Mi prese per mano e mi portò, per la prima volta nella mia ancora giovanissima vita, sui luoghi di Targa. Ero estasiato da quella avventura. Quel giorno non c´era affatto bel tempo, a tratti piovigginava ; incredibilmente ricordo ancora quegli avventurosi sinuosi "percorsi" sui campi di carciofi, oltre Floriopoli, verso Cerda. Fango ovunque, malamente "esportato" da tutti noi - con le scarpe - dai campi sulla strada, continuamente attraversata da una parte all´altra. Porto ancora con me "schegge confuse" di tesaurizzata memoria ..... a tratti ... come una pellicola di film malamente interrotta, a spezzoni tra loro distinti.Franco non c´è più. Dopo qualche anno dalla Sua per me dolorosa partenza ho ricevuto tra le mani - da chi mi vuol bene - alcune Sue foto che stavano quasi per andar perse.Lui, nell´occasione, era il fotografo ; io sarò stato da qualche parte, ma sicuramente alle Sue spalle ; "protetto" dal Suo statuario fisico. La foto pubblicata riguarda la Targa Florio del 1960.Quella e' la Porsche 718 RS60 Spyder n.160 di Edgar Barth e Graham Hill (Porsche KG) ; dietro di lei la Osca S1100 n.74 di Ada Pace e Giancarlo Castellina (Ninenteen Racing Club)
La foto è di Franco Cortellini. La strada è visibilmente umida, sporca come Ve la ho raccontata. Pensate, una copia di quella medesima foto è agli atti documentali dell´Archivio Storico della Porsche di Stoccarda, che la ha ricevuta nel 2008 dalla lontana Palermo, la ha gradita, classificandola e titolandola - con teutonica precisione - con tanto di nome e cognome dell´autore. Per me - e per mio fratello Ernesto - una enorme personale soddisfazione.

Le piccole memorie di bambino che avete letto - datate 1960 - sono dedicate a Lui, Franco.

Carmelo ed Ernesto Oliva

Targa Florio 1960 ..... quella Ferrari “accartocciata" .....

Targa Florio 1960 ..... quella Ferrari “accartocciata" .....

.... Quando la corsa prese il via, ad attaccare immediatamente fu Bonnier, secondo un piano prestabilito. La sua Porsche, stabilissima, non scartava di un millesimo sulle strade ghiaiose. Ma anche Maglioli, che si mise a seguirlo quatto quatto, non fù da meno. Grazie alla sua guida puntigliosa ed ordinata la grossa Maserati aderiva alla strada quanto la Porsche. E dire che era più faticosa e impegnativa di quest’ultima. Perciò, Bonnier viaggiava più rilassato e sereno.

Alla fine del primo giro, lo svedese era al comando della corsa, seguìto da Maglioli. Dietro di loro era Gendebien che faceva meno fatica a guidare ora la Porsche, rispetto alla Ferrari dell’anno prima. In quarta posizione marciava la Ferrari di Allison. Però, Cliff faceva fatica a dominarla in curva, e si vedeva. Von Trips, invece, non si risparmiava affatto con la sua 2800. Guidava rischiando oltre il limite. Anche troppo, e al punto che arrivò “lungo” su un’ingannevole curva a “S”. Si sentì improvvisamente la macchina scivolare come sul sapone e si trovò davanti ad un solido muretto. Cercò di evitarlo controsterzando, ma non vi riuscì del tutto. La Ferrari urtò con violenza il frontale destro in corrispondenza del faro e del parafango. Il pilota non accusò alcun danno personale, però il parafango si accartocciò come una scatola di sardine. “Taffy” scese di macchina con un tuffo al cuore. Rilevò il colpo, ma non si scoraggiò. Provò a sterzare il volante da una parte e dall’altra e notò con sollievo che ci riusciva agevolmente. La sua Ferrari, malgrado il violento urto, dunque, era guidabile. Si fece aiutare da alcuni spettatori volontari che si diedero un gran da fare per lui e, montato a bordo, ripartì a spinta. In un primo momento sentì brontolare cupamente il motore della sua Ferrari, ma poi prese a rombare normalmente e sentì che la macchina tornava in forma. Era in perdita di almeno sette-otto minuti. Così si scatenò da par suo. Nei due giri successivi recuperò appieno i minuti in perdita e superò i compagni di squadra, incollandosi dietro a Gendebien .......”

(“La leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - 1989)

Questo il racconto di quella “accartocciata” .... e se andate a guardare bene la foto che proponiamo potrete ammirare esattamente quella Ferrari Dino 246S n.194 di Von Trips e P.Hill come arrivò a Floriopoli a conclusione di quel giro col “botto” ; la Dino sta sul cavalletto anteriore basculante perchè possano essere effettuate le riparazioni del caso. I meccanici sono in agitazione. Noterete i danni sull’anteriore destro ; una attenta visione dell’immagine consente di percepire che il meccanico - quello chino e vicino alla fiancata - sta raccogliendo da terra il mitico “gallettone” Borrani “a tre alette”, per fissare la ruota - ancora libera - al mozzo. A terra si nota il martello, di norma utilizzato per serrare il “gallettone” ....... ma noi siamo certi che quell’attrezzo sarà stato più volte utilizzato per dare martellate alla carrozzeria, con lo scopo per ricostruire un minimo della forma originaria ........

Von Trips non è inquadrato ..... il pilota lì visibile è P. Hill ; pare impegnato a sistemare qualcosa dentro l’abitacolo, prima di salire in macchina, per il suo turno di guida.

Quella bellissima Ferrari Dino 246S n.194 finirà seconda assoluta, dietro la vincente Porsche 718 RS60 n.184 di Jo Bonnier e Hans Herrmann.

Altri tempi ... altre gare .... altri uomini ...... altro automobilismo

 

Targa Florio 1960 : I giovanissimi fratelli Rodriguez …..

Targa Florio 1960 : I giovanissimi fratelli Rodriguez …..

Quell'anno - era il 1960 - la corsa era in programma per l'8 maggio ed era valida, come sempre, per il Campionato Mondiale Marche. Dopo le famose polemiche per «l'eccesso di distanza», la CSI della FIA aveva approvato la riduzione della gara a dieci giri, pari a 720 chilometri.

La Ferrari, vogliosa di rivincita, si presentò con ben quattro macchine diverse. Una era con il ponte posteriore rigido, pesava 620 kg. e montava un motore di 2417 cm3. Un'altra era una 2800 cm3 di 250 CV e con telaio a quattro ruote indipendenti. La terza era la solita Testa Rossa a 12 cilindri di 3 litri in versione 1960 con treno posteriore De Dion. La quarta, una macchina, del tutto nuova, più leggera e più corta delle altre e a quattro ruote indipendenti.

Infine, la quinta vettura - iscritta dalla “N.A.R.T. - North American Racing Team” ma assistita dalla Casa - era la Dino 196S 12 cilindri dei giovanissimi fratelli messicani Pedro e Ricardo Rodriguez.

I due terribili Rodriguez strapazzarono quella Dino arrivando al traguardo dopo urti, recuperi e rallentamenti per guai meccanici conquistando, alla fine, un miracoloso 7° posto.

Ricardo aveva appena 18 anni …… Pedro 20.
“ …… Vi sono ricordi che non ti lasciano mai, vi sono persone che non si dimenticano mai ! ! Sono passati tanti anni, ma la Targa Florio è rimasta nel cuore, bella come il primo amore. La Targa per noi Siciliani cominciava il giorno dopo e durava un intero anno di attesa.

Non riesco proprio a dimenticarla, così come non dimentico la prima volta alla Targa dei due fratelli Rodriguez; la loro Ferrari sport 2000 rimaneva più in aria che a terra, la macchina andava in tutte le direzioni, mai diritta. Era uno spettacolo pazzesco: più che in una gara di mille chilometri su strada i due fratelli sembravano impegnati a cavalcare quella Ferrari come fosse un toro impazzito in un rodeo ! Nel cuore dei Siciliani, nella patria della Targa Florio ..... quì, dove le gare di automobili hanno fatto la storia, c'è posto solo per pochissimi piloti: tra quei pochissimi, certamente meno di dieci, ci sono i fratelli Rodriguez …. “.

Abbiamo l’impressione che qualche “Amico” si riconoscerà in questo ultimo scritto.

La foto, bellissima, è stata donata al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio dall’Amico Piero Pucci di Benisichi - Palermo, che ringraziamo. In una splendida Floriopoli, con alla guida il diciottenne Ricardo Rodriguez, quella Dino prende l’avvio di quella Targa Florio 1960.