TARGA FLORIO 1961

TARGA FLORIO 1961

La Targa Florio ha confermato grandiosi progressi tecnici . L'inaspettato ritiro della Porsche di Moss-G .Hill quando mancavano dieci chilometri alla fine della corsa, ci ha consegnato la vittoria della Ferrari della coppia Von Trips-Gendebien .Sia detto per inciso, la sfortuna di Moss con la macchina costruita a Stoccarda non diminuisce i meriti dei riflettori della coppia Von Trips-Gendebien .

Autori , tra l'altro, di un'impresa spettacolosa, avendo trionfato nella corsa sul circuito delle Madonie superando il < muro » dei cento chilometri all'ora, demolendo cosi il record del circuito. La 45^ Targa Florio passerà alla storia per l'emozionante duello ingaggiato dai più forti piloti del mondo con le migliori vetture della Formula 1.
A Cerda la Ferrari aveva iniziato la corsa con sei vetture con motore posteriore a sei cilindri, ma dopo pochi chilometri quella guidata dall'americano Phil Hill usciva dì strada permettendo alla Porsche di Moss di passare subito al comando e di compiere il primo giro a oltre 100 km/h di media. Al secondo passaggio Moss migliorava anche il suo stesso record stabilito nel 1958 su Mercedes. Ma, a parte le alterne vicende della corsa che hanno visto sempre in lotta serrata per il primo posto le Porsche e le Ferrari, sta di fatto che la macchina di Von Trips-Gendebien ha riportato una magnifica vittoria che premia la tenacia dei tecnici della casa modenese. Infatti, vincere sul tormentato circuito delle Madonie alla media oraria di km. 103,433 e compiere il giro più veloce (Gendebien) a 107,847 km/h è un'impresa davvero eccezionale che conferma la giustezza dei criteri costruttivi seguiti da Ferrati e da altre marche. Il record della Mercedes, stabilito da Moss e Collins (1955), è stato polverizzato (considerando le difficoltà del tracciato) grazie alle grandi doti di stabilità e di ripresa delle nuove vetture munite di motore posteriore. E' evidente che questa soluzione permette una intelligente distribuzione e riduzione dei pesi consentendo una maggiore aderenza delle ruote motrici. Altro fattore molto importante è senza dubbio l'applicazione dei freni a disco che hanno permesso — su un circuito di 72 km. cosparso di un migliaio di curve di vario profilo — una notevole riduzione dagli spazi di frenatura. Ben inteso il comportamento delle vetture germaniche è degno del massimo elogio, sia per il secondo posto di Bonnier-Gurney, — e il terzo di Herrmann -Barth  sia per la sfortunata prova di Moss, che si è visto sfuggire la vittoria quando l'aveva a portata di mano. Ma a questo punto ci sarebbe da aggiungere se non sia stata l'irruenza del pilota inglese a compromettere la sua corsa sottoponendo il mezzo meccanico a uno sforzo eccessivo.
A tale proposito giova ricordare che negli ultimi tre giri Gendebien, che aveva dato il cambio al tedesco Von Trips a metà corsa, è stato protagonista di uno spettacolare recupero superando alla fine del quinto giro Gurney (che si trovava in seconda posizione) e portandosi a soli 6" dalla Porsche di G. Hill che era al comando della gara sin dall'inizio.


Successivamente , Gendebien passava in testa acquistando un vantaggio di 2’,12”. Poi Moss riprendeva il volante e all'ottavo giro ritornava in prima posizione.
Evidentemente in questa irresistibile azione di ricupero Moss si è giocata la vittoria forse chiedendo troppo al suo mezzo meccanico che lo piantava in asso a 10 Km dal traguardo. Buona la prova fornita dalla Maserati della < Serenissima > affidata alla guida di Vaccarella-Trintignant che, nonostante alcune deficienze tecniche, ha ottenuto un rispettabilissimo quarto posto. Merita pure ricordare la dignitosa prova fornita da Maglioli-Scarlatti, pure su Maserati, giunti quinti.


 

Targa Florio 1961 ... come perdere la gara a soli 7 chilometri dalla fine .....

Targa Florio 1961 ... come perdere la gara a soli 7 chilometri dalla fine .....

L’immagine che vi proponiamo non ha come protagonista il “vincente” di quella Targa Florio del 1961, bensì il “perdente”. Infatti, eccolo lì, Stirling Moss, a Floriopoli, durante le prove. Sembra quasi che stia prendendo “le misure” alla sua Porsche 718 RS61 n.136, telaio 044. Il campione inglese, quindi, ritorna in Sicilia con la vettura tedesca ; non aveva dimenticato il successo del 1955 con la Mercedes, ma neanche le amarezze che la Targa gli aveva riservato dopo.

Questo il sintetico racconto della gara da “Il romanzo della Targa Florio” di A.F.Bradley (1965) :

“” .... A Sebring, prima prova del “Mondiale Marche”, le Ferrari avevano creato il vuoto alle loro spalle - quattro vetture nelle prime quattro posizioni della classifica ufficiale - lasciando alla Porsche i due miseri punti del quinto posto.

Alla vigilia della Targa Florio era quindi lecito supporre che le vetture di Maranello sarebbero state finalmente in grado di battere nettamente le vetture tedesche anche in una gara, come quella siciliana, che sembrava da tempo fin troppo congeniale alla Porsche. Battaglia grossa, dunque .....

Tre le vetture della Scuderia di Maranello : due 2400 cc. a motore posteriore per P.Hill/Gendebien e Von Trips/Ginther ed una 12 cilindri a motore anteriore affidata a Mairesse/R.Rodriguez. Tre anche le Porsche : due 2000 cc. destinate a Moss/G.Hill e Bonnier/Gurney ; una 1700 cc. per Herrmann/Barth.

Al primo giro era in testa Moss, seguito dal compagno di scuderia Bonnier, dalla Ferrari di Von Trips e dalla Maserati di Vaccarella. Questa situazione perdurava per altri quattro giri durante i quali Moss abbassava il record sul giro portandolo sul tempo di 40’58’’. Al terzo giro abbandonava la Ferrari di Mairesse/R.Rodriguez. Alla quinta tornata, dopo il cambio di guida, la Ferrari di Gendebien riusciva a portarsi al comando davanti alle Porsche di G.Hill, di Bonnier, di Herrmann ed alla Maserati di Vaccarella.

Il Direttore Sportivo della Porsche, Von Hanstein, decideva di sostituire G.Hill con Moss. Dopo un inseguimento magnifico - nuovo recordo sul giro con 40’41’’- il campione britannico riprendeva il comando portandosi in vantaggio di oltre 1 minuto sulla Ferrari di Von Trips/Gendebien. Quando ormai pareva sicuro che le maneggevoli vetture di Stoccarda avrebbero battuto ancora una volta le più potenti Ferrari, colpo di scena. Durante l’ultimo giro, a soli sette chilometri dall’arrivo, la Porsche di Moss si ritirava per la rottura della trasmissione. Era quindi la Ferrari di Von Trips/Gendebien a tagliare per prima il traguardo, precedendo nell’ordine le due Porsche di Bonnier/Gurney ed Herrmann/Barth e la Maserati di Vaccarella/Trintignant .... “”

I cronisti del tempo annotarono questa battuta di G. Hill, in quella Targa 1961 : “Qui c’è sempre da imparare ! Una Targa Florio vale tanti Gran Prix ... “

 

Targa Florio 1961 ... Vaccarella corre ancora per la “Serenissima” ...

Targa Florio 1961 ... Vaccarella corre ancora per la “Serenissima” ...

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Nel 1961 ci fù la mia quarta partecipazione con la Scuderia “Serenissima”, ed in particolare con una Maserati 2890 con motore posteriore - era una Tipo 63 (telaio LWB 008) - in coppia con il francese Trintignant. Nonostante il mezzo non competitivo riuscii a piazzarmi quarto assoluto a ridosso delle Ferrari e delle Porsche. Le mie partecipazioni alla Targa, man mano che aumentavano, diventavano sempre più interessanti e così mi accorsi di essere diventato il beniamino degli sportivi siciliani che mi seguivano con grande interesse e passione ... “

(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 5 maggio 1970)

Nella foto proposta potete ammirare la particolare livrea della Maserati Tipo 63 n.152 di Nino Vaccarella e Maurice Trintignant. La foto, assolutamente inedita, è un regalo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte di due nostri Amici, i fratelli Santi e “Toti” Sutera. Per questo li ringraziamo.

Targa Florio 1961 ..... la “vignetta” di Quattroruote .....

Targa Florio 1961 ..... la “vignetta” di Quattroruote .....

E’ davvero comica e particolare la vignetta di Quattroruote del Giugno 1961, inserita all’interno del servizio sulla Targa Florio 1961. La Posche n.136 di Moss, in testa all’ultimo giro, si ferma per la rottura del differenziale .... passa la Ferrari n.152 di Von Trips / Gendebien ed il pilota “Ferrari” altra il braccio e fà “le corna” ..... Davvero irrituale .... questa tagliente ironia .... per l’“istituzionale” Quattroruote. 

Targa Florio 1962 .... Vaccarella con quella Porsche senza freni ....

Targa Florio 1962 .... Vaccarella con quella Porsche senza freni ....

Parla Nino Vaccarella :
“ ... Partecipai in Targa, per la quinta volta nel 1962, in coppia con lo svedese Jo Bonnier e purtroppo questa nuova macchina - era la Porsche 718 GTR n.108 che montava per la prima volta i freni a disco - ci diede parecchi fastidi appunto per l’inesistente funzionamento di questi e fui costretto a fare nove giri senza freni ed a conquistare un onorevolissimo terzo posto assoluto ...”
(“Il Giornale di Sicilia - Speciale Targa Florio” - 3 maggio 1970)
Nella foto proposta: quella Porsche 718 GTR n.108 affidata a Nino Vaccarella e Jo Bonnier (Scuderia SSS Repubblica di V.), in un contesto ambientale che ci fà capire come mai gli “stranieri”, parlando di Targa Florio, utilizzassero espressioni del tipo “Mountain Legend”. La foto - bellissima - è un regalo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, ed è tratta dall’Archivio personale dell’Amico Piero Pucci di Benisichi, Palermo, che ringraziamo.

Targa Florio 1962 … quella Ferrari 250 GT con “Sayonara” alla guida …

Targa Florio 1962 … quella Ferrari 250 GT con “Sayonara” alla guida …

“ ….. Ada Pace - meglio conosciuta come “Sayonara” (Torino, 16 febbraio 1924) - è una ex pilota automobilistica e motociclistica italiana. Nel 1950 inizia a partecipare a qualche gara automobilistica, con la scarsa incisività dovuta alla poca esperienza e, soprattutto, alla mancanza di mezzi competitivi.

Il 21 aprile 1951, si presenta alla partenza della " Torino-San Remo” alla guida di una anzianotta, ma finalmente competitiva, "Fiat 1500 6C”. Vince contro ogni pronostico, gettando nel panico gli organizzatori e, nondimeno, la propria la famiglia. La direzione di gara non sa come accogliere una vincitrice donna, eventualità non prevista dal regolamento, mentre i genitori sono restii, secondo la rigida moralità dell'epoca, ad inviare la figlia nubile in quella bolgia di corridori, meccanici, giornalisti e fotografi.

La questione viene risolta "all'italiana": la direzione di gara accoglie la vincitrice con un mazzo di fiori, mentre a bordo dell'automobile con cui la Pace raggiunge il podio, come da protocollo, siede impettita la madre, dotata di borsetta sulle ginocchia ed espressione vigile "d'ordinanza". Probabilmente, l'unico caso di "premiazione sotto scorta" che la storia dell'automobilismo ricordi.

Gara dopo gara, Ada Pace diviene una "testa di serie" dalla quale i colleghi maschi, passato il momento di sorpresa, male sopportano d'essere battuti.

Ogni volta che la "corridrice" (come si diceva al tempo) si affacciava sul podio, veniva regolarmente sommersa dai "reclami ufficiali" dei piloti giunti alle sue spalle. La consuetudine venne interrotta alla gara del Circuito di Lumezzane del 1957 dal commissario tecnico Renzo Castagneto (patron della Mille Miglia) che, all'ennesimo reclamo, decise di sottoporre alle verifiche anche le automobili dei reclamanti, giunti secondo e terzo. Il veicolo della Pace risultò regolare, mentre gli altri due vennero squalificati.

Al Circuito di Modena, dove vinse, non vennero presentati reclami, ma il secondo ed il terzo classificati disertarono l'importante premiazione, rifiutandosi di salire sul podio in posizioni inferiori a quella di una donna.

In verità, occorre dire che Ada Pace, nonostante l'aspetto pacioso e sorridente, non si faceva pregare nel "rendere pan per focaccia" ai colleghi maschi: spesso metteva la scritta "Sayonara" (in lingua giapponese "arrivederci" ) al posto della targa posteriore, tanto per far capire al sorpassato di turno che si sarebbero rivisti solo a fine gara.

In breve tempo, "Sayonara" fu il soprannome con cui tutti la chiamavano nell'ambiente delle corse e la Pace lo utilizzò anche come pseudonimo per l'iscrizione alle gare; possibilità all'epoca concessa dal regolamento.

Ad esempio, è nella corsa in salita Aosta-Pila del 1959 che si iscrive e partecipa alla gara d'apertura come “Sayonara” a bordo di una " Alfa Romeo Giulietta Sprint", per poi tornare al parco chiuso (sfruttando una carrucola a cremagliera per il trasporto della legna) e ripartire, come Ada Pace, a bordo di una "Osca 1100 Sport", vincendo la gara e stabilendo il nuovo record del tracciato.

Poco a poco, le doti di “Sayonara” vengono conosciute ed apprezzate. Divengono suoi estimatori molti "mostri sacri" dell'automobilismo; Elio Zagato, Enzo Ferrari, Piero Taruffi e i fratelli Maserati, solo per citare alcuni "pezzi da novanta".

Nel 1959, Ada Pace vince la Trieste-Opicina e, nel 1960, la “Targa Florio” (categoria 1100 sport), a bordo di un' Osca-Maserati. L'anno seguente, viene ingaggiata dalla “Squadra del Portello” " e partecipa, con le "Giulietta SZ" ufficiali, a numerose gare.

È in una di queste, alla "12 ore di Monza" del 1961, che le occorre l'incidente più spettacolare della carriera, dal quale si può capire la grinta del personaggio.

Mentre sul circuito brianzolo si accinge ad impostare la "grande curva" successiva al rettilineo, sul filo dei 200 km/h, la coppia conica della sua "Giulietta" cede improvvisamente, provocando il decollo della vettura con disastrosa ricaduta a ruote in aria. La situazione è drammatica, vista la lontananza dei soccorsi, la vettura capovolta, il tetto schiacciato, le portiere bloccate e la benzina che filtra abbondantemente nell'abitacolo.

“Sayonara”, però, non è tipo da perdersi d'animo e, dopo aver guadagnato il sedile posteriore, sfonda il lunotto con un colpo di gomito. Fuoriesce dal veicolo e si mette a correre per raggiungere il riparo; appena in tempo per vedere il fuoco divampare ... “.

( http://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Pace )

Nella foto: una davvero rarissima immagine della splendida Ferrari 250 GT n.90 alla Targa Florio del 1962; Ada Pace la condusse condividendola, ma soltanto per le prove, con il siciliano Tino Todaro. Nella lista degli iscritti ufficiali di quell’anno si legge ancora : “Signorina” Ada Pace - Nino Todaro; veramente incredibile, ma è la pura e semplice verità. 

  

 

 

TARGA FLORIO 1962....Vince la Ferrari

TARGA FLORIO 1962....Vince la Ferrari

46^ TARGA FLORIO Trionfo della Ferrari allaTarga Florio: la casa modenese ha piazzato ai primi due posti della classifica assoluta altrettante macchine, rispettivamente pilotate dal  trio  Mairesse - Rodriguez - Gendebien , e dai giovani Baghetti - Bandini , battendo nettamente la Porsche di Bonnier - Vaccarella . Significativo il fatto che il belga Olivier Gendebien, con quella odierna, ha ottenuto la sua terza vittoria nella Targa, impresa mai riuscita ad alcuno nei 56 anni di vita della classica, gara siciliana.

  

Nella prima parte della, corsa, era stato l'altro belga, Willy Mairesse, a tenere il volante della vettura vittoriosa seguito poi dal messicano Ricardo Rodriguez ed infine da Gendebien. I tre piloti non hanno praticamente avuto rivali. Tutta la corsa è stato un monologo della Ferrari, un dominio incontrastato con un nettissimo vantaggio guadagnato via via sulle macchine che si sono alternate nella seconda, posizione: prima Scarfiotti su Osca, poi Baghetti-Bandini, quindi Vaccarella  Porsche  e infine ancora i due giovanotti milanesi.

 

La Ferrari  ha iniziato i primi giri della gara a un ritmo addirittura frenetico, imposto da Mairesse che nel secondo e nel terzo giro batteva, per due volte, il record di Von Trips dello scorso anno.
In queste condizioni, il vantaggio della Ferrari era già di 1'11" al primo giro, saliva, a 3'30" nel secondo, e a 5'30"  al terzo giro. Diveniva poi un distacco addirittura incolmabile nei passaggi successivi, raggiungendo la punta massima al settimo giro con quasi 18'.


Da allora in poi sia perché la vittoria era ormai al sicuro, sia perché alle spalle si facevano luce Baghetti e Bandini, che con una bella rimonta riconquistavano il secondo posto dopo avere perduto terreno nel corso del terzo giro , Gendebien non forzava più, e arrivava al traguardo in piena tranquillità. A completare il trionfo delle Ferrari sono state altre due significative affermazioni: quella già accennata di Baghetti-Bandini, secondi nella classifica generale, e l'altra di Scarlatti-Ferraro, che con la nuova berlinetta 3000 Gran Turismo si sono piazzati quarti nella classifica assoluta e primi nella loro categoria, conquistando cosi alla Ferrari il punteggio pieno anche nella terza prova del campionato mondiale marche che, com'è noto, quest'anno si disputa esclusivamente fra le vetture della categoria gran turismo.
Eccellente, anche se un po' sfortunata , la corsa della coppia tutta italiana. Baghetti, che già al secondo giro era al posto d'onore, sul finire del terzo è stato protagonista di un pauroso incidente che per fortuna non ha avuto serie conseguenze. Il pilota ha fatto un improvviso testa-coda ed è finito contro un paracarro che gli ha divelto il cofano posteriore, cosicché è stato costretto a fermarsi e riparare alla meglio la carrozzeria. Ha perduto molti minuti che soltanto con una poderosa rincorsa sul finire, segnando tempi sul giro oscillanti sul 41', ha potuto essere neutralizzato, recuperando così il secondo posto che era stato temporaneamente preso dalla Porsche di Vaccarella e di Bonnier. La Ferrari si è rivelata la macchina più adatta al tormentato percorso delle Madonie. Avrebbe forse potuto migliorare anche la media-record sull'intero percorso, se nel finale Gendebien non fosse stato invitato alla prudenza, dalla mancanza di competitori .


E' mancata così la lotta degli scorsi anni, ma la selezione c'è stata come sempre, ed è stata spietata, togliendo di gara fin da principio altri mezzi che alla vigilia apparivano in grado di inserirsi nella contesa, come la Maserati di Davis - Abate tagliata fuori al quarto giro dopo essere stata nelle primissime posizioni, o come la Osca 2000 di Scarfiotti , che era seconda assoluta alla fine del terzo giro. Proprio alla fine di questo giro Scarfiotti, nel decelerare per fermarsi ai Box ha accusato un grave guasto meccanico ed e stato costretto al ritiro.
Delle 46 vetture partite tra le 7 e le 7:30 dalle tribune di Cerda, solo 23 hanno completato la corsa, e due sono finite fuori tempo massimo. La giornata , ha visto la folla delle grandi occasioni assieparsi lungo tutti i 72 chilometri del tracciato delle Madonie. Nessun incidente di rilievo Qualche corridore uscito fuori strada, ma senza, conseguenze, e tutti hanno potuto concludere nel migliore dei modi la corsa più vecchia del mondo.
 

TARGA FLORIO 1963

TARGA FLORIO 1963

Un clamoroso colpo di scena finale nel segno di una tradizione che fa della corsa delle Madonie, oltre che la più antica, anche la più affascinante, ha concluso la 47^ edizione della Targa Florio, seconda prova di Campionato mondiale marche. La Porsche ha colto una sensazionale vittoria al traguardo di Cerda, con la coppia formata dallo svedese Joachin Bonnier e dal torinese Carlo Mario Abate, proprio quando si credeva che ormai la Ferrari dovesse avere ancora una volta partita vinta con la « due litri » affidata prima a Bandini, successivamente a Scarfiotti ed infine, negli ultimi due giri, a Mairesse. La Ferrari, al penultimo giro aveva 5O secondi di vantaggio appena, ma si riteneva potessero essere sufficienti a laurearla vittoriosa ancora una volta a Cerda, Ma, proprio a due chilometri dal traguardo, Mairesse, che sembrava lanciato verso il successo, ha sbandato sulla strada viscida per la pioggia ed ha avuto un pauroso testa-coda che gli ha provocato la rottura dei tiranti di fissaggio della parte posteriore della vettura, cosicché gli si è aperto il cofano posteriore, il che ha ritardato notevolmente la sua marcia nel finale. Il contrattempo è valso a far perdere al pilota una, manciata preziosa di secondi, sicché al traguardo finale i regolarissimi Bonnier e Abate hanno potuto laurearsi vincitori, sia pure soltanto con un esiguo margine di 12 secondi.Comunque, la vittoria della Porsche è stata pienamente meritata. La Ferrari, che al primo giro piazzava ai primi due posti le sue due vetture prototipi da tre litri e che sembrava avviata verso una tranquilla giornata vittoriosa, è stata sfortunata. Già al secondo giro, la tre litri di Scarfiotti cedeva per noie alla pompa di alimentazione e perdeva terreno, scomparendo definitivamente dalla lotta, al 4° giro. L'altro prototipo, guidato da Parkes, che peraltro al secondo passaggio faceva segnare il giro più veloce della corsa e che aveva assunto il comando dopo la scomparsa di Scarfiotti, manteneva la posizione fino alla fine del quarto giro, ma nel corso del quinto, mentre era pilotata da Surtees, che era succeduto a Parkes, usciva fuori strada (senza conseguenze per il pilota) e abbandonava. Alla Casa di Maranello, a questo punto, non restava quindi che sperare nella sola due litri rimasta in gara, affidata nei primi tre giri a Bandini, dal quarto in poi a Scarfiotti e nel finale a Mairesse. Questa vettura era in seconda posizione alla fine del quinto giro e rimaneva sola a contendere il primato alla Porsche di Bonnier-Abate, passata nel frattempo al comando. Venti secondi separavano le due vetture a metà corsa, e da quel momento la gara ha vissuto sul duello fra le due vetture di testa, mentre alle spalle incalzavano le altre Porsche di Barth, Pucci e Maglioli-Baghetti (questi due erano terzi assoluti al 9° giro, poi si guastava il cambio e Baghetti doveva effettuare l'ultimo giro con la sola prima efficiente. La Porsche di Bonnier -Abate era prima alla fine del sesto giro, poi si fermava ai boxes ed alla fine del settimo giro andava ancora in testa. , Riprendeva quindi, all'ottavo giro, il sopravvento della Ferrari, e tale rimaneva fino al termine del nono giro, Le vicende stesse della gara esaltano la tenuta e regolarità delle Porsche, che hanno confermato la loro perfetta adattabilità al circuito delle Madonie. Il successo della Casa di Stoccarda è dovuto senz'altro alla bontà dei mezzi, ma anche all'esperienza di una coppia di grandi piloti, che si è rivelata perfettamente affiatata: Bonnier, che aveva già trionfato a Cerda nel 1960 in coppia con Graham Hill, e il suo compagno di guida, il giovane torinese Carlo Mario Abate, il quale ieri ha fatto registrare il suo primo grande successo in una prova di campionato mondiale, è stato l'autentica rivelazione della giornata. Abate, infatti, ha condotto la sua vettura nella parte centrale della corsa, che è stata la parte cruciale, poiché in quel momento, dal quarto al sesto giro, la Porsche si è trovata a passare dalla seconda posizione in testa alla corsa. La gara, iniziatasi sotto uno splendido sole, si è conclusa sotto l'infuriare di un temporale che negli ultimi due giri ha contribuito a falcidiare i ranghi ed a provocare una selezione severissima. Basti pensare che alle otto del mattino avevano preso il via 55 piloti, ma già al quinto giro si erano ridotti a 31, al termine dei dieci giri soltanto nove macchine avevano compiuto tutto il percorso della corsa. Tutti gli altri classificati sono stati fermati quando ancora dovevano compiere uno o due giri.

Targa Florio 1963 .... questo il pensiero “tecnico” di Quattroruote ...

Targa Florio 1963 .... questo il pensiero “tecnico” di Quattroruote ...

Quanto noi, fondatori dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, abbiamo avviato le attività per la creazione di questo sito, ci siamo prefissi di realizzare, in piccolo, qualcosa che non fosse soltanto un asettico ed ordinato contenitore di immagini; la cosa più importante, per noi, è quella di “raccontare” la Targa Florio; “raccontare” o per rinverdire le memorie di chi ha avuto la fortuna di esserci .... o per far conoscere qualcosa di Targa Florio a chi, magari, non ne ha mai viste.

Bene, quella che proponiamo è una “disamina tecnica”, sulla Targa Florio 1963, tratta da un articolo di Quattroruote del Giugno 1963. E’ una bellezza.

“... Alla Targa Florio le qualità di maneggevolezza, le sospensioni e le resistenze strutturali delle vetture contano assai più della potenza e persino delle qualità di tenuta di strada alle grandi velocità: su questo circuito una macchina “2 litri” di cilindrata può lottare alla pari con un modello di “3 litri”, od anche di cilindrata maggiore. Di ciò i concorrenti sono stati quest’anno più consapevoli che mai, specialmente Scarfiotti che non aveva nascosto, prima della gara, il suo desideio di pilotare la Ferrari “2 litri” a 6 cilindri, la cui potenza non supera i 200 CV, piuttosto che una delle due “3 litri” a 12 cilindri, che sviluppano più di 300 CV, ma che, per le loro maggiori dimensioni, sono meno manovrabili lungo le tortuosità del circuito, ove l’aderenza è costantemente compromessa dalle ondulazioni del terreno, dalle innumerevoli “schiene d’asino” e dalle sommarie riparazioni del manto stradale, danneggiato da un inverno particolarmente rigido. I frequenti cambiamenti del manto stradale, dovuti a riparazioni parziali della strada, il pietrisco in diversi punti, in seguito alle affrettate riparazioni eseguite negli ultimi giorni precedenti la corsa, e la superfice scivolosa lungo quasi tutto il tracciato, a causa delle recenti piogge, facevano l’aderenza simile a quella di una strada ricoperta di ghiaccio, e rendevano la guida di una vettura potente eccezionalmente delicata e difficile.

E’ per questo che, indipendentemente anche alle condizioni atmosferiche, la potenza di una “3 litri” Ferrari non poteva essere certo utilizzata che sul rettifilo di 5 chilometri, per poi venire inficiata dalla minore manegevolezza nella parte montagnosa del circuito, e cioè per più di 65 chilometri. I piloti delle “3 litri” Ferrari a motore posteriore, lamentavano inoltre che, malgrado gli sforzi della Casa di adattare il 12 cilindri alle peculiari caratteristiche del circuito, non erano stati adottati alberi a camme e carburatori idonei ad ottenere una migliore coppia ai medi regimi, anche a detrimento della potenza massima, di modo che essi furono costretti ad effettuare continui cambiamenti di marcia per mantenere il regime al di sopra dei 5.000 giri/minuto.

Tutte le Ferrari erano equipaggiate con un cambio a 5 velocità, con quattro rapporti corti e ravvicinati, per la parte montagnosa, ed una quinta marcia lunga, per il tratto rettilineo. L’uscita di strada di Surtees, quando egli riprese il volante della vettura di testa, sino ad allora condotta da Mike Parkes, conferma la difficoltà di guidare una simile vettura sul circuito siciliano, mentre il fatto che Scarfiotti abbia dominato la corsa per due giri con un’altra “3 litri”, prova semplicemente che egli è attualmente, con Willy Mairesse, il miglior pilota per questo genere di gare ...”

Insomma .... per come la pensiamo noi .... in quel 1963 ... Surtees esattamente come Ickx alla Targa Florio del 1973 ...

L’immagine proposta, con relativo commento, ritrae le due finali contendenti per la vittoria : la Porsche 718 GTR n.160 e la Ferrari Dino 196SP n.190.

 

Targa Florio 1963 ..... così quella Ferrari Dino 196SP perse la gara .....

Targa Florio 1963 ..... così quella Ferrari Dino 196SP perse la gara .....

“ ...... La situazione sembrava molto favorevole alla Porsche, che aveva una macchina in prima posizione, quella di Bonnier ed Abate, un’altra in terza posizione, pilotata da Maglioli e Baghetti, ed infine, in quarta posizione, la Carrera di Barth - Linge. Il solo pericolo possibile poteva giungere dalla Ferrari 2 litri, al cui volante stava per tornare Scarfiotti, ben deciso a colmare lo svantaggio, di una ventina di secondi, rispetto alla vettura di testa. L’italiano riprese effettivamente il comando; poi, due giri prima del termine, si fermò per lasciare nuovamente la guida della vettura a Mairesse; bastò ciò per perdere ancora il comando della corsa.

Mairesse riuscì, però, in un solo giro, a colmare largamente il distacco ed a passare con circa 50 secondi di vantaggio sulla Porsche, al momento di iniziare l’ultimo giro di 72 chilometri. Siccome le partenze erano state date con distacchi di 30 secondi, il leader della classifica veniva effettivamente a trovarsi a poco più di 5 minuti dalla vettura tedesca.

Questo scarto doveva risultare fatale alla Ferrari, poichè, praticamente, quando con Bonnier al volante, la Porsche terminò il suo decimo ed ultimo giro, una pioggia torrenziale si abbattè sul circuito. In quel momento Mairesse aveva ancora una buona dozzina di chilometri da percorrere e non potè, a causa del temporale, completare il giro a una velocità sufficiente per poter conservare il piccolo vantaggio.

Non soltanto la pioggia era tanto violenta, ma anche la visibilità venne quasi a mancare, ma, come dicemmo prima, il tratto di strada sul quale si trovava era proprio quello che, sotto la pioggia, diveniva scivoloso come ghiaccio. Nella foga di non lasciarsi sfuggire la vittoria che già teneva in mano, il pilota si mise di traverso in una curva che, a causa del tempo cattivo, avrebbe dovuto essere affontata ad una velocità di non più di 40 km/h.

Essendo la strada assai stretta, la coda della sua vettura urtò una spalletta laterale ed il cofano, deformatosi, si aprì e rese la vettura così instabile da impedirgli di sviluppare tutta la sua velocità in rettilineo. Così, con un vantaggio di pochissimi secondi, Bonnier ed Abate ripagarono la Porsche delle sfortune di due anni addietro, quando la vettura di Moss e Bonnier, che era in testa, si guastò irrimediabilmente a soli 7 chilometri dal traguardo ... “.

(“Quattroruote” - cronaca di Paul Frère - giugno 1963 )

L’immagine proposta è una delle tante immagini “cult” dell’epopea moderna della Targa Florio, con quella Ferrari Dino 196S che taglia - in quel modo incredibile - il traguardo di Floriopoli, seconda per soli pochi secondi. Prima sarà la Porsche 718 GTR di Bonnier - Abate (6:55:45,100) - seconda la Ferrari di Bandini - Scarfiotti - Mairesse (6:55:57,00). Una cosa veramente da non credere, dopo una gara lunga e massacrante come la Targa Florio. Quelli che sono oggi “vecchi” e che stavano lì a Floriopoli, o lungo gli ultimi chilometri di Mairesse in quello sfortunato ultimo giro, raccontano ancora ai “giovani” che - nonostante la strada ancora bagnata per la pioggia - da quel posteriore di quella Ferrari, con quel cofano posteriore aperto come fosse una vera a propria penalizzane “vela” all’incontrario, .... uscivano cupi e metallici suoni e schizzavano scintille ... come fosse fuoco .....

Targa Florio 1963 nel ricordo di Gianni Bulgari

Targa Florio 1963 nel ricordo di Gianni Bulgari

Da una intervista a Gianni Bulgari :

“” ..... Fu un amore a prima vista. Era la Targa Florio del 1962 ed uno dei primi esemplari di Ferrari GTO correva con Giorgio Scarlatti e Piero Ferraro che ne era il proprietario. Dopo la gara in cui ottenne un brillane 4° posto, 1^ di categoria Gran Turismo, la provai brevemente.

Il suo colore inusuale, marrone testa di moro, ne accentuava la sua già forte connotazione “guerresca”. In contrasto con il timore reverenziale che incutevano sia in suo aspetto che le sue prestazioni, era una vettura straordinariamente docile da guidare. Avevo avuto prima una Berlinetta 250 GT passocorto da competizione, dalla guida molto impegnativa, ed al suo confronto la GTO mi sembrò una bicicletta. La sua grande potenza e la sua trazione quasi perfetta per una vettura convenzionale a ponte posteriore rigido erano gli ingredienti ideali per la tecnica di guida a derapaggio controllato sulle quattro ruote, caratteristica delle vetture da corsa di quell’epoca. Ne acquistai un esemplare nel 1963 da Lualdi , credo fosse il numero 3413, e dopo pochi giorni partecipai alla Targa Florio. Il mio compagno di guida era Maurizio Grana, pilota veloce e sicuro, con cui avevo in precedenza diviso la guida in corse di durata. Per la prima volta correvamo con una vettura così impegnativa ed i nostri diretti concorrenti erano la coppia Scarlatti, arrivato 4° assoluto - 1° cat. G.T. - nell’anno precedente, e Juan Manuel Bordeu, un giovane pilota argentino allievo di Fangio. Alla partenza scommisi con Scarlatti che se li avessimo battuti gli avrei regalato l’orologio che avevo al polso e che lui aveva molto ammirato. Vinse l’orologio ma perse la corsa. A due giri dalla fine eravamo terzi assoluti e primi nella categoria Gran Turismo quando cominciò a piovere e la Porsche, mi sembra, di Barth e Linge ci passò davanti ... “

”Lo “spunto” del racconto del noto gioelliere Gianni Bulgari, allora gentleman driver, è stata quella “guerresca” Ferrari GTO marrone testa di moro ( con tettuccio dipinto bianco - aggiungiamo noi- nel tentativo di attenuare, in zona abitacolo, le conseguenze del cocente sole di Sicilia ).

Il “focus” fotografico che Vi abbiamo proposto è esattamente su quella “guerresca” Ferrari GTO n.86 di Scarlatti / Ferraro marrone testa di moro con tettuccio bianco ; è un dono dell’ “Amico di Targa Florio” Piero Pucci di Benisichi - Palermo, che per tale motivo ringraziamo.

 

Targa Florio 1963 …quella Jaguar “E type” non era per nulla “normale” ……

Targa Florio 1963 …quella Jaguar “E type” non era per nulla “normale” ……

Questo ci ha confidato l’Amico di Targa Florio Dr. Clemente Ravetto con una Sua preziosissima personale lettera del 15 aprile 2009 :

“ …. La Jaguar E con cui disputai la Targa Florio del 1963 insieme a Dodo Baggio era di colore rosso corsa; si trattava, per vero, di una vettura sperimentale, base di quella che poco dopo fù realizzata come Type E “L.W.” ( Light Weight) ; era quindi non del tutto regolare perché il motore - un 6 cilindri 3700 cc. - aveva una lubrificazione a carter secco, la pressione del carburante a valori iperbolici, la carrozzeria al 70% in alluminio e l’altezza dal suolo inferiore per 3 cm. da quella minima prevista dalla regola, tant’è che, unico dato accertabile in sede di verifiche pre-gara, ciò venne alla luce non avendo la vettura superato lo strumento di controllo, consistente in una barra tenuta da due cavalletti, problema risolto grazie alla inventiva del meccanico di mia fiducia, il noto Gino Alterio, che suggerì a quelli inglesi di gonfiare gli pneumatici a ben 3 atm.. Il misuratore venne così superato ! …”

Il Dr. Ravetto, con quella Sua lettera, svelò una serie quasi infinita di curiosità, oltre a raccontarci la chicca di quell’italianissima idea della pressione alle stelle per gli pneumatici. Fra l’altro, in tutta onestà, ci eravamo sempre chiesti come mai un gentleman driver di livello come il Dr. Ravetto avesse potuto decidersi a correre in Targa con una E Type, vettura notoriamente pesante, con assetti per nulla corsaioli e quindi poco “adatta” alle caratteristiche della Targa Florio ….

Nella foto : alla Targa Florio 1963 quella Jaguar alle prese con le strade di Targa.

Maggio 2012 (In ricordo di Clemente Ravetto)

 

Targa Florio 1964 - allo start la tensione sale ….

Targa Florio 1964 - allo start la tensione sale ….

Una bellissima immagine. Due Cobra - la n.142 e la n.146 - sono pronte per l’inizio della battaglia sulle impegnative strade di Targa. Sono immagini che evocano - per noi appassionati di Targa quali siamo - i ricordi della nostra gioventù. La Targa era una gara unica nel suo genere

Targa Florio 1964 - Dan Gurney aspetta di iniziare le prove ….

Targa Florio 1964 - Dan Gurney aspetta di iniziare le prove ….

Targa Florio 1964 - Floriopoli ; Dan Gurney, appoggiato alla Shelby Cobra (CSX2323) n.146, aspetta il suo turno di prove. Quella Cobra la dividerà con Allen Grant. Sarà la Cobra che realizzerà il miglior risultato, in quella Targa, ( 8^ assoluta - 1^ della classe GT+3.0).

Vicine alla Cobra la Lancia Flaminia n.106 di Antonio Scimone e Luigi Randazzo e la Alfa Romeo SZ n.22 di Gregorio Garzone e Antonio Petruzzi.

Targa Florio 1964 - sullo start di Floriopoli ….

Targa Florio 1964 - sullo start di Floriopoli ….

La Shelby Cobra n.142 è pronta per la partenza. Sulla foto le indicazioni si riferiscono a Phil Hill, a John Ohlsen ( con la mano sul roll bar ), Bob Bondurant, Innes Ireland, Joe Bonnier e la moglie Marianne.

Targa Florio 1964 ... e fù la - imprevista - volta di Pucci - Davis ...

Targa Florio 1964 ... e fù la - imprevista - volta di Pucci - Davis ...

“ ...Targa Florio senza Ferrari ufficiali in gara e con le Porsche “uber alles” sul tracciato delle Madonie. Un epilogo scontato, come volevano le previsioni. Le vetture tedesche hanno dominato letteralmente il campo dei sessantaquattro partenti. Dieci macchine il Barone Von Hanstein aveva iscritto alla corsa e quattro le ritroviamo nei primi dieci posti di classifica ; due addirittura nei primi due posti. 

Dunque dittatura su tutta la linea e per di più con vetture Gran Turismo; eccezionali indubbiamente, perfette come tenuta di strada e rendimento, un felice connubbio di stabilità e di assetto, con innegabili capacità velocistiche. Ma quel che più è apparso sorprendente riguarda i nomi dei piloti che coi piccoli bolidi argentati sono venuti alla piena ribalta. Non già col barbuto svedese Jo Bonnier, campione di grido anche in F1, oppure con Maglioli o col campione europeo della montagna Barth, bensì con quattro bravi e semplici conduttori che hanno decretato il trionfo delle 904 di Stoccarda. E’ stata una recitazione meccanica di grande prestigio quella della Porsche 904, di fresca presentazione, affidata ad un equipaggio che i pronostici della vigilia includevano soltanto nel ruolo di comprimari. 

Perchè la 48^ Targa Florio ha concesso la gloria e la consacrazione a quattro piloti non certo ancora reputati come assi : Antonio Pucci e Colin Davis vincitori e Gianni Balzarini ed Herbet Linge secondi a 12’22’’. Quattro personaggi che il palcoscenico della corsa siciliana ha fatto ampiamente conoscere agli spettatori. Ed anche apprezzare per il meritorio comportamento in una delle corse più dure del mondo. Cè stato quindi anche il profeta in patria : il siciliano Pucci, nobiluomo del luogo, che accarezzava da tempo il caldo abbraccio della folla isolana. Quanto a Colin Davis si poteva reputare cittadino d’adozione, perchè residente nell’isola da un decennio. 

Quindi i due protagonisti conoscevano palmo a palmo la sinuosa ed erta strada che portava al traguardo della Florio. Addirittura Pucci “camminava” sulla terra di sua proprietà, su vasti appezzamenti circostanti le colline delle Madonie, dove solitamente trascorre il week-end settimanale. Indubbiamente la conoscenza dei settantadue chilometri di asfalto con l’ubriacante serie di curve, la discese veloci e traditrici, i tratti particolarmente infidi sormontati da cunette, ha influito sul risultato ; ma ciò non toglie nulla all’affermazione di Pucci - Davis, che praticamente non hanno avuto rivali ...”

 
(“Il romanzo della Targa Florio - A.F. Bradley - 1965)
 

Targa Florio 1964 ... quell’unica Ferrari Sport .....

Targa Florio 1964 ... quell’unica Ferrari Sport .....

“ ... Era il 1964. La Ferrari era in polemica con la CSI della FIA per l’annessione C al regolamento sulle vetture Sport. E, naturalmente, lo fu anche con gli organizzatori della Targa, a tal punto da non partecipare alla corsa siciliana, per protesta. La decisione della Casa di Maranello dispiacque agli sportivi e specialmente a quelli locali. Ma ancor più amareggiato era Nino Vaccarella, ora uno dei piloti di punta dello “Squadrone Rosso”. Ancora una volta era destino che non potesse correre la Targa con l’amata Ferrari. In compenso, in giugno, si sarebbe rifatto vincendo la 24 Ore di Le Mans con Jean Guichet. Ma lui teneva maggiormente alla Targa ...”

(“La leggandaria Targa Florio - Pino Fondi - 1989)

E quindi, l’unica Ferrari “Sport” visibile alla Targa di quell’anno fù la privata ed un pò vecchiotta Ferrari Dino 196SP n.170 di Leando Terra e Cesare Toppetti. Quella Dino era la telaio n.0790. E quel telaio non era alla sua prima esperienza di Targa .....


La foto che proponiamo è davvero particolare. Ritrae quella Dino mentre percorre le ultime curve veloci prima di giungere ai box di Floriopoli. Mostra, sulla fiancata sinistra, i segni di un “contatto”; ma la cosa più singolare è che dall’abitacolo, scoperto, lato passeggero, fuoriesce una parte del cofano anteriore, verosimilmente “saltato” nell’occasione del “botto” e poi lì posizionato, alla meglio. E noi pensiamo, da un lato, alla solita “collaborazione” degli spettatori siciliani che avranno aiutato il pilota a “portare a casa” il pezzo, dall’altro al pensiero di quanto sarebbe costato per il proprietario Leandro Terra - a Maranello - un analogo pezzo eventualmente da sostituire al vecchio ... andato perso ...

 

Targa Florio 1964 .... Vince il Barone Volante Antonio Pucci con Colin Davis

Targa Florio 1964 .... Vince il Barone Volante Antonio Pucci con Colin Davis

La Porsche « Carrera » di Antonio Pucci e Colin Davis ha tagliato per prima il traguardo della, 48^ Targa Florio, coprendo i 720 chilometri del percorso in 7 ore 10'53", alla media oraria di km, 100,256. Tenendo fede ad una vecchia tradizione, anche questa «Targa» ha riservato una serie di sorprese. Il previsto duello fra le macchine della categoria «Prototipo» della Porsche e della Ford «Cobra», al loro debutto nella Targa Florio, ha avuto breve durata, e si è concluso ben presto por la scomparsa dalla scena delle Porsche « ufficiali » e per la inadattabilità delle vetture americane al tormentato tracciato delle Madonie. Le sorprese si sono avute subito. Bonnier, che sin dal primo giro aveva preso il comando della corsa con autorità è stato subito costretto al ritiro per un guasto meccanico lamentato dalla sua Porsche nel pressi di Collesano. In testa alla corsa è allora subentrato Umberto Maglioli, anch'egli al volante di una Porsche, che ha guidato la competizione per il secondo, il terzo e il quarto giro; poi è stato a sua volta messo fuori causa da un guasto alle sospensioni; dopo prolungate soste lungo il percorso e ai box Maglioli e Barth potevano riprendere ma irrimediabilmente attardati.
Al quinto giro passano primi sotto le tribune di Corda, nell'ordine: Bulgari-Grana, su Porsche, in 3h 32'4",: Facetti-Guichet, su Ferrali Gto a 50"; Pucci-Davis su Porsche a 2'04"; Pill Hill-Bondurat su Ford Cobra a 3'54"; Gurney-Grant, pure su Ford Cobra  a 4'04".
Fra il quinto e il sesto giro i piloti della St. Ambroeus Bulgari-Grana e Facetti-Guichet abbandonano la lotta per noie meccaniche e da questo momento Davis (che sarà più tardi sostituito al volante da Pucci) passa al comando della corsa e non verrà più raggiunto. Le posizioni al sesto giro sono le seguenti: Davis-Pucci in 4h16'42"; Gurney-Grant a 5'34"; Klass-Neerspach a 6'02"; Hill-Bondurat a 7'24". Frattanto la serie di ritiri si allunga. Sono costretti ad abbandonare Mantia su Alfa Romeo, Montalbano su Simca-Abarth, Spychiger su Simca-Abarth, Juri e Scimone su Lancia Flaminia, Lisitano su Fiat 8V e Zoccoli su Ats. Poi doveva abbandonare anche Baghetti (Ats) per la rottura di una valvola lungo il rettilineo di Buonfornello. Dal sesto all'ultimo giro le più interessanti novità sono state: i recuperi di alcuni Piloti .In questa lotta hanno particolarmente brillato il torinese Balzarini e il tedesco Linge, anch'essi su Porsche « Carrera », che con una condotta di gara più che regolare, hanno conquistato posizioni su posizioni, portandosi ben presto al secondo posto assoluto: un piazzamento sorprendente, in considerazione che era la prima volta che Balzarini partecipava alla «Targa Florio » a bordo di una vettura della potenza della Porsche. Ottime anche le prove di Bussinello-Todaro e di Kim-Thiele ,che alla lunga sono riusciti a sfruttare assai bene le doti di fondo delle loro Alfa Romeo «Giulia Sz », e di Ferlaino-Taramazzo su Ferrari.
 

Targa Florio 1964 : Govoni e Boffa, i due "desperados” ..

Targa Florio 1964 : Govoni e Boffa, i due "desperados” ..

La coppia più simpatica vista alla Targa era senza dubbio quella formata dai due "desperados” (il termine non sia interpretato in maniera offensiva, perché tutt’altre sono le nostre intenzioni) Mennato Boffa ed Odoardo Govoni.

Govoni è uscito di strada in prova e il meccanico di Boffa ha compiuto un miracolo, nella notte di sabato, rimettendo in sesto la vettura e verniciandola anche tutta di un colore rosso sangue.

La vecchia Maserati sport due litri si è dimostrata un eccezionale cavallo di battaglia.

Dopo mezzo giro Boffa, partito come un razzo, ha sentito un colpo.

“Qua - ha detto - è partito il motore“.

Così, lentamente, ha raggiunto un box distaccato lungo il percorso, ma i meccanici, dopo una rapida occhiata, hanno sentenziato che il motore era sanissimo.

Si erano rotti i tubi di scarico.

Boffa è ripartito come un demone e al posto di guida si è comportato come un pescatore subacqueo, cercando di respirare il meno possibile per evitare di aspirare ossido di carbonio.

Dopo tre giri si è fermato, sfinito ed intossicato, e sulla macchina è balzato Govoni.

L'impegno era di fare due giri : Dino invece ne ha effettuati quattro, convinto tuttavia
di essere passato soltanto due volte dai boxes di Cerda.

È stata una impresa alla Charlot : boccheggiante, Govoni cercava aria dovunque, guidando con una mano sola perché l’altra gli serviva per tener fermo il casco, che rischiava di venirgli strappato dal capo che teneva fuori dal parabrezza nel tentativo di non morire asfissiato.

Una corsa epica, tenendo conto anche che la differenza di ... stazza fra Boffa e Govoni costringeva i meccanici a provvedere, oltre al rifornimento, anche al cambio del sedile di guida.

“Altrimenti ballo il twist“ diceva Govoni.

“Altrimenti non c'entro”, ribatteva Boffa.

”Cenerentoli” e “desperados”, hanno disputato una corsa entusiasmante mettendoci un cuore, una passione, una volontà come nessun altro vi ha messo.

Piccoli eroi dei nostri giorni.

Per questo la Targa è bella : perché contiene ancora un pizzico dell'eroismo dei tempi andati.


Testo tratto da Autosprint 1964. Nella foto ritratta la bellissima Maserati Tipo 60 di Boffa - Govoni.

Targa Florio 1964 : le GTO arrivavano anche così …..

Targa Florio 1964 : le GTO arrivavano anche così …..

Un’altra foto davvero particolare. L’immagine ritrae la splendida Ferrari 250 GTO (3445GT) di Ulf Norinder / Picko Toberg sopra un camion targato MO. La strada è la vecchia statale della litoranea Messina-Palermo. In particolare il tratto è quello tra i paesi di Finale di Pollina e Cefalù. Sullo sfondo della foto è visibile la Rocca di Cefalù ( lato Porto Nuovo ) ; centralmente si intravedono le poche case dello splendido Borgo di Sant’Ambrogio, a picco sul mare.
 
Il camion è fermo ; su quel tratto esistevano - ed esistono ancora - due passaggi a livello che sovente determinavano code di attesa ; oppure c’era qualche altro motivo, per quella sosta. In ogni caso è chiaro che quella GTO - “svedese” ancorchè con targa italiana MO - scese in Sicilia ( da Maranello ? ) su quel camion analogamente targato MO, via stretto di Messina. La vettura non è punzonata. Forse i piloti e meccanici di quella GTO avevano base a Cefalù. Quella Ferrari avrebbe poi avuto, in gara, il n.112

Targa Florio 1964 : per le Cobra il mesto ritorno ….

Targa Florio 1964 : per le Cobra il mesto ritorno ….

La Targa Florio 1964 è finita. Una spedizione fallimentare per le Shelby Cobra. La gara siciliana si rilevò una competizione troppo dura per le potenti ma pesanti vetture americane. La foto proposta è semplicemente spettacolare. Le quattro Shelby Cobra ufficiali (n.142, n.146, n.148, n.150) e la “privata” Shelby Cobra n.152 di Tomy Hitchcock, sono state imbarcate direttamente sul ponte del traghetto che le trasferirà dalla Sicilia sul continente. Una immagine incredibile. Siamo negli anni sessanta, non c’è dubbio alcuno ……

Targa Florio 1964 …. Quella Shelby Cobra N° 142

Targa Florio 1964 …. Quella Shelby Cobra N° 142

Targa Florio 1964 – Floriopoli ; Phil Hill alle prese con i preparativi della “vestizione” prima di prendere in mano la Shelby Cobra (CSX2345) N° 142 che dividerà in gara con bob Bondurant . Concluderanno soltanto 9 giri dei 10 previsti si ritireranno per problemi alle sospensioni

Targa Florio 1965 ... una Targa “tricolore” ....

Targa Florio 1965 ... una Targa “tricolore” ....

“ ... La 49^ Targa Florio ha avuto due grandi alleati : le condizioni del tempo e quelle del circuito. Il sole era sfavillante, ma una leggera brezza ne mitigava gli ardori, sicchè all’ombra non si avvertiva affatto il peso degli abiti. Il circuito si era fatto il “make-up” ed aveva la pelle liscia per quasi tutta la sua estensione. Ce ne rendemmo conto personalmente, il giorno prima della gara, effettuando una ricognizione del percorso. Ma c’era un pericolo: qua e là, sulla supercificie di larghe zone di asfalto rifatto, permaneva un leggero strato di graniglia, che gruppi di operari, tuttavia, stavano spazzando. A gara conclusa, Lorenzo Bandini ci doveva confermare le nostre impressioni, e cioè che il circuito era sostanzialmente perfetto, però, sotto l’azione implacabile del sole, l’asfalto rifatto aveva finito per impastarsi e, alla fine, per saltare di nuovo. Che le condizioni della strada fossero, comunque, delle migliori, lo si comprese sin alle prove, quando Vaccarella ottenne un tempo sul giro che risultò di oltre mezzo minuto inferiore a quello record di Mairesse nel 1962. Tutti ne furono eccitati, salvo, forse, il direttore sportivo della Ferrari, il quale, in cuor suo, cominciò a temere che il siciliano volesse strafare. Questa sensazione non fù smentita il giorno dopo. Vaccarella iniziò la corsa ( il “via” venne dato con 10 minuti di ritardo) ad andatura molto sostenuta, tanto che già al primo giro ottenne un 40’05’’ che era molto vicino al record di Mairesse (40’00’’3/10), sebbene ottenuto con partenza da fermo e dopo un avvio un pò concitato. Il giro seguente lo portò a termine in 39’21’’ ed il 3° in 39’34’’. Quando si fermò ai box per cedere la macchina a Bandini, appunto al termine del terzo giro, Vaccarella era saldamente al comando della gara, ma nel frattempo era avvenuto qualcosa che imponeva una revisione profonda della tattica che i ferraristi avevano deciso di adottare, ammesso che a Bandini e Vaccarella fosse stato concesso di andare, almeno inizialmente, a briglia sciolta. Era accaduto che delle due altre 275 P2 (3300 cc.) schierate dalla fabbrica modenese, una - quella di Parkes/Scarfiotti - era già fuori causa. Il pilota marchigiano, che aveva iniziato molto bene (40’14’’ al 1° giro e 40’02’’ al 2°), era andato con una ruota fuori dall’asfalto incontrando un grosso masso. Lo sterzo ne aveva risentito senza rimedio. L’altra 275 P/2, quella di Guichet/Baghetti, procedeva molto regolarmente in mano al francese (tempi oscillanti da 40’50’’, il migliore, a 42’06’’). Quando Bandini sostituì Vaccarella, le due Ferrari ancora in gara erano, si, ai primi due posti, ma alle loro spalle si andava profilando una situazione tutt’altro che tranquillizzante. In terza posizione c’era la Ford GT spyder di Bondurant/Whitmore a 9’’ da Guichet, in quarta la Porsche 8 cilindri di Bonnier/G.Hill a 42’’, in quinta la Porsche 6 cilindri di Maglioli/Linge a 1’30’’. Un passo falso e il primato della Ferrari avrebbe potuto essere compromesso. E il passo falso ci fù, ma non fù causato da una manovra errata, bensì dall’improvvisa defaillance di una batteria. Fu così che Baghetti, subentrato a Guichet al termine del 4° giro, si trovò escluso dalla gara dopo aver effettuato soltanto due giri, di cui uno in un tempo di tutto rilievo (40’50’’). A questo punto, cioè poco oltre la metà gara, gli uomini della Porsche cominciarono a fregarsi le mani. Le cose si stavano mettendo nel modo migliore per loro. Delle Ferrari non restava in gara che una sola macchina, mentre il campo delle Porsche era perfettamete intatto. Anzi, nel frattempo, si era “gentilmente” tolto di mezzo anche il terzo incomodo, la Ford, che cominciava a perdere terreno per cause varie, non ultima la diversità di classe tra Bondurant, che aveva cominciato, ed il subentrante Whitmore. E’ a questo punto che la gara comincia a dire veramente qualcosa. In testa c’è sempre Bandini che marcia con avvedutezza, cosciente della situazione in cui è. Egli ottiene 43’16’’ al suo 1° giro, 42’16’’ al 2°, 42’09’’ al 3° e 42’40’’ al 4°. Quando riconsegna la macchina a Vaccarella il loro primato è legato ad un filo sottilissimo. Che cosa farà il siciliano ? Vorrà ancora strafare ? Invece è nei tre ultimi giri che Vaccarella dimostra veramente di possedere la “ruggine” del mestiere. Compie l’8° in 44’55’’, tempo che tiene conto della fermata ai box del compagno, il 9° il 43’40’’ e l’ultimo in 43’23’’. Nell’irregolare diagramma dei tempi della Ferrari n.198 di Bandini/Vaccarella c’è la spiegazione del suo successo. Da principio essa venne guidata con foga; successivamente i suoi piloti la trattarono con la delicatezza relativa che la situazione richiedeva: e furono molto saggi a comportarsi così ...”

  

 


(stralcio da “Quattroruote” giugno 1965 - Piero Casucci)

La foto - così come scattata - pare coniugare l’esigenza di rendere “omaggio” ai protagonisti di quella gara : La Ferrari 275 P2 n.198 del vincitori Vaccarella/Bandini e le strade di Targa, con i loro pregi ... ed i loro difetti ... ma ... la Targa è Targa ... ed anche i difetti erano pregi. La visione “allargata” dell’immagine consente di cogliere un particolare significativo; sulla sinistra, uno dei tanti “monti” di brecciolino bianco ancora presente sul ciglio della strada, parte del materiale lì scaricato dalle maestranze, sino all’ultimo giorno alle prese con le frenetiche riparazioni dell’asfalto.

 

Targa Florio 1965 ... : cosa dire delle Porsche ?

Targa Florio 1965 ... : cosa dire delle Porsche ?

“ ... Eccellente il comportamento delle Porsche, e particolarmente dello spider 8 cilindri che Bonnier/G.Hill rifiutarono perchè - a loro detta - ancora instabile, e col quale Davis/Mitter, invece, si classificarono secondi assoluti. Con i quattro posti conquistati a ridosso dei vincitori, la marca tedesca ha dimostrato ancora una volta che le sue macchine, compatte e guizzanti, sono particolarmente adatte al circuito siciliano. E che essa intendesse servirsi di questo tormentato teatro di gara anche a scopo “sperimentale”, è sottilineato dalla presenza di due nuove 8 cilindri, appunto lo spyder ed il coupè, quest’ultimo affidato a Bonnier/G.Hill, le quali hanno in comune la parte meccanica. Differiscono, invece, nelle rispettive carrozzerie, non soltanto per quanto riguarda, ovviamente, la struttura dell’involucro, ma soprattutto dal punto di vista delle dimensioni, che nello spyder sono ridotte al minimo essenziale, senza alcuno sbalzo anteriore nè posteriore. Umberto Maglioli e Linge disponevano della 6 cilindri e Pucci/Klass della 904. La cilindrata delle prime tre macchine era di 2000 cc. ... ”

  

 


(stralcio da “Quattroruote” giugno 1965 - Piero Casucci)

La foto proposta - messa a disposizione dall’Amico di Targa Piero Pucci di Benisichi - Palermo, cui va in nostro ringraziamento - ritrae il box Porsche in quella Targa 1965. Sono visibili le due diverse “carrozzerie” quell’anno presenti; davanti la “sperimentale” Porsche 904/8 Bergspyder n.182 di Davis/Mitter, dietro quella di una “normale” 904.

 

Targa Florio 1965 ... e fù l’apoteosi per il siciliano Nino Vaccarella ...

Targa Florio 1965 ... e fù l’apoteosi per il siciliano Nino Vaccarella ...

.. Ma ritorniamo al vertice della superlativa “Targa Florio”, cioè a Vaccarella/Bandini, tandem d’impeto e di saggezza, uniti insieme al volante di una portentosa macchina. “Sono entusiasta della Ferrari 3300, poichè è una macchina davvero formidabile, è un gioiello. La corsa è stata difficile perchè il percorso era tormentato e soprattutto per il caldo scoppiato improvvisamente. Sono felice di avere vinto questa corsa “mia”, perciò prediletta”. Questo il parere di Vaccarella al temine della estenuante cavalcata.

E quello di Bandini : “Quando ho preso io la macchina ho capito che eravamo soli al comando ed ho ritenuto opportuno rallentare, risparmiando così cambio, freni e motore, anche perchè l’asfalto si scioglieva al sole creando una specie di cuscinetto molle sotto le ruote che faceva prendere delle sbandate improvvise e tali che potevano compromettere la corsa”.

Il Professore-Preside di Palermo ci teneva a vincere la sua Targa, ripetendo il successo del concittadino Pucci dell’anno prima. Quella di Vaccarella è stata un pò l’esaltazione della 49^ Targa Florio. E i 250 mila siciliani che dalle prime ore dell’alba avevano preso posto sulle alture, nelle tribune e lungo i tornanti, erano in estasi per quel che aveva fatto il loro “picciotto volante” sulle 1001 curve dei dieci giri. La conoscenza ad occhi chiusi del percorso gli aveva permesso l’exploit sensazionale, ben coiadiuvato - del resto - da Lorenzo Bandini che aveva soppesato la sua fatica col metro della classe e del ragionamento. L’ultima delle grandi competizioni che si ricollega al pionierismo eroico dell’automobilismo aveva la conclusione di italianissimo accento, come da tempo non accadeva. Erano occorsi, infatti, undici anni per arrivare a tanto ...”

  

 


(“Il romanzo della Targa Florio” di A.F. Bradley - 1965)

Commento alla foto: La Ferrari 275 P2 n.198, con alla guida Nino Vaccarella, mentre il Carabiniere in servizio controlla ..... Ma diteci Voi .... in quale altra parte del mondo è esistita, e sino al 1977, una gara su circuito (per 72 chilometri a giro), ed interamente su strada, ... financo con l’incredibile attraversamento di diversi paesi ?

 

TARGA FLORIO 1965 ... la prima di Nino Vaccarella con Lorenzo Bandini

TARGA FLORIO 1965 ... la prima di Nino Vaccarella con Lorenzo Bandini

La coppia italiana Vaccarella-Bandini su Ferrari ha vinto la  Targa Florio confermando in pieno le previsioni della vigilia. Le tedesche Porsche si sono difese con impegno riuscendo a non essere surclassate, e l'unica Ford in gara, nonostante un incidente meccanico abbastanza grave, ha destato buona impressione, dimostrando che i costruttori americani hanno fatto tesoro dell'esperienza siciliana dello scorso anno.

Secondo, terzo, quarto  e quinto posto assoluti sono stati appannaggio delle macchine di Stoccarda. Una splendida giornata di sole e 250 mila spettatori  hanno contribuito al completo successo di questa edizione della classica corsa siciliana, che tuttavia è stata drammatizzata da due incidenti, per fortuna non così gravi come in un primo momento si era temuto.  L'Alpine di Grandsire - Bianchi, pare per la rottura dei freni ha sbandato paurosamente, ha urtato contro un paracarro e si è incendiata. Al momento dell'incidente si trovava al posto di guida Grandsire, che ha riportato ferite e ustioni. L'elicottero del servizio sanitario ha  provveduto a soccorrerlo ed a trasportarlo presso il posto medico della gara. Anche il palermitano  Gilberti  è rimasto vittima di un incidente: la sua Abarth si è anch'essa incendiata ed il pilota è rimasto ustionato.

Al termine della gara, che si è imperniata sul duello tra la casa di Maranello e quella di Stoccarda, è stato unanime il riconoscimento della valorosa e sfortunata prova della Ford.  La scialba prestazione fornita lo scorso anno dalle « Cobra » è stata riscattata dalla vettura della coppia Bondurant-Withmore , riuscita ad inserirsi validamente nella classifica sino al quarto giro, quando occupava il terzo posto assoluto.

Poi la Ford perdeva una ruota ma il californiano, che si trovava in quel momento alla guida della macchina, riusciva a mantenere su strada la vettura . Particolare veramente straordinario: la ruota della Ford ha tranciato nettamente la linea di alimentazione elettrica della strada ferrata Palermo- Messina, costringendo ad una sosta forzata alcuni convogli. E' stato comunque lo stesso Bondurant a recuperare la ruota e a rimontarla, proseguendo sino ai boxes, dove i meccanici gli permettevano di riprendere la corsa. Tuttavia una successiva noia meccanica dopo qualche giro costringeva Bondurant a fermarsi ancora una volta.

Le Ferrari ufficiali, anche se hanno ceduto il passo alle Porsche nelle piazze d'onore, si sono dimostrate ancora una volta imbattibili. La dinamo della vettura di Baghetti e una ruota perduta da Scarfiotti sono le cause dei ritiri delle due vetture che, diversamente, si sarebbero inserite nel dialogo recitato dalle vetture tedesche nelle posizioni di prestigio. Una sorpresa lieta è venuta dall'ottima condotta di gara della nuova Abarth 1600 (sesta assoluta con Hermann-Cella) e  dalle Asa, che hanno girato con regolarità cronometrica.

Il via è stato dato alle 8,12 dal ministro del Turismo e Spettacolo, on. Corona: presente anche l'assessore regionale Nicoletti. Sin dal primo giro passa al comando il palermitano Vaccarella, all'indirizzo del quale la folla assiepata sulle tribune e lungo i settantadue chilometri del percorso tributa grandi ovazioni. Vaccarella non lascerà più la prima posizione; dal terzo al sesto giro Scarfiotti, alternandosi alla guida con Parkes, hanno tallonato da presso la coppia di testa, ma hanno dovuto cedere poi alle Porsche, i cui piloti si erano inizialmente limitati a controllare la corsa delle Ferrari, scattando quando gli incidenti meccanici occorsi ai piloti del « Cavallino rampante » hanno loro permesso di insediarsi nelle posizioni d'onore

 

Targa Florio 1965 .... Baghetti e quella “dannatissima” batteria

Targa Florio 1965 .... Baghetti e quella “dannatissima” batteria

“ .... La Scuderia Ferrari fu privata al terzo giro sia di Scarfiotti, che guidava in coppia con Parkes, uscito di strada per la rottura dello sterzo in conseguenza di un urto contro un muretto, sia di Baghetti, in coppia con Guichet, al settimo giro. Infatti, ad un certo punto, sulle Madonie, la batteria non funziona più. Baghetti si ferma, cerca un ... surrogato; lo trova in una Fiat 1100 di serie di uno spettatore, riprende così con molta decisione, ma dopo due chilometri il guasto si ripete e stavolta non c’è batteria di riserva che tenga, quindi, addio corsa ... “

 
L’episodio (“Il romanzo della Targa Florio” - A. F. Bradley - 1965) è uno dei classici episodi di “Targa” che vedono, come protagonista assoluto, il pubblico siciliano, sempre disposto a qualsiasi cosa pur di “far ripartire” una vettura in difficoltà. Tutte le edizioni delle Targa Florio, dal 1906 al 1977, sono state caratterizzate da storie di questo tipo. Una gara unica, la Targa Florio.
 
La foto proposta - documento eccezionale - mostra, lungo il “Piccolo”, Baghetti, appena visibile sulla destra, quasi nascosto tra i tanti spettatori che circondano la sua ammutolita 275 P2 n.204. Baghetti è, quindi, già fuori dalla Ferrari, col cofano posteriore aperto, del disperato tentativo di rimediare al problema della batteria fuori uso. Il Carabiniere pare essersi arreso nel contrastare quella massa di appassionati che stanno lì, a ridosso della Ferrari, ormai irrimediabilmente fuori gara. Un amante di Targa non può non soffermarsi nel gustare anche l’aspetto “folkloristico” della variegata tipologia di cappellini da sole degli spettatori; alcuni di paglia, altri confezionati alla buona con i fogli dei giornali. Era il 1965; era probabilmente un’Italia semplice, genuina, che non esiste più.
 

Targa Florio 1965 .... c’era anche .. la prima Ford GT40 mai vista in Sicilia .

Targa Florio 1965 .... c’era anche .. la prima Ford GT40 mai vista in Sicilia .

acconto tratto da “Il romanzo della Targa Florio” di A.F.Bradley (1965) :

“ ..... Per la Ford, presente alla Targa con una sola vettura ( la GT40 Roadster telaio n.GT/111 della “Ford Advanced Vehicles” ) dopo le iscrizioni in massa della vigilia ( * ), si può parlare di difesa onorevole: Bondurant, assai meglio di Whitmore - il “Pastore volante” - era protagonista di un validissimo inizio, che però non aveva eguale prosieguo.La GT 40, di proprietà del Lord inglese campione della Lotus-Cortina, dopo 350 chilometri di corsa, proprio lungo lo spietato rettifilo di Bonfornello, usciva di strada. Colpa di un pneumatico evidentemene < pizzicato > nella fiancata, durante la vorticosa discesa su Collesano e Campofelice. Fatto è che un pezzo di gomma desciappata andava a colpire i fili elettrici che danno energia ai locomotori della ferrovia. Così il direttissimo rimaneva bloccato poco dopo la Stazione di Cerda e i viaggiatori ai finestrini gustavano l’emozione di quella fermata improvvisa seguendo i lampi rossi, bianchi, verdi e blu che sfecciavano in quell’unico tratto di sprint dell’infernale corsa ... ”.

(*) nota di precisazione: in effetti la Ford, in un primo momento, ripetendo quanto già fatto nel 1964 con le Schelby Cobra - ma allora con scarsa fortuna, in verità - si era iscritta in massa attraverso la “Schelby American Ford”, con numerose vetture. Poi tutto rientrò con l‘iscrizione di quella unica GT40.

La foto che proponiamo è una immagine assolutamente inedita ; quella è la GT40 n.194 di Bob Bondurant ( USA ) e John Whitmore (GB), alle prese con le interminabili curve di Targa, in mezzo alle colline ed alle vallate del “Piccolo”, nelle Madonie di Sicilia.

 

La foto è stata donata dall’Amico di Targa Florio Dr. Piero Pucci di Benisichi - Palermo, e per questo lo ringraziamo.

 

Targa Florio 1965 .... quella GTO/64 di Ravetto, chiamata “Pippo” .......

Targa Florio 1965 .... quella GTO/64 di Ravetto, chiamata “Pippo” .......

Abbiamo sempre pensato che i veri ricordi, le vere storie, le vere sensazioni di Targa Florio potranno fornircele soltanto i veri “protagonisti” di Targa, primi tra tutti i piloti; …. e …. senza offesa per “gli altri” …. soprattutto quei piloti - ancora tra noi, sia ex “professionisti”, sia ex “gentleman drivers”- che hanno avuto la fortuna di essere gli “attori“ di quell’epico automobilismo degli anni cinquanta/sessanta ……. Allora siamo andati, ancora una volta, a “disturbare” il Dr. Clemente Ravetto.

Questa volta la domanda che gli abbiamo posto è stata: “ Ci racconta i Suoi ricordi di quella Sua ‘ingombrante’ GTO 250/64 da Lei condotta alla Targa del 1965 ? “

Questa la Sua risposta. Confessiamo che torniamo sempre a rileggerla, e non ci stanchiamo mai.

* * *

Per la Associazione Culturale "Amici della Targa Florio" PALERMO

Cari Signori, esaudisco volentieri il Loro desiderio di conoscere il mio pensiero ed il mio ricordo relativamente alla berlinetta FERRARI GTO/64.

Nel 1962 - presso quello che io definisco il Nobile Opificio in Maranello, oggi divenuto industria di produzioni automobilistiche in serie, perdendo così quella connotazione di esclusività che lo qualificava - vennero prodotte 32 unità del modello 250 GTO, nonché altre tre con motore 4000 su ordini di clienti non sportivi; successivamente, alla fine del 1963, seguirono 2 unità ex novo con carrozzeria rivista secondo più moderne esigenze aerodinamiche e, due delle precedenti 32, furono così ricarrozzate.

Nel Gennaio del 1965, volendo iniziare la stagione corse dopo aver conclusa quella precedente alla guida della Alfa Romeo Giulia " Quadrifoglio ", riportando dignitosi risultati, più in pista che in salita, mi orientavo verso una Simca -Abarth 2000, oppure una Ferrari GTO . Pertanto, ricevuto da Ferrari cui avanzai la richiesta di mio interesse, il Commendatore si dichiarò spiacente di non potermi fornire la vettura perché ne era cessata la produzione.

Tuttavia, in nome della vecchia amicizia intercorsa con mio Nonno Clemente - del quale diceva di ricordare con tanto gradimento i sontuosi pranzi che quegli teneva a casa in Palermo in occasione delle edizioni della Targa, ai quali egli era abitualmente tra gli invitati - mi promise di trattare con Edoardo Lualdi Gabardi la cessione a me della di lui GTO/64, ed in cambio gli avrebbe notevolmente anticipata la consegna della 250 Le Mans per la stagione 1965.

Il giorno seguente, ritornato nell'ufficio di Ferrari, egli mi disse che Lualdi aveva accettata la proposta e che ci aveva fissato un incontro per quella stessa sera presso il ristorante " Tucano " che era ubicato nel palazzetto di proprietà della famiglia Ferrari che sorge nella piazza centrale in Modena. Infatti, trovatici con Lualdi, concludemmo per il prezzo di 5 Milioni 500 mila Lire e, rientrando in casa, Ferrari ci raggiunse e si felicitò per l'esito della vicenda.

La mia vettura, telaio n° 4091, nata nel 1962, venne in un primo impiego adoperata dalla Scuderia Ferrari e dopo ceduta a Lualdi che la fece ammodernare; si noti che le quattro unità mod. 64 non erano gemelle tra loro in quanto le prime due realizzate - una per Corrado Ferlaino, l'altra per Oddone Sigala - avevano il tetto ovoidale e privo di paratie laterali, la mia e quella della Inglese Scuderia Maranello Limited (guida destra), che talvolta guidò anche Graham Hill e spesso la eccellente, veloce e dura pilota Annie Suisbolt moglie dell'Inglese Duca de Monteigu, avevano una piccola ala sul tetto che ai lati discendeva su due paratie verticali, nonché un accenno di ala di coda.

Cosa posso dire della macchina, quello che da sempre rispondo a chi mi pone questa domanda, "era un buon bestione" ; infatti, non creava problemi di sorta, necessitava solamente di benzina ma, soprattutto, perdonava con indulgenza molti errori, a differenza della Le Mans che oltre a bacchettare ferocemente faceva anche prendere delle considerevoli paure, pertanto, è agevole immaginare quale affettuoso ricordo ne conservo anche perché quel bestione, che chiamai Pippo perché somigliante al Pippo di Topolino, mi procurò l'onore di titolarmi Campione d'Italia Velocità 1965 per la classe G.T. oltre 2500.

In proposito, mi sovviene un episodio; a circa metà del campionato, ero già in testa per punteggio e pensavo di consolidare tale posizione con una vittoria, ormai certa, al Circuito del Mugello ( gara stradale ) quando, a pochi chilometri dal traguardo finale, circa venti, Gaetano Starrabba, mio coequipier, dovette fermarsi per la rottura del gruppo di riduzione del differenziale.

La vettura, portata a Maranello, quando venne ripristinata, fù oggetto di verifica da parte del mio Capo Tecnico Gino Alterio ( tutt'oggi lucido e vivace sebbene 94enne ), il quale constatò che il ponte posteriore era stato intieramente sostituito con altro surdimensionato e di differente fattura e venimmo anche a sapere che il Commendatore aveva disposto che mi fosse sostituito il motore da 300 CV con un 3000 Testa Rossa da 320 CV, volendo così venire in soccorso del giovane parente di un suo amico che, tra l'altro, si avviava a fregiare se stesso e la Ferrari di un titolo di merito e d'onore ( a quel tempo, i Campioni Italiani erano solamente dodici per stagione, uno assoluto toccò a Nino Vaccarella e undici per categorie e classi, oggi credo siano circa trenta ! ).

Cedetti a fine stagione la vettura a Lillo Adamo che a sua volta la vendette a Reale e più tardi passò ad Armiraglio da Cuneo e, dai primissimi anni 80, si trova a New York in proprietà di Peter Sachs, noto finanziere Americano, che la adopera nelle locali competizioni per storiche.

Nel merito della Vostra osservazione circa la inadeguatezza degli ingombri trasversali della GTO per le strade della Targa, era così, ma la circostanza procurava il vantaggio di tenere dietro senza colpa lo eventuale inseguitore ! !

Ebbi il piacere di rivedere il mio Pippo nel 1992 in occasione della festa pel trentennale della mitica GTO che Luca di Montezemolo volle celebrare; Sachs mi chiese di fare qualche giro di pista, proposta che rifiutai ringraziandolo ma precisando che dal 1972, a conclusione della mia quasi ventennale carriera, disceso dalla Abarth 2000 a 6 marce, non ho più guidato bensì, conduco automobili, attività formalmente analoga ma sostanzialmente assai differente.

Per vero v'è stata una sola eccezione, nel 1991 , quando, su invito di un caro amico, ripresi a Monza il volante di una monoposto Brabham con motore Alfa Romeo per disputare il Trofeo Ascari , gara durante la quale si scatenò un quasi nubifragio e, nondimeno, conclusi al terzo posto tanto che un giornalista scrisse: "buon sangue non mente, molti sono rientrati nel box , lui è giunto terzo" ; non poteva sapere il buon uomo che mentre guidavo dicevo a me stesso : "ma tu , vecchio asino, cosa ti mischi a fare in simili imprese"

Infine, riportandomi al mio rapporto con la GTO, poiché per indole non mi nascondo dietro le tende, non ho remore a confessare un mio momento di debolezza, anche perché mi sembra sia stato un sussulto profondamente umano; mi trovavo un giorno del 1998 all'Autodromo di Imola, spettatore di una serie di gare, tra le quali una per auto storiche, vinta da un giovane pilota Tedesco su una GTO/62 azzurra e bianca ed ero alla uscita della variante che immette nel rettifilo del traguardo e, vedendo passare quella macchina che il ragazzo infilava in uscita con una magistrale derapata centrifuga, sentendo quel sublime suono del dodici cilindri a V ad altissimo regime, lasciai scorrere due lacrime, compendio di un sentimento misto di nostalgia e di orgoglio per aver vissuta la irrepetibile esperienza di guidare e vincere con una siffatta automobile.

 


Spero di essere stato esauriente per quanto di Vostro interesse e Vi invio cordiali saluti.

13 Novembre 2009

Dr. Clemente Ravetto

Nella immagine proposta: Quella Ferrari 250 GTO/64 n.118 di “Ravetto - Starrabba” della Scuderia Pegaso alle prese con un serrato duello con la sorella Ferrari 250 LM n.140 di “Toppetti - Grana”.......... Una immagine che vale il doppio. Una vera “goduria”. Un enorme nostro grazie và al Dr. Clemente Ravetto, Amico dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

  

Maggio 2012 ( In ricordo del'amico Clemente Ravetto )

 

Targa Florio 1965 : quelle ASA sono le “Ferrarine”

Targa Florio 1965 : quelle ASA sono le “Ferrarine”

“ ... Il 9 maggio 1965 la Casa di Lambrate partecipò finalmente alla Targa Florio, gara che si prestava a valorizzare le doti di ripresa, tenuta di strada e maneggevolezza della picccola granturismo milanese. Vennero iscritte nella categoria Prototipi, classe fino a 1600 cc., due 1000 GT strettamente di serie, salvo per la carrozzeria, in alluminio invece che in acciaio, di cui una fu affidata alla coppia milanese Pianta - Bassi, e l’altra al bolognese “Kim” ( Sergio Pedretti ) ed al milanese Pino Babbini. Esse erano le macchine di minor cilindrata fra tutte quelle che si schierarono alla partenza e raggiunsero il traguardo di Cerda senza alcun inconveniente ( tranne una sosta di Bassi per far controllare la pressione dell’olio), e conquistarono il 3° e 4° posto di classe e la 17^ e 22^ posizione in classifica assoluta. La stampa, che negli ultimi tempi si era accanita contro l’ASA, fu unanime nell’esaltare il risultato conseguito dalla marca milanese nella dura gara siciliana ...”

(“ASA - L’epopea della Ferrarina” - Franco Varisco - 2004)

Nel 1965 ero davvero un ragazzino. Era Franco che, in quegli anni, mi portava con sè in Targa; mi disse : guarda, quelle sono le “Ferrarine”. Di quel termine .... “Ferrarine” ..... erano pieni gli articoli di giornali e di riviste come “Quattroruote” ed “Auto Italiana”. Solo per quello mi restarono per sempre impresse nella memoria. Per tutti gli sportivi di Targa restarono nel cuore, quelle “ASA 1000”; erano davvero vetture “simpatiche”. E dire che tutto nacque da un non più concluso progetto del grande “DRAKE”; doveva ( forse ) essere la piccola Ferrari motorizzata 850. Fù, all’inizio, la cosiddetta “Ferrarina 854”.

Nella foto: un bel passaggio in Targa 1965 della ASA 1000 GT n.162 di “Kim” - Babbini. La livrea è strettamente di serie, inclusi i pesanti paraurti cromati. Da notare i mitici “gallettoni a tre alette” della Borrani, sullo stile “Ferrari”, ed i finestrini laterali scorrevoli, molto “corsaioli”, verosimilmente in plexiglas.

 

Targa Florio 1965 ..... “passione e generosità” ....

Targa Florio 1965 ..... “passione e generosità” ....

“Passione e generosità” : così titolava un servizio scritto, tanto tempo fà, dal compianto Guido Garufi. Questo il Suo racconto :

“ ... Mi è caro tornare con la memoria ad episodi per me significativi, in quanto dimostrano la sportività più vera che permeava un pò tutti noi piloti della vecchia guardia. Uno risale al 1973, quando gareggiando con la Porsche 911S 2400, sulla Cefalù - Gibilmanna, mi fermai per controllare l’eventale necessità di aiuto di un altro pilota, il mio caro amico Alfonso Merendino (“Apache”) che su uno degli ultimi tornanti era uscito fuori strada e, in quella occasione, mi qualificai 2° ; o ancora quando alla Targa Florio del 1965, dove gareggiavo con una Simca Abarth 1300 in coppia con Nino Di Salvo.

Quest’ultimo non si presentò ai box, dove lo attendevo per dargli il cambio alla guida, in quanto si era fermato per prestare soccorso al mio carissimo amico Angelo Giliberti la cui macchina, dopo il rettilineo di Buonfornello, era uscita di strada prendendo fuoco. In questa grave occasione il mio co-pilota Nino Di Salvo riportò delle gravi ustioni mentre aiutava Giliberti ad uscire dall’abitacolo ...”.

La foto proposta, inedita, è uno splendido regalo del nostro Amico, che ringraziamo, Antonio Garufi, figlio del compianto Guido Garufi; quella Simca Abarth 1300 n.20 è esattamente la vettura con la quale Guido Garufi e Nino Di Salvo gareggiarono alla Targa Florio 1965. La vettura è ferma allo start di Floriopoli. E’ una vera “apoteosi” di colori di Targa : rosso corsa per l’Abarth, bianco “pennellato” per i numeri di gara, celeste/blu azolo per i fondo numeri. E’ una delle più classiche inquadrature di Floriopoli.

Molti piloti siciliani di Targa, quelli “veri di una volta”, ricordano ancora quel gesto di Nino Di Salvo nel 1965, in soccorso di Angelo Giliberti.

Targa Florio 1965 … omaggio al quelle mitiche SZ …

Targa Florio 1965 … omaggio al quelle mitiche SZ …

… Tanti piloti, ma veramente tanti, in quegli anni sessanta iniziarono a fare le cose “sul serio” guidando esattamente quelle Alfa Romeo SZ. Sono state, alle Targa Florio,  tra le principali protagoniste delle classi “piccole”. Chi ha avuto la fortuna di gustarsi di persona le Targa Florio di quegli anni non può non avere ricordi di quelle mitiche “essezeta”. Erano veloci, agili, affidabili, adattissime alle strade di Targa, ed erano quasi sempre rosse, tranne qualche eccezione. Nella rara immagine a colori che proponiamo potete ammirare l’Alfa Romeo SZ bianca n.14 di Pietro Lo Piccolo e Salvatore Sutera (Scuderia Pegaso - Palermo). Il paesaggio circostante è da “urlo”. Tanti gentleman drivers, da giovani, “si fecero le ossa” alla guida di quelle SZ …  

La foto è un dono di Salvatore “Toti” Sutera, amico e socio dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.  

Targa Florio 1966

Targa Florio 1966

Una bellissima fotografia, molto particolare. Siamo a Floriopoli, in un lontano 1966. Il siciliano Nino Vaccarella, già vincitore di Targa nel 1965, sta dentro quella splendida Ferrari 330 P3 della Ferrari SEFAC, che tutti i siciliani già immaginavano “predestinata vincente” ……. ma poi non fù così ….

Vicino a Lui un giovane siciliano, sorridente. E’ Giulio Pucci di Benisichi, figlio del siciliano Antonio Pucci di Benisichi, già vincitore della Targa Florio 1964 con la Porsche 904 GTS della Porsche S.E.

E quell’allora giovanissimo Giulio Pucci avrebbe anche Lui avuto le Sue future esperienze, in Targa, anche e soprattutto come “uomo Porsche” (Strahle - Martini Racing).

Insomma, la Sicilia, in quegli irripetibili decenni …. sfornava piloti a più non posso.

Mai più anni come quelli.

Ci piace evidenziare il “particolare” dello specchietto retrovisore, posto all’interno dell’abitacolo.

Il nostro ringraziamento va all’Amico Gianfranco Pucci di Benisichi per la bella immagine regalata alle pagine di questo sito sulla nostra “amata” Targa Florio.

Targa Florio 1966 - La mitica “Scuderia PEGASO” di Palermo -

Soltanto qualche giorno fà alcuni Amici di Targa Florio hanno trascorso un piacevole pomeriggio in compagnia di Francesco “Ciccio” Dessì, socio fondatore - insieme a Ninni e Pippo Failla, Manfredi Orobello, Franco Moscato, Gaetano Mancuso e qualche altro di cui, ce ne scusiamo, non ricordiamo i nomi - della mitica “Scuderia PEGASO” di Palermo.

Francesco Dessì, grazie alle Sue - praticamente ormai uniche -memorie, ha riportato alla luce alcune storie; questa è una di quelle :
TARGA FLORIO 1966 Ignazio Capuano, nella primavera del 1966, compra una fiammante Porsche 906. Sappiamo - lo abbiamo gia’ scritto su questo nostro sito - che in Targa Florio di quell’anno, durante le prove ufficiali, usci’ di strada per il blocco dell’acceleratore, finendo la sua corsa in un campo di grano.
Saputo dell’incidente, Ninni Failla (Presidente della Pegaso) e Francesco Dessì (Segretario) si recarono sul posto per il recupero della preziosa vettura.
Di quest’ultima, pero’, non vi era alcuna traccia, stante che la 906 si era fermata nei campi, quasi nascosta, molto lontano dalla strada. Si inoltrarono, quindi, nella campagna dove chiesero ad un contadino se avesse visto, per caso, la macchina.
La risposta, secca, fù questa : “ …. Minchia ! ‘Na machina ?
Io vitti n’aciddazzu biancu ca facìa un burdellu, e battìa l’ali ….“. ( “ … Caspita ! Una macchina ?
Io ho visto un uccellaccio bianco che faceva un casino e batteva le ali …. “. )
Bene, Ignazio Capuano - nel 2010 - conferma: La Sua 906, in piena velocità, decollò su un terrapieno lungo la strada, volò letteralmente, planò su un campo di grano in declìvio, ed ad ogni “sbattone” a terra le portiere ad ali di gabbiano si aprirono e si chiusero più volte, e la Carrera 6, alla fine, era quasi nascosta.

Il grano era più alto della Porsche.
“ … Si, questa storia l’avevo sentita, tanti ma tanti anni fà ……” ci ha detto Capuano …

Targa Florio 1966 - Quella Porsche Carrera 6 di Capuano / Latteri

Targa Florio 1966 - Quella Porsche Carrera 6 di Capuano / Latteri

Il motore fù spento da Capuano (quasi) subito … ma durante i pochi secondi di quel “volo” il sei cilindri del Carrera, con le posteriori senza alcun “grip”, si beccò un poderoso “fuorigiri”.La 906 venne, quindi,  recuperata e ricoverata nei garage dell’Hotel Santa  Lucia a Cefalù per essere verificata dai meccanici del Team Porsche.

La strumentazione della vettura portava ancora memoria di quel “fuorigiri” e bastò quel dato per far proferire al grande Herr Ferdinand Piech la teutonica espressione “ MOTOR KAPUTT ! ! ”, che fece letteralmente gelare il sangue a Capuano ……
 
Si constatò che le valvole a farfalla erano rimaste bloccate aperte. E mentre i tecnici Porsche si dannavano per capire cosa potesse essere accaduto ….. fù il meccanico personale di Capuano a scoprire l’arcano … ; una pietruzza di brecciolino si era incredibilmente andata ad infilare lì dove non doveva infilarsi, così bloccando il movimento di “ritorno” dell’acceleratore …
Quel motore, nonostante il fuorigiri e le convinzioni del
Grande F. Piech , “si salvò”, e fece una eccellente Targa Florio 1966.
 
La Targa Florio era anche questo ……
 

Targa Florio 1966 ... e fù il ritorno dell’ASA ...

Targa Florio 1966 ... e fù il ritorno dell’ASA ...

“ ... La positiva partecipazione alla Targa Florio del 1965 spinse la casa di Lambrate a ripetere l’esperienza anche nel 1966 ..... In data 8 maggio 1966, a Palermo, si svolse la Targa Florio, la più vecchia e prestigiosa gara automobilistica del mondo. Si schierarono alla partenza tre ASA: una GTC ( n.216) con motore di 1032 cc., affidata a Spartaco Dini e Giuseppe della Torre, che fu però costretto a ritirarsi per un guasto al motore; un’ASA 1000 GT con carrozzeria in plastica (n.202), ma con il nuovo motore di 1800 cc. a quattro cilindri, affidata a Giorgio Pianta e “Sir Ortensio” (Giampiero Moretti), costretta anch’essa al ritiro per una uscita di strada di quest’ultimo; e infine una 411 strettamente di serie con il n.214 (alla guida Raffaele Pinto ed il siciliano Silvestre Semilia), che si classificò al 21° posto assoluto e 4^ nella categoria Prototipi sino a 2000 cc. ...”

( “ASA - L’epopea della Ferrarina” - Franco Varisco - 2004)

 

 

 

Nella foto: l’ASA - versione 411 - n.202 di Pianta - Moretti. Nell’occasione la carrozzeria era in plastica. La 411, nella sua altra versione in alluminio, pesava già 110 chilogrammi in meno rispetto alla 1000GT. Ben visibili altre differenze tra le due versioni : l’ampia pesa d’aria sul cofano motore, i proiettori inclinati e lo specchietto retrovisore “racing”. Sulla parte superiore destra del parabrezza un piccolo adesivo rettangolare; è l’adesivo dei commissari di “concorrente verificato”, apposto subito dopo il positivo passaggio alle verifiche tecniche. Per mano di Moretti quell’ASA, in gara, uscì rovinosamente di strada; in quel momento il “Piccolo” era battuto da una pioggia fittissima. In quella immagine a Floriopoli alla guida si scorge Giorgio Pianta; dietro l’ASA n.202 la Porsche 906E n.218 di Gerhard Mitter e Jo Bonnier ( Porsche S.E.)

 

Targa Florio 1966 ... LA “SICILIANA” TARGA FLORIO .......

Targa Florio 1966 ... LA “SICILIANA” TARGA FLORIO .......

Una volta un amico “del continente” mi disse : “ ... Raccontami qualcosa della Targa Florio ... fammi capire cosa fosse ...”. Lo portai con me per fargli aprire un libro molto particolare, custodito come una reliquia; una edizione a tiratura numerata e non in commercio, in quanto riservata alla esclusiva personale disponibilità del grande “Drake”, l’Ingegnere Enzo Ferrari. “Le briglie del successo” il suo titolo.

Quel libro risultava “finito di stampare il 30 novembre 1974 nelle Officine Grafiche ARBE di Modena”, nella sua ultima - allora - edizione del novembre 1970.

A pagina n.119 di quel libro c’è una foto molto particolare, e posso assicurare che, in tutto il libro di ben n.253 pagine, è l’unica foto ove non è presente una vettura da corsa od un pilota. Quella foto è un vero, unico, esclusivo omaggio ad una gara - la Targa Florio - ed al suo pubblico.
Enzo Ferrari ha così voluto onorare la “siciliana” Targa Florio. Per nessuna altra gara un pari trattamento.
Feci, così, vedere quella foto al mio amico “del continente”. Non ci volle molto perchè Lui capisse cose fosse stata, per noi siciliani, la Targa Florio.
Enzo Ferrari donò quel Suo libro nel lontano 31 gennaio 1977. Quella foto proposta ritrae un luogo “cult” della Targa; il tifo - come fosse in una gara ciclistica - è assolutamente schierato, di parte. Quell’anno - era il 1966 - sulle Madonie correva una splendida Ferrari 330 P3 Spyder n.230 affidata all’eroe locale Nino Vaccarella ed a Lorenzo Bandini.

Targa Florio 1966 ... lo scontro della TZ1 con la .... pecora ...

Targa Florio 1966 ... lo scontro della TZ1 con la .... pecora ...

Racconta Salvatore (Toti) Sutera :

” ... Quell’anno, nel 1966, ero il compagno del compianto amico Pietro Lo Piccolo. Correvamo con la sua TZ1. Per quella nostra ennesima Targa il numero di gara fù il 122. Ero io alla guida, probabilmente al 4° o 5° giro, quando nei pressi di Caltavuturo, subito dopo una curva cieca .... mi trovai davanti un branco di pecore che attraversava tranquillamente la strada ... frenata secca .... una delle tante pecore, colpita in pieno, volò letteralmente sul cofano con un gran botto ! ..... La mia unica preoccupazione in quel momento ? Che il “prezioso” cofano in alluminio della TZ1 non si fosse danneggiato seriamente ! Per fortuna non fù così; continuai, e , altra fortuna, non incontrai il pastore .... “

La foto ritrae la TZ1 n.122 di Pietro Lo Piccolo e “Toti” Sutera. Sulla vettura visibili le insegne della “Marathon” (industria petrolifera che in quegli anni sponsorizzava le vetture della Scuderia Pegaso di Palermo), e della “Giliberti Corse”, il preparatore palermitano di quella TZ1.

Toti Sutera è un Amico dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

 

Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

Così si ridusse, alla Targa Florio 1966, la spendida Ferrari 330 P3 di Vaccarella / Bandini a causa della rovinosa uscita di strada di Lorenzo Bandini, causata da una “toccata” nell’occasione del soprasso nei confronti della privata Ferrari 250 GTO/64 del pilota siciliano Marsala ....


Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

..... Bandini - dopo l’incidente ritornato a Floriopoli, peraltro ospite in macchina proprio di Marsala - accusò pesantemente il siciliano ..... ed i piloti privati in genere ....... seguirono, nell’immediato, dichiarazioni di Nino Vaccarella, compagno di Bandini ..... ; quello fu un episodio destinato a scatenare infinite polemiche ....

Targa Florio 1966 ... quella 330 P3 come non la avete mai vista ........

........ la stampa sportiva trattò ampiamente l’episodio .... ed alla fine - a freddo - si capì che le colpe non erano certamente tutte da addossare a Marsala ...... ma intanto .... quella splendida 330 P3 si fermò al 7° giro di corsa, in fondo a quella scarpata, .... e fù un vero peccato .....

Targa Florio 1966 ... quella Porsche Carrera 6 che veniva da Stoccarda ....

Targa Florio 1966 ... quella Porsche Carrera 6 che veniva da Stoccarda ....

La “storia” di quella Porsche Carrera 6 dei siciliani Capuano e Latteri è una vera “favola”, ancor prima che iniziasse a correre, ed infatti così quella “storia” la raccontava, nel 1966, il grande giornalista Pietro Rizzo (“Autosprint Mese” - Dicembre 66):

“... Finita la stagione, Capuano s’accorse che era venuto il gran momento. Ci voleva, insomma, una grossa vettura; una sport di primo piano che gli permettesse di affermarsi definitivamente, e questa venne. Tra una patema d’animo e l’altro - per le preoccupazioni e le gioie che gli procurava di domenica in domenica il figlio - e dopo le continue richieste di quest’ultimo, il sempre più entusiasta ed appassionato papà Quirino, in un momento di debolezza, spedisce il figlio a Stoccarda per l’acquisto di una fiammante Carrera 6.

Assieme a Latteri, con una vecchia Fiat 1800, Capuano partì alla volta della Germania. Qualche giorno dopo, tornati in Sicilia con la vecchia Fiat che trainava un carrello con la nuova Porsche, i nostri personaggi si diressero direttamente sul Circuito delle Madonie, dove una settimana più tardi si sarebbe svolta la 50^ edizione della Targa Florio. Quale migliore banco di prova, per sondare la qualità della vettura ? Un giro Capuano, un altro Latteri e così via per due intere giornate. Viene finalmente il grande giorno ed entrambi, nonostante l’“annacquata” Targa di quell’anno, e nonostante non avessero ancora preso confidenza con la terribile Porsche, forniscono una brillante prestazione finendo ottavi assoluti e quarti di classe , dietro una infinità di “ufficiali” …. ”.

Una curiosità ? Quell’anno, oltre a quella fiammante “palermitana” 906 iscritta dalla Scuderia Pegaso, al via si presentarono tante altre “sorelline” gemelle, eccole:

- n.4 Carrera 6 della Porsche System Engineering; - n.3 Carrera 6 della Scuderia Filipinetti (di cui una, la vincente, semi works); - n.1 Carrera 6 della Ecurie Basilisk; - n.1 Carrera 6 della A.F.N. - Porsche Cars Great Britain. Quindi, ben 10 Carrera 6 in gara .... davvero incredibile.

Nella foto quella Carrera 6 di Capuano/Latteri con una delle provvisorie targa “prova” di carta, come erano in quegli anni.

 

Targa Florio 1966 ... un omaggio alle Lancia Fulvia HF ...

Targa Florio 1966 ... un omaggio alle Lancia Fulvia HF ...

Nelle memorie di tutti noi appassionati di Targa .... e di una certa età .... tante immagini di quelle indistruttibili Lancia Fulvia HF. In “onore” di quelle vetture, una immagine che “più Targa Florio non si può”. Siamo alla Targa del 1966, e quella è la Lancia Fulvia HF n.36 di Claudio Maglioli e Marco Crosina, iscritta dalla HF Squadra Corse. L’HF è ritratta in un tratto “mitico” .... quelle curve veloci, in sequenza, immediatamente prima dell’arrivo a Floriopoli. La foto è piena di affascinanti effetti di luci ed ombre. La vettura è abbagliata - a tratti - dai raggi del sole che passano attraverso le chiome dei filari di alberi lungo il tracciato. E poi i caratteristici paracarri in cemento, e poi il pubblico assiepato a pochi centimetri dalle vetture in gara ... si, non c‘è dubbio alcuno .... quella è Targa Florio ....

Targa Florio 1966 .... Cos’era la “Targa Florio” .... di Clemente Ravetto

Targa Florio 1966 .... Cos’era la “Targa Florio” .... di Clemente Ravetto

Questo scrive, a noi dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, il Dr. Clemente Ravetto, al quale abbiamo chiesto di concederci un pò del Suo tempo, per parlarci di Targa Florio :

“” ... Gentili Signori cultori della Targa Florio,
aderendo ad una Vostra richiesta avanzatami a mezzo mail di mio figlio Dott. Manfredi Ravetto, di seguito vado ad esprimere un mio pensiero circa la, ormai mitica, Targa Florio, premettendo il mio plauso per la Vostra iniziativa, consistita nello avere ideato e realizzato un programma atto a ricordare ai più anziani e far conoscere ai giovani quell'evento irrepetibile che rappresentò la competizione automobilistica più completa tra tutte quelle fino ad oggi svoltesi; infatti, le sue caratteristiche prevedevano la migliore efficienza e resistenza dei mezzi meccanici, dei piloti e di tutti coloro che, a vario titolo, collaboravano alla assistenza delle vetture ed alla organizzazione della gara.

La Targa Florio è senza dubbio un evento da considerarsi patrimonio delle tradizioni culturali della nostra cosiddetta “”Isola in un mare di luce””, poiché, non solamente una competizione automobilistica era, ma, al contempo, una festa di campagna che si svolgeva in tre giorni, un evento mondano anche per coloro che non erano appassionati di quello sport, tant'è che le Ferrovie dello Stato predisponevano speciali convogli con destinazione d'arrivo la Stazione di Cerda.

Affrontare l'oneroso impegno di competere per ben 720 chilometri, su strade destinate all'uso prevalentemente agricolo, snodantisi tra pianure e montagne, con curve riproducenti ogni immaginabile raggio, con tratti discendenti di impegnativa pendenza, con un unico rettilineo esteso
un paio di chilometri che prevedeva il raggiungimento di elevate punte di velocità massima - con alcune vetture ci si avvicinava ai 300 Km/h sebbene il profilo della carreggiata fosse a sezione concava - , io stesso in una occasione ottenni il record di quella edizione con 281 Km/h , spesso incontrando condizioni meteorologiche in netto contrasto fra quanto a livello del mare e quanto ad alcune centinaia di metri al di sopra, posso affermare che era impresa davvero impegnativa.

Cosicché, il solo giungere al traguardo finale era meritevole di encomio a prescindere dalla posizione ottenuta in classifica di classe, non considerando quella in classifica assoluta, vista anche la qualità dei concorrenti, uomini e mezzi, che prendevano il via nella ricerca di un successo produttivo di notevole valore di immagine per la marca o per il pilota .

Ebbi il privilegio di partecipare a sette edizioni, precisamente, nel 1954 alla guida della Lancia Aurelia B.20 2500 quale copilota di Francesco Arezzo, giungendo primi della categoria e settimi assoluti, nel 1955 ( 14 giri per 1008 Km. ) su Fiat 8V della Scuderia Milan con Giuseppe De Sarzana, secondi della classe, nel 1956 su Maserati 300 S, con Carlo Pottino sesti assoluti, nel 1963 con Dodo Baggio (collaudatore della Casa) su Jaguar XK 120 della Jaguar, vincitori della classe, nel 1965 su Ferrari G.T.O. 64 con Gaetano Starrabba, vincitori della classe, nel 1966 su Ferrari Le Mans, ancora con Starrabba, secondi della classe, nel 967 su Ferrari 275 GTB con Sergio Marchesi, ritirati per cedimento semiasse; dunque, credo di aver acquistata sufficiente esperienza per poter esprimere giudizi su questa gara.

V'erano, per vero, due altre competizioni che per loro peculiarità potevano considerarsi simili alla nostra Targa Florio, precisamente, la 1000 Km del Nuerburgring e quella di Spa-Francorchamps, ma la prima si snodava su un circuito di 22 Km circa, con un tratto su sede permanente, dunque molto più agevole da memorizzare e per il calcolo delle migliori traiettorie, l'altra su 14 Km circa con asfalto in ottimo stato, lo dico per avervi partecipato, pertanto i compiti erano assai meno gravosi.

Una competizione come la Targa, che si svolgeva su tornate di 72 Km. ciascuna, offriva inoltre la possibilità che si verificassero episodi davvero singolari, come ad esempio, quando al termine di una delle ultime edizioni, correva voce che uno dei partecipanti, vincitore della sua classe, avesse disputata la gara con una vettura totalmente irregolare e, nel corso dell'ultimo giro, si fosse arrestato in un luogo fuori dalla vista di spettatori ove era preparato un semirimorchio furgonato nel quale egli si introdusse dal retro discendendo dalla parte opposta con una vettura gemella ma assolutamente regolare con la quale tagliò il traguardo; vero o non vero che fosse, era comunque possibile realizzare un simile misfatto.

Capitò anche a me di essere stato protagonista di un episodio storico; con Gaetano Starrabba correvamo la Targa del 1966 con la berlinetta Ferrari Le Mans e, partito per ultimo degli otto concorrenti della mia classe, durante il primo giro, prima di raggiungere Caltavuturo, avevo superate le altre tre Le Mans, due GTO, una Healey 3000 ed avevo già a vista, circa 500 mt. avanti a me, la Ford GT 40 ufficiale guidata dalla coppia Ligier - Greder, quando il motore della Ferrari prese a girare in folle.

Pensai si fosse rotto un semiasse o, peggio, la trasmissione, discesi dalla vettura ma nulla potei riscontrare; quindi, rimessomi al volante, provai ad innestare le marce e mi avvidi che l'unica che non si inseriva era la seconda ( si era spezzato l'ingranaggio del quale conservo ancora la metà quale fermacarte ) così proseguimmo pei rimanenti giri privi della seconda, marcia che alla Targa era fondamentale, perdendo definitivamente il contatto con la Ford per cui, quasi al termine della gara, malgrado una uscita di strada di Starrabba (documentata con foto sul Numero Unico 1966 della Ferrari) eravamo secondi dietro Ligier.

Senonchè, nella discesa tra Caltavuturo e Campofelice, circa 10 Km prima del traguardo finale, scorsi alla mia sinistra la Ford ferma all'interno di un abbeveratoio per cavalli, dunque pensai di aver vinto e, quale vincitore, fui festeggiato all'arrivo dalla Squadra per la quale correvo e da Dragoni D.S. della Ferrari, interessata ai punti pel mondiale Marche ma, dopo qualche minuto, la Direzione Gara mi precisò che ero classificato secondo dietro la Ford perché, per interpolazione dei tempi prevista dal regolamento della gara, nel momento in cui il vincitore assoluto aveva tagliato il traguardo, io risultavo ancora allo inseguimento di Ligier il cui ritiro avvenne in un tempo successivo all'arrivo dello assoluto.

Fu avanzato un quesito riguardante la vettura Ford, chiedendo la verifica della capienza del serbatoio e creando in tal modo il problema della impossibilità di esecuzione perché la vettura non era disponibile al parco arrivi, in quanto ferma in campagna.

La questione, ovviamente oggetto di appello da parte della Ford, venne risolta a vantaggio di quest'ultima in rigida applicazione del regolamento, ma gli organizzatori della Targa vennero obbligati ad integrare la norma con la aggiunta "a condizione che le vetture giungano al traguardo di
fine gara".

Purtroppo, però, nulla a questo Mondo è eterno, come disse qualcuno " panta rei ", ed anche la Targa Florio ha avuta una sua conclusione, lasciando tuttavia una imperitura leggenda e concedendo a tutti quelli che partecipammo alla avventura, il vanto di aver collaborato alla realizzazione di quel mito.

Coevamente all'augurio di un congruo successo della Vostra lodevole iniziativa, Vi invio il mio cordiale saluto.

8 Novembre 2009, Clemente Ravetto ...“”.

* * *

Nella foto proposta : quella Ferrari 250 LM alla Targa Florio del 1966. Gara anche bagnata, quell’anno, strada viscida, anche piena di fango. La LM, come raccontato dal Dr. Ravetto, esce “fuori strada”, con alla guida Gaetano Starrabba, ma un gruppo di spettatori accorre velocemente. Saranno loro a rimettere in gara quella Ferrari. Quelle cose accadevano soltanto in Targa Florio : gara inimitabile.

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ringrazia ancora il Dr. Clemente Ravetto per la Sua amichevole disponibilità.

Maggio 2012 (In ricordo di Clemente ravetto)

Targa Florio 1966 .... finalmente foto a colori per quella Bizzarrini .......

Targa Florio 1966 .... finalmente foto a colori per quella Bizzarrini .......

Da appassionati di Targa Florio quali siamo ..... abbiamo trascorso un pò di tempo a cercare una foto a colori della Bizzarini GT Strada 5300 che partecipò, con scarsa fortuna, alla Targa Florio del 1966.

La vettura era “ufficiale”, iscritta dalla “Bizzarrini Prototipi”, ed affidata ai piloti Edgar Berney e Giuseppe Nieri.

Ebbene ...... roba da non crederci ........ la foto .... anzi ... le foto ... sono arrivate, e non da parte di un personaggio “qualsiasi”. Sono, invece, un vero e proprio regalo al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte di quel Paul Vestey, pilota, che portò in Targa Forio 1968 la sua mitica bellissima Ferrari 250 LM, in coppia con David Piper.

Per questo lo ringraziamo immensamente.

Ma torniamo alla Bizzarrini del 1966. La vettura, in gara, non ebbe fortuna ; “saltò” il motore (head gasket) quasi subito, nel corso del 2° giro. L’immagine proposta ci mostra la Bizzarrini in giornata di prove. Le ( scarse ) cronache del tempo raccontano che la vettura subì uno scontro con una vettura civile ( Fiat Topolino ) rimediando una botta sull’anteriore sinistro. Il danno fù sistemato alla meglio per la successiva gara.

La foto - semplicemente spettacolare - ci “racconta” le fasi successive all’incidente. I meccanici sono ancora al lavoro. Il camioncino di assistenza è targato LI ; la sede della Bizzarrini era ubicata, infatti, a Livorno.

Targa Florio 1966 ..... quella “isolata” Shelby Cobra 427 ....

Targa Florio 1966 ..... quella “isolata” Shelby Cobra 427 ....

In Targa Florio la Ford, nella stagione 1964, organizzò una spedizione “faraonica” portando in Sicilia, dagli USA, addirittura ben 4 Shelby Cobra, affidate a notissimi piloti di primo piano e ad una coppia di fortissimi piloti siciliani ( Coco - Arena ) per evidenti ragioni d’immagine. Quelle vetture portarono una numerazione quasi in sequenza ( n.142, n.146, n.148, n.150 ) ; a quelle si aggiunse una Cobra privata ( n.152 ).

Insomma, le Cobra vengono sempre abbinate alla Targa Florio del 1964.

Quella “spedizione, tuttavia, fù un fallimento. Potentissime le Cobra, ma poco adatte al tortuoso tracciato della Targa.

Dopo quelle esperienza per nulla felice ...... pareva un discorso chiuso quello delle Cobra con la Targa; ed invece, nel 1966, si presentò un equipaggio americano ( Ed Freutel - Tony Settember ) con una Schelby Cobra 427; le fù assegnato il numero 178.

Non fù fortunata quella partecipazione. La Cobra si fermò quasi subito, per incidente, nel corso del 2° giro.

Ne consegue che foto di quella Cobra lungo il “Piccolo”, in prova o in quei pochi chilometri di gara, sono molto rare.

L’Amico Gabriele del Castillo ci ha fatto una sorpresa, regalando alla libera fruizione dei visitatori di questo sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, una bella immagine di quella Cobra alla Targa Florio del 1966. Lo ringraziamo nuovamente.

Targa Florio 1966 ...... ancora una foto per quella Bizzarrini ......

Targa Florio 1966 ...... ancora una foto per quella Bizzarrini ......

E questa è la seconda foto di quella Bizzarrini, sempre tratta dall’Archivio personale di Paul Vestey. Quella bella vettura, quindi, era tutta rossa, inclusa la coda. E se ci fate caso sullo sportello di quel camioncino di assistenza, sopra un adesivo “BP “, c’è una scritta, apposta “a pennello” ....... in stile Targa Florio, e così recita : “50^ Targa Florio - concorrente “ ed al centro il numero della vettura, il 226.

Una cosa davvero particolare.

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio rinnova i propri rigraziamenti all’Amico di Targa Florio Paul Vestey che ha avuto il piacere di mettere a disposizione di questo sito due documenti di eccezionale bellezza e rarità.

Targa Florio 1966 Il ricordo di Clemente Ravetto

Targa Florio 1966 Il ricordo di Clemente Ravetto

... L'anno dopo comprai una « Le Mans » . Era quella di Sergio Bettoja , ma lui non ci aveva mai corso. L'aveva prestata a De Adamich , a Casoni e poi a Vaccarella. Nino, a Pergusa, aveva avuto un brutto incidente e la macchina, semi distrutta, era tornata a Maranello dove l'avevano rimessa a nuovo. Credo di averla pagata sei milioni e mezzo. Anche con quella feci la Targa Florio e vinsi di nuovo la classe. Ma fu una vittoria più avventurosa che in precedenza . Al via, il primo a partire della mia classe era Guy Ligier , con la Ford «GT 40», poi c'erano altri quattro o cinque concorrenti e infine c'ero io, l'ultimo. Già alla fine del primo giro li avevo superati tutti, meno Ligier . Ma gli ero dietro. Ricordo che avevo intravisto la sagoma bianca della sua vettura alla fine del rettilineo di Bonfornello. Tra parentesi, in quella edizione, feci registrare la più alta velocità di punta, 281 chilometri all'ora, che credo sia rimasta imbattuta per diverso tempo . O forse non l'ha più battuta nessuno: non so, non me ne sono più interessato. Come dicevo, ero ormai in vista di Ligier, ma purtroppo mi si è rotta la seconda marcia . Le altre entravano, ma la seconda no. E siccome per mettere la prima c'era una specie di catenaccio che costringeva necessariamente a passare per la seconda, la cosa si fece più grave del previsto, una vera tortura. Comunque io e Gaetano Starrabba continuammo, sempre dietro alla «GT 40». Finché, all'ultimo giro, vedo la vettura di Ligier fuori strada, dentro un abbeveratoio per cavalli, all'ingresso di Collesano . Bene, ho pensato, ho vinto. E infatti all'arrivo vengo subito festeggiato. Ma dopo cinque minuti arriva il conte Federico, direttore di gara e mi dice: eh no, caro, non hai vinto, perché dice il regolamento che valgono le posizioni del momento in cui il primo assoluto taglia il traguardo. E in effetti, quando Mairesse, con la Porsche, era arrivato, Ligier non era ancora uscito di strada, quindi il primo di classe era lui. Bene, dissi io, e allora chiedo una verifica della cilindrata e della capacità del serbatoio della Ford che ha vinto. È un mio diritto. Sicuro, dissero loro, ma la macchina non c'è, è a Campofelice. E allora ? E allora se la macchina non è giunta al traguardo probabilmente hai vinto tu. E infatti fu così. Tralascio di raccontare quello che poi fece Ligier , alla sera, a cena. Fu molto poco sportivo, volò anche qualche seggiola. Pazienza. ...

 

Targa Florio 1966 …. quella privata Porsche 904 GTS …… rossa

Targa Florio 1966 …. quella privata Porsche 904 GTS …… rossa

Davvero non comune il rosso come colore di una Porsche 904 GTS. Quella della foto è la “privata” 904, in quella Targa Florio condotta da Turillo Barbuscia e Secondo Ridolfi. La vettura - curiosamente - esponeva i loghi pubblicitari della ”MARATHON” (Compagnia Petrolifera), e ciò analogamente a tutte le vetture della locale Scuderia Pegaso/Marathon di Palermo ; chissà ….. magari quella fu una forma di estemporanea indiretta “assistenza” ……

L’immagine proposta - che consente di verificare lo stato certamente non ottimale dell’asfalto, pieno di pericolosissimo brecciolino - è un prezioso regalo di Thomas Horat al sito della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Targa Florio 1966 …. “ MAMMAMIA ! “: Nino Vaccarella con la sua 330

Targa Florio 1966 …. “ MAMMAMIA ! “: Nino Vaccarella con la sua 330

Una volta venne pubblicata, in una splendida rivista americana, una quasi surreale immagine di Targa Florio del 1967 che ritraeva la mastodontica bianca Chaparral 2F alle prese con uno dei tanti tornanti del “Piccolo”. In quella rivista d’oltreoceano il commento sulla foto iniziava così : “ MAMMAMIA ! ”

Bene ; riprendiamo ora quel commento di quella rivista a corredo di questa foto mozzafiato che l’Amico di Targa Florio Tony Adriaensens http://www.corsaresearch.com/ ha voluto regalare alla fruizione dei visitatori di questo nostro sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

I siciliani dei paesi di Targa Florio, in quel lontano 1966, si stanno gustando uno spettacolare passaggio del grande Ninni Vaccarella con la sua indimenticabile Ferrari 330 P3 della Ferrari SEFAC. La nitidezza della foto è tale da consentirci di ammirare anche il guanto della mano destra di “Nino” …… che stringe il volante, in quella lieve sterzata.

I particolari della carrozzeria - con rivettature ancora artigianali e quant’altro - sono da “schianto”. Sarà …. ma certe immagini in gara di vetture di Targa Florio all’interno dei paesi madoniti sono “inarrivabili”.

Ci dispiace per tutte le altre gare sparse per il mondo, ma da noi, in Targa Florio, tutto era veramente “speciale”.

Grazie, Tony. Sei un vero Amico.

Targa Florio 1966 ….. una stupenda Floriopoli …

Targa Florio 1966 ….. una stupenda Floriopoli …

In onore di questa splendida immagine  che l’Amico Tony Adriaensens 
 
http://www.corsaresearch.com/ 

 

ha voluto regalare alla fruizione del nostro sito - riproponiamo uno stralcio di una lettera inviataci dal Dr. Clemente Ravetto, che racconta “pezzi di storia di Targa Florio 1966” di quella Sua bellissima Ferrari 250 LM n.180 che troviamo immortalata della foto proposta :
 
“ …….. con Gaetano Starrabba correvamo la Targa del 1966 con la berlinetta Ferrari Le Mans e, partito per ultimo degli otto concorrenti della mia classe, durante il primo giro, prima di raggiungere Caltavuturo, avevo superate le altre tre Le Mans, due GTO, una Healey 3000 ed avevo già a vista, circa 500 mt. avanti a me, la Ford GT 40 ufficiale guidata dalla coppia Ligier - Greder, quando il motore della Ferrari prese a girare in folle.
 
Pensai si fosse rotto un semiasse o, peggio, la trasmissione, discesi dalla vettura ma nulla potei riscontrare; quindi, rimessomi al volante, provai ad innestare le marce e mi avvidi che l'unica che non si inseriva era la seconda ( si era spezzato l'ingranaggio del quale conservo ancora la metà quale fermacarte ) così proseguimmo pei rimanenti giri privi della seconda, marcia che alla Targa era fondamentale, perdendo definitivamente il contatto con la Ford per cui, quasi al termine della gara, malgrado una uscita di strada di Starrabba  eravamo secondi dietro Ligier …. “
 
Questo volevamo ricordare a noi stessi : esiste ancora oggi un pezzo di quella 250 LM; è usato come fermacarte …….. e sta sulla scrivania del Dr. Ravetto ….
 
Grazie di nuovo, Tony. Sei un vero Amico.

Targa Florio 1966 …… anche una Porsche 904 ufficiale “ T CAR “ …..

Targa Florio 1966 …… anche una Porsche 904 ufficiale “ T CAR “ …..

Anche una non più nuovissima 904 GTS ufficiale “T CAR“ per le prove della Targa Florio 1966. La sua targa era S - UN 441 ed i documenti ufficiali dicono che venne affidata nelle mani di : Arena, Pucci, Mitter, Bonnier, Herrmann, Glemser.

La foto è un prezioso regalo di Thomas Horat al sito della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Targa Florio 1966 …… anche una Porsche 906 ufficiale “ T CAR “ …..

Targa Florio 1966 …… anche una Porsche 906 ufficiale “ T CAR “ …..

Questo scrissero i cronisti dell’epoca :

“ ……. Targa Florio 1966 : Quando negli ambienti automobilistici cominciò a correre voce che la Porsche sarebbe venuta in Sicilia alla fine del mese di marzo con una vera e propria squadra di TCAR, per effettuare collaudi ed esperimenti sulle nuove vetture in vista della competizione isolana che si sarebbe svolta il sucessivo otto maggio, stentammo a credere a queste indiscrezioni e ci convincemmo che ancora una volta si trattava di una delle solite notizie “bomba” che ogni anno, alla vigilia della Targa Florio, esplodono come tuoni a ciel sereno e che poi, alla resa dei fatti, non hanno alcun fondamento ….. “

Ed invece la Porsche “scese” in Sicilia, in “avanscoperta”, con l’armata delle sue TCAR ….. e quelle TCAR furono “siciliane” anche per le prove ufficiali di maggio.

L’immagine proposta ritrae la 906 ufficiale “T CAR” ( targata S - XE 38 ) con quell’inusuale colorazione ; i documenti ufficiali dicono che quella 906 TCAR venne riservata a : Mitter, Bonnier, Herrmann, Glemser, Arena, Pucci.

La foto è un prezioso regalo di Thomas Horat al sito della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Dalla svizzera l'Amico di Targa Florio Thomas Horat ci ha inviato alcune foto del suo archivio personale di Targa.

Le foto, riguardanti l’edizione del 1966, sono talmente belle che ci siamo decisi di riprendere e proporVi in immagini, sia pur molto brevemente, una “vecchia storia” ….. quella delle “dieci sorelle” ….

Non la conoscete ? Ve la racconteremo noi, mostrandoVi soltanto una spettacolare serie di foto di quella Targa Florio 1966, e saranno tutte foto - ben 10 - di Porsche Carrera 6 …. perché quell’anno, allo start di Floriopoli, c’erano ben 10 Carrera 6 …. di cui una … “palermitana” …..

E per una buona parte di questa rassegna di immagini, un grande grazie lo dobbiamo riservare proprio a Tomas, che ha voluto gratificare questo nostro giovane sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio con le sue foto, sin qui inedite :

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….


Porsche 906 n.148 - Mairesse - Muller / Scuderia Filipinetti/Porsche S.E.

 

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.144 - Arena - Pucci / Porsche S.E.

 

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.150 - Bourilot - Maglioli / Scuderia Filipinetti

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.156 - Capuano - Latteri / Scuderia Pegaso - Palermo

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.154 - Huhnis - Walter / Ecurie Basilisk

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906.8 n.224 - Klass - Davis / Porsche S.E.

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.218 - Mitter - Bonnier / Porsche S.E.

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.152 - Spoerry - Bungener / Scuderia Filipinetti

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.200 - Herrmann - Glemser / Porsche S.E

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Targa Florio 1966 …… e la storia delle “dieci sorelle” …….

Porsche 906 n.220 - De Udy - De Klerk - A.F.N. / Porsche Cars G.B.
(foto concessa al sito dall’Amico belga Tony Adriaensens)

Targa Florio 1966 …… quelle “cunette” ... dentro i paesi di Targa …..

Targa Florio 1966 …… quelle “cunette” ... dentro i paesi di Targa …..

Così, una volta, mi ricordò quelle pericolose ed al tempo utili “cunette” .... Armando Floridia :

“ … L’attraversamento dei paesi lungo il percorso del circuito della Targa Florio era un problema complesso. Strada battuta, quindi liscia, nessun grip; i transennamenti per il pubblico erano una vera trappola. Se toccavi una transenna ci rimanevi impigliato. Se non li ricordi, guarda qualche foto e capirai il perché. Erano in tubi d’acciaio “Innocenti “, per cui la base e la sommità sporgevano sulla strada così come le traverse superiori. Questi elementi bastavano a “sfasciare” una vettura che vi andava contro, e le sport erano le più esposte, avendo la copertura in vetroresina e tubi, tubicini e telaietti per telaio.


Ti lascio immaginare nei casi di sorpassi ( che dentro i paesi erano vietati ma si … rischiava ).

Quindi, attraversando Cerda, Collesano e Campofelice, erano necessari calma, concentrazione e condotte di guida particolari, ricordando che, in certi anni, si viaggiava con gomme da pista (slick) su strade di paese ! Unica gara del genere al mondo !


Tieni anche conto che si proveniva da un tratto veloce del percorso e che Campofelice, malgrado tutto, consentiva molta velocità.


A Campofelice io mettevo in atto una tecnica un po’ “targaiola”, spregiudicata (con gomme slick) che mi consentiva una maggiore velocità percorrendo una curva veloce ma molto scivolosa, evitando di sbandare o rallentare.


Questa curva, verso destra, si trova al centro del paese, lungo la strada (in discesa) che interseca una strada diagonale in brusca salita: l’intersezione è quindi a forma di V, con una “cunetta” in pietra con accentuata curvatura interna e quindi più profonda del normale.

Ebbene, mettevo dentro quella cunetta le ruote destre, che vibravano come pazze; ciò mi consentiva di percorrere la curva come se un binario tenesse ferma la vettura a destra, attenuando l’effetto della forza centrifuga e del viscido. La curva andava percorsa in modo perfetto, a velocità costante, senza trasferimenti di carico; in queste condizioni era possibile una forte accelerazione all’uscita, tale da percorrere l’ultimo tratto, prima della piazza, in modo abbastanza veloce. Lì si guadagnava qualche secondo … perché non si sa mai … risparmiare fa sempre bene.


Come vedi, l’arcano è tutto qui e posso immaginare che altri piloti lo abbiano sperimentato come me, ma mai raccontato... “

Che dire, ascoltare l’amico Armando Floridia quando parla di Targa .... è un piacere.

Nella foto di repertorio 1966 ( ma vale anche per tutti gli altri anni ) : l’Alfa Romeo TZ2 Autodelta di Pinto – Todaro, in prossimità di una di quelle tante “cunette” e di quei pericolosi tubi d’acciao “Innocenti”.

 

Targa Florio 1966 ……. quelle “piccoline” ASA ….

Targa Florio 1966 ……. quelle “piccoline” ASA ….

Fu molto soddisfacente, nel 1965, l’avventura delle ASA alla Targa Florio. Nella successiva edizione del 1966, con molto entusiasmo e fiducia, fu portata in Sicilia, tra le altre, anche una ASA GTC, con motore di 1032 cc., che sarebbe stata condotta da Spartaco Dini e da Giuseppe della Torre. Il suo numero di gara fù il 216.

La troviamo immortalata in questa splendida foto - regalata alla fruizione del nostro sito dall’Amico di Targa Florio Tony Adriaensens http://www.corsaresearch.com/ - durante un suo fermo tecnico ai box di Floriopoli ; l’ASA sta dietro una delle tante Lancia Fulvia HF private, alle prese con un rabbocco di olio.

Grazie, Tony. Sei un vero Amico.

Targa Florio 1966. Quegli indimenticabili sportivissimi equipaggi inglesi ......

Targa Florio 1966. Quegli indimenticabili sportivissimi equipaggi inglesi ......

Noi giovani appassionati di allora ci dovevamo “accontentare” - per tutto l’anno - delle “nostre” classiche cronoscalate : la Monte Pellegrino a Palermo , la Cefalù - Gibilmanna, la Coppa Nissena, la Monte Erice e così via. Poi, finalmente, una volta l’anno, la nostra imperdibile TARGA FLORIO.

Ovviamente, la Targa Florio era “ben altra cosa” ; altro “panorama” di piloti e di vetture. Bene, ma oltre ai grandi piloti VIP, c’erano pure quei simpatisissimi e sportivissimi, piloti inglesi privati ...... una vera tradizione, per le Targa Florio .......   Alla Targa Florio del 1966 l’inglese Ted Worswick iscrisse la sua bellissima Austin Healey 3000 ; avrebbe condiviso la guida con il compagno - suo connazionale - Alan Minshaw. Alle punzonature a quella Austin Healey venne assegnato il n.162. Era davvero una affascinante vettura, con quella sua elegante colorazione canna da zucchero e tettuccio bianco. A riguardo di quella Austin Healey è sempre rimasto irrisolto una sorta di piccolo “mistero”.
Esistono immagini della n.162 - ferma ma già punzonata - ai box di Floriopoli, nel corso delle prove ufficiali. In quelle immagini l’Austin Healey è priva del pesante ed ingombrante paraurti anteriore, mentre poi - in gara - quel paraurti lo troveremo montato ....... una contraddizione. Una verosimile possibiltà è che i commissari abbiamo imposto, per la gara, il suo rimontaggio. Quella Austin Healey, comunque, gareggiava nella categoria “Sport”, classe oltre 2000.Non fù fortunata, la gara, per quella bella Healey; la rottura del cambio la fermò quasi subito, nel corso del 2° giro. Il compagno di Ted Worswick, quell’Alan Minshaw, nemmeno ebbe il piacere di gustarsi un giro di Targa, in gara.Ma perchè Vi stiamo parlando di quella “dimenticata” Austin Healey n.162 del lontano 1966 ? L’amico della Targa Florio - e nostro personale - Piero Pucci di Benisichi - Palermo, ha regalato al sito dell’Associazione Amici della Targa Florio proprio la rara foto che ritrae la n.162 nell’occasione di quella sua definitiva fermata, lungo il “Piccolo”, nel corso del 2° giro. E’ la foto che vedete pubblicata. Se me lo consentite, vorrei commentarla perchè ...... è una bellezza. E’ una di quelle foto ove i particolari saltano fuori in quantità praticamente infinita, come spesso accade per molte foto di Targa.I testi ufficiali ci confermano che il fermo della Healey dipese dalla rottura del cambio ( gearbox).Una attenta visione dell’immagine ci consente di notare il cofano  posteriore aperto ...... forse per la ricerca di qualche attrezzo da poter utilizzare in assistenza  …. In effetti il copioso pubblico pare “armeggiare”  soltanto sul posteriore della vettura ……  mentre uno spettatore ha aperto lo sportello di sinistra, come per cercare qualcosa, dentro l’abitacolo. Un altro  è addirittura visibile disteso per terra, quasi completamente infilato  ( ! ), lateralmente, sotto la vettura ….  Non si ha traccia, all’apparenza,  del  pilota tra quei numerosissimi  presenti ;  se quel Ted Worswick è tra i “ripresi”, magari di spalle, è chiaramente senza il casco …..Oltre a tutto ciò, non può mancare il sempre presente Carabiniere che tenta di gestire al meglio tutta quella gran confusione di pubblico, dietro la vettura ......... ma alle Targa Florio era l’appassionatissimo pubblico siciliano il vero “padrone” delle Targa Florio ......

Dimenticavo : lì in mezzo non manca - e guardate che ci troviamo in aperta campagna, lungo i 72 chilometri del “Piccolo” - nemmeno un elegantissimo professionale fotografo, con tanto di cappotto .............
Rinnovo i ringraziamenti all’amico Piero Pucci di Benisichi che ha messo a disposizione del sito dell’Associazione Amici della Targa Florio il suo patrimonio di immagini di Targa Florio.
 

Targa Florio 1967 - La Chaparral 2F

Targa Florio 1967 - La Chaparral 2F

" Madonna bedda ! ".

Non riuscì a dire altro quel contadino siciliano che curava il suo uliveto il 14 maggio 1967, giorno della Targa Florio.

I rami più alti degli alberi vicini alla strada erano stati schiantati dal tornado innescato dall'alettone della Chaparral 2F, telaio 00 l, numero di gara 222, guidata da Phil Hill - Hap Sharp.

Era la prima volta che, su quelle strade, si vedeva una macchina alata.

E che ala: enorme, lassù in alto sopra le ruote posteriori. E si muoveva.

Phil Hill ricordava, ridendo, lo spavento degli spettatori siciliani alle verifiche tecniche quando lui si divertÌ a cambiare l'incidenza dell'ala.


* * *

Prima che la F 1 "inventasse" l'alettone mobile, Jim Hall, progettista della Chaparral, lo aveva già utilizzato sulla 2F : massima incidenza nelle curve, per aumentare l'aderenza ; orizzontale in rettilineo.

Il comando era a pedale: grazie al cambio automatico a convertitore di coppia, il piede sinistro del pilota non aveva altro da fare.

Le innovazioni della 2F erano tante, non solo aerodinamiche.

Erano talmente numerose che gli europei, nel loro inguaribile complesso di superiorità, nemmeno si sforzarono di capirle.

Solo Carlo Chiti, allora progettista e responsabile tecnico Autodelta, si avvicinò alla 2F/002 nei vecchi garage del Nurburgring e diede una gran sberla al parzializzatore dell'uscita d'aria anteriore per verificare se si muovesse.

Sembrava assurda quell'apertura anteriore quando i radiatori erano ai lati dell'abitacolo (Ferrari e Ford non li avevano ancora).

Infatti, era parte di un dispositivo aerodinamico per creare deportanza all'avantreno e bilanciare l'effetto cabrante dell'ala posteriore.

 


L'aria usciva verso l'alto dal cofano anteriore e il parzializzatore si apriva sempre più a velocità superiori a 190 km/h. Semplice, efficace, senza creare resistenza addizionale.

Il telaio era in vetroresina, riciclato da quello del modello 2A del 1964 nella 001 e da quello della 2D 1966 nella 002.

Entrambi gli esemplari adottavano lo stesso parabrezza e abitacolo della 2D.

In corsa, fu il cambio automatico a creare problemi che costrinsero la vettura a una terrificante serie di ritiri: 8 su 8 partecipazioni, comprese Monza e Le Mans.

Fu solo all'ultima prova del Mondiale 1967 che una preparazione ancora più accurata del solito, qualche modifica indovinata all'interno del cambio (grazie al contributo dei reparti Ricerca & Sviluppo della General Motors con i quali lavorava Jim Hall), un po' di fortuna, portarono la 2F /001 di Phil Hill - Mike Spence alla vittoria nella Boac 500 a Brands Hatch (Inghilterra) il 30 luglio.

La 2F concluse da vincitrice la sua breve carriera e portò Phil Hill alla vittoria nella sua ultima corsa.

Nonostante i risultati deludenti, la Chaparral2F è una pietra miliare nell'evoluzione delle vetture Sport-Prototipo: Jim Hall è stato uno dei più grandi innovatori nella storia delle competizioni, esempio di "pensiero libero" alla ricerca di soluzioni aerodinamiche e strutturali sorprendenti.

L'utilizzo dei compositi non metallici per la scocca, il cambio automatico e, soprattutto, lo studio aerodinamico fecero scuola.

Da allora, iniziarono a spuntare le ali sulle monoposto e poi anche sui prototipi europei, ma ci volle qualche anno perché venissero acquisiti i concetti aerodinamici che Jim Hall aveva già applicato con risultati positivi nella sua 2F.

 

*   *   *

 

Il testo è tratto da “L’epopea delle Sport e Prototipi” di Aldo Zana (Giorgio Nada Editore)


La foto proposta mostra la poderosa Chaparral 2F ferma a Floriopoli. Davanti a lei Giancarlo Baghetti ( a sx. ) e Umberto Maglioli ( a dx. )

Si ringrazia l'amico Antonio Faulisi

Targa Florio 1967 ... quella “americana” Chaparral 2F

Targa Florio 1967 ... quella “americana” Chaparral 2F

La foto che proponiamo ritrae una meravigliosa Floriopoli nel corso delle prove ; tra le tante vetture inquadrate, la mastodontica Chaparral 2F bianca n.222 e, vicina a lei, la TZ1 “speciale” verde n.160 con uno stempiato Toti Sutera, in occhiali da sole, con il braccio appoggiato sul cofano posteriore.

Toti Sutera è un Amico dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Alla Targa Florio del 1967 c’era anche l’Alfa Romeo Giulia TZ1 “speciale” 1,6 n.160 di Pietro Lo Piccolo e Salvatore (Toti) Sutera, iscritta dalla Scuderia Pegaso - Palermo.

Quello fù un anno con partecipazioni veramente strepitose, per la storia della Targa e, tra le tante, anche quella dell’impressionante Chaparral 2F ……..

Ai box di Floriopoli, per le prove ufficiali, le attenzioni pareva fossero quasi tutte per quello strano oggetto americano, come era giusto che fosse, ma accanto alla Chaparral poteva anche starci - come mostra la foto - quella privata TZ1, anche lei con lo sportello di destra aperto, col suo n.160, col suo strano colore verde, e con quella “irrituale bombatura” sui parafanghi posteriori …chissà poi perché …..

L’amico Toti Sutera ci ricorda che quella TZ1 era tutta verde, con la parte centrale del cofano anteriore bianca, ed esponeva lateralmente gli adesivi del preparatore “Giliberti”, che aveva convinto Pietro Lo Piccolo, proprietario della TZ1, ad una trasformazione che - nelle intenzioni - potesse migliorarne la stabilità, ritenuta da Lo Piccolo non ottimale ; ed ecco l’idea (di Giliberti) : sostituire i cerchi e le gomme posteriori “standard” di quella TZ1 addirittura con quelli/quelle delle esordienti Alfa 33 ufficiali.

Quelli che si dicevano “in giro” essere ottimi rapporti con Chiti avevano consentito ad Angelo Giliberti di poter disporre di quei cerchi e di quelle gomme da “Alfa 33” ; ed allora …. in officina a lavorare sulla carrozzeria …. per fare entrare “con forza” quei cerchi ……

Proprio a causa di quelle modifiche - che fecero “sballare” gli assetti originari - quella TZ1 partì tra le “Sport-Prototipi - classe da 1001 a 2000 cc”; una vera follia, considerati li avversari.

Era una soluzione “alla garibaldina” , e durante le prove e la breve gara fu un tormento ….

Nonostante la carrozzeria allargata, ad ogni curva quelle gomme posteriori “toccavano”, ed un acre ed insopportabile odore di gomma bruciata entrava in macchina. Quella coda tronca, con i particolari vortici che creava, era la causa di quel “ritorno d’aria” dal posteriore, ” a ritroso” dentro l’abitacolo ……

E poi proponiamo questo altro ricordo particolare ….. di gara … di Toti Sutera …..

“ …… Ero da poco uscito dall’abitato di Collesano …. a circa 3 chilometri dal paese …. con la TZ1 facevo le mie traiettorie in quell’impegnativo tratto in discesa …… strada stretta …… allora molto malmessa ….. ed “a schiena d’asino” …… quando ….... dallo specchietto … vedo la bianca Chaparral ….. la incontravo lungo il circuito ( prove / gara ) per la prima volta ….. mi raggiunse … era un bestione e sul quel budello di strada faceva paura …. mi feci subito da parte ….. dopo il sorpasso mi rimisi velocemente in coda per non perdere la concentrazione ….. e soltanto allora mi resi conto di essermi imbattuto in qualcosa che non avevo mai provato …… in Targa ….. in quei pochi istanti dietro l’americana …… la TZ1 era divenuta quasi inguidabile…. Era come se avesse improvvisamente perso aderenza sull’anteriore ….. nemmeno il tempo di ragionare e …. mi arrivò sul cofano e sul parabrezza di tutto …. brecciolino, polvere, pezzi di giornali …… ogni cosa. Da quel posteriore da “camion”, e da quell’enorme alettone di quel “mostro”, ……. si scatenava un putiferio …… se ne sarebbe andato via comunque ….. velocemente …. quel mostro ….. ma io feci di tutto per allontanarmi subito …… per evitare danni ……”

Continua l’amico Toti Sutera : “ ... Era la Targa Florio del 1967, corsa con l’amico Pietro Lo Piccolo. La gara fù breve ….. Giliberti era stato molto “garibaldino” ……con quell’azzardata soluzione ….. rompemmo il semiasse ….. anche se “i libri” riportano come causa del ritiro una inesistente perdita di carburante …ma io giuro che la TZ1 si fermò nel corso del quarto giro col semiasse andato…...”

 

Targa Florio 1967 .... per certe Renault ... la Targa come a Le Mans ....

Targa Florio 1967 .... per certe Renault ... la Targa come a Le Mans ....

Siete mai stati in Targa ? Ne avete mai viste ? Magari anche quelle degli anni sessanta ? Se la risposta è si siete dei fortunati ; ma a parte questo ....... se la risposta è si ..... non ditemi che non vi siete mai chiesti, allora, per quale ragione quelli della Renault portassero in Sicilia, in gara, anche vetture in configurazione aerodinamica “tipo Le Mans” ........ e questo per un tracciato tormentatissimo come la Targa ...... mai capito .....

Anche in quel 1967 la Renault non si smentì, e portò una Alpine particolare .... loro la chiamavano “Sauterelle” ( cavalletta ) e la carrozzeria era ....... tipo Le Mans .... allungatissima ....

Quella fù la Alpine Renault A210 n.182 di Mauro Bianchi e Jean Vinatier. Si fermò nel corso del 5° giro per incidente, causato da avaria alle sospensioni.

Targa Florio 1967 ..... quei piloti palermitani con una Dino della “N.A.R.T.” .

Targa Florio 1967 ..... quei piloti palermitani con una Dino della “N.A.R.T.” .

Per tanto tempo ci eravamo posti un quesito : “ Come mai, alla Targa Florio del 1967, la Ferrari Dino 206S n.186 condotta dai “privati” palermitani Ignazio Capuano e Ferdinando Latteri risultava, dai documenti ufficiali di gara, iscritta dalla “N.A.R.T.”, la mitica “North American Racing Team” ? …….

In effetti, da nessuna parte - nemmeno da antiche o recenti iniziative editoriali in circolazione - avevamo trovato alcun accenno su quella “stranezza” ; nessuna risposta certa, quindi. Soltanto dubbi e perplessità, ben fondati. Cosa c’entrava … la “N.A.R.T.” con due piloti che - di norma - gareggiavano sotto le locali insegne della palermitana “Scuderia Pegaso” ?

A quel punto abbiamo capito che l’unica soluzione era quella di andare “alla fonte” …

Abbiamo parlato proprio con Ignazio Capuano. Allora, di seguito, Vi riportiamo, sinteticamente, questa storia, raccontataci direttamente da uno dei “protagonisti” :

Ignazio Capuano e Ferdinando Latteri si trovavano a Maranello, all'interno di un ristorante, in compagnia di alcuni dirigenti della SASA MOTORS, azienda molto "vicina" all'americano Chinetti. Costoro proposero loro di partecipare alla 24 di Le Mans di quell’anno ( 1967 ) con una P2/3 della N.A.R.T., appunto.

Quella proposta “a bruciapelo” ….. li fulminò. Della serie : “ Ma dicono seriamente, o è uno scherzo ? ” . Andatevi a guardare i nomi dei piloti che correvano con la “N.A.R.T.” , quell’anno, per capire - oltre al resto - il motivo di quella “fulminata” …..

Dovuta angosciata pausa di riflessione … e poi la “dolorosa”, ma ponderata risposta - preceduta da un sentito ringraziamento per quella dimostrazione di stima da parte degli “americani” - che fù quella di “declinare”, motivando il rifiuto con la consapevolezza di non essere ancora “pronti” per una faticosa 24 ore, fra l’altro con una vettura mai provata.

Ma la storia non finì lì, poiché gli “americani” replicarono subito : “ D’accordo, allora farete per noi la Targa Florio a maggio … ( ! ) … “

E quindi, quei documenti ufficiali avevano perfettamente ragione …

Il Dr. Capuano ci ha raccontato che quella Dino venne equipaggiata con le Firestone , poiché la “N.A.R.T.” aveva un rapporto di collaborazione “esclusiva” con quella casa .

A Floriopoli quella Dino NART arrivò insieme ad un gran camion pieno di Firestone … e ad una gran autobotte Shell … mezzi ed assistenza tecnica a disposizione soltanto per la loro Dino …“roba mai vista” … “roba da non credere” … roba da “americani” …

Non chiedeteci per quale motivo quella 206S non esponesse, come pare dalle fotografie a disposizione, le note insegne americane della “N.A.R.T.” perché, tanto, non ne ha memoria nemmeno il Dr. Capuano …

C’è una famosa foto di quella 206S letteralmente a ridosso di una delle Alfa 33 “periscopio” ufficiali, la n.200 … quella è una foto che non ricorda niente di buono al Dr. Capuano … che ci ha raccontato : “ …. Quella 33, devo dire, era da circa 4 chilometri che mi faceva da penalizzante “tappo” … nel corso del 4° giro ; mi decisi, veramente irritato, di passarla all’esterno … ; fine della gara …“.

Insomma, per concludere, come commentavamo proprio con il Dr. Capuano, c’è una coppia di piloti palermitani che possono, tra le altre cose, vantare nel loro palmares di essere stata la seconda ed ultima coppia ad aver gareggiato in una Targa Florio ( 1967 ) per la “N.A.R.T.” ; prima di loro ( nel 1960 ) soltanto i mitici fratelli Ricardo e Pedro Rodriguez … Questa rifessione fa venire i brividi … generazione di fortunati, quella …

Quella Dino 206S era la telaio 018 ; questo dicono di lei su internet :

018 ... Spyder sold to “N.A.R.T.” raced at Bridgehampton by Pedro Rodriguez, then to Ferdinando Latteri, Italy he achieved 8 podium finishes between 67 and 69, in 1970 Leandro Terra became the next owner, he raced 018 3 times in the Targa Florio and twice in the Monza 1000kms, after nearly 30 year of ownership it went from him to Spain, and is now in the collection of the Spanish Ferrari Importer.

Ringraziamo l’amichevole disponibilità del Dr. Ignazio Capuano che ci ha consentito di “ricostruire” un pezzo di storia dimenticata di Targa 1967.

 

Targa Florio 1967 ..... quella “cattiva” Lola T70, settemila di cilindrata.....

Targa Florio 1967 ..... quella “cattiva” Lola T70, settemila di cilindrata.....

Si, evidentemente sono stato un tipo fortunato. Anche alle prove della Targa Florio 1967 ...... io, ancora ragazzino, ero lì, a Floriopoli, in quella canicolare giornata di maggio di quella che un tempo si chiamava “primavera siciliana” ; ma quella giornata era come fosse estate piena.

“Calammo” ( così si usava, in siciliano, dire ) a Floriopoli, io ed il mio compagno di scuola Vittorio Viola; Lui con la Sua fedele macchina fotografica, io no. Tra il “vedere” le vetture e “perdere tempo” a fotografare .... ho sempre colpevolmente preferito “vedere”. La mia ancora di salvezza - ai fini “documentali” - era quindi Lui, Vittorio.Quella giornata è rimasta indimenticabile. Tanto per essere chiari ....... arrivati a Floriopoli ci si poteva imbattere, a scelta, o nella Ferrari 330P4 n.224 ufficiale SEFAC di Vaccarella - Scarfiotti, o nella Ferrari 330P3-4 Filipinetti n.220 di Muller - Guichet, o nel solito stuolo infinito di Porsche, questa volta le 910 ufficiali, o nella incredibile Chaparral 2F con alettone n.222 di P.Hill - Sharp, o nelle Ford GT40 della Ford France n. 130 e n.126, rispettivamete di H. Greder - J.M. Giorgi e di J. Schlesser - G.Ligier, o nelle prime Alfa Romeo 33 Autodelta ( periscopio ), o nelle diverse Ferrari Dino 206S o nella Lola T70 Mk.3 Chevrolet n.216 privata di J.Epstein e H. Dibley. Tralascio necessariamente il resto per mancanza di tempo ..... e spazio ......Quella Floriopoli, quindi, era una cosa semplicemente “inebriante”, da perdere letteralmente la testa ; e pensate che tutto stava lì, davanti ai nostri occhi, in assoluta libertà. Quelle vetture stavano lì, nell’occasione ferme, e si potevano liberamente toccare, ammirare, fotografare.La foto che Vi proponiamo - che trasuda atmosfere degli anni 60 - riguarda esattamente quella Lola T70. Io non so il perchè, ma quella Lola - la prima che personalmente vedevo “dal vivo” - mi fulminò, letteralmente. Il buon amico Vittorio mi sollecitava a muovermi da quel posto, ma io me ne stavo lì a girarle continuamente attorno. Quella T70 tradiva da sua “origine” da Team inglese con quel suo caratteristico colore verde scuro. Quel colore le dava una connotazione veramente “cattiva”. Non un adesivo su quella scintillante carrozzeria. Soltanto i numeri di gara bianchi “a pennello”, ed un grosso adesivo bianco sul parabrezza, a mò di parasole. L’accensione, poi, di quell’”americano” 8 cilindri a V di 7 litri - con i suoi “buchi” prima che riscaldasse - era una cosa elettrizzante ...... uno spettacolo.La vettura bianca a ridosso della Lola T70 è la Ford GT40 n.130, già citata, ed ancora dietro una Alfa Romeo SS. Chiesi espressamente a Vittorio la cortesia di fotografarla, quella T70 datata 1967.
Ancora oggi, nel 2009, mi piace ammirarla. Ringrazio l’amico Gioacchino Gullotti. Anche Lui non potrà che essere “dei nostri”, facente parte dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

 

Targa Florio 1967 : lo stupore fù per la Chaparral con l’alettone

Targa Florio 1967 : lo stupore fù per la Chaparral con l’alettone

“ ..... Aveva destato una certa impressione la americana Chaparral 2 F con motore di ben 7 litri di cilindrata, dotata di trasmissione semiautomatica ed alettone iposostentatore.

C'era da chiedersi che fine avrebbe fatto un mostro meccanico di quel genere; invece, contrariamente a ogni aspettativa, riuscì a reggere per nove giri su dieci.

Fu costretta al ritiro soltanto per una banale foratura .... “

(La Leggendaria Targa Florio - Pino Fondi - 1989)

Proponiamo una meravigliosa foto, regalo all’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte dell’Amico tedesco Elmar Sawallich , che ritrae la mastodontica Chaparral 2F di P.Hill / H. Sharp in una gremitissima Floriopoli. La stampa siciliana nei mesi di “pre-gara“ si interessò a quella “avveniristica” vettura americana, proponendo servizi che suscitarono una enorme eco e curiosità per tutti gli appassionati …… e non.

Targa Florio 1967... quella Porsche 356 con il pilota “distratto” ......

Una volta un amico ci raccontò una di quelle tante storie di Targa Florio che .... non troveremo mai scritte in nessun libro di Targa. Ed allora, se permettete, noi stiamo qui anche per raccontarVi le storie mai scritte ........

Bene; eravamo alla Targa Florio del 1967, ed al 5° / 6° giro di gara c'era una vettura della classe GT1.6 che aveva un vantaggio veramente significativo su tutti gli altri ..... quella vettura era la Porsche 356 n.28 dell'equipaggio "Black and White" (Francesco Troia) e Armando Floridia, iscritta dalla Scuderia Pegaso di Palermo .....

Francesco Troia, alla guida dall'inizio di gara ... si era talmente “gasato”della prestazione sua e della Porsche ... con quel bel vantaggio sugli altri ..... che a Floriopoli, alla conclusione del 5° giro, si dimenticò completamente di fermarsi ai box per dare il cambio al compagno Armando Floridia ... che lì lo aspettava trepidante ( è da immaginare la scena ... con quella 356 che tira dritto a tutta velocità davanti ai box ........ ).

Del resto, a quei tempi, ..... altro che collegamenti radio ...... ; Troia, quindi, continuò tutto “sparato”per tutto l'altro 6° giro .... ; lo fermarono con la forza per “evitare” la squalifica (per regolamento massimo 5 giri continuativi, per singolo pilota).

Quella 356, infatti, nei documenti ufficiali, la troviamo "classificata" con 6 giri conclusi, ma "ritirata" al 7° giro con la nota a margine che così recita: " ritiro per evitare la squalifica, turno di guida di 6 giri, uno oltre il consentito ("Black and White") ”.

Anche questa è una di quelle piccole storie incredibili, di una vettura di quelle categorie “minori”, con equipaggi di “privati”, che hanno comunque contribuito, e non poco, a fare grandi le Targa Florio di quei tempi.

La foto - regalata al nostro sito dall’Amico Armando Floridia, che ringraziamo ancora una volta - fissa l’immagine di quella 356 bianca, in uno dei suoi passaggi davanti Floriopoli. Anche su quella 356 sono presenti le sponsorizzazioni della Marathon; quella era, infatti, una vettura iscritta dalla Scuderia Pegaso/Marathon di Palermo.

Targa Florio 1968

Targa Florio 1968

Il regolamento internazionale cambiò radicalmente, le vetture sport dovevano essere prodotte in almeno 50 esemplari con un tetto di cilindrata di 5000 cc., mentre per i prototipi la cilindrata massima era fissata a 3000cc. In considerazione a questi cambiamenti Ferrari e Chaparral si ritirarono dal mondiale compreso ovviamente anche alla Targa Florio valevole come noto quale prova mondiale. La Porsche allineava una nutrita schiera di 907/2200 8 cil. affidate a specialisti quali Mitter - Scarfiotti, Elford - Maglioli, Siffert - Stommelen, Harmann . L'Alfa affidava le sue chances a tre 33 di 2000 cc. Per Baghetti - Biscardi, Galli - Giunti, Casoni - Bianchi, e la 33 di 2500 cc. era assegnata a Vaccarella - Schutz. Al via subito battaglia, a contendersi il primato furono subito Scarfiotti e Vaccarella, poi salito il tedesco Schutz sulla macchina di Vaccarella la musica cambiò, la guida irruenta del tedesco, mise fuori uso la rossa Alfa andando a sbattere dopo pochi minuti dall'inizio del suo turno. Intanto anche le Porsche accusavano problemi ritirandosi. In testa restava un'altra Alfa 33, quella di Galli - Giunti inseguita da un'altra Alfa 33 di Casoni - Bianchi e dalla Porsche di Elford - Maglioli attardata da una foratura. Elford che aveva personalmente cambiato la gomma, riprese la guida come un forsennato raggiungendo le Alfa di testa inanellando giri veloci su giri veloci che lo portarono a raggiungere e superare prima Casoni e quindi Giunti che nulla poterono fare per contenere lo scatenato Elford. Vincitori della gara Elford - Maglioli in 6 ore 28' 49" alla media di 111,111 km/h suo anche il giro più veloce e nuovo primato in 36' 02" migliorandolo di oltre un minuto. Secondi classificati Giunti - Galli su Alfa a meno di tre minuti, terzi Casoni - Bianchi sempre su Alfa.

Targa Florio 1968

Targa Florio 1968

2 Maggio 1968.
Si prepara in Sicilia la Targa Florio la più antica corsa d'auto del mondo. La Porsche ha portato quattro vetture, di cui una affidata a Scarfiotti - Oggi le prove ufficiali sul difficile circuito delle Madonie. Quest'anno i siciliani hanno atteso con ansia la Targa Florio. La più antica corsa automobilistica del mondo prenderà il via domenica mattina, aprendo la stagione turistica 1968 dopo il disastroso terremoto di gennaio. La gara attira ai bordi dei 72 chilometri del circuito delle Madonie mezzo milione di spettatori: gli alberghi si riempiono, i « tifosi » arrivano da tutto il mondo, persino dal Giappone. Si spera che sia così anche questa volta. Mancheranno le Ferrari, ma le Porsche e le Alfa Romeo promettono un interessante confronto, con una sfida personale fra Ludovico Scarfiotti e Nino Vaccarella, i due migliori piloti italiani. La Targa Florio dal 1906 costituisce il romantico appuntamento annuale degli appassionati dello sport del volante. Felice Nazzaro nel 1901, si era recato a Palermo per consegnare due vetture Fiat alla famiglia Florio. Nazzaro si fermò a lungo, per insegnare i segreti della meccanica e della guida, e Vincenzo Florio, sportivo d'istinto, si entusiasmò a tal punto che decise di dedicarsi alle auto e alle competizioni. Con la « Targa » cosi chiamata perché il premio, nella prima edizione, era costituito da una massiccia targa in bronzo con incisi fichi d'india e sbuffanti vetture, Florio istituì una corsa da disputarsi su un terreno difficile, duro, atto a imporre e sviluppare particolari soluzioni meccaniche.

Nel 1906 in Italia circolavano 3366 veicoli, a Milano e Torino ne esistevano poco più di trecento. La produzione, frazionata in una quarantina di fabbriche, non superava le quattromila unità. Florio scelse per la « sua » gara le strade delle Madonie la catena montagnosa a sudest di Palermo. Il percorso della prima « Targa », per il quale gli esperti del tempo ritenevano che la macchina più adatta dovesse essere una 24 cavalli con telaio corto, si iniziava a Cerda, quasi a livello del mare, saliva ai 912 metri di Caltavuturo, per discendere subito dopo a 826 metri e risaliva a 940 metri a Castellana. Da Castellana, in un alternarsi continuo di salite e discese ritornava attraverso Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono e Collesano a Cerda. Quasi 150 chilometri di curve e tornanti, con cunette, salti, tratti dissestati. Era il banco di prova ideale per collaudare sospensioni, freni, cambi.

Molti concorrenti arrivarono via mare. Florio, armatore della fiotta Florio e Rubattino, aveva messo a disposizione dei piloti una nave che partiva da Marsiglia, toccava Genova e infine attraccava a Palermo. Vinse. 61 anni fa, Alessandro Cagno, al volante di una Itala. Coprì tre giri del circuito (446 km) in 9 ore 32'22" alla media di 46,738 km orari. I fotografi dovevano lavorare protetti dai carabinieri, per non essere disturbati dai curiosi. La corsa costò a Florio e ai suoi amici 300 mila lire. Oggi il percorso è più corto (ma i piloti devono disputare dieci giri, per un totale di 720 km), l'anno scorso assistettero alla gara 500 fra giornalisti e operatori cinematografici, la media dei vincitori, Stommelen e Hawkins, sulla Porsche, fu di 108,811 all'ora, l'organizzazione costò una cinquantina di milioni. Soltanto 17 delle 55 vetture che avevano preso il via terminarono la « Targa »: il circuito continua ad essere durissimo, logorante per i guidatori (che perdono anche tre o quattro chili in sudore e tensione nervosa) e per le macchine.

Negli ultimi due anni si sono affermate le Porsche. Se la Casa tedesca vincerà anche domenica, nella 52' edizione (e sarebbe l'ottavo successo), riceverà la Coppa Florio, istituita in ricordo del fondatore, spentosi nel 1959. E' un riconoscimento particolare, mai assegnato finora, da attribuire al costruttore primo arrivato per tre anni consecutivi. La Porsche ha buone probabilità di conquistarlo. E' arrivata con quattro collaudate vetture tipo «907», di 2200 cmc di cilindrata, e altrettanti equipaggi: Mitter – Scarfiotti , Siffert-Stommelen, Herrmann-Neerpasch e Elford-Maglioli. In assenza delle Ferrari, che quest'anno non prendono parte al campionato mondiale marche, di cui la Targa Florio costituisce la quinta prova dopo Daytona, Sebring, Brands Hatch e Monza, le uniche rivali delle bianche auto di Stoccarda saranno tre Alfa « 33 » di due litri, affidate a Bianchi e Schutz, Casoni e Biscaldi, « Nanni » e Giunti e una con motore di 2500 cmc per Vaccarella - Baghetti ,si tratta dello stesso motore usato da Frank Gardner nelle gare della Coppa Tasmania: costa sei milioni di lire. Oggi, a Cerda, che dista da Palermo una cinquantina di chilometri, si sono svolte le operazioni di verifica e punzonatura delle vetture. Domani, dalle 9,30 alle 15 avranno luogo le prove ufficiali. Alla corsa, che partirà alle 8 del mattino di domenica, prenderanno parte una settantina di concorrenti. Fra essi, anche un equipaggio femminile: Pat Moss e Rosadele Facetti, sulla Fulvia prototipo. Per una volta, la Moss ha abbandonato i rallies per le gare di velocità. Con lei, torna alla Targa Florio un cognome famoso: il fratello, Stirling, vinse nel 1955, con Collins, sulla Mercedes

Targa Florio 1968 - La Lancia HF “Proto” delle “pilotesse” Facetti e Moss ……

Targa Florio 1968 - La Lancia HF “Proto” delle “pilotesse” Facetti e Moss ……

Da un’intervista a Rosadele Facetti :

Nel 1968 la prima Targa Florio, valida per il Campionato Mondiale Marche, di nuovo fianco a fianco con gli assi della velocità, in una squadra ufficiale e con una compagna dal nome ad effetto ... Pat Moss.

Sorella di Stirling, moglie di uno dei più grandi rallisti dell'epoca, Carlsson, Pat era una grande professionista. Mi insegnò molto, mi svelò anche alcuni suoi espedienti.

Avevamo a disposizione una Lancia HF 1400, un prototipo sperimentale. I miei compagni erano Sandro Munari e Lele Pinto, su una HF, e poi ancora Claudio Maglioli e Marco Crosina, su una Zagato.

Il risultato complessivo di squadra fu stupefacente: Sandro e Lele undicesimi assoluti e settimi nella Classe Prototipi 2 litri, Claudio e Marco quindicesimi assoluti e ottavi di Classe, Pat ed io diciannovesime e none di Classe, sempre nella Prototipi 2 litri, anche se avemmo diversi problemi di raffreddamento e fummo costrette a fermarci ogni giro per il rabbocco dell'acqua.

Se dico che grande merito della nostra prestazione fu da ascrivere a Pat, non tolgo nulla alla mia pur buona prestazione. In verità oggi posso anche ammettere che quelle soste continue furono la mia salvezza, una boccata d'ossigeno, specie alla luce del fatto che, appena arrivata in Sicilia, circa tre settimane prima della gara, rimasi atterrita dalla difficoltà del "Piccolo delle Madonie".

Settantadue chilometri di curve, tornanti, gomiti, salite, discese ripide, strapiombi.

Un'insidia ad ogni metro. Mi dissi che non sarei stata capace di correre lì e pensai che Pat Moss mi avrebbe distrutta.

Fu prezioso l'aiuto di Sandro Munari che mi aiutò a mandare a memoria il tracciato. Con la Squadra Lancia avevamo il nostro quartier generale all'Hotel Zagarella, vicino Cefalù.

Alla sera c'era una grande atmosfera mondana: modelle, playboy, feste, ricevimenti. Io, invece, restavo in camera a studiare il percorso coinvolgendo lo segretaria della logistica Lancia, Maria Luisa Bertoni, cui ripetevo il percorso almeno un paio di volte a sera.

(Tratto da : Autocollezioni Magazine - luglio/agosto 2005)

Nella foto proposta quella HF “Proto” mentre si appresta a percorrere la salitella prima dei box di Floriopoli. Quella Pat Moss incuriosì tutti, sia i giovanissimi chee gli “anziani” di Targa, che ricordavano le gesta in Targa del fratello, il grande Stirling Moss. In gara Pat era uno spettacolo, con le sue inusuali - allora - traiettorie da rally. Un gran manico … femminile.

Targa Florio 1968 ... quello squadrone di Porsche 907 2,2 .....

Targa Florio 1968 ... quello squadrone di Porsche 907 2,2 .....

Quell’anno, il 1968, le bellissime T33/2 dell’Autodelta nulla poterono contro la vincente n.224 di uno scatenato Vic Elford e di un regolare Umberto Maglioli. La foto che proponiamo, regalataci dall’Amico Armando Floridia, mostra la n.226, una delle quattro Porsche 907 2,2 affidata alla coppia potenzialmente “esplosiva” Jo Siffert e Rolf Stommelen. Ma la loro gara non fù molto brillante.

Le cose “esplosive” della foto sono, invece, il panorama ed il pubblico, che sta ovunque.

Vorremmo trovarla un’altra gara del Mondiale Marche 1968 con il pubblico seduto ai bordi della strada, anche sui quei paracarri, a delimitare i cigli della strada, e con le vetture che passano a pochi centimetri; una vera follia. Ma la Targa “era” una gara folle, unica.

Quell’anno le Porsche ufficiali furono la n.222 ( Hans Herrmann - Jochen Neerspasch), la n.224 (Vic Elford - Umbeto Maglioli), la n.226 (Jo Siffert - Rolf Stommelen), e la n.230 (Ludovico Scarfiotti - Gerhard Mitter).

Targa Florio 1968 .... Collesano “off limits” per le Porsche .....

Targa Florio 1968 .... Collesano “off limits” per le Porsche .....

Quell’anno la Porsche 911S n.70 dei piloti “locali” Armando Floridia e Carlo Randazzo, iscritta dalla Scuderia Pegaso di Palermo, fece una gara splendida. In una categoria veramente impegnativa ed affollata (GT2.0) si classificò seconda dietro la Porsche 911T n.82 dell’equipaggio di “professionisti” Haldi - Greub - Berney (Ecurie Les Corsaires).

Ma dietro quella “ineccepibile” performance sportiva c’è anche un risvolto “di colore”, come spesso accadeva in una gara “speciale” come la Targa Florio.

Armando Floridia, infatti, finì, per qualche giro, con l’avere una sorta di imperdibile “appuntamento” col pubblico …. ed esattamente all’uscita di Collesano

”Appuntamento” all’uscita di Collesano ? … E perché ? Ebbene, tutti sanno quanto, nel paese di Collesano, siano sempre stati storicamente “ferraristi” … Quell’anno, alla Targa, di Ferrari “importanti” nemmeno l’ombra …. ed allora il tifo, a Collesano, era tutto “anti Porsche” … e tra le tante Porsche anche quella dei siciliani Floridia e Randazzo ( ! ) ....

Fatto sta che al suo primo giro …… proprio all’uscita di Collesano, su un noto (allora) terrapieno posto ai margini della strada, dove sostava sempre un “fedele e granitico” gruppo di tifosi “anti Porsche”, Armando Floridia si accorse, nel suo veloce avvicinamento, che il gruppo si agitava … sbracciando animatamente verso di Lui … pensò ad un qualche segnale di pericolo … olio … macchina girata … od altro … e per questo si scompose leggermente … ma poi si accorse che, in realtà, quel gruppo lo stava soltanto sportivamente “curnutiando“ ( come dire, in siculo : apostrofando, con le mani, con l’inequivocabile gesto delle corna ).

Si dà il caso che Floridia allargò leggermente sullo sporco … senza per questo perdere aderenza, chiuse la curva e - con la complicità di un presente vento di scirocco “a favore” - riempì letteralmente di polvere tutto quel manipolo di “curnutianti” ma, in quella occasione, non facendolo apposta …. Ebbe però il tempo di gustarsi la scena ( ! ) .... osservando il tutto con la coda dell’occhio, mentre andava via, continuando la sua gara.

Lui ci ha confessato che, in macchina, rise da solo … per la soddisfazione ....

Ma il bello deve ancora venire … Per tutti i successivi giri condotti da Floridia ( ed in particolare dopo il 2° giro consecutivo andato esattamente alla stessa maniera ), all’arrivo di quella 911S aragosta n.70 … già a distanza di 30 / 40 metri … da quel gruppo di spettatori … c’era chi scappava di quà e chi scappava di là …

Tutto assolutamente esilarante, ma tutto assolutamente vero ! Ed intanto quella non era una gara “parrocchiale”, era una prova del “Campionato Mondiale Marche”

La foto è uno splendido regalo al sito dell’Associazione da parte del socio Armando Floridia, che ringraziamo. Sulle fiancate anteriori di quella 911S la bellissima scritta, in corsivo : Floridia - Randazzo. Quella 911S avrebbe fatto tantissime altre Targa Florio, negli anni a seguire. Una “carriera” incredibile; e chi ha visto le Targa Florio di quegli anni lo sa.

Targa Florio 1968 ..... una TZ1 con la livrea della “Monzeglio Corse” ....

Targa Florio 1968 ..... una TZ1 con la livrea della “Monzeglio Corse” ....

L’Amico Gabriele Del Castillo - che ringraziamo - ci ha regalato una non comune immagine a colori, in gara, della Alfa Romeo TZ1 n.124 di Aldo Bersano e Sergio Morando, alla Targa Florio del 1968.

Ebbene, quella TZ1 ci fece vedere una delle prime “livree” della “Monzeglio Squadra Corse”, con quel caratteristico colore giallo delle vetture con il tettuccio “a scacchi” giallo e marrone. Negli anni settanta avremmo poi visto tantissimi GTA, in Targa, con le medesime colorazioni di quella “Squadra”.

Targa Florio 1968 ...... Giunti e Galli ... quell’anno tifo sfrenato per loro ..

Targa Florio 1968 ...... Giunti e Galli ... quell’anno tifo sfrenato per loro ..

L’Amico di Targa Florio Gabriele del Castillo ha messo a disposizione di questo nostro sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio una foto della Sua personale collezione. Ritrae un bellissimo passaggio in piena velocità ... con la vettura in appoggio sulla destra .... alla Targa Florio del 1968 .... della Alfa Romeo T33/2 n.186 di Ignazio Giunti e Nanni Galli / Autodelta. Sul ciglio della strada la solita berlina con cofano aperto ..... per accogliere i generi e le attrezzature di “comodità” .....

Questo un ricordo di Targa che abbiamo “sollecitato” a Gabriele :

“ ....... Siccome la "febbre" di Targa Florio sale, Vi invio anche queste foto così mi potete verificare di che edizione e di quale equipaggio si tratta. Per tanto tempo queste foto sono rimaste nei cassetti ed anche senza indicazioni precise .............. omissis ....... Ricordo anche che, nel 1970, ero andato a studiare a Milano, e già era tempo di esami, ma per vedere la Targa ho preso il treno il venerdì sera, ( 22 ore ...) sono arrivato a Termini Imerese, ho visto la corsa e la domenica stessa ho ripreso il treno a Termini Imerese per rifare il ritorno. Cose che solo da picciotti e con grande passione si possono fare .... “.

Targa Florio 1968 : Il capolavoro di Vic Elford e della sua 907 2.2 n.224

Targa Florio 1968 : Il capolavoro di Vic Elford e della sua 907 2.2 n.224

“ …… «La corsa è ormai decisa … .» Ma giusto in quel momento in sala-stampa arrivò la notizia che Elford stava incalzando con ritmo vertiginoso. Sembrava che quella tremenda calura lo galvanizzasse. La sua azione era irresistibile. Sembrava d'esser tornati ai tempi di Varzi, di Nuvolari o di Moss.

Si calcolò che stava guadagnando sulle Alfa ben un minuto e mezzo al giro. L'ingegner Chiti si rese conto a quel punto del pericolo che minacciava le sue macchine. Sull' Alfa di Galli ora c'era Ignazio Giunti, il pilota romano, grande promessa dell'automobilismo italiano.

Ignazio si scagliò con una guida puntigliosa e decisa, informato dell'azione incalzante di Elford. Ma quest'ultimo era sempre più minaccioso. All'ottavo giro aveva già superato Casoni e andava alla caccia di Giunti. Ora era ormai a 46 secondi da lui. La folla era ammutolita e meravigliata per il crescendo di quel novello Nuvolari.

Al nono giro, Elford prese il comando della corsa. Al box Alfa si passò dall'esultanza allo scoramento. Quel diavolo d'inglese, con quel caldo, faceva follie. Qualcuno si confortò affermando:
«Vedrete che finirà col rompere!». Nel decimo giro la corsa entrò nella fase finale. Giunti tentava una disperata rimonta, ma Elford non mollava affatto. Era davvero scatenato.

Si era ormai alla fine. L'Alfa 33 di Giunti arrivò per prima al traguardo, perché, in base all'ordine di partenza, era più avanti della Porsche di Elford. Incontro a Giunti andò Nanni Galli che l'abbracciò.

Alle tribune non pochi s'ingannarono che avesse vinto l'Alfa 33. Ma non era così. Bisognava attendere ancora otto minuti per saperlo. Se la Porsche non fosse arrivata entro questo limite, l'Alfa
poteva considerarsi vittoriosa.

I minuti trascorsero inesorabili. In breve essi diventarono quattro, poi cinque... I visi di molti alfisti s'andavano già accendendo d'entusiasmo. a ecco, dopo sei minuti e quindici secondi, piombare sul traguardo Vic Elford con la Porsche. La salitella finale fu fatta in ultima strappata. Ma era la fine della corsa.

Molto sportivamente il pubblico lo applaudì e Maglioli gli andò incontro. Lo stesso fece Von Hanstein che più tardi si recò al box dell'Autodelta per complimentarsi con l'ingegner Chiti e i suoi piloti dicendo: «In una corsa come questa arrivare secondi è come essere più che primi!»

E il «barone di ferro» era sincero. Non recitava una parte di convenienza. Il grande Hushke era un autentico sportivo.

Più tardi, con la consueta modestia, Umberto Magnoli disse: «Ero fuori allenamento e non sono andato molto forte. Quello che è andato forte, invece, è stato Elford. Quando vinsi la mia seconda Targa nel cinquantasei, promisi a Vincenzo Florio che avrei fatto di tutto per vincerla una terza volta. Ora ci sono riuscito. Mi dispiace soltanto che lui non sia presente qui con noi. La Targa è meravigliosa ed è la corsa che amo più di tutte!»

Si concluse così quell'edizione della corsa siciliana che, a causa dell'infernale caldo sahariano, poté a ben ragione definirsi: una... Targa «africana» …… “.


(La Leggendaria Targa Florio - Pino Fondi - 1989)


La foto proposta è un regalo all’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte dell’Amico tedesco Elmar Sawallich è Lui, immortalato in quella foto, vicino alla Porsche 907 2,2 n.224 di Vic Elford. Lui era il meccanico che curava la 907 del grande Vic ; quella 907 vincerà la gara e passerà alla storia …… delle storie di Targa Florio.

Targa Florio 1968 : L’Alfa Romeo 33 di Nino Vaccarella era una 2,5 .. “Tasmania"

Targa Florio 1968 : L’Alfa Romeo 33 di Nino Vaccarella era una 2,5 .. “Tasmania"

“ ..... In quel giorno tormentato dal calore ci fù subito guerra fra Alfa Romeo e Porsche. Come era prevedibile, Vaccarella attaccò subito con la sua “Tasmania”, mentre Scarfiotti gli stava addosso con la Porsche.

Al primo giro, però, quest'ultimo vantava 22 secondi di vantaggio su Nino. Il «Professore» non spingeva al massimo e preferiva mantenere la seconda posizione nel secondo giro. Alla fine del terzo giro si fermò al box, secondo il piano di gara, cedendo la “Tasmania” a Schutz.

Udo partì dal box deciso ad attaccare Scarfiotti. La sua azione era assai irruenta e intemperante.

Cinque chilometri dopo Cerda, nell'affrontare avventatamente un arduo sorpasso, l'Alfa 2500 di Shutz sbandò paurosamente e volò fuori strada.

Il pilota restò incolume, ma la macchina era inservibile. Le raccomandazioni di Vaccarella non erano proprio servite a nulla. Svaniva il suo sogno di vittoria ....”


(La Leggendaria Targa Florio - Pino Fondi - 1989 )


Nella foto proposta - regalo all’Associazione Culturale Amici della Targa Florio da parte dell’Amico tedesco .. Elmar Sawallich - la 33 “Tasmania” 2500 cc. del “Professore” Nino Vaccarella ritratta in uno dei suoi veloci passaggi davanti i box di Floriopoli.

Targa Florio 1968 : quella Ferrari 250 LM era bellissima ....

Targa Florio 1968 : quella Ferrari 250 LM era bellissima ....

L’Amico di Targa Florio Paul Vestey ci ha fatto un ennesimo regalo. Tratta dal suo archivio fotografico, ci ha inviato una particolare immagine della Ferrari 250 LM, allora di sua proprietà, iscritta in Targa Florio 1968.

 
L’equipaggio era “Paul Vestey - David Piper”. Fu una gara sfortunata. La Ferrari - come documentato dalla foto proposta - si ritirò per un rovinoso incidente, con capottamento, nel corso del 3 giro, dopo aver subito problemi con l’acceleratore, alla conclusione del primo giro, che la costrinsero ad una imprevista sosta tecnica ai box di Floriopoli.
 
La foto la vogliamo commentare in un modo particolare. Con le parole inviateci qualche tempo fà da David Piper sulla pagine di Facebook “IpilotidellaTargaFlorio”, gestite sempre dalla nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio:
 
“ … Una bruto giornata quela Targa Florio lie First lap the throttle cable broke I managed to get the car back to the pits with a fence wire. Second lap the left steering arm came undone hit a big kilometer marker stone capovolta 20m fori strada, Tropo vento il helicoptero non operare apeso una bicieri di grappa con un contadine una “disastro completo”. Amen. …. David Piper -19 March 2010 … “
 
E’ un misto di inglese, italiano e quant’altro. Bellissima testimonianza.
 
Rinnoviamo i nostri ringraziamenti agli Amici  Paul Vestey e David Piper

Targa Florio 1968 : Salvatore (“Totò”) Calascibetta

Targa Florio 1968 : Salvatore (“Totò”) Calascibetta

Targa Florio 1968 : Salvatore (“Totò”) Calascibetta è fuori dal Suo “Millino” Abarth 1000S n.96, quell’anno condiviso con Vincenzo Ferlito ed  iscritto dalla Scuderia Pegaso di Palermo.  E’ il  pubblico di Targa che stà  dentro la vettura …Quella  era la Targa Florio ….. un totale connubio tra vetture …. piloti … e pubblico; una “promiscuità” esaltante, viscerale, assolutamente partecipativa.
 
* * *
 
Salvatore Calascibetta, "Totò" as he was nicknamed by family and friends, was a talented hillclimber, touring-car and sportscar driver from Sicily. As an amateur driver he proved to be faster than professional racers in the Targa Florio race, held on the 72 kms Piccolo Madonie road course which was notoriously tough to machinery and men. Calascibetta scored 13 starts in the Targa Florio race from 1960 to 1976, with a best finish of 9th overall in 1963 and in 1971.

He started his career driving small touring-cars in local hillclimbs in the late 1950s.  Calascibetta had his debut in the Targa Florio in 1960, sharing a Osca MT4 with Mario Raimondo.  In 1962 he won his class in the Italian Hillclimb Championship, driving a Fiat 600, and in 1963 he moved to a BMW 700, winning his class in a number of hillclimbs and circuit races.  He was 9th and first of his class in the 1963 Targa Florio, with Giuseppe Virgilio at the wheel of an Alfa Romeo Giulietta SZ.
In 1964 he finished 3rd in the 600  class of the Italian Touring-car Championship in a Fiat-Abarth 595 tuned by Mucera.

In 1965 Totò Calascibetta was signed up as factory driver by team Abarth, working longtime as test-driver. He was 2nd of his class, 14th overall in a Fiat-Abarth 850TC at the Mont Ventoux hillclimb, a round of the European Touring-car Championship. In the 1965 Targa Florio, Calascibetta shared a works Abarth-Simca 1300 Bialbero once again with Giuseppe Virgilio.
 
During the Sicilian race his car stopped beyond Collesano with a broken throttle cable. A family of spectators picnicking nearby offered him refreshments. Calascibetta took a salami sandwich, a swallow of wine and also a string from the family's guitar, with which he repaired the cable well enough to reach the pits.  A lasting fix was made by team Abarth mechanics, Calascibetta restarted at full speed, he and Virgilio eventually finished 10th place overall, first of class. Later in the season Calascibetta and Giuseppe Virgilio in that same car scored another class win, 18th place overall, in the 1000 Km of the Nürburgring.

In 1966 Calascibetta finished 2nd in the Italian Touring-car Championship 1000 cm class, at the wheel of a works Fiat-Abarth 1000TC, behind his team mate Mauro Nesti.
 
In 1968 he campaigned a private small sportscar as the Fiat-Abarth 1000SP, the famous "Millino", in which he scored one outright win in the Nicolosi-Etna hillclimb, a 3rd place overall in the Trapani-Erice hillclimb, and a 7th place in the Coppa Cittá di Enna sportscar race held at Pergusa.
 
In 1969 he went on with his Fiat-Abarth 1000SP being 11th overall, first of his class, in the Targa Florio with Vincenzo Ferlito as co-driver.  An 11th place again in the 1970 Targa Florio, sharing a Ferrari Dino 206S with  Pietro Lo Piccolo. The car had sudden engine problem on the last lap, while running in 7th place, first of class and first of the privateers.

In 1971 Totò Calascibetta was called by Virgilio Conrero who managed the Opel-Italy official team, to drive a works Opel GT 1900 in the Targa Florio, with  Paolo Monti as team mate. After a furious battle against a field of faster Porsche 911's and 914/6's, the duo scored an impressive 2-litre class win, 9th place overall.

In 1973 Salvatore Calascibetta who owned a famous spare parts and repair shop in Palermo, went on racing a 1.3-litre craftmade sportscar CR-CDS 134B. Then he reduced his racing activity. His last issue in the Targa Florio was in 1976, when he shared a Lancia Stratos with "Glenlivet", finishing 12th after suffering mechanical trouble during the last laps.

tratto da : Internet 
 
 
Questo post è dedicato a “Toto” Calascibetta, un nome impossibile da dimenticare. Il nostro GRANDE GRAZIE va all’Amico di Targa Florio Marco Calascibetta.
 

 

Targa Florio 1968 … con quella Dino 206S …. “svedese” ….

Targa Florio 1968 … con quella Dino 206S …. “svedese” ….

Alle Targa Florio ne abbiamo viste di …. tutti i colori …. è proprio il caso di dirlo. Nel 1968 si potè ammirare una bellissima Ferrari Dino 206S alla quale venne attribuito il n.206.

Era iscritta dalla “Bam-Bam Racing Team” e condotta da un equipaggio interamente svedese : Hans Wängstre ed Evert Christoffersson. La vettura era “immacolata”, senza un adesivo sulle fiancate. Ci sono passate tra le mani diverse foto di quella Dino, anche a colori, ma spesso era sfuggito un particolare “coreografico” di quella Ferrrari.

Era una particolare livrea quasi “nascosta”, perchè posta su una parte della carrozzeria normalmente non inquadrata, in gara.

Una mano di aiuto ce la ha data una foto, scattata ai box di Floriopoli, in un momento di assistenza tecnica e di cambio pilota. Su quella piccola parte di tettuccio di quella Dino, in versione “S”, ecco i colori della bandiera nazionale svedese, con le strisce celesti e gialle ….

E quel cofano posteriore aperto ci consente di ammirare la parte del motore a vista e la ruota di scorta, un “accessorio” assolutamente indispensabile, in Targa.

Targa Florio 1968 … c’era sempre una TZ1 …una di quelle di Pietro Lo Piccolo …..

Targa Florio 1968 … c’era sempre una TZ1 …una di quelle di Pietro Lo Piccolo …..

Da uno scritto del compianto “palermitano” Pietro Lo Piccolo, grazie al quale, nelle cronoscalate siciliane di quegli anni andati, potevamo anche ammirare una splendida Ferrari Dino 206S :

“ … La Scuderia Pegaso di Palermo, composta da giovani amici tutto fare, vinse per diversi anni il Campionato Italiano Scuderie battendo quelle - più quotate - del nord, che facevano professionismo. Oltre alle cronoscalate siciliane, la passione di tutti noi era quella di partecipare alla Targa Florio ed ogni anno, tre mesi prima, cominciavamo gli allenamenti sul percorso delle Madonie e nei fine settimana ci incontravamo sul luogo e si facevano le trattative per gli accoppiamenti. Alla Targa il mio secondo fisso era Totò Sutera, che non aveva altre alternative per poter partecipare alla gara, e fù sempre così tranne per le “Targa” da me fatte con Ignazio Serse da Trapani col TZ nel 1969 primo di categoria, con Totò Calascibetta nel 1970 con la Ferrari Dino secondi di categoria, con Leandro Terra nel 1971 con la Ferrari Dino della Pescara Corse, ove ci ritirammo per l’emozione di Terra al quale avevo ceduto la guida al terzo giro quinto assoluto …”

Precisazione: Pietro Lo Piccolo scrive : “Alla Targa il mio secondo fisso era Totò Sutera, che non aveva altre alternative per poter partecipare alla gara”. Infatti, “Toti” Sutera ha corso tante, ma tante Targa Florio, ma nelle gare madonite “mondiali” non ha mai gareggiato con vetture di Sua proprietà. A quelle Targa Florio è sempre stato chiamato come “compagno”, e quasi sempre da Lo Piccolo; qualcosa - questo - vorrà dire.

Nella foto: la rossa ( in quell’anno ) Alfa Romeo TZ1 n.126 di Pietro Lo Piccolo e Salvatore Sutera - Scuderia Pegaso di Palermo. La foto è un omaggio del socio Salvatore “Toti” Sutera al sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio. Lo ringraziamo di nuovo. A riguardo di quella foto ci piace sottolineare, oltre la TZ1, anche altre presenze : il gruppo di spettatori con le vetture posteggiate alla meglio, sotto l’ombra degli alberi, ….. ed il mulo che pascola tranquillamente, a pochi metri dalla strada. La Targa Florio è stata davvero una gara UNICA !

 

Targa Florio 1968 …. anche una De Sanctis Cosworth tra i “millini” ….

Targa Florio 1968 …. anche una De Sanctis Cosworth tra i “millini” ….

Alle Targa Florio di quegli anni ….. c’erano sempre una infinità di “millini” ….. e lì - non c’è dubbio alcuno - la facevano da padrone i “millini” Abarth … ; tuttavia c’erano anche altri “millini” - pochi, in verità - ed erano “millini romani” …… quelli del costruttore/preparatore Gino De Sanctis ( “Sor Gino”).
Da Sanctis iniziò negli anni ’50, preparando le Fiat 1100 e le Alfa Romeo per i suoi clienti, nella sua officina romana di Via Tevere ......
Avevano una costante, le De Sanctis “sport” di quegli anni di Targa Florio ; la cura molto particolare dedicata alle carrozzerie, sempre dalle linee originali, bellissime …… ci fu un anno che da lontano …… sembravano delle piccole Ferrari Dino 206S ….
La foto ritrae, in quella Targa Florio 1968, la De Sanctis Ford Cosworth di E. Banti - “Gero”; sarà costretta al ritiro per una uscita di strada. Quella Targa sarà ricordata anche per 3 “uscite” irrimediabili ; quella di Ludovico Scarfiotti con la sua Porsche 907 n.230 in prova e delle di Udo Schutz con la A.R. T33/2,5 n.220 e di Banti con la sua De Sanctis.
La foto, bellissima, è stata regalata alla libera fruizione del sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio dall’Amico Gabriele Del Castillo; per questo lo ringraziamo.

Targa Florio 1969 .. Gandolfo Bencivinni salva dal fuoco Mario Casoni

Targa Florio 1969 .. Gandolfo Bencivinni salva dal fuoco Mario Casoni

La foto proposta, inviataci dalla Signora Nadia, figlia di Gandolfo Bencivinni, ritrae il padre che sorregge il pilota  Mario Casoni dopo averlo estratto dalla sua Alfa Romeo 33 in Targa Florio 1969, totalmente bruciata dalle fiamme subito dopo un pauroso incidente con uscita di strada.

 

Ci ha scritto Nadia :

Salve, sono la Signora Nadia che qualche giorno fa ha inviato la foto risalente al 1969, relativa all'incidente del pilota  Mario Casoni. Vorrei sapere e spero che sia in vita. Il tempo è passato, mio padre ricorda ancora nonostante è stato un episodio della sua gioventù. Un giovane sarto che da spettatore diventa soccorritore, senza esitazione, a differenza di chi abbandona le navi  o omette il soccorso, e scappa ...

Mio padre si chiama Gandolfo Bencivinni e abita a Petralia Sottana. Ecco quanto ricorda :

 

 “ ….. STAVO GUARDANDO LA GARA, AD UN CERTO PUNTO UNA MACCHINA ESCE DALLA PISTA DIVIDENDOSI IN DUE PARTI.  MEZZA MACCHINA RIMANE INCASTRATA TRA GLI ALBERI E MEZZA - QUELLA COL PILOTA - PRENDE FUOCO, CADE IN UNA SCARPATA, SCARAVENTANDO FUORI L' AUTISTA CON IL CORPO IN FIAMME E SOPRATTUTTO IL FUOCO  GLI SALIVA AI PIEDI ED AGLI ARTI INFERIORI, RISCHIANDO COSI’ CHE BRUCIASSE VIVO.

 

NON C'ERANO NE’ SOCCORSI, NE’ AMBULANZA.  ALLORA SCENDO,  PRENDO IL MIO GIUBBOTTO.  IL TESSUTO, TAMPONATO SUL CORPO, FA DA FRANGI-FIAMMA ,  ESSENDO UN CATTIVO CONDUTTORE DI CALORE.

 

POI, DOPO CHE LE FIAMME ERANO GIA’ SEDATE, ARRIVA L'AMBULANZA , E POI L'ELICOTTERO .... LA FOLLA MI CIRCONDA, MI FACCIO SPAZIO E, TENENDOLO SOTTOBRACCIO, ASPETTIAMO I SOCCORSI E 44 ANNI FA NON C'ERANO I TELEFONINI ... “

 

Non c’ero neanche io, che ho 40 anni. Ho voluto raccontare questa storia di coraggio ed altruismo di mio padre. Non sapeva chi fosse, eppure gli ha salvato la vita. Non sa nemmeno chi gli ha fatto la foto. So solo che è un esempio, anche per la sua modestia e semplicità. Cordiali saluti da Nadia Bencivinni. 

Targa Florio 1969 ... quella Lola ... 36 chilometri su ... tre ruote ...

Targa Florio 1969 ... quella Lola ... 36 chilometri su ... tre ruote ...

“ ... Il forte Herbert Muller, in coppia con Jo Bonnier, con la sua Lola T70, ha compiuto ben 36 chilometri con una gomma forata, non potendola sostituire con i mezzi di bordo e, giunto ai box e poi ripartito, si doveva ritirare per avaria alla sospensione ...”

 


(“Auto Italiana” - 15 maggio 1969)

 


La foto ritrae esattamente quella mastodontica Lola T70 MK3B Chevrolet della elvetica Scuderia Filipinetti, con alla guida Muller, nella zona del misto veloce tra la fine del rettilineo di Buonfornello e Floriopoli. La gomma della posteriore sinistra è visibilmente “andata”. La spendida Lola, ad andatura relativamente lenta, viaggia - ormai- direttamente sul cerchione. E’ una immagine quasi surreale - una Lola T70 che passa davanti un canneto di campagna siciliana - che ritrae una delle tante, infinite storie di Targa Florio

 

Targa Florio 1969 ... è “guerra totale” tra i preparatori dei 911 ....

Targa Florio 1969 ... è “guerra totale” tra i preparatori dei 911 ....

“ ... Palermo - Escluso Bonomelli. A seguito di un reclamo presentato dal concorrente-conduttore Everardo Ostini (Porsche 911), classificato 11° assoluto contro la regolarità della Porsche 911 di Ennio Bonomelli, classificata 10^ assoluta, e 1^ della categoria gran turismo, si sono effettuate a Palermo le verifiche tecniche su entrambe le vetture. La Porsche 911 di Bonomelli-Guzzi è stata esclusa dalla classifica per irregolarità tecniche (bilancieri non conformi alla fiche di omologazione) e pertanto la Porsche 911 di Ostini-Nomex passa 10^ assoluta e prima della categoria gran turismo ...”

(“Auto Italiana” - 15 maggo 1969)

Anche quell’anno c’era un parco partenti - di Porsche 911 - veramente notevole e fortemente competitivo. Alcuni beneficiavano di motorizzazioni di fatto curate dalla “casa” (Ostini - Nomex); altri si erano presentati come “preparatori in proprio” (Bonomelli - Guzzi). Nell’ambiente, già sin dalle prove, pare girassero strane voci su quella 911 di Bonomelli. Fatto sta che dal Team ufficiale della Porsche, nonostante focalizzassero le loro attenzioni sui loro 908.2, avvertirono i “privati” dei 911 con motori “casa” ... di stare tranquilli ... : “lasciatelo andare, Bonomelli, e se Vi dovesse passare in tromba, eventualmente ci pensiamo noi“. Bene, le cose andarono così, per racconto diretto di uno dei “protagonisti” : per tutta la gara, quella “Bonomelli” girò come “nascosta”, nell’ombra .... ma all’ultimo giro pare che Ostini subì da quella 911 Bonomelli un sorpasso assolutamente incredibile, di pura potenza, “andandosene” come un razzo. Si concluse la gara, Ostini raccontò l’episodio ai tecnici della Squadra Porsche. I giornali dell’epoca riferirono di quel reclamo presentato da Ostini. Nella realtà il reclamo venne - di fatto - formalizzato dal Team Porsche che ..... non poteva certamente digerire che un preparatore “privato” avesse dato la polvere ai propri motori “casa”. Quella 911 di Bonomelli, in buona sostanza, pare fosse più un Carrera 6 ..... (bielle, pistoni) ...... che un 911 .... Anche questa è storia di Targa Florio. Da quella gara, giusto o sbagliato che fosse, sulle vetture di Bonomelli, alla Targa, se ne dissero di tutti i colori.

Nella foto la 911 di Ostini - Nomex.

Targa Florio 1969 ... quei deleteri svolazzanti giornali ...

Targa Florio 1969 ... quei deleteri svolazzanti giornali ...

“ ... La Lancia e Cesare Fiorio, suo Direttore Sportivo, erano molto contenti del risultato ottenuto dalle spyder HF 1600, terminate appena pochi giorni prima della gara. La numero 238 di Munari/Aaltonen è stata a lungo in sesta posizione assoluta, tallonata dalla numero 232 di Maglioli/Pinto. Poi una foratura ed una “cotta” hanno limitato le prestazioni delle piccole spyder ...”

(“Auto Italiana” 15 maggio 1969)

 

La foto ritrae la Lancia Fulvia HF F&M Special n.232 esattamente nel momento in cui imbocca la curva a sinistra alla fine e del breve rettilineo di fronte la Stazione di Cerda. Floriopoli è soltanto a pochi metri. Quel maledetto svolazzante giornale andò a stamparsi - coprendolo quasi interamente - proprio sul radiatore, mandando arrosto il motore. Anche queste sono storie di Targa.

Targa Florio 1969 .... un handicap in più ... per la “più piccola” in gara ...

Targa Florio 1969 .... un handicap in più ... per la “più piccola” in gara ...

“ ... La più piccola in gara era la Racer Bertone di Fusina/Re. I due piloti hanno terminato con gli occhi stralunati, a furia di guardare continuamente nello specchietto retrovisore per agevolare i sorpassi degli altri ...”

(“Auto Italiana” 15 maggio 1969)
 
La foto è di quella Bertone Racer Fiat. Concluderà comunque ben 7 dei 10 giri previsti.

Targa Florio 1969 .... una donna ... pilota ai box ? Impossibile ! ....

Targa Florio 1969 .... una donna ... pilota ai box ? Impossibile ! ....

... Un funzionario delle Forze dell’Ordine voleva cacciare dai box Gabrielle Konig che gareggiava con il marito Mark con la Nomad Spyder - anche se munita di regolare contrassegno - perchè, a suo parere, si trattava di un biglietto falso, non potendo essere vero che una donna corresse in gara. Quando gli è stato spiegato come stavano le cose, ci è rimasto molto male ... “

 (“Auto Italiana” del 15 maggio 1969)

 L’immagine che proponiamo è di quella bellissima Nomad Mk.2 BRM N.252 di Mark e Gabrielle Konig. Alla Targa gli spettatori li chiamavano, affettuosamente, “i Konig”. Sulle strade di Targa le immancabili scritte di vernice bianca ... spesso “contro” i temibili “avversari” di sempre ... le Porsche

 

Targa Florio 1969 ..... soltanto alle Targa Florio potevano accadere certe cose

Targa Florio 1969 ..... soltanto alle Targa Florio potevano accadere certe cose

Armando Floridia, Lui che è stato anche un vincitore assoluto di Targa Florio nell’edizione del 1976 in coppia con Eugenio Renna( “Amphicar” ), a distanzadi tanti anni ci ha raccontato una storia che ha dell’incredibile.Ma la cosa pià incredibile, per chi ha raccolto quella storia, è stata, in realtà, l’assoluta naturalezza con la quale Armando Floridia ( “Ypsilon1” ) la ha raccontata, come fosse una cosa del tutto “normale”.Nell’occassione della Targa Florio del 1969, a turni di prova ufficiali praticamente ultimati per la Sua 911S, venne chiamato in disparte dai dirigenti del Team Porsche …… ; avevano un “particolare” problema da risolvere, e con una certa urgenza, …… ma erano in evidente difficoltà….. Il grande Vic Elford era “uscito” - in prova - con la Porsche 908.2 T/CAR ….. aveva praticamente distrutto l’avantreno per un non previsto incontro ravvicinato con un albero ….. La 908.2 T/CAR - con Vic da recuperare prontamente - era destinata a restare lì per il resto delle prove ufficiali ….. e l’esperienza di Casa Porsche diceva che in quel non breve lasso di tempo ben poco sarebbe rimasto della 908.2 ……… forse solo il telaio … La sfrenata passione dei siciliani per i “cimeli” di Targa era, infatti, proverbiale. Allora ecco che la - nascosta ma esplicita - proposta “indecente” viene formulata dai Dirigenti della Squadra Porsche ad Armando Floridia, allora Concessionario Porsche di Palermo …… sentite …. sentite …… anzi, leggete … leggete …

““Esci di nuovo col Tuo 911S, simula un altro - per Te ancora possibile - giro di prova, “imbarca” di nascosto in macchina un nostro meccanico e lascialo sul posto dell’incidente perché possa fare il “guardiano” a quella 908.2 T/CAR”” . Armando Floridia non ebbe nemmeno il tempo di capire esattamente cosa gli stessero proponendo che …… il meccanico Porsche si era già “coricato” dentro la Sua 911S, alle spalle dei sedili anteriori ( e tutti sappiano benissimo quale sia lo spazio utile nei sedili posteriori di una 911 …..), meccanico che era stato meticolosamente nascosto sotto un telone ….. E’ del tutto chiato che non c’èra alcuna possibilità di manifestare il proprio dissenso … con lo staff ufficiale Porsche …… Armando, quindi, partì dal box di Floriopoli con l’imprevisto “ospite” …. ad andatura “prudente”, anche perché quel 908.2 T/CAR era lontano, lungo il “Piccolo” ; …. .. la parte posteriore dell’abitacolo di quel 911, già angusto di suo, era stato alleggerito all’osso, e ad ogni curva, dosso, sobbalzo del 911, quel meccanico prendeva botte da tutti i lati, lamentandosi in tedesco …… una situazione grottesca …. ma Vi immaginate la scena ? ….. Dopo qualche chilometro il meccanico iniziò ad avere anche seri problemi di respirazione, sotto quel telone …… al punto che, non potendone più, e senza che Armando se ne accorgesse, iniziò a sollevare la testa da sotto quell’asfissiante telone… cercando “aria” ….. disperatamente …. Il pubblico, intanto, lungo il “Piccolo”, …. attenzionava quella 911S n.70 per la sua andatura “stranamente” lenta, pensando avesse problemi tecnici …. ma oltre al pubblico questa attenzione venne prestata anche da alcuni commissari che si accorsero di quella “presenza” non ammessa ….. E per Armando Floridia, a Caltavuturo, venne esposta la bandiera di STOP. Si fermò e venne a galla “l’inghippo” …… La situazione era critica… Armando Floridia farfugliò qualche giustificazione ….i commissari verbalizzarono il tutto e segnalarono la inevitabile squalifica alla Direzione Gara. Armando Floridia era disperato. Ebbene, sapete come finì la storia ? Il Team Porsche intervenne immediatamente con tutta la sua “forza contrattuale” ….. risultato ? Squalifica revocata ! Irritualmente commutata in ammenda pecuniaria ! E secondo Voi quella “ammenda” ……. la pagò Armando Floridia o il Team Porsche ? Questa storia, assolutamente vera, in quel 1969 non la poteva scrivere NESSUNO ; ……. ce la poteva raccontare, dopo tutti gli anni trascorsi, soltanto un Amico di Targa Florio come Armando Floridia ….. e per questo lo ringraziamo di cuore. A proposito, per concludere, non fù fortunata la partecipazione di quella 911S n.70 a quella Targa 1969 ….. nel corso del primo giro la Porsche 911S n.76 di Claude Haldi e Jacques Rey ruppe il motore riversando sulla strada qualcosa come 12 chili di olio ……. Armando arrivò subito dopo proprio su quella pozza di olio e …… tirò dritto …… riuscì a riprendere … con il braccetto della sospensione piegato ….. arrivò a Floriopoli concludendo un giro e fù costretto all’inevitabile ritiro.

Armando Floridia ci onora di essere componente – nonchè socio fondatore – di questa Associazione Culturale Amici della Targa Florio

 

Targa Florio 1969 ….. la Squadra Porsche vince a mani basse.

Targa Florio 1969 ….. la Squadra Porsche vince a mani basse.

Targa Florio 1969 ….. la  Squadra Porsche vince a mani basse.

Promenade tedesca sul piccolo circuito delle Madonie anche nel 1969.

Dieci parole, quante ne può contenere un flash d'agenzia di stampa o del Telegiornale Sport, sono sufficienti per sintetizzare l'antichissima corsa siciliana, prova valida per il Mondiale Marche, a commento dell'arrivo trionfale della vettura n.266, il prototipo Porsche « 908 », affidato al gigante Schutz e al compianto Gerhard Mitter, dominatori appunto della 53' edizione. Ben quattro bianche Porsche piazzate ai primi i quattro posti della classifica generale, una dietro l'altra come le innumerevoli lampadine multicolori che si inseguono di notte, nelle reclame luminose di Piccadilly Circus o Las Vegas per voler fare un esempio.

Nell'epilogo, Porsche, Porsche e ancora Porsche: una supremazia schiacciante che già, a priori, ti inquadra chiaramente la situazione, ti aiuta, altresì, ad avere un quadro ben delineato di come si sia svolta la corsa. Gli antagonisti notevolmente distanziati o costretti ad abbandonare anzitempo il tracciato di gara per evidente inferiorità o per « avaria» del proprio mezzo meccanico. In trecentomila si erano dati appuntamento nei posti più ameni del circuito, nelle tribune di Cerda e sul rettilineo di Bonfornello con nel cuore la speranze di vedere primeggiare il «preside volante» Nino Vaccarella, profondo conoscitore dei mille segreti della Targa di
don Vincenzo Florio.

L'Alfa Romeo «33» di 2500 cc., considerata dai più come un jolly prezioso per operare un tentativo d'«arresto» della supremazia tedesca, però al sesto giro, mentre era alla guida il triestino Andrea de Adamich, era costretto al ritiro sospinta dai meccanici e uscendo, quasi a testa china dal sipario, per la rottura del motore.
La Porsche, senza fame mistero, con uno squadrone agguerrito, con un lavoro d'equipe meticoloso e preordinato sino all'esagerazione, era scesa in Sicilia per proseguire indisturbata la serie di successi per motivi di prestigio, di mercato e di pubblicità.

Perfino Ferry Porsche presente a Floriopoli, in occasione del nono assoluto nella Targa Florio. Ma è bene rivedere i principali fotogrammi inerenti al ruolino di marcia dei vincitori Mitter-Schutz.
Già al secondo giro, Mitter migliorava il record di Elford sul giro, siglando un 35'27"5 e dopo 72 Km. ancora, la Porsche «908» balzava come un felino in testa, inseguita da Hermann-Stommelen.
Al quarto giro sfilava «leader» Schutz che nel frattempo, secondo regolamento, aveva dato il cambio al compagno Mitter. Via via i nostri due protagonisti figuravano sempre più saldamente al comando con a ridosso, intervallate fra loro, altre Porsche, quelle cioè di Redman-Attwood, Hermann-Stommelen, Elford-Maglioli.

Capofila sempre la 908 n.266 che al settimo giro marciava speditamente con un vantaggio di circa cinque minuti. Sul traguardo sfrecciava così la coppia Mitter-Schutz. Si dovevano attendere tre giri completi della lancetta dei secondi per vedere concludere la fatica ad Elford-Maglioli, Hermann-Stmmelen e Wendt-Khausen.

Al quinto posto Pinto - Alberti su Alfa Romeo «33» aveva il grande merito di spezzare la monotonia Porsche che però riprendeva tosto con le «907» di Dechenf-Koch e Manfredini-Selva, rispettivamente sesti e settimi in graduatoria finale. Sulla terrazza dei boxes, poi, con quell'afa insopportabile, fiumi di champagne e alloro per i vincitori Mitter-Schutz che non si stancavano di ripetere che era stato troppo facile vincere in casa. ….... cioè sul circuito della Targa Florio, ormai decisamente da considerare “proprietà privata” della Porsche !

Vincenzo Bajardi - Maggio 1970 …… “

Nella foto proposta, la 908.2 vincente ; la n.266 di Mitter - Schutz che, superato il rettifilo lungo la Stazione di Cerda e la veloce curva a sinistra in prossimità del Bivio Sciara, si invola verso Floriopoli.

Targa Florio 1970 .. quel “tormentone” del “rosso Porsche” per le TCAR

Gli Amici dell’Archivio Storico della Porsche di Stoccarda ci hanno inviato una rara foto che ritrae la Porsche 917K (ex Salzburg) utilizzata sulle strade del “Piccolo” nel corso delle prove private del mese di Marzo 1970 (la gara si sarebbe svolta nel maggio 1970 ); la 917/K appare ferma, nell’area di un distributore di benzina. Di quella vettura non è stata sin qui ritrovata alcuna foto a colori, ma gli appassionati hanno sempre “saputo” che la sua colorazione, come del resto quella delle altre TCAR 908/3 nell’occasione “scese” in Sicilia, era rosso, verosimilmente un “rosso mattone opaco”.
Secondo certe “leggende” quella colorazione sarebbe stata “scelta” al fine di rendere simili le “tedesche” TCAR Porsche alle vetture “italiane” Ferrari o Alfa Romeo, onde evitare “boicottaggi vari”, al loro passaggio, da parte dei “locali” ……
Abbiamo quindi chiesto, direttamente a “Casa Porsche”, conferme o smentite. Così ci hanno risposto gli Amici tedeschi :

” …. omissis ……. According to the red colour of the testing 908/3 and 917 in 1970, I asked Klaus ….. omissis ……. and he told me the story :

The police in Sicily wanted that the testing Porsches will have this colour to be safer on the street.

Just for safety, not about red according to Ferrari or Alfa.

The Gulf sticker came on the car because of the sponsor Gulf and there was a Gulf filling station in the area where they tested the car at Sicily.

So that's the true story, quite simple.

Jens ….”
* * *
“ …. omissis …. In merito alla questione del colore rosso utilizzato per i test delle 908/3 e 917 nel 1970 ho chiesto informazioni a Klaus …… omissis.. che mi ha raccontato la storia:

La polizia in Sicilia ha voluto che le TCAR della Porsche avessero quel colore per essere più “sicure” sulla strada.

Solo per motivi di “sicurezza”, quindi, e non per essere simili alle rosse Ferrari o Alfa.

Gli adesivi della Gulf sono stati apposti sulle vetture per lo sponsor Gulf ed era presente, nella zona, una stazione di rifornimento della Gulf , utilizzata come “base” per i test delle auto in Sicilia.

Quindi questa è la storia vera, molto semplicemente ….

Jens … ”

* * *

Un grazie, quindi, agli Amici di Targa Florio Jens e Klaus ; speriamo di non sentire più in giro storie di presunti “boicottaggi” vari per le vetture della Porsche in prove libere ……..

Ed a ben pensarci, anche se col senno di poi, ma che motivo avrebbero avuto - in Casa Porsche - di “mascherarsi” da italiane Ferrari o Alfa, utilizzando - poi - quell’improbabile tipo di rosso opaco, il luogo dei brillanti rossi Ferrari o Alfa ?

Fù, quindi, “the police in Sicily” a chiedere espressamente alla Porsche quella colorazione sulle "test car" che avrebbero girato a circuito aperto, perchè quei “fulmini” fossero ben visibili per i “comuni guidatori di ogni giorno” ..... ma forse anche per tutte le Forze dell'Ordine che ...... saranno state ben allertate ....

Targa Florio 1970 ( 13 Marzo ) : Arriva la “spedizione” Porsche ……….

Targa Florio 1970 ( 13 Marzo ) : Arriva la “spedizione” Porsche ……….

Foto molto particolare. E’ una vera “rappresentazione teatrale” …… A Cefalù stanno in tantissimi … lì davanti ….. ad assistere all’apertura dei portelloni dei “Van Porsche” …. meraviglie ….. in “prima assoluta mondiale” ….. i nuovi - ancora grezzi - prototipi 908.3 ……; la Sicilia … la Targa Florio, allora, erano ….. l’ombelico del mondo ……. Ma la cosa particolare, se notate, è una : si vede chiaramente quella 908.3 ibrido ….. al primo piano …. ma intanto tutti stanno osservando quello che sta …. giù …….

* * *

“ ….. Cefalù, 13 Marzo 1970 - La Porsche, come un orologio svizzero : la spedizione in Sicilia sul filo dei secondi, secondo un piano d’azione meticolosamente stabilito a Zuffenhausen, a due passi da Stoccarda.

Nella mattinata di ieri - con un sole caldo che ha fatto impazzire di gioia una comitiva di turisti findaldesi - sono arrivati in avanscoperta i piloti Vic Elford , Leo Kinnunen e Rudi Lins, che si sono subito portati sul circuito della Targa Florio, su “muletti” 911.

Ma alle quattro del pomeriggio, via Messina, sono arrivati nel piazzale prospiciente l’Hotel Santa Lucia due enormi van /camion. I meccanici si sono ritirati nella proprie camere e dopo un quarto d’ora esatto sono ridiscesi, dopo avere fatto doccia e barba, indossando le caratteristiche tute color gianduia. E subito al lavoro !

Hanno aperto le enormi portiere per scendere a terra le vetture : due Porsche 914, una 917 e ben due nuovissimi prototipi 908, novità assoluta mondiale …. “.

( Il Giornale di Sicilia - Vincenzo Bajardi)

Targa Florio 1970 ... l’equilibrista Laine, col 908/2, ... su tre ruote ......

Targa Florio 1970 ... l’equilibrista Laine, col 908/2, ... su tre ruote ......

In effetti è passato qualche mese dal giorno in cui chiedemmo all’amica Esa Illoinen di fornirci notizie e particolari inediti su quella davvero incredibile performance del compianto Hans Laine, che con la sua Porsche 908.2 del Team finnico A.A.W. (Antti Aarnio-Wihuri) aveva percorso parecchi chilometri di Targa Florio 1970, in gara, soltanto su tre ruote.

Esa Illoinen è una nostra amica; una giornalista/scrittrice finlandese di automobilismo sportivo, collaboratrice di riviste specializzate del settore, che è venuta a trovarci in Sicilia, sul “Piccolo”, nell’occasione della presentazione, a Mazara del Vallo, da parte di Casa Porsche, degli ultimi modelli Boxster.

Questo Lei ci scrisse, dopo quella “visita”, riportando direttamente le memorie di Hannu Kahi, in quel 1970 Team Manager della A.A.W. ( nostra traduzione dall’inglese ).

“ ... Quando abbiamo raggiunto il Circuito dalla vicina autostrada ( nota : Esa, con un altro giornalista finlandese, era “fuggita” da Mazara del Vallo, con un boxster consegnato loro in prova, per una veloce visita sulle strade del “Piccolo” ), mi ha sorpreso quante curve è stato necessario percorrere prima di raggiungere Floriopoli. Così Hans Laine, nel 1970, ha davvero dovuto lavorare sodo per ritornare ai box su tre ruote !

Questo è ciò che è accaduto nel 1970 : - Laine si imbattè in una foratura, con sgonfiamento non istantaneo della gomma, a Campofelice, o poco prima. In tal modo il pneumatico anteriore destro, afflosciandosi lentamente, causò sempre maggiori vibrazioni nella ruota, al punto che il dado della ruota stessa si allentò. E poco prima che il dado venisse espulso fuori dalla sua sede, liberando la ruota, Laine giunse sul lungo rettilineo (nota : è Buonfornello, per i non conoscitori dei luoghi).

In quel frangente non fù difficile trovare un punto di equilibrio per la vettura sulla strada, perché c’era la possibilità di tenere sollevata la parte anteriore della vettura stessa grazie a quella alta velocità. Quando per Laine, poi, arrivarono le curve alla fine del rettilineo - così lui ha riferito - tutto andava bene per le curve a destra, ma non per quelle a sinistra, ove era un po’ complicato …

Tuttavia, secondo il Team Manager della Squadra AAW che era presente ai box, il danno fù limitato. Non ebbero necessità di cambiare il disco, soltanto leggermente graffiato.

Ciò che invece causò realmente ritardo nel pit-stop fù il fatto che il Team non disponeva, al momento ai box, di una ruota di scorta. Quando la macchina apparve improvvisamente da dietro la curva su tre ruote, il Team Manager Kahi si fiondò sul retro del box verso uno dei camion della Squadra per recuperare una ruota, e fù lì che si perse del tempo. Kahi ritiene che sarebbero finiti secondi senza tutto quel ritardo ... “.

Quella bellissima foto proposta fù scattata a Floriopoli, il giorno delle prove, dall’allora mio compagno di liceo Vittorio Viola. Quella è esattamante la Porsche 908/2 n.18 del Team AAW, affidata alla coppia Hans Laine e Gijs Van Lennep; alla fine sarà 4^ assoluta. Per tanti anni sono rimasto col dubbio di chi potessero essere i personaggi protagonisti di quella foto. La conferma ce la ha data, dopo decenni, Hannu Kahi dalla Finlandia, tramite l’amica Esa : alla guida della 908/2 c’era proprio il compianto Hans Laine; fuori dalla Porsche, con il casco in mano, lo stesso Kahi, Team Manager AAW.

Grazie agli amici di Finlandia Esa Illoinen ed Hannu Kahi, e grazie a Vittorio Viola, socio dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio, per la sua splendida foto.

Targa Florio 1970 .... quel “diavolo” di un Courage .....

Targa Florio 1970 .... quel “diavolo” di un Courage .....

“ ... Spettacolo Courage. Tutti avevano qualche problema, i piloti dell’Alfa. Chi voleva le ruote piccole, chi quelle grandi. Maglioli poi faceva impazzire con i rapporti al cambio. Solo Lui, Piers Courage, sorrideva e basta. Per Lui, " tutto bene " . E in tre giri ha fatto il record in prova dell’Alfa ( quarto tempo assoluto della vigilia ), a soli 55’’ da Siffert ! ... “

(“Autosprint “ - maggio 1970)

E guardate che quella performance di Piers Courage, alle “prove” della Targa, ce la ritroviamo - e questo è davvero incredibile - accuratamente descritta nel suo palmares, in un prestigioso sito internet ………

“ ... omissis .... In May, at his first attempt in the infernal Madonie 72 kms circuit, during practice of the Targa Florio he got the 4th time, just after Siffert, Elford and Vaccarella, three of the greatest drivers of the Targa, and in front of Rodríguez, Van Lennep, Larrousse and other road specialists.

…..omissis ... Nel mese di maggio, al suo primo tentativo nell’infernale circuito delle Madonie di 72 km., durante le prove della Targa Florio, ottenne il 4 ° tempo, subito dopo Siffert, Elford e Vaccarella, tre dei più grandi piloti della Targa, e davanti a Rodríguez, Van Lennep, Larrousse e altri specialisti della strada ….. “

Insomma, per la storia di un pilota, anche le buone prestazioni “semplicemente” in prova alla Targa Florio erano qualcosa di “prezioso”, da “sottolineare“.

Nella foto : Una immagine davvero curiosa. Pier Courage in prova, con la sua Alfa Romeo T33/3 n.28, dà un passaggio a Toine Hezemans, appiedato lungo il Circuito.

Targa Florio 1970 .... c’era anche la “periscopio” di Guido Garufi ....

Targa Florio 1970 .... c’era anche la “periscopio” di Guido Garufi ....

Capitava, in quegli anni, che frequentassi spesso - ovviamente soltanto da giovane spettatore - le cronoscalate siciliane; in verità molte me le sono perse, per l’eccessiva distanza dalla mia città, come molte, invece, me le sono gustate “alla grande”.

C’era un nome di un pilota che si legava quasi sempre a quello dell’Abarth, sia in quelle tante cronoscalate, sia nelle inimitabili Targa Florio, ed in alcuni anni, in particolare, quel nome si legò ad un modello di Abarth un pò “speciale”; un modello che aveva l’indiscussa qualità di “affascinare”.

La sua livrea, il suo interminabile scarico posteriore a sbalzo ed “a tromba”, ma soprattutto il suo “periscopio”, la rendevano “unica”; quel nome di pilota era Guido Garufi, e quel modello di vettura era l’Abarth 1300 OT.

Quell’anno, era il 1970, Guido Garufi schierò in Targa la sua Abarth 1300 OT “periscopio”. La condusse in coppia con “Black & White”, ed alle punzonature le venne assegnato il n.236.

Avrebbero fatto una gara eccellente : 34’ assoluti e primi della classe S1.3, con otto giri conclusi degli 11 previsti.

Antonio Garufi, figlio del compianto Guido, ha oggi regalato al sito della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio la foto che proponiamo ; è bellissima ed inedita. La foto ritrae suo padre, vicino alla OT, schierata a spina di pesce in prossimità dei box di Floriopoli, e l’immagine è semplicemente spettacolare.

E’ una apoteosi di “rossi”. Sono infatti ben visibili anche la Porsche 911S n.86 di Claude Haldi e “Mirage” (Porsche Club Romand) e la Porsche 911S di Sylvain Garant e Bernard Cheneviere (Andrè Wicky Racing Team).

Ricordiamo che la scocca di quella OT 1300, realizzata in vetroresina, fu disegnata da Scaglione, che - dicono - si fosse ispirato alla silhouette della Ferrari 250 GTO. Il “famoso” periscopio dell’OT - un tocco d’artista in mezzo alle linee armoniose della vettura - era una presa d’aria esterna utilissima, destinata ad areare l’abitacolo nei periodi estivi. Infatti, il motore bialbero a doppia accensione, con la scarsa ampiezza dei vetri scorrevoli della vettura, contribuiva non poco a surriscaldare l’abitacolo. Fu così che nacque il periscopio, che ha sempre caratterizzato il modello.

Ovviamente, in quella OT, per quella calda Targa “siciliana”..... il “periscopio”, smontabile all’occorrenza, venne tenuto lì, ben fissato .......

Il nostro grazie per il documento fotografico - davvero bellissimo - va al nostro Amico Antonio Garufi. Questo piccolo nostro ricordo è in memoria di Suo padre Guido.

Targa Florio 1970 ..... quel Larrousse andava come un fulmine ..

Targa Florio 1970 ..... quel Larrousse andava come un fulmine ..

.. Forse qualcuno ricorderà che nelle prime ore mattutine di quel 3 maggio 1970 sul “Piccolo” piovve, e non poco. Al momento dello start a Floriopoli, fortunatamente, aveva già smesso da un pò ma, in alcuna parti del tracciato, c’erano ancora presenti, oltre all’umido sparso, insidiose pozzanghere d’acqua.

In quella Targa c’erano le migliori vetture ed i migliori piloti del mondo, ma in quel primo giro il più forte fù quel Gerard Larrousse con quella 908.2 “Flunder” n.26 della Martini International.

Guidò quella impegnativa 908.2 come fosse in un vero e proprio rally. Continue intraversate controllate; per il pubblico fù uno spettacolo unico.

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ha .... molti amici ... tra questi Paolo Cigno. Ci ha mandato una spendida foto di quel primo giro di quella Targa Florio 1970. Ritrae esattamente quel Larrousse, nei pressi di Collesano, con la sua 908.2 completamente intraversata sul viscido dell’insidioso tracciato di Targa. Vi assicuriamo che la posteriore destra sta totalmente dentro una pozzanghera d’acqua posta poco oltre il ciglio della strada. Altre analoghe foto mostrano vetture passare da quel medesimo posto mandando letteralmente alle stelle schizzi d’acqua provenienti da quella pozzanghera.

Un’altra pozzanghera, intanto, sta avanti la 908.2, a pochi metri ...... la Targa Florio era una gara UNICA !

La foto è stata scattata dal Dr. Alfredo Mattaliano, appassionato di Targa e cugino dell’amico Paolo Cigno. Un ringraziamento va a Lui per la Sua affettuosa disponibilità nei confronti del nostro sito.

Targa Florio 1970 ...... erano due le 512S ...... una divenne la T6 ......

Targa Florio 1970 ...... erano due le 512S ...... una divenne la T6 ......

L’Amico Gabriele del Castillo ci ha inviato questa altra immagine di Targa Florio 1970, ed insieme alla foto ci ha inviato un suo ricordo di quel lontano 1970. Non è molto diverso da tanti altri dei nostri ricordi di quegli anni. 
 
“ .... Ricordo anche che nel 1970 ero andato a studiare a Milano, e già era tempo di  esami, ma per vedere la Targa ho preso il treno il venerdì sera ( 22 ore ... ), sono arrivato a Termini Imerese, ho visto la corsa e la  domenica stessa ho ripreso il treno a Termini Imerese per rifare il ritorno. Cose che solo da “picciotti” (ragazzi) e con grande passione si possono fare ... “.
 
A riguardo di quella foto possiamo osservare che quella 512S appare appena arrivata a Floriopoli. La Sua livrea e la sua configurazione “ci dicono ” che - probabilmente - quella potrebbe essere una delle due 512S destinata al ruolo di TCAR e che avrebbe poi avuto, per le prove, il n.T6.
 
In ogni caso, al momento, quella 512S è ancora priva, sul muso, delle appendici aerodinamiche ( spoilers ) poi montate, in diverse versioni, per le prove; sul cofano anteriore sono visibili i due adesivi quadrati Shell, mentre i plexiglas dei finestrini laterali sono di misure ridotte, e tutte queste caratteristiche “esterne” - mantenute per tutte le prove ufficiali - la distingueranno da quella che poi sarà la 512S “da gara”.

Targa Florio 1970 ........

Targa Florio 1970 ........

L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio - Palermo ringrazia gli Amici di “Porsche Werkphoto” per aver consentito la pubblicazione, nel proprio sito www.amicidellatargaflorio.com , di immagini - fotografiche ed in filmati d’epoca - di Targa Florio, tratte dal loro Archivio Storico.
Per una giovane Associazione Culturale come la nostra, costituita da pochi semplici appassionati, questo è motivo di grande onore ; “Porsche Werkphoto” è una diretta promanazione dell’Archivio Storico del Museo Porsche di Stoccarda.
La Porsche non ha mai dimenticato la Targa Florio ed anche questo atto di disponibilità nei confronti degli appassionati ne è una ulteriore conferma.
Le immagini saranno di volta in volta pubblicate loggate come da accordi intercorsi con " Porsche Werkphoto ". L’Associazione non è responsabile di eventuali successive manipolazioni - da parte di terzi – delle immagini " Porsche Werkphoto " pubblicate su queste pagine.

* * *

Nella foto siamo alla Targa Florio 1970 - La Porsche Carrera 906 n.90 iscritta dalla Scuderia Pegaso di Palermo. L’equipaggio era composto da due esperti gentleman drivers palermitani ; Ferdinando Latteri e Nino Todaro. Concluderanno soltanto 7 giri degli 11 previsti, classificandosi quarti nella classe S2.0.

Targa Florio 1970 .......Posta per noi ................

Targa Florio 1970 .......Posta per noi ................

Il postino ha bussato alle porte di alcuni componenti della nostra Associazione Culturale “Amici della Targa Florio”. Sono arrivati piccoli doni dai lontani U.S.A. .... ; ma sono poi così lontani, gli U.S.A. ? In realtà le immagini che proponiamo dimostrano che i ricordi delle mitiche Targa Florio degli anni settanta accorciano, e di molto, le distanze ......

“ ... Florida - Nov. 10, 2009

Dear Salvatore, Many thanks for all the fine photos ! Of course, I never saw then before, they are very interesting ! I hope all is going well for you, perhaps one day we will meet ! Kind regards,
Brian Redman. ...”

Targa Florio 1970 …. per fortuna … senza pioggia …..

Targa Florio 1970 …. per fortuna … senza pioggia …..

Quella mattina del 3 maggio 1970 ci trovavamo lì, a Floriopoli. Quell’anno - avendo optato per le Tribune piuttosto che per una delle tante affascinanti curve del “Piccolo” - eravamo “partiti per la Targa” in macchina, molto presto, lasciando una Palermo ancora praticamente al buio, nelle primissime ore del giorno.

Non ci rendevamo conto - allora - che avremmo assistito, in quella giornata, ad una delle edizioni “top” della storia della Targa Florio. C’erano davvero tutti i migliori piloti del mondo, c’erano davvero tutte le migliori squadre del mondo, c’erano davvero tutte le migliori vetture del mondo. Era, insomma, l’apoteosi. La più bella, inimitabile gara su strada del mondo.

Arrivammo lì, quindi, molto presto. Noi ferraristi, già timorosi per le reali possibilità di quell’unica pesante ed “assetata” 512S rispetto a quello stuolo infinito di fameliche ed agili Porsche, eravamo avviliti. Lo scenario che ci si parò davanti era, infatti, per “noi”, sconfortante. Tutta Floriopoli, come del resto tutta la strada provinciale per arrivare sin lì, era bagnata. La pioggia era stata la padrona delle prime ore di quel nuovo giorno. Ancora piovigginava, ancorchè flebilmente, ed a tratti.

Eravamo sconfortati, quindi, noi ferraristi. In quelle condizioni la 512S non avrebbe avuto alcuna possibilità, come nel 1966 era stato per la mitica P3 di Vaccarella - Bandini. Quell’anno la 512S stava in mano a Vaccarella ed al compianto Giunti.

Le Porsche 908/3 - il mitico “arrogante” poker d’assi - stavano lì davanti a noi, ordinatamente schierate lungo i box, a spina di pesce, semicoperte con dei grossi teloni, a riparo dalla pioggia e dall’umido.

Nella foto proposta : La 512S “ufficiale SEFAC” - uno spettacolo a vedersi - uscì dalla mezzeria dei box spinta dai meccanici. Era la fase preparatoria al suo trasferimento al vicino “start”, sotto il ponticello in ferro di Floriopoli ……. E subito dopo, una delle solite scene meravigliose di Targa ….. il meccanico alla guida della 512S, col motore che ulula a cadenze regolari per i vari altalenanti “su di giri”, in retromarcia verso lo start. Il tempo, per fortuna, tendeva al veloce miglioramento e l’umido sulla strada andava asciugandosi …..

La gara prese poi l’avvio senza pioggia, ma in quel primo giro, in alcuni tratti del “Piccolo”, si videro scene da rally, ancorchè quella fosse - in realtà - una prova di Campionato Marche Costruttori ….

Quella del 1970 fù la più grande Targa Florio degli anni moderni. Fortunato chi l’ha vista. Mai più uno spettacolo come quello.

Per la foto si ringrazia Federico Marino

Targa Florio 1970 ….. quei “trenini” di auto dentro Cerda …..

Targa Florio 1970 ….. quei “trenini” di auto dentro Cerda …..

Gli Amici di “Porsche Werkphoto” ci hanno inviato immagini di Targa Florio semplicemente spettacolari. E la cosa che ci piace sottolineare è che le foto dell’Archivio Porsche non riguardano soltanto vetture Porsche della “Casa”, ma anche quelle di “semplici” privati.

Per alcune istantanee, poi, si ha la precisa sensazione che le protagoniste non siano né le Porsche né i suoi piloti ; la protagonista assoluta pare sia - piuttosto - la Targa Florio.

Questa nostra sensazione, crediamo, viene confermata ammirando questa immagine, semplicemente “sublime”.

Siamo dentro l’abitato di Cerda, il primo paese dopo lo start di Floriopoli. Quello è il lungo ma sconnesso rettilineo che attraversa il paese. Le vetture lì viaggiavano a velocità sostenuta. Spesso si ammiravano dei “trenini” di auto …… da infarto ….

Nella foto : davanti la Porsche 911S di Libero Marchiolo e Antonio De Castro (1^ della classe GT2.0) ; dietro l’A.R. Giulietta Spider di Silvestre Semilia e Giuseppe Crescenti (ritirata nel corso del 7° giro - gearbox) ed infine la Lotus Europa di Stefano Sebastiani e Roberto Nardini (7^ della classe GT1.6). La cornice : Cerda e la Targa Florio

Targa Florio 1970...Quelle prove di marzo

Targa Florio 1970...Quelle prove di marzo

Cari Amici di Targa Florio, frequentatori di questo nostro “giovane”sito,

.... se Voi siete come .... siamo noi ... a proposito di Targa Florio ... cioè ... irrimediabilmente “pazzi da catena”, converrete con .... noi ..... che ci sono alcune vetture di Targa che ...... fanno venire la febbre... si, proprio la febbre; sono vetture che si portano addosso ... un “vissuto” particolare, “storie” uniche, “aneddoti” speciali; insomma, ogni qualvolta ci imbattiamo nella “scoperta” di una nuova immagine inedita di qualcuna di “quelle” vetture ..... andiamo fuori di testa ....

questo il preambolo ...

... io non so se anche per Voi, in quel 3 maggio 1970, andò così ...., ma a me ... andò proprio così .... ed avevo ... appena 16 anni ....

.... mi portarono, quell’anno, alle tribune di Floriopoli. Lì consegnavano il “Numero Unico” - sulla Targa Florio - dell’Automobile Club di Palermo, ed a quel tempo ...... tanto per essere chiari .... non erano i “Numeri Unici” dei nostri recenti anni ..... erano pubblicazioni ove i “collaboratori” erano nomi come Nino Aquila, Vincenzo Bajardi, Roberto Bonetto, Gianni Cancellieri, Pino Fondi, Paul Frère, Luigi Gianoli, Denis Jenkinson, Giulio Mangano, Pietro Rizzo, Marcello Sabbatini, Nino Vaccarella.

Basta leggere le recenti pagine di editoria giornalistica palermitana per vedere .... in che mani siamo finiti ... a proposito di articoli ( articoli ? ) sulla Targa Florio .......

Bene, in quel “Numero Unico” della 54^ Targa Florio del 3 Maggio 1970, ed esattamente a pagina n.26 ed a pagina n.40, stavano due immagini in bianco e nero, rispettivamente riferite alla 908/3 “ibrido” ( targa : S-U 3910) ed alla 917K ( targa : S-U 3912), entrambe T/CAR. Stavano in quel “Numero Unico”, e potevano stare lì dentro proprio perchè erano immagini scattate durante le “datate” prove private “libere” della Porsche nel mese di marzo, e la gara si stava facendo a maggio .....

Rosse, erano rosse quelle TCAR .... giusto per renderle ancor più “particolari”.

Su quelle TCAR sono nate e si sono sviluppate storie e congetture infinite.

Ora, dissepolta da anni di .... oblio .... abbiamo trovato questa assolutamente inedita immagine a colori della Porsche 909-908 TCAR “ibrida” ..... ; la possiamo ammirare ancora con quella piccola “gobba” sul cofano anteriore ... che ci induce a citarla come 909 .... non 908 .... e la sua targa è la mitica S-U 3911. Alla guida ? A noi pare il grande Vic .... Voi come la pensate ? Quella TCAR sta ancora con il radiatore ed i temporanei “parzializzatori” ..... con gli adesivi .... giusto per “testare” le temperature di esercizio ottimali .... per la successiva gara.

Si, quelle sono “prove”; e pensiamo che non siano “prove” di marzo ..... ma prove di maggio ...

La Targa Florio era una gara UNICA ! Anche per quello che accadeva “soltanto” in prova.

La foto, spettacolare e mai vista prima, è un regalo al sito da parte di Armando Floridia, Amico di Targa Florio e socio fondatore dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio. Il nostro ringraziamento va a Lui.

Targa Florio 1971 - Jo Bonnier .. lui come i grandi “vecchi” piloti di Targa

Targa Florio 1971 - Jo Bonnier .. lui come i grandi “vecchi” piloti di Targa

In quella Targa 1971 l’elvetica Scuderia Filipinetti portò in Sicilia due Lola T212 Ford, iscritte nella classe P2.0. Le due vetture, cui furono attribuiti i numeri di gara 14 e 19, vennero affidate, rispettivamente, alle coppie di piloti Jo Bonnier/Richard Attwood e Mike Parkes/Peter Westbury.

La foto che proponiamo, questa volta, non è di una vettura, bensì di un pilota. Quella è una foto veramente incredibile; è fissata nell’immagine il volto - letteralmente stravolto dalla fatica - di Jo Bonnier, appena sceso ai box di Floriopoli dalla sua Lola, per il previsto cambio con Attwood.

Quell’immagine evoca scene già viste anche in tante altre gare “normali”, ma di epoche “remote”. Ma non per la Targa Florio. La Targa, anche nell’epoca “moderna”, restava una eroica gara “antica”. Lì siamo nel “moderno” 1971, eppure Jo Bonnier ha lo stesso volto di altri piloti di Targa di “altri tempi” ..... come Divo alla fine della sua gara sulla sua Bugatti alla Targa del 1929, come Taruffi sulla sua Lancia D24 a quella del 1954, come Barth sulla sua Porsche 718 RSK a quella del 1959, e così via.

Quell’anno Jo Bonnier - gran pilota con infinite pregresse esperienze in Targa - pur avendo a disposizione una vettura scoperta, optò per il casco “normale”, con occhialoni, diversamente dal suo compagno Attwood, che preferì l’integrale.

Sorge il sospetto che il “navigato” Bonnier conoscesse molto più del giovane Attwood l’insidioso caldo “africano” di Targa. Ci sono innumerevoli immagini di Bonnier in gara, in quella caldissima Targa del 1971, che lo ritraggono, nei primi giri, con il sottocasco bianco a coprire gran parte del volto, ed integralmente la bocca, che tuttavia appare come “stampata” sul tessuto del sottocasco ; nei giri successivi quel sottocasco lo vediamo completamente abbassato, tirato giù, sin sotto il mento, con il volto - quindi - scoperto, e spesso la bocca la vediamo aperta, come a cercare “aria”. Ecco il motivo di quel volto in quella foto ; una maschera scura che pensiamo, ragionevolmente, poter essere una mistura di polvere, di olio “sparato” dalle vetture che precedevano la sua Lola, e -perchè no - di abbronzatura siciliana ......

“Jo” anche quell’anno farà una gara fantastica ; terzo assoluto dietro le due più potenti Alfa T33/3, e primo della sua classe P2.0. Grande Jo Bonnier.

Targa Florio 1971 ....... una leggenda in marcia sulle madonie

Targa Florio 1971 ....... una leggenda in marcia sulle madonie

Il 16 maggio del 1971 fu sicuramente il giorno piu’ lungo per noi siciliani, infatti l’idolo di casa,il professore Nino Vaccarella, in coppia con Toine Hezemans , portava al trionfo la sua alfa 33/3 litri N° 5 , percorrendo gli 11 giri per complessivi 792 km del piccolo circuito, in 6h35’46”alla media record di Kmh 120,069 . L’Autodelta, sotto la supervisione dell’ing Carlo Chiti, con una meticolosa preparazione della corsa, potè contrastare il passo della Porsche.Mentre l’Alfa iniziò la corsa senza forzare, la Porsche rischiò subito per avvantaggiarsi, ma il percorso scivoloso provocò uscite di pista , per fortuna senza conseguenze per il bravo pilota messicano Pedro Rodriguez e per il vincitore del 1970 Brian Redman, l’unico in grado di impensierire l’Alfa N°5 .

Il famoso Vic Elford, conoscitore incredibile dei 72 km, rimase vittima di una foratura, e rottura successiva di un semiasse, riguardanti tuttavia la vettura del suo compagno Gerard Larousse. Per questo motivo i due furono costretti a ritirarsi nel corso del 7° giro. A quel punto, la 33 n°5 dovette controllare la vettura gemella di De Adamich - Van Lennep e la Lola di Bonnier - Attwood,

vincendo la 55 ^ edizione dellaTarga Florio.Splendenti nella loro bellezza, sfilarono ancora una volta le Alfa Romeo, entrate nella leggenda dellaTarga Florio.Tra le persone assiepate lungo il percorso ve ne furono molti che le riconoscevano , pronunciando nomi .che la polvere non ha cancellato: ASCARI, SIVOCCI, GUATTA, MASETTI, VARZI , CAMPARI, NUVOLARI, BRIVIO.

Sono nomi che ancora risuonano nelle silenziose contrade di CERDA e che hanno permesso all’Alfa Romeo di entrare nella leggenda della TARGA FLORIO.

Targa Florio 1971 .....Quelle incredibili retromarce .........

Targa Florio 1971 .....Quelle incredibili retromarce .........

Quella mattina del 16 maggio 1971 ce ne stavamo a Floriopoli.  Avevamo disponibile uno dei tanti “palchetti” numerati in muratura  - con tavolino pieghevole e sedie - che stavano nella prima  tribuna coperta, proprio davanti ai box. Eravano giunti lì per tempo, ed assistemmo a tutti gli elettrizzanti preparativi per la partenza della gara. Una sorta di “crescendo rossiniamo” di adrenalina pura. Sullo sfondo, i box gremiti all’inverosimile di vetture da gara di ogni tipo, alle prese con gli ultimi controlli. Man mano che il tempo passava i commissari sollecitavano le squadre ed i piloti a prendere ordinato posto sulla griglia di partenza. Quel viavai  era una cosa fantastica a vedersi e ..... sentirsi.  Alcune vetture - e parlo di quelle dei team ufficiali, nell’occasione in mano ai meccanici - furono portate dalla zona box/parco chiuso fin  sotto in pontile in ferro in zona start, utilizzando direttamente la retromarcia. Una delle foto da noi  allora  scattate “immortala” -  esattamente  in quel frangente -  la mitica n.8, la Porsche 908/03 di Gerard Larrousse e Vic Elford ( Martini International Racing ) ; il meccanico pare si sia leggermente “sollevato”, guidando quel mostro, usando la dovuta attenzione e prudenza. Quella mattina quel mostro passò davanti ai nostri occhi soltano a pochi metri, come tutte le altre vetture, del resto .........  praticamente ad una ad una .......Un vero spettacolo ........
Pensiamo che questo “neo creato” sito possa essere oggetto di “visite” anche dagli amici della Targa Florio di “palato fine”.  Allora, proprio per questo motivo, Vi andiamo anche a raccontare chi sono “gli altri” ..... della foto ..... da sinistra a destra .....
- la n.101 è la Alfa Romeo GTA di “Paul Kris” e Benedetto Montecatini;
- la n.  20 è la  AMS Ford di Ugo Locatelli e Giampiero Moretti;
- la n.  72 (nascosta) è la Abarth 1300 S di “Frank Mc. Boden” e “Papillon” (Scud.Brescia Corse);
- la n.  95 è la Lancia Fulvia HF di Giovanni Martino e Giancarlo Galimberti;
- la n. 108 è la Lancia Fulvia HF di Giovanni Arcovito e  Angelo Rizzo;
- la n.  44 (nascosta) è la Porsche 911 S di Ferdi Boekmann e Peter Ochs (Team V10 Kleber);
- la n.  14 è la Lola T212 Ford di Jo Bonnier e Richard Attwood (Scuderia Filipinetti).

Targa Florio 1972 - La Opel GT 1900 delle “pilotesse” Facetti e Beaumont ……

Targa Florio 1972 - La Opel GT 1900 delle “pilotesse” Facetti e Beaumont ……

Da un’intervista a Rosadele Facetti :

Già, la Targa Florio del 1972. In quell'occasione correvo per Virgilio Conrero, di fatto un concorrente dei Facetti. E' una cosa che poté avvenire per il grande spirito sportivo che regnava nella mia famiglia.

Virgilio era un grande professionista, con mio padre erano certamente concorrenti ma la stima era reciproca e accettare di correre nella sua Squadra Corse ufficiale fu per me motivo di grande orgoglio.

La storia della compagna di quell'occasione è simile per certi versi alla vicenda di Rosadele Facetti di quegli anni. Marie Claude Charmasson era la figlia di un ex pilota divenuto uno dei più importanti concessionari Citroen di Francia e dovette prendere il nome d'arte di "Beaumont" per evitare incresciosi equivoci, visto che correva per case concorrenti.

Comunque con la Beaumont non andò benissimo come con Pat Moss nella Targa Florio 19668. Avevamo a disposizione un'Opel GT a iniezione, vettura difficile da guidare anche per via di un comando dell'acceleratore estremamente duro.

Ad assistere alla Targa c'erano i vertici di Opel-GM e Virgilio ci spiegò che era necessario raggiungere il traguardo per non fare cattiva figura con i "capi".

Marie Claude, durante le prove, smaniava per primeggiare, per dimostrare quanto fosse veloce. Io restavo tranquilla e Virgilio mi chiese di prendere io il via, di non forzare.

Non so perché, invece, alla fine fecero prendere la partenza alla Beaumont che dopo neanche un paio di giri spaccò due bielle sul rettilineo di Buonfornello.

Ricordo la maschera di Conrero, muto, terreo in volto.


(Tratto da : Autocollezioni Magazine - luglio/agosto 2005)

Nella foto proposta un passaggio della Opel GT “Facetti - Beaumont” sotto il “ponticello” in ferro in prossimità di Floriopoli. Dalle linee un po’ “retrò” rispetto alle altre GT, quelle Opel sfoggiavano delle incredibili “bombature” laterali per contenere l’alloggiamento di cerchi e gomme ….. non di serie ….

 

 

Targa Florio 1972 la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault

Targa Florio 1972 la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault

Quell’anno - era il 1972 - la Pegaso iscrisse in Targa 1972 la Alpine A110 Renault - poi punzonata col n.79 - affidata a Salvatore Barraco ed a Luigi Sartorio, sotto lo pseudonimo “Popsy Pop”.

La vettura era stata messa a disposizione dalla Concessionaria palermitana Renault INDOMAR di Giorgio Inglese. Si era programmato, salvo imprevisti,  di operare il cambio piloti ogni 2 giri.

Primo turno Barraco, secondo “Popsy Pop”, terzo Barraco. Alla conclusione del terzo turno Barraco arriva a Floriopoli col cambio a pezzi. Lavora soltanto ed esclusivamente  la quarta (fortunatamente ….. un po’ ….. corta). Le gomme, intanto, erano andate.

Che fare ?  Serrato conciliabolo ……. e poi una delle tante pazze scelte di Targa ; “Popsy Pop” entra in macchina lo stesso, dopo aver sostituito le  gomme. Proseguirà la gara, per quanto possa sembrare assurdo, disponendo soltanto della quarta …….. piantandosi paurosamente nei tratti lenti ed in salita …..

Finiranno la gara con 8 giri conclusi degli 11 previsti, 27’ assoluti e 5’ di classe GT1.6 con una vettura …….. con la sola quarta ……

( per  la storia “di prima mano” il ringraziamento va a Luigi Sartorio ) Nella foto proposta una immagine di un cambio guida tra Pops Pop e Toto' Barraco

Targa Florio 1972 ... questo accadeva a Palermo, in periodo di Targa ...

Targa Florio 1972 ... questo accadeva a Palermo, in periodo di Targa ...

Questa “storia” è tratta da un personale racconto dell’amico Luigi Sartorio, già pilota gentleman siciliano, noto agli sportivi anche con il suo pseudonimo di “Popsy-Pop” :

Quell’anno era il 1972 e la Concessionaria Renault INDOMAR di Palermo ebbe l’idea di mettere in piedi un Reparto Corse - la “INDOMAR CORSE” - in questo coinvolgendo, tra gli altri, anche Luigi Sartorio. Ma l’iniziativa, nei mesi successivi, non era in linea con i tempi progammati e, di contro, la Targa si avvicinava sempre di più. E tutto questo non tanto per la mancanza di un parco vetture, quanto per il mancato avvio della preparazione e messa a punto dei motori. Finalmente la “svolta” ; per una vera e propria “casualità”, si trovarono a Palermo alcuni meccanici del Reparto Corse della Renault Italia e, come per incanto, a poche settimane dalla Targa, la Alpine A110 di “Popsy-Pop” (Luigi Sartorio) e Salvatore Barraco era pronta !


La Alpine era pronta … ma ……. il motore era ancora "da rodare” ! … Di provare sul “Piccolo” nemmeno a parlarne …. non c’era più il tempo … Ed allora ?
Allora si decise per la soluzione più sbrigativa …


Sartorio uscì a tarda sera dall’officina con l’Alpine in “tromba”, già in pieno “assetto gara”, e senza “tirare” ….. e si diresse dal centro città verso l’Autostrada per Punta Raisi … il rombo dello scarico riecheggiava tra i palazzi della città ….... nonostante l’andatura “lenta” …. Finalmente l’imbocco dell’Autostrada, e poi il ritorno verso Palermo … e proprio all’uscita dall’Autostrada, alla rotonda - allora presente - alla fine dell’A/S, una improvvisa “paletta” si agitò nervosamente ….. LA POLIZIA !


Sartorio accostò e spense subito il motore …… i poliziotti iniziano a girare molto lentamente intorno alla Alpine … con grande attenzione, osservando ogni minimo particolare … poi le solite domande di rito … patente … libretto …... assicurazione ….. poi quella GIUSTA …. Cosa sta facendo ? Risposta imbarazzata : “La macchina è pronta per la Targa” ……. Per la Targa ? Si, per la Targa ! …… Scambio di sguardi tra i poliziotti ….. Senta, faccia una cosa …… continui a stare fermo qui …… noi andiamo via …… aspetti qualche minuto ….. e poi ritorni in città, ma lentamente, molto lentamente ……Buonasera.


A noi viene da fare una considerazione : in qualsiasi altro posto d’Italia la “storia” si sarebbe conclusa con un verbale stratosferico, con la patente ritirata, con l’Alpine sequestrata, con una Targa da dimenticare. Se oggi abbiamo la possibilità di vedere quella foto di quella Alpine A110 - regolarmente in gara alla Targa Florio del 1972 - è anche merito di quei due appassionatissimi poliziotti,”Amici di Targa” anche loro.


L’Associazione Culturale Amici della Targa Florio ringrazia immensamente l’Amico Luigi Sartorio - “Popsy Pop” - per aver consentito l’utilizzo delle sue foto in questo sito.

Targa Florio 1972 ...quelle incredibili battaglie nella classe GT sino a 2000 cc

Targa Florio 1972 ...quelle incredibili battaglie nella classe GT sino a 2000 cc

Era il 1972, e se ci fù quell’anno una classe con una fortissima competizione, quella fù la classe GT sino a 2000 cc. . Allo start ben n.13 vetture, dopo prove e qualifiche serratissime, e di quelle, ben nove 911, una 914/6, due Opel GT ed una Fiat 124 ; vetture schierate da diverse Scuderie e privati.

Insomma, una classe davvero agguerritissima:
- Porsche 911 - Ennio Bonomelli;

- Porsche 914 - Paul Ernst Strahle ( semi works );

- Porsche 911 - Lloyd Adriatico;

- Porsche 911 - Piloti Romani;

- Porsche 911 - Pegaso Palermo;

- Porsche 911 - Kleber Racing;

- Opel GT - Squadra Conrero;

- Porsche 911 - Edward Negus;

- Porsche 911 - Giampaolo Baruffi;

- Porsche 911 - Francesco Cosentino;

- Fiat 124 - Giovanni Martino.

Gli appassionati di Targa Florio, a proposito di foto del 1972, ricorderanno sicuramente immagini di “trenini” di 911 .. una dietro l’altra .. in eterno duello, giro dopo giro …Una sola Porsche 911 - la n.40 color rosso/aragosta - esibiva le insegne della “palermitana” Scuderia Pegaso. L’accreditata Porsche 911S “Bonomelli”, la n.38 di Gottifredi - Pica ( alla fine 5^ assoluta ! ) avrebbe vinto la classe con 10 giri conclusi …… ( degli 11 previsti ). A ridosso, a 9 giri, la 914/6 oltre quattro 911S , e poi le altre con 8 giri, 6, 4, 2, 1, 0. Quella 911 n.40 della Pegaso completò anch’essa 9 giri ma ...... non la troverete mai in classifica ufficiale per una squalifica che venne comunicata a fine gara ..... un vero smacco .....Ve lo raccontiamo noi, cosa accadde, grazie alla testimonianza di un .......... testimone attendibile; il Dr. Sergio Rappa. Quella n.40 parte, allo start di Floriopoli, con alla guida il Dr. Giuseppe Spatafora, che conclude i suoi 3 giri e si ferma ai box per il previsto cambio pilota. Sale “Friedrich Von Meiter” - al secolo il Dr. Sergio Rappa - ma ...... la 911 non ne vuole sapere di ripartire .... il motorino di avviamento non va ..... attimi di agitazione .... i meccanici prima “armeggiano” ...... poi spingono...... e la Porsche si avvia ...... riparte ..... “Von Meiter” conclude il suo turno di altri 3 giri ; seconda sosta ai box ..... e la Porsche riparte nuovamente con il Dr. Spatafora ...... la 911 completerà altri giri sino ad un totale ( riportano i testi di gara ) di ben 9, degli 11 previsti. Una eccellente prestazione, in una gara davvero durissima, per due “gentleman drivers”. Ma ....... forse anche per qualche insistente reclamo ...... giunse a freddo la ufficiale squalifica (“disqualified - pushed”). Ma pensate, sarebbe diversamente stata classificata 3^ di classe …. con il suo 6 ore , 40 minuti , 0 secondi . Un vero peccato. A proposito di quella Targa 1972 di quella n.40 ....... questo il commento del Dr. Sergio Rappa,a distanza di tanti anni ……: “ Mai più una gara come quella … continue sportellate e musate … date e ricevute …… un vero a proprio autoscontro “ ……. Ringraziamo il Dr. Sergio Rappa per il suo racconto e per Sua spendida foto che ha avuto la cortesia di regalare al sito dell’Associazione. Quella foto, cari Amici della Targa Florio, ritrae una spettacolare e scintillante Floriopoli durante le prove ufficiali. E’ un intreccio di piloti e vetture. Da sinistra : Raffaele Restivo, Sergio Rappa e Giuseppe Spatafora. Tute immacolate ; le prove devono ancora iniziare. Si intravedono, sempre da sinistra, una Lancia Fulvia HF, la Abarth 2000 n.11 di Alfonso Merendino e Raffaele Restivo (Scuderia Pegaso) e la Porsche 911S n.40 di “Friedich Von Meiter” e Giuseppe Spatafora ( Scuderia Pegaso ) ; e' la 911S protagonista della nostra “storia”.
Siete stati Voi protagonisti di altre storie di Targa ? Le avete documentate ? Ditecelo. Le metteremo - sul nostro sito - a disposizione di tutti coloro che amano la Targa Florio.

Targa Florio 1973 ... lavoro supplementare per i meccanici Porsche ...

Targa Florio 1973 ... lavoro supplementare per i meccanici Porsche ...

Direttamente dalla Germania ..... l’Amico .... Werner Hillburger ....... ci ha inviato alcune foto della “spedizione” Porsche in Targa Florio 1973.Nella foto sono ritratti Werner e Gunther

Ovviamante una sfilza di foto di 911 Carrera ...... Ma una foto tra tutte ci ha colpito particolarmente, e la pubblichiamo su questo nostro sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

E’ la Porsche 911 Carrera RSR 3,0 n.9 di Claude Haldi e Leo Kinnnen. Sta sul carrello. La cosa curiosa è che a quella Carrera, per poter utilizzare quell’utile strumento di trasporto, i meccanici pare dovessero, ogni volta, cambiare le gomme ........ Infatti quelle “regolari”, con cerchioni da gara a pelo di carrozzeria, ..... non avrebbero consentito alla 911 di “salire e scendere” su e da quel carrello .........

Targa Florio 1973 ... per “Amphicar” tante gare in salita una dietro l’altra ...

Targa Florio 1973 ... per “Amphicar” tante gare in salita una dietro l’altra ...

“Amphicar”, al secolo Eugenio Renna, era rimasto appiedato, nel corso di quel primo giro di quella sua Targa Florio del 1973; infatti, esattamente nel corso del primo giro, la sua Chevron B23 Ford n.18, da condividere con Vincenzo Mirto Randazzo, lo aveva “mollato”.

Mentre se ne stava seduto, avvilito, su un muretto ai margini della strada, pensando ad una gara finita prima ancora di cominciare, si fermò un concorrente con una Porsche, chiedendogli se volesse essere portato a Floriopoli.

Renna arrivò, così, ai box. Gli si avvicinò il compianto Ninni Failla, della Scuderia Pegaso di Palermo, e gli disse di salire sull’Abarth 2000 n.24 dell’equipaggio Giuseppe Vassallo e Girolamo Caci. Quella era una vettura che Renna conosceva benissimo; era stata una sua vettura.

Eugenio Renna era di “stazza” non indifferente ..... non riusciva ad entrare nel posto guida .... in mancanda del “suo “ sedile, ma alla Targa non si poteva dire di no..... Altro problema: il serbatoio della benzina era di appena 20 litri, tarato per le gare in salita, ed in quella Abarth - portata alla Targa all’ultimo momento - non era stato nemmeno sostituito.

Quell’Abarth, quindi, doveva necessariamente fermarsi, ad ogni giro, per il rifornimento volante di Polizzi. Inoltre quella 2000 aveva i rapporti corti, adatti alle cronoscalate. Pertanto, sino a Caltavuturo, problemi relativi ..... ma dopo, una vera tragedia ! Intanto si erano pure rotti gli attacchi del sedile .... sosta forzata nei pressi di Sclafani, ove - con l'aiuto del popolo di Targa - si era riusciti a sitemare alla meglio il problema.

Alla fine di questa vera e propria “epopea” Eugenio Renna sarebbe stato comunque felice di avere portato a termine quella sudatissima Targa Florio. Quella Abarth 2000 un pò “in disordine” ..... avrebbe finito la gara completando 9 giri ( degli 11 previsti ) e classificandosi 5^ nell’affollatissima classe S2.0, e 23^ assoluta.

Nella foto : “Amphicar” e quella “vissutissima” Abarth 2000 in una sosta tecnica a Floriopoli.

Targa Florio 1973 .... per quel ventenne ... “prove” sfortunate .....

Targa Florio 1973 .... per quel ventenne ... “prove” sfortunate .....

Lo abbiamo detto più volte : noi stiamo qui per raccontare episodi di Targa Florio, anche quelli “dimenticati”. E per far questo non possiamo fare a meno dei diretti protagonisti.

A pagina 29 di un vecchio Autosprint - il n.20 del 14/21 maggio 1973 - si legge questo:

“ ... Anche Lauricella, con la Fiat 124 spyder, esce di pista dopo il Bivio Polizzi, la macchina è danneggiata, il pilota riceve un forte colpo alla schiena, nulla di grave, ma viene riportato ai box con l’elicottero in barella, per precauzione ...”

Allora, siamo andati a “rispolverarlo” quell’episodio; un incidente, certamente poco piacevole, ma che è anch’esso “storia di Targa”. E ce lo ha raccontato nel 2009, sia pur brevemente, l’Amico di Targa Florio Fulvio Lauricella.

“ ... La 124 sport spyder 1600 n.132 alla Targa del 1973, di colore bleu francia, era proprio la mia, e non partecipavo alla gara con Gaetano Lo Jacono ( nota : “Gaetano Lo Jacono” recitava l’elenco degli iscritti ), ma con Giuseppe Lo Jacono, che mi fece esordire in gara affidandomi la sua 500 gr.2 alla Montepellegrino del 72, con record. Purtroppo, per una leggerezza compiuta in officina su quella 124, malgrado avessi detto di sostituire i dischi freno anteriori, rovinati durante prove ''libere”, gli stessi venivano rettificati a mia insaputa.

Ovviamente, il disco anteriore dx ha pensato bene di spezzarsi in due nella discesa di Scillato, notoriamente stressante per i freni, provocando la semi distruzione della macchina e la mia momentanea paralisi delle gambe per una forte contusione dorsale. Rapido rientro a Floriopoli in elicottero, in compagnia di Clay Regazzoni, che aveva a sua volta distrutto la sua 33, e fine della gara di un poco piu' che ventenne giovane pilota ...”.

Gara mancata, quindi, per quella “ultima Targa Florio Mondiale”. Un vero peccato. Ma Fulvio Lauricella si sarebbe tolta una soddisfazione .... “da grande” .... Leggete questa ( è l’amico Luciano, che ci soccorre ) :

“ ... Alla Targa Florio Storica del 2000 la vittoria non andò alla Porsche 911 di Plano - “Davis”, ma all'Alfa Romeo Giulietta SZ del '60 di Fulvio Lauricella e Tony Carrera. Plano e "Davis" correvano, infatti, fuori classifica, in quanto la Targa quell'anno era riservata alle vetture costruite entro il '65.

Purtroppo anche la stampa specializzata, sconoscendo i regolamenti di gara, riporta notizie inesatte e continua a far confusione, come quando parla di classifica assoluta e non di classifiche assolute di gruppo ...”

Quella SZ argento con le strisce rosse laterali, sul muso, ancora me la ricordo, in quella “storica 2000” : una scheggia.

Grazie, Fulvio. In quella foto, un pò sfocata per la verità, ci sta Lui alla guida, nel corso delle prove di quella Targa Florio 1973; il “sogno” finirà anzitempo a causa di una rettifica dei dischi freno tenuta “nascosta”, in officina.

Targa Florio 1973 ...... una gara regalata alla Porsche ...........

Targa Florio 1973 ...... una gara regalata alla Porsche ...........

Alle prove ufficiali della Targa Florio del 1973 me ne stavo lì, a Floriopoli. Le vetture partivano a pochi metri dall’uscita della corsia dei box, appena oltre la fine della mezzeria di Floriopoli. Ricordo perfettamente una laboriosa operazione eseguita “al volo” - cui ho assistito praticamente ad un metro - dai meccanici Autodelta su una delle due schierate Alfa Romeo 33TT12. Penso proprio potesse trattarsi di una operazione di spurgo/controllo del circuito frenante. Le due Ferrari 312 PB erano un qualcosa di “già visto”, in quanto tutto sommato abbastanza simili, per lo meno esteriormente, a quella della Targa Florio dell’anno prima.Ma - quell’anno - le 33TT12 erano una cosa, a mio avviso, bestiale. Onestamente non mi sembravano “belle”, ma piuttosto “cattive”.

Mi davano la sensazione di avere un passo cortissimo, il posto guida era avanzatissimo; lateralmente si ammiravano quelle accentuatissime “pinne” posteriori da squalo, con un aspetto, invero, un pò “retrò”. Ma - ripeto - quelle 33 sembravano veramente “cattive”.

Questi i tempi migliori di quelle prove:

Merzario* - Vaccarella / Ferrari : 33’38’’5

De Adamich - Stommelen* / Alfa Romeo : 33’41’’1

Ickx* - Redman / Ferrari : 34’59’’1

Van Lennep - Muller* / Porsche : 36’52’’1.

La domenica, la gara.

Quell’anno ci ritrovammo nella zona - velocissima e molto guidata - tra la fine del rettilineo di Buonfornello e la Stazione di Cerda/Floriopoli. All’inizio della giornata stavamo posizionati sul mitico curvone “lato mare - vista zona industriale”, nei pressi della cabina ENEL. Al primo giro, con adrenalina alle stelle, tutti aspettavamo il passaggio iniziale di Merzario, con la sua n.3, ma non fu così. Noi spettatori ci guardavamo tutti, interrogandoci. Il miglior tempo, alla conclusione di quel primo giro, lo avrebbe fatto Stommelen, con la sua 33TT12 (36’31’’8) ; era primo. Secondo Ickx (37’07’’7). Terzo Muller (38’02’’1). E Merzario ? Il fantino avrebbe chiuso quel disgraziato primo giro con l’ottavo tempo (40’23’’8).

Ma torniamo a noi ....... finalmente - dopo aver visto sfilare parecchi ( sembravano tantissimi, tale era lo stupore ) - “passò” il fantino, e fù un colpo al cuore. La Ferrari n.3 arrancava come una preda ferita. Viaggiava a relativamente bassa andatura, “caracollando”, con traiettorie inusuali, su quell’insidioso “misto veloce”.

Me ne stavo sul lato sinistro della strada, e questo mi consentì di vedere bene la posteriore sinistra della n.3 ; la 312PB stava letteralmente sul cerchione. La gomma era completamente andata. Noi spettatori - ammutoliti prima - ci scatenammo subito dopo.Ognuno diceva la sua all’altro vicino, ignorando del tutto, per qualche minuto, i passaggi di tutti gli altri.Quell’anno, per noi ferraristi, fù un incubo. Merzario aveva forato a Buonfornello, percorse tutto il tratto sino a Floriopoli con la sua Ferrari in quelle condizioni, rientrò ai box, cambiò la ruota, ripartì, concluse il secondo giro, iniziò il terzo ma si fermò al 14° chilometro - subito dopo Cerda e prima del Bivio Sclafani - col semiasse andato.Intanto Ickx, dopo prove da dimenticare, nel corso del medesimo 3° giro andò malamente per campi, distruggendo la sua seconda Ferrari.Beh ! C’è ancora l’Alfa .... pensammo in molti ...... Il veloce Regazzoni si era messo per cappello la sua Alfa durante le prove, e la vettura sarebbe stata irrecuperabile per la gara. De Adamich, regolarmente in gara la domenica, a quel punto era tranquillamente in testa, con le due Ferrari subito “out”, e con un enorme vantaggio sugli altri. Nonostante i segnali volanti di “rallentare” ........ si avventurò in un assolutamente rimandabile sorpasso - poi rilevatosi suicida - su una Lancia Fulvia HF privata, finendo malamente la corsa. Da allora De Adamich si sarebbe meritato “a vita” dai siciliani l’appellativo di “De Lentibus”.Bene, anzi male. Al 4° giro, con le due Ferrari e l’Alfa eliminate, era in testa la n.8, la Porsche Carrera di Muller - Van Lennep, e sempre prima sarebbe rimasta sino all’ultimo 10° giro.E dire che tutti, quell’anno, avevamo pensato ad una partecipazione della Porsche in Targa in tono minore ....... Per Muller e Van Lennep sarebbe stato il trionfo, per le Squadre italiane la disfatta.

Disfatta senza rivincita ; quella sarebbe stata l’ultima Targa Florio Mondiale.

La foto è stata scattata dall’Amico della Targa Florio Totò Marfia, di Palermo. Ritrae proprio la Ferrari 312PB n.3, con alla guida Merzario, esattamente nella fase conclusiva di quello sfortunato primo giro. La Ferrari si trova lungo il tratto “fine Buorfornello - Stazione di Cerda/Floriopoli” ; la n.3 la potrete notare sbilanciata, come ve la ho già raccontata. La ruota posteriore sinistra poggia sul cerchione. La gara è ormai irrimediabilmente segnata, persa, il semiasse non reggerà a lungo le tremende sollecitazioi subite in quel tratto del primo giro.Ed il nostro mitico “Professore” Nino Vaccarella non potrà condurla nemmeno per un giro - in gara - quella “predestinata vincente” 312PB.

Targa Florio 1973 Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo

Targa Florio 1973 Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo

Quell’anno, era il 1973, Luigi Sartorio (“Popsy Pop”) e Giampaolo Ceraolo si iscrissero in Targa con una AMS 1000 Ford.

La vettura non superò le qualificazioni a causa del fatto che “Popsy Pop”, al suo primo giro di prove ufficiali, dopo che aveva già girato il compagno Ceraolo,  patì un guasto tecnico subito dopo l’abitato di Cerda. A causa del circuito “chiuso”, per lo svolgimento delle prove ufficiali, restò lì appiedato per diverse ore, al punto di ricordare che alcuni contadini gli portarono anche un “frugale pasto”  a base di  legumi …..

La foto “immortala” i momenti nei quali, finalmente, arriva Ceraolo con i meccanici, ma per loro la gara, la domenica, non ci sarà.Problemi tecnici/regolamentari di analoga natura li subirono, quell’anno anche molte altre vetture, tra le quali anche la privata Alfa Romeo 33TT3 della Scuderia Brescia Corse. In molti pensarono che gli organizzatori, per poter ripescare quella Alfa, operassero una “moratoria” per tutti. Niente da fare.

Targa Florio 1973 …. c’era in giro … anche un “finnico volante” …..

Targa Florio 1973 …. c’era in giro … anche un “finnico volante” …..

Alla Targa Florio 1973, delle tre Porsche 911 RSR Carrera della Martini Racing, la n.9 era quella di Leo Kinnunen e Claude Haldi. La foto che proponiamo - pur tagliata - è per noi splendida. E’ stata scattata nel tratto - misto ma velocissimo - tra la fine del rettilineo di Buonfornello e la Stazione di Cerda, nei pressi di Floriopoli. Ci offre un doppio “focus” … : il primo consente di farci ammirare, in ogni dettaglio, tutte le “artigianali” soluzioni aerodinamiche provate, in coda a quella 911, dai tecnici Porsche per assicurare ai loro piloti i migliori possibili assetti da gara; ali, spoilers, lamelle e rinforzi di vario genere. Il secondo “riporta alla luce” qualcosa che notoriamente rappresentava, in quel 1973, una vera “firma” sul casco di Leo Kinnunen, al momento alla guida : “ THE FLYING FINN “ … “ Il finnico volante “ … ;   come non dargli ragione ?.

Si ringrazia l’amico Totò Marfia per la sua splendida foto regalata alla fruibilità del sito dell’Associazione Culturale Amici della Targa Florio.  

Targa Florio 1973....e quelle Alpine....

Targa Florio 1973....e quelle Alpine....

Nel “Numero Unico” dell’ultima Targa Mondiale, quella del 1973, c’era un articolo di Aldo Seregni sulle Alpine Renault ; un articolo certamente “spinto” da evidenti motivazioni “commerciali”, ma comunque bello.Sui Numeri Unici ci stavano spesso le foto della Targa dell’anno prima ………. e l’immagine del 1972 di apertura di quell’articolo - che proponiamo - era dedicata alla “palermitana” Renault Alpine  A110 - di Toto’ Barraco e Luigi Sartorio (“Popsy Pop”)  - Squadra INDOMAR Corse  - Scuderia  Pegaso.

“ ……. Le Alpine Renault sono vetturette di razza.Una razza minuta piccola, modesta, ma leggera, saettante, creata e realizzata per la «strada». Suo vero ed incontrastato regno.Targa Florio: la regina delle corse su strada.Astrusa, fuori dei tempi, quasi ancestrale, criticata ma avvolta in un velo di fascino quale nessuna altra competizione automobilistica potrà mai vantare di aver posseduto.

Ed ormai si parla di annullarla, di svilirla in nome del progresso e dell'attualità in una «pista», una delle tante esistenti nel mondo delle corse. La Targa Florio in pista !Si dovrà fare? Vincenzino Florio starà rabbrividendo, lassù, nel Regno dei Forti !Ma tant'è. Così va la vita. Prima o poi si farà, si «dovrà fare».

 Alpine Renault e Targa Florio.Non si è mai parlato, e mai si potrà, di vittorie assolute, di folle trepidanti in piedi al passaggio di una piccola “voiture bleu” guidata da Nino Vaccarella, l'altro grande della Targa.Si è parlato di Ferrari, di Alfa Romeo, di Porsche, di grosse vetture di tre litri di cilindrata, di cinque litri di cilindrata, che piu volte, normalmente, hanno tagliato lo striscione di arrivo vittoriose.

E le Alpine Renault ? Le piccoline si nono sempre ben difese, hanno più volte vinto le loro classi, ma la modesta cilindrata le ha sempre relegate al ruolo di «cenerentole» della Targa.Le millecento, milletrecento, milleseicento Alpine Renault sono nate per la strada, ma, naturalmente la politica sportiva della Casa francese si è rivolta, sempre, verso i grandi rallies internazionali, più consoni a queste vetture e, in questi ultimi anni, specializzazione sportiva automobilistica verso la quale si sono riversate le ... cure e gli interessi delle grandi Case automobilistiche, quali, la Renault, la Fiat, la Lancia, la Ford... etc., etc.

Oltretutto un'altra importante considerazione va fatta.I motori delle Alpine Renault, sempre per una politica della Casa, sono, tutti, derivati dai motori che equipaggiano vetture di serie della gamma Renault (quello delle Alpine 1600 e 1800 dal 1500 montato sulla Renault 16, quello dell' Alpine 1300 dal 1300 montato sulla Renault 8 Gordini...) quindi le potenze sono obbligatoriamente ridotte rispetto a motori «realizzati», pur su vetture di serie o piccola serie, in funzione delle corse.Quello su cui si punta nelle Alpine Renault è il rapporto peso-potenza.Carrozzerie leggere in vetroresina (o plastica rinforzata), elastiche, in grado di assorbire le peggiori asperità stradali; modeste dimensioni ... in sintesi, dei veri «guanti da corsa», pur se vetture costruite in serie.

È infatti estremamente emozionante guidare un' Alpine Renault sulle strade della Targa ... da bivio Caltavuturo ci si avventa con la piccola macchina in un misto che non permette errori, tra rocce gigantesche, una brutta curva aperta si delinea, il fondo stradale non è dei migliori, salti, avvallamenti, si arriva alla discesa di Scillato.Curvoni, una discesa molto tortuosa, la coda della nostra piccola Alpine Renault sbanda, controsterzo, accelleriamo, si viaggia «di traverso» ... il ponte di Scillato, e si va via così, frenando, accellerando, con i pneumatici che miagolano sull'asfalto, attraversando paesaggi poeticamente meravigliosi. Ma chi li vede? La Targa Florio è la «Tagga», come dicono in Sicilia, e, pur se non farà mai un primo assoluto, l'Alpine Renault vi effettuerà sempre delle corse splendide, mozzafiato, lasciando negli occhi degli spettatori questo saettante lampo blu: è passata una Alpine Renault !

Aldo Seregni …. “

Targa Florio 1974 ... fine di un’epoca ... fine del “Mondiale” .....

Targa Florio 1974 ... fine di un’epoca ... fine del “Mondiale” .....

L’avventura “mondiale” della Targa Florio doveva considerarsi, ormai, conclusa. La CSI, infatti, la escluse dal Campionato Marche a partire da quell’edizione del 1974. La 58^ Targa Florio si svolse il 9 giugno 1974. A far capire a tutti come le cose si erano messe, irreversibilmente, in negativo, la novità fù la riduzione del numero dei giri, da 11 a 7, per un nuovo totale di complessivi 504 chilometri. La corsa fu inserita fra quelle valevoli per il Challenge Mondiale di Velocità e Durata, un trofeo non riconosciuto dall’Autorità Sportiva Intenazionale.

Gli sportivi siciliani si dovettero, quindi, “accontentare” della presenza di una sola “Squadra Ufficiale”, la Lancia, che schierò tre Stratos che sarebbero state condotte da Munari/Andruet, Larrousse/Ballestrieri e Pregliasco/Paleari.

In quella foto, regalata al sito dall’Amico Totò Marfia, è ritratta la vincente Lancia Stratos n.1 di Larrousse/Ballestrieri. Il suo tempo fù di 4 ore 35’02’’6/10, ad una media di 109,946 Km/h. Il pubblico di Targa, tranne i “giovanissimi”, era, in verità, un pò avvilito, ma stava sempre lì.

TARGA FLORIO 1975 ....Il ritorno del Professore

TARGA FLORIO 1975 ....Il ritorno del Professore

Nino Vaccarella (che , tornava al volante dopo un lungo intervallo) e Arturio Merzario su un'Alfa Romeo 33TT12, hanno vinto la 59^ edizione della Targa Florio, prova automobilistica valida per il campionato italiano di velocità per le vetture dei gruppi 4 e 5. Al secondo posto si sono classificati Amphicar -Floridia, su Chevron B23. La gara è stata disputata su otto giri del tradizionale circuito della Madonie, per 576 km. Priva, da due anni, di validità per il mondiale  marche, spostata dalla prima settimana di maggio, quando ancora il clima dell'isola è fresco, alla terza decade di luglio, disputata quindi sotto un sole torrido che ha scoraggiato il pubblico, disertata da tutti i teams, ad eccezione dell'Alfa Romeo che si è iscritta soprattutto per motivi sentimentali. Questa « Targa » si è trascinata stancamente. Messa subito fuori gara, per un guasto al cambio, la 33 di Casoni - Dini, è rimasta una sola vettura in grado di puntare al successo, appunto l'altra 33  di Vaccarella e Merzario. E i due non se lo sono fatto scappare. All'inizio del settimo giro, a due chilometri dalle tribune, è uscita di strada la Chevron di Moreschi. La vettura ha preso fuoco, ma il pilota è uscito in tempo dall'abitacolo. Le cisterne del vigili del fuoco sono arrivate due o tre minuti dopo, quando già le fiamme altissime avevano distrutto l'auto. Il pubblico, che assisteva alla gara, è affluito nella zona. Invadendo la sede stradale. Era uno dei pochi punti affollati. La gente siciliana, che sino a due anni fa gremiva colline e muretti, ha disertato la competizione: la  Targa  è scesa, nel giro di due anni, da 500 mila a 50 mila spettatori.     

Targa Florio 1976 .... fù come nel 1966 ... di nuovo pioggia e fango .....

Targa Florio 1976 .... fù come nel 1966 ... di nuovo pioggia e fango .....

Quell’anno vinse la Osella PA 4 BMW/2,0 n.8 della Scuderia ATENEO di Palermo; la condussero al trionfo finale due piloti palermitani: “Amphicar” (Eugenio Renna) ed Armando Floridia.

Nella foto proposta vediamo proprio quella n.8, con alla guida Floridia, allo start di Floriopoli.

Quelle che seguono sono “il sunto” di alcune delle memorie di uno dei due protagonisti di quella vittoria, Armando Floridia:

E’ prima mattina, la strada è ancora umida, le gomme fredde ….. L’Osella è appena “scattata”, è già leggermente “intraversata”, mentre Armando inizia ad “aprire a tutta”. Lui racconta che la strada, durante quel primo giro, era maledettamente sporca ed insidiosa, a tratti ancora bagnata dalla pioggia caduta nelle prime ore della mattina, con le gomme che andarono in temperatura solo dopo qualche decina di chilometri. Nel corso di quel primo giro, in una curva veloce poco prima del Bivio Scillato, una nascosta pozza di acqua stagnante mista a fango fece perdere la necessaria aderenza all’anteriore e l’Osella si girò - fuori controllo - andando per campi. Armando ricorda che era distrutto, spense il motore. Scese dalla macchina, era convinto di avere irrimediabilmente rovinato la vettura, il cui cofano anteriore pareva totalmente fuori uso. Addirittura si sfilò il casco. Ma arrivarono 5 o 6 spettatori i quali, senza nemmeno consultarlo, sollevarono “di peso” l’Osella e la ricollocarono sulla strada. Armando, stupito, prese coraggio, indossò nuovamente il casco, risalì in macchina, riavviò il motore. Una sistemata alla meglio del muso … e ripartì tra l’entusiamo dei presenti …….. nella consapevolezza, però, di aver perso parecchi minuti ….

Armando si fermò, necessariamente, ai box, alla conclusione di quel primo giro; nell’occasione si decise immediatamente per il cambio pilota, si integrò la benzina ed il Team sistemò la carrozzeria con “metri” di rotoli di adesivo. Uscì dall’Osella Armando e vi salì Eugenio Renna.

Armando ricorda che Eugenio Renna restò alla guida per il 2°, 3° e 4° giro realizzando una impressionante rimonta nei riguardi degli avversari e di quello “diretto” - alla fine di quei giri - l’altra Osella PA4 BMW/2,0 n.6 di Giorgio Schon e Renzo Zorzi.

Spetterà ad Armando, però, il sorpasso su Schon al successivo cambio di guida. Armando ricorda che in quel suo giro riusciva a rendersi conto del progressivo “recupero” nei confronti di Schon dalle indicazioni del pubblico (e questo è un particolare davvero incredibile) che al Suo passaggio, gesticolando all’impazzata, segnalava con le mani e con le dita : “E’ lì !…. E’ lì ! ….“ , indicando avanti come dire “ Vai, Vai, lo stai prendendo ! “

E tutto questo sino a quando Armando raggiunse Schon - in quel momento sotto una pioggia battente - nei pressi della curva denominata “Riolo” ( poco prima del ponte che porta a Scillato ). Schon, evidentemente, si innervosì per quel recupero, sbagliò e si girò. Le due Osella, racconta Armando, si ritrovarono esattamente quasi “muso contro muso”, con Schon “contromano”, fermo, al centro della strada. Armando riuscì miracolosamente a sfilare l’avversario mentre gli sguardi dei due si incrociarono letteralmente …. le visiere degli integrali di entrambi erano - infatti - quasi del tutto sollevate, per la pioggia.

Quello fù uno dei momenti “topici” della gara ….

Armando Floridia è un nostro Amico. E’ anche socio fondatore della nostra Associazione Culturale Amici della Targa Florio.

Targa Florio 1977 DIARIO (semiserio) di una Targa

Targa Florio 1977 DIARIO (semiserio) di una Targa

" ...  Peccato! Non eravamo riusciti a trovare una 2000 a buon prezzo, ma un 1600 coi fiocchi si! Una Osella PA3 Cosworth 1600, a ingranaggi per chi se ne intende, rilevata dal mitico don Mimì Scola . Una gara di rodaggio a  Pergusa (vinta)e poi di corsa alla Targa, la quinta Targa assieme a Giampaolo Ceraolo.

Le prove ufficiali col bel sole rischiano di fare svanire subito il bel sogno ancora da vivere: Giampaolo ritorna lentamente dal suo giro di prova con la frizione kaputt. Ma la Targa è “gara unica” e come per incanto si mette in moto il comitato di solidarietà. Amici, piloti, direttori di team, meccanici. Chi ci offre i pezzi di ricambio necessari, chi si stende senza indugio sotto la nostra macchina per aiutare nel lavoro di riparazione, chi rifocillandoci a panini. Tu sali in macchina mentre la ripariamo mi dice Giampaolo.  Ma il tempo passa e si avvicina pericolosamente l’ora della fine delle prove con la macchina ancora sui cavalletti. Pochi secondi e vengo spinto freneticamente al cancello davanti ai boxes che porta direttamente in pista. Il commissario mi ferma e da lì mi dà il via, ultimo concorrente, allo scoccare dell’ora di fine prove. Parto, un rapido controllo che tutto sia  a posto e comincio quel giro agognato dovendo effettuare oltre una ventina di sorpassi di vetture meno veloci.

Il giorno prima della corsa tutti in garage per gli ultimi preparativi, la scelta dei rapporti, corti per il misto tanto il Buonfornello è lungo solo 5 km, ma soprattutto per provare il cambio-pilota-sedile-cinture, operazione quasi tragicomica sicuramente complicata dalla fin troppo evidente differenza di statura. Poi le solite raccomandazioni di Giampaolo di tirare anche in gara 1000/1500 giri in meno. La Targa è lunga.

Ma anche uno sguardo fuori, al tempo. Ancora una volta incerto, minaccioso. Una capatina  ai boxes  per le ultime novità. Tutti a parlare di gomme : slick o rain? Quali montare e poi se bisogna cambiarle? Noi i cambi gomme in pochi secondi li vediamo solo in TV per la F1! Per noi  ci vorranno 5 minuti? forse 10? Vallo a sapere! Ma c’era chi, esperto e sornione, una soluzione l’aveva trovata. Gomme slick dure ma scolpite come quelle da pioggia. Una trovata degna del suo autore: il già vincitore Eugenio Renna. E allora subito a copiare, come a scuola col primo della classe. Di corsa da Bastiano Barone a intagliare un bel treno di slick e via.

Domenica mattina. La partenza è sempre il momento più emozionante. Partiamo! Un po’ “abbottonato” per la strada che diventa umida. Prima di Cerda comincio a vedere la coda dell’Osella di Giorgio Pianta. Faccio rapidamente i miei conti: se la vedo vuol dire che gli ho rosicchiato dei secondi dai venti che ci separavano alla partenza. Bene. Dopo il paese intravedo con la coda dell’occhio la sagoma celeste della Chevron di Nesti su un prato. Fuori due penso ma sotto il casco devo raccomandarmi di non guardare, non distrarmi, anche perché sta cominciando a piovere e alla Targa col bagnato non si scherza.

Prima di Collesano mi volto a controllare se nella vallata precedente arriva qualcuno dietro di me. Niente. Ciuti è in ritardo. Poco dopo un gruppetto di amici spettatori mi agita le mani indicandomi il tre, terzo, sarà vero? speriamo.

Finalmente il rettifilo. Un respiro profondo dopo tante curve. E’ arrivato il momento di un bel controllo agli strumenti. Panico! Le temperature sono basse, troppo. Che fare? I boxes sono vicini, fermarsi? tirare di più il motore? Assorto in questi dilemmi mi sfila Nesti in rimonta. Mi sembra di sentire lo spostamento d’aria, io un 1600 coi rapporti corti e lui col 3000! Non faccio a tempo a riprendermi che BOOM!! un boato, una gran fumata e la macchina come in folle. Sbiellata da manuale. Con l’abbrivio raggiungo lo svincolo dell’autostrada e parcheggio.

Ma stavolta non posso dire mi rifarò la prossima Targa. Peccato!

Luigi Sartorio (" Popy Pop ") ..... "

Rinnoviamo, anche in questa occasione, i nostri ringraziamenti all'Amico Luigi Sartorio ( "Popsy Pop") che ha voluto condividere con noi questo suo personale - ormai "storico" - bellissimo ricordo di Targa Florio 1977. Sono emozioni che - per un pilota di Targa Florio - pensiamo restino indelebili, nella mente.

Nella foto gentilmente concessa dall'amico Luigi , siamo a Floriopoli prima dello start , di spalle si riconosce  Giampaolo Ceraolo.