

E' a Parigi che nasce la corsa. Florio era in Francia per contattare piloti e costruttori che avrebbero dovuto partecipare ad un'altra gara automobilistica, la Coppa Florio. Rimase colpito dal circuito dell'Alvernia, teatro della Gordon-Bennet: le innumerevoli curve, i saliscendi e il lungo tratto pianeggiante gli ricordavano le Madonie. Fu lì che Florio trovò l'ispirazione per quella che sarebbe divenuta, di fatto, la prima, vera gara automobilistica internazionale, banco di prova per le case costruttrici e test probante per l'abilità dei piloti. Ne parlò con il suo amico Henri Desgrange, direttore della famosa rivista "L'Auto" e tracciò su un foglio di carta il percorso: Cerda, Caltavuturo, Petralia, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice: in tutto 146 chilometri e 900 metri di strada sterrata, capace di mettere a durissima prova macchine e piloti.
Tra gli scopi della nostra Associazione c’è anche quello - davvero impegnativo - di raccontare le diverse edizioni delle mitiche Targa Florio, dal 1906 al 1977, attraverso singoli episodi, aneddoti, specifici accadimenti, tratti da fonti diverse. Dai diretti protagonisti, ove possibile, da riviste, da giornali dell’epoca, da libri, da pubblicazioni sulla Targa. Lo spunto, per noi, sarà sempre una immagine, una foto, destinata ad “accendere la miccia” del nostro racconto. Speriamo di avere la capacità di coinvolgere emotivamente chi ci legge in questa - per noi - appassionante e passionale avventura.

“ ... Il Comitato Panormitan Feste e Riunioni Automobilistiche di Sicilia aveva sede in Via Catania n°2 a Palermo, al pianterreno di un grande palazzo che si affacciava sul Viale della Libertà. L’ edificio, di proprietà della famiglia Florio, era tra il liberty ed il vittoriano . I suoi balconi erano sempre colmi di fiori . Il Comitato si riuniva tutti i giorni, sino a notte inoltrata . Nelle sale si discuteva , si prendevano decisioni e si approvava , tutto nella massima segretezza. I soci avevano l’aria dei ribelli e anticonformisti e a una certa società conservatrice apparivano come adepti di compagini rivoluzionarie, sul tipo della Giovane Italia. Per tale motivo, non si sa da chi, vennero definiti in seguito i “Carbonari della Targa Florio”.
Questi uomini, tutti fedelissimi al Cavaliere Vincenzo Florio, erano Paolo, Giuseppe e Lucio Tasca Bordonaro, il Conte Giulio Airoldi, il Conte d’Isnello, il Marchese Paolo Scaletta, il Barone Gianni Stabile, il Barone Michele Ciuppa, il Marchese Jacona della Motta, il Barone Antonio di Ramione, il Cavaliere Rodrigo Licata di Baucina, il Principe Petrulla, i Principi Gustavo e Michele Vannucci, il Marchese De Seta, il Barone Cammarata, il Barone La Motta, il Barone di Gebbiarossa, il Cavaliere Fecarotta, il Cavaliere Salvatore Bonocore. Lucio Tasca era un eccellente cronometrista e gran fumatore di sigari; Guido Airoldi corridore ardito e impetuoso; il Conte d’Isnello preciso e meticoloso; il Marchese De Seta assai focoso; Rodrigo Licata il suggeritore di trovate ingegnose. Airoldi e Tasca, in particolare, erano fraterni amici di Florio. Quando il Cavaliere, rientrato dalla Francia, comunicò che la sua nuova corsa era sostenuta da “L’Auto”, e già riscuoteva adesioni, i Carbonari applaudirono inneggiando a lui ed alla Targa. Subito dopo si discusse e si approvò il regolamento che prevedeva l’ammissione di vetture dotate di motori a 4 e 6 cilindi, con rispettivi limiti di alesaggio. Venne stabilito il peso minimo, mentre la cilindrata restava libera.
Nasceva così il concetto di “vetture di serie”, che si atteneva all’idea floriana di “vetture da viaggio”. I rifornimenti di carburante erano consentiti anche lungo il percoso. Il totale dei premi in denaro era stabilito in lire 50.000, di cui L.30.000 al primo assoluto più la Targa Florio, L.10.000 al secondo, L.5.000 al terzo, L. 2.000 al quarto, L.1.000 al quinto. Venne scelta la data di domenica 6 maggio 1906. Alla fine della riunione vennero stappate delle bottiglie di vecchio Chateau Lafite e si brindò all’avvenire della nuova Targa Florio ........... Una settimana prima della corsa, i componenti del Comitato Panormitan si trasferirono al Grand Hotel di Termini Imerese stabilendovi il quartier generale dell’organizzazione. Il Cavaliere, per l’occasione, invitò i giornalsti ad una ricognizione sul rettifilo del Buonfornello dove erano stati allestiti gli impianti. Tra questi c’erano Henry Desgrange, Charles Faroux, W.F. Breadley, George Prade, Mario Morasso, Lefrevre, Costamagna, Le Teller, Meurisse e Nino Sofia. Il Buonfornello appariva come una lucida fettuccia di grigio annerito, posata dalla natura nel bel mezzo della campagna. Le tribune si ergevano a due chilometri dalla Stazione di Cerda per una lunghezza di 200 metri; erano inghirlandate con foglie di frutti e limoni. Bella mostra facevano i ristoranti con i tavoli in legno e le sedie impagliate ed i chioschetti per rinfreschi e bibite con vendita di giornali e macchine fotografiche. Un alloggio riservato al totalizzatore costituiva una delle grandi novità. I giornalisti videro e annotarono tutto...”
(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)
La foto che proponiamo raffigura il mitico rettilineo di Buonfornello, esattamente come era in quel lontano 1906.

“ .... E’ la prima Targa Florio; siamo sul Grande Circuito delle Madonie ... Vince Alessandro Cagno su “Itala”, alla media di quasi 47 chilometri all’ora. Porta a casa la Targa, che è d’oro massiccio, e trentamila franchi in oro. Quella fortuna sarebbe probabilmente toccata ai francesi Rigal e Bablot, se a un rifornimento non fosse loro toccato uno spiacevole equivoco; per sbaglio, al posto della benzina, gli fecero un “pieno” d’acqua. Ma altri dodici concorrenti sono ancora più sfortunati. Per un improvviso sciopero dei marittimi è rimasta ferma a Genova la nave che doveva trasportare in Sicilia le loro macchine. Furenti, assistono alla gara da pedoni. La cronaca locale registra quattro novità : l’”automobile”, perchè gran parte dei siciliani, lungo il percorso, non l’aveva mai vista ; la “strada senza polvere”, perchè il munifico Florio, la vigilia della corsa, ha fatto spruzzare una mistura di catrame e bitume ; il “telegrafo”, perchè i paesi attraversati dalla corsa - finora - non conoscevano sistema più rapido della cartolina postale; la “donna in calzoni”, perchè il francese Le Blond s’è portato accanto la moglie, al posto del meccanico ...”

“ ... Alla fine della gara piove. La Targa Florio 1907 - disputata sul Grande Circuito delle Madonie in 3 giri per Km. 446,46 - la vince Felice Nazzaro su “Fiat”, alla media di 54 all’ora. Frusciano nel fango della pista le lunghissime gonne delle dame che escono per festeggiarlo. Uno dei favoriti, l’inglese Olsen, è affidato alle cure di un oftalmico. Minaccia la congiuntivite. Olsen era partito senza occhiali, e alla fine del primo giro, per liberarlo dal mascherone di fango, gli avevano tirato in faccia un secchio d’acqua. La “Corsa delle vetturette” - su 2 giri per Km. 297,64 - la vince Naudin, su Sizaire & Naudin ...”
(“Quattroruote” - maggio 1962)
La foto che proponiamo raffigura la predestinata vincente, la Fiat di Felice Nazzaro, poco prima della partenza.

“.... Organizzazione: Comitato per l’Incremento delle Feste e Riunioni Sportive. Grande Circuito delle Madonie, sviluppo km 148,823 x 3 giri = totale km. 446,469. Partenza e arrivo da Buonfornello. Monte premi Lire 100.000.
Iscritti 56, partiti 45, classificati 28 ...”.
Nella foto : la Diatto-Clèment di Felice Buzio.

“... E’ il Grande Circuito delle Madonie. La Targa Florio del 1908 la vince Trucco su Isotta Fraschini, alla media di quasi 60 all’ora. Emozionatissimi, gli invitati speciali del Continente corrono agli otto trasmettitori telegrafici che Vincenzo Florio ha impiantato sotto la tribuna. Trucco; il cognome del vincitore si presta ai giochi di parole. Se fossero profeti, i giornalisti si occuperebbero, piuttosto, del meccanico che ha corso accanto al vincitore: si chiama Alfieri Maserati. Profetico è invece il corridore Sizair, che era stato in testa fino all’ultimo giro. Piangendo dalla rabbia dice : “Un giorno, li toglieranno tutti !“. Le ruote della sua macchina si erano schiantate contro un paracarro. La “Corsa delle vetturette” la vince Giuppone, su Peugeot ....”
(“Quattroruote” - maggio 1962)
Quella proposta è una foto di Targa Florio 1908. E’ la Fiat di Felice Nazzaro; sarà costretto al ritiro

E’ il Grande Circuito delle Madonie. Alla Targa Florio del 1909 il numero degli iscritti fù, in verità, piuttosto scarso.
Quindi, da Organizzatore, Vincenzo Florio si trasformò, per necessità, in concorrente, classificandosi secondo assoluto. Infatti in quell’anno - il 1909 - la crisi dello sport dell’automobile in Europa si fece incalzante. Perciò la Targa rischiò il rinvio. Ma il Cavaliere, per non farle perdere la continuità, la fece disputare egualmente ma su un solo giro, pari a 148 chilometri, ed aperta alla partecipazione dei soli sportivi siciliani. Per questa ragione quell’edizione passa all’albo d’oro come “La Siciliana”. La Targa Florio del 1909 la vince Ciuppa, su SPA. La “Corsa delle Vetturette” la vince Goux, su Peugeot.
Nella foto che Vi proponiamo il Barone Francesco Ciuppa con la sua SPA; sarà Lui il vincitore

E’ il Grande Circuito delle Madonie.
Si incassano soltanto 26 lire. Il vento è così impetuoso che in tribuna entrano soltanto diciotto spettatori ; quindici uomini e tre donne. Anche in quel 1910 Vincenzo Florio, pur di salvare la Targa dalla crisi, abbinò la sua corsa con quella delle “Vetturette”. Era sua intenzione mettere a confronto vetture con motori mono e bicilindrici con quelle a motori di 4 e 6 cilindri, e ridestare l’interesse dei costruttori. La Targa Florio di quell’anno la vince Cariolato, su Franco. La “Corsa delle Vetturette” Boillot, su Peugeot.

... E’ il Grande Circuito delle Madonie. Nel 1911, nel tentativo di offrire più spettacolo alla corsa, Vincenzo Florio fece spostare il traguardo di partenza sulla salita verso Cerda. In seguito, su suggerimento della sua seconda moglie, Donna Lucia, in quella zona fece edificare la famosa “Baraccopoli di Cerda”, destinata a diventare leggendaria da allora al 1977 ; sarebbe poi stata chiamata “Floriopoli”. Quell’anno vince Ernesto Ceirano su SCAT, alla media di quasi 47 all’ora. Ma, attenzione ! ; c’è un corridore che percorre la pista in direzione inversa ! E’ il Duca Palazzo, che ha fatto dietro-front. Il giro più veloce lo fa Franchini, su un’Alfa. Chissà quali diavolerie avrà combinato al motore il meccanico di Franchini. Dicono che se ne intenda. Si chiama Campari ...”
(“Quattroruote” - Maggio 1962)
Nella foto, Ernesto Ceirano, sulla sua vincente SCAT.


“ ... E’ Giro di Sicilia. Fra i 37 concorrenti che si allinearono al via c’era anche Felice Nazzaro, al volante di una vettura che aveva costruito egli stesso. Infatti, dopo una brillante carriera come pilota nella Squadra della Fiat, Nazzaro aveva deciso di seguire l’esempio di Lancia e di diventare un costruttore di automobili. La corsa siciliana di quell’anno vide la prima partecipazione ad una gara della vettura costruita da Nazzaro e invece di dilungarci nell’esaltarne i pregi, diremo soltanto che la macchina del costruttore-pilota arrivò al traguardo precedendo di oltre un’ora l’Aquila Italiana di Marsaglia, che si piazzò al secondo posto. Nazzaro migliorò inoltre la media precedente, portandola da 38 a 49 chilometri orari ...”
(“Il romanzo della Targa Florio” - A.F. Bradley - 1965)
Nella foto: I vincitori, Nazzaro pilota e Nazzaro vettura.

“ E’ Giro di Sicilia. Per il terzo anno consecutivo la Targa Florio si svolse attorno all’isola e vide vincitore Ceirano, al volante di una Scat. Ma eravamo nel 1914 ; la catastrofe della guerra si abbattè sull’Europa e le corse automobilistiche cessarono anche nei paesi che non furono immediatamente travolti dal conflitto, come l’Italia.”.
Targa Florio 1915 non disputata causa 1^ guerra Mondiale
Targa Florio 1916 non disputata causa 1^ guerra Mondiale
Targa Florio 1917 non disputata causa 1^ guerra Mondiale
Targa Florio 1918 non disputata causa 1^ guerra Mondiale

“ ... E’ valido tagliare il traguardo a marcia indietro ? I commissari dicono di no. Il francese Andrè Boillot, su Peugeot, che all’arrivo aveva urtato contro uno spigolo di una tribuna, e con incredibile presenza di spirito s’era affrettato ad ingranare la retromarcia, fà un gesto di stizza. Gira lo sterzo e ripete l’arrivo col “muso” avanti. Primo ! Ma i tifosi non possono portarlo in trionfo; intanto è svenuto ... “



E’ il Medio Circuito delle Madonie. Targa Florio sotto la pioggia, quella del 1920, e sin dalla partenza. Come si potrà leggere nel commento inserito nella foto, poichè nessuno pensò di proteggere adeguatamente gli organi di accensione delle vetture, quell’anno vi furono numerosissimi ritiri. Il vincitore (bagnato) fù Meregalli, su Nazzaro, alla media di km/h 51,34 ( 4 giri ).


... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Corre Enzo Ferrari su un’Alfa. Corrono sulle Alfa anche Campari ed Ascari. Su una Fiat, Bordino. Ma la folla ha occhi soltanto per un corridore della Fiat, il toscano Giulio Masetti. E l’unico - dicono - che possa dare la “birra” ai tedeschi. Vincerà, ancora una volta, la Mercedes ? Siamo nel primo dopoguerra, i ricordi patriottici infuocano perfino lo sport. Se arriva primo Sailer, su Mercedes, è Caporetto. Se giunge primo Masetti, su Fiat, è il Piave. Già nei boxes della Mercedes, dirigenti , tecnici e meccanici hanno pronte le bottiglie di champagne ... Ma vince Masetti ! Il bolide rosso verrà festeggiato a barbera ....


Un nervoso nereggiare di teste sotto un cielo coperto : ecco lo sfondo al traguardo della Targa Florio che l'Automobile Club di Sicilia ha organizzato per la tredicesima volta. Quattro, nazioni in lotta coi loro guidatori più provetti, campioni italiani contro assi dell'automobilismo francese, tedesco ed austriaco hanno teso fin dalle prime ore di ieri l'animo di tutti.

E’ il Medio Circuito della Madonie. Nel 1922 Masetti si iscrisse alla Targa con una Mercedes Grand Prix A.C. del France 1914 di 4500 cc.. Era la stessa vettura con la quale l’anno precedente aveva gareggiato Max Sailer e perso il confronto proprio con il Conte. Masetti l’aveva acquistata “tanto per cambiare”, ma, sotto sotto, per dimostrare che alle Madonie poteva fare lo stesso con la Mercedes quanto con la Fiat.
Correva da privato e non per la Squadra ufficiale Mercedes ..........
....... Nel penultimo giro la corsa si fece davvero avvincente. Ormai Masetti era sempre più vicino a Goux, al momento al comando, e gli contendeva il primato. La Ballot a sua disposizione risentiva della dura prova; le sue gomme posteriori erano molto logore. Ma non c‘era più tempo per fermarsi. Goux sperava di poter resistere. Campofelice era vicina e restava da affrontare il rettifilo di Buonfornello. La Targa poteva essere sua. Pensava a questo quando all’entrata di una curva insidiosa sentì il suo veicolo scivolare paurosamente sulle gomme posteriori, proprio dove c’era molta ghiaia. Goux cercò di raddrizzare la macchina con un dolce controsterzo. Ma ormai era troppo tardi. La vettura partì con il muso verso il ciglio della strada e volò su un fossato; fortunosamente il terreno era molle e non accadde nulla di grave. Il motore si spense. La macchina era indenne e tutto rimediabile. Goux e il suo meccanico si fecero aiutare da generosi spettatori che spinsero la macchina sulla strada. I due uomini risalirono a bordo e la macchina ripartì veloce. Ma all’entrata di una curva Goux agì sui freni e sentì che non rispondevano più. Era infuriato. Riuscì a raddrizzare la macchina e continuò a correre senza freni. Quando occorreva agiva soltanto sul freno a mano. Nauralmente era una manovra rischiosa. Ma Goux avrebbe dato la vita per vincere una Targa. Ormai era lanciato sul Buonfornello e sfiorava i 200 Km/h.. La Ballot scricchiolava tutta, ma Goux non mollava. Masetti gli era dietro e si avvicinava sempre più spietato. Poi, Goux fù sulla salitella verso il traguardo e passò sotto lo striscione girando verso i box. La folla l’applaudì sportivamente. Il Cavaliere gli si fece incontro e lo invitò a salire sulla torre dei conometristi per attendere l’arrivo di Masetti . “Se Giulio non arriva, sarai Tu il vincitore !” gli disse il Cavaliere, e Goux non rispose. La folla attendeva silenziosa. D’un tratto il cannone annunciò l’arrivo di una macchina. Allora tutti si volsero in direzione delle tre curvette prima della salitella. Non ci volle molto che già sulla prima curvetta comparì il radiatore a scudo della Mercedes numero 40 di Masetti.
(“La leggendaria Targa Florio” - Pino Fondi - 1989)
Nella foto, l’immagine di quel “secondo” Goux, impegnato sulle impervie strade delle Madonie. La sua Ballot, quindi, sarà preceduta sul traguardo soltanto dalla Mercedes di Masetti. Avrebbe vinto Lui, Masetti, primo in 6.50’50’’ ; Goux secondo in 6.52’37’’

“ ..... Medio Circuito delle Madonie, totale km 432. Partiti 42, di cui tre Diatto 2 litri Tipo 20 S - telaio corto touring - nella classe 1.501-2.000, che non arrivano al traguardo (piloti: Massola, Guido Meregalli, Domenico Gamboni) ....”.

Nella notte del 1° Ottobre 1923 un furioso incendio, impadronendosi del « villaggio » della Automobile Club di Sicilia a Cerda, divorava in brevi ore la maggior parte dei fabbricati.
Aiutate da un vento persistente e favorite dal fatto della lontananza dei caseggiati da ogni centro abitato, le fiamme poterono compiere quasi intieramente la loro opera di distruzione.
Il guardiano addetto alla sorveglianza ed un piccolo gruppo di operai che procedevano ad alcune opere di ampliamento dei fabbricati, cercarono di difendere le costruzioni e le ricche suppellettili con i mezzi a disposizione: la scarsità d'acqua e la lontananza dalla Stazione ferroviaria furono complici del fuoco e del vento.
All'alba uno spettacolo di desolante rovina si presentò agli occhi dei Signori dell'Automobile Club giunti sul posto appena avvertiti per telegrafo: il fabbricato delle Tribune coperte completamente distrutto, crollato il tetto pittoresco in mattoni, crollate le due torricelle caratteristiche, lesionati i muri vicini della Tribuna dei Soci e di quella della Stampa.
Il danno materiale era ancora più grave per la completa distruzione di tutta la suppellettile varia che normalmente era conservata nell'interno delle Tribune stesse. Ivi infatti erano ammassati tavoli. sgabelli, strumenti di segnalazione, il ricchissimo e sontuoso quadro dei tempi, i mobili per le cabine dei Commissari e tutto un vastissimo arredamento di bandiere, festoni e stoffe: tutto quel complesso di gaiezza che fa tanto pittoresco il « villaggio di Cerda » nelle riunioni internazionali.
Le lapidi che portavano incisi a caratteri d'oro i nomi dei gloriosi piloti, avvicendatisi dal 1905 ad oggi nel possesso dei ricchi premi dell' A. C. S. completamente incenerite dal calore infernale erano sparite: doloroso segno della furia degli elementi e melanconica traccia di un passato glorio so di vita sportiva.
Vincenzo Florio, che trovavasi assente, a Parigi, fu avvertito per telegramma: rispose laconicamente che tutto si sarebbe rifatto e meglio e nel minor tempo possibile. I fatti tennero dietro al programma, così tacitianamente espresso: non a torto il motto dell'Auto mobile Club di Sicilia può compendiarsi nel classico « Acta non verba ».
Il ritmo dell'interesse internazionale incalzava verso il successo grandioso della 15^ Targa e della 6^ Coppa Florio: a tanta attesa occorreva corrispondere con l'interesse sportivo della riunione e con la degna cornice dei locali per il pubblico e per i servizi.
La decisa volontà dell' A. C. S. creò dalla rovina tutto un nuovo fasto di costruzioni.
Ove aveva regnato il legname, la calce e le tegole, entrò, sovrano prepotente, il cemento armato: ove ogni ingrandimento sembrava costretto dalle antiche costruzioni la furia del fuoco aveva aperto il campo ad ogni trasformazione.
La Tribuna coperta, costruita in cemento armato ebbe per tetto una grandiosa gradinata, sormontata da una snella tettoia di variopinte tende: sui gradini sfolgorò il pubblico nella giornata del 27 Aprile 1924.
La costruzione adibita a Tribuna per i Soci cambiò fisionomia e carattere: salì fino alle vette d'una torre di osservazione: al pianterreno funzionò il Restaurant: sopra trillarono nervosi i telegrafi e i telefoni e scricchiolò nervosa la penna febbrile dei giornalisti: al piano superiore si installò la attività oculata dei Commissari di Corsa; un altro piano fu destinato ai ragguardevoli personaggi del pubblico e infine, sulla terrazza che culminava la torre funzionò la segnalazione semaforica delle vetture che scendevano dalla collina di Bonfornello ; dall'altro lato la vecchia Tribuna della Stampa si mutò in « boxes ».
Tutto ciò mutava faccia al vecchio fabbricato: ma le trasformazioni e gli ampliamenti non si fermarono qui.
La scarpata del quadro dei tempi fu attaccata, demolita, plasmata: Sorsero tre gradini per í pubblico: il Quadro dei Tempi salì ad una altezza imprevista e fu tutto di ferro, con caselle per 60 corridori, con una sua pittoresca capanna di servizio che si protese sulla strada, vivace di colore e di linea, come una sentinella avanzata: e, per permettere al pubblico di recarsi alla Tribuna coperta una passerella di ferro scavalcò la strada e si riallacciò ai vecchi fabbricati.
Ma il cemento armato si impadronì ancora d'un altro importante ramo dell'attività di corsa.
Anche i vecchi rifornimenti nelle capannucce di legno, distrutte dal fuoco, furono sostituite da una snella costruzione su pilastri in cemento: e sopra una lunga terrazza accolse il pubblico chi si aggirava dalle tribune sulla passerella, di qui per il quadro dei tempi e, dalle rampe erbose dietro la Torre di Osservazione, si inerpicava fino alle terrazze sui rifornimenti nel momento che febbrile, l'opera dei corridori aveva una sosta più veloce d'ogni inseguimento.
Tutte queste opere sorsero in poco più di due mesi: miracolo di volontà e di attività di dirigenti, costruttori e operai.
E nessuna fantasia di scrittore potrà mai ridire la stupefatta, compiacente meraviglia che prese il foltissimo stuolo di spettatori allorchè, il mattino del 27 Aprile 1924, al vento tormentante che si abbatteva sulle nuove costruzioni di Cerda, rispondeva il garrire variopinto e luminoso delle mille bandiere multicolori e delle fronde verdi alternate all'oro dei frutti di limone e l'ansito tumultuoso della grande tenda sulle gradinate che palpitava come di una nuova vita di vittoriosa volontà.

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Nel 1923 la Targa non riscosse lo stesso successo di partecipazioni dell’anno precedente. Tuttavia, c’era da registrare la presenza di piloti di gran rilievo. L’Alfa Romeo dominò la corsa, anche se il finale fu piuttosto drammatico. Vinse Sivocci seguito da Ascari, mentre Masetti arrivò quarto.

E’ il Medio Circuito delle Madonie. Ascari ! Ascari ! Vinceranno ancora i tedeschi della Mercedes? Da Ascari, su Alfa, la folla si aspetta il miracolo. Ma, a quaranta metri dallo striscione d’arrivo , il motore si arresta. Non c’è verso di riavviarlo. E sfortuna vuole che quei quaranta metri finali siano in leggera salita. Stremato, Ascari prova a spingere la macchina a forza di braccia. Generosi, ma ingenui, accorrono i meccanici, per dargli una mano. E’ la squalifica. I commissari esigeranno che la macchina venga riportata nel punto preciso della “panne”, e che il povero Ascari s’arrangi con le proprie forze. Minuti preziosi, e intanto arrivano gli altri.



E’ il Medio Circuito delle Madonie. Basta con la polvere !. Chiamato, da Florio, l’Ing. Piero Puricelli, ha trasformato il circuito in un biliardo. Ad oltre 71 di media, vince Costantini su Bugatti. Ad una curva s’è capovolta la Peugeot di Dauvergue. Nella botta si sfascia una tanica piena di benzina e qualche scintilla, fuoriuscita dallo scappamento, accende un rogo. Masetti si ferma, carica il ferito e lo trasporta al più vicino ospedale. Se la caverà.







“ .... E’ il Medio Circuito delle Madonie. Quando tornò in Sicilia per la terza volta, Costantini aveva ormai abbandonato l’abitacolo del pilota per diventare Direttore di Squadra, o meglio Direttore Sportivo in senso generale, poichè la sua assistenza non riguardava soltanto i piloti ufficiali della Casa Bugatti, ma anche i privati che avevano iscritto le loro Bugatti all’unica corsa del mondo in cui quelle vetture potevano, senza ombra di dubbio, far sfoggio di tutte le loro qualità. La Targa Florio del 1927 fù letteralmente dominata dalle Bugatti, infatti delle otto vetture che portarono a termine la competizione entro i limti di tempo massimo, ben cinque furono Bugatti ..“



“ ... Fra tutti i conduttori Louis Chiron era uno dei pochi che dava l’impressione di godersela un mondo, dal principio alla fine della gara. Quando Florio aveva aumentato il percorso, portandolo da cinque a sei giri, egli stesso ritenne, d’accordo con la maggioranza dei piloti, di avere realmente posto un limite massimo alla resistenza umana; ma Chiron, dopo essersi piazzato quarto con la sua Bugatti, distaccato di sette minuti dal vincitore, continuò a filare per la salita. Soltanto quando, giunto alla stazione di rifornimento della zona montana, constatò che i meccanici erano già andati via o si accingevano a farlo, capì che la corsa era terminata. Dopo aver dunque percorso 6 giri, tornò ai boxes in cerca di Vincenzo Florio, al quale dichiarò : “E’ una gran bella corsa, ma perchè non sventolate una bandiera per avvertire quando è finita ? ...”




“ ... La partenza è ormai prossima. Le macchine attendono in una lunga fila con accanto i piloti, i meccanici e gli immancabili curiosi, pronte a lanciarsi nella grande avventura. La prima, con il numero venti, è l’Alfa Romeo del toscano Gastone Brilli Peri, che alla fine conquisterà la terza posizione, a ridosso di Divo e Minoia, entrambi su Bugatti ...”






“ ..... Nomi importanti : Campari, Varzi. Nuvolari, Borzacchini. Cè anche Ernesto Maserati su Maserati ed il giovanotto Chiron. La gara sarà tutta un dialogo, botta e risposta, tra la Bugatti di Chiron e l’Alfa di Varzi. Primo, Varzi, con due minuti di distacco. Ma subito all’infermeria ! Deve farsi medicare parecchie dolorose scottature. E’ accaduto, in piena corsa, che dall’Alfa di Varzi si è staccata la ruota di scorta, e la ruota - staccandosi - ha fatto uno strappo nel serbatoio della benzina. Varzi intuisce, dagli scoppiettii del motore, di essere quasi a secco. Alla prima stazione di rifornimento afferra una latta di benzina e nemmeno si ferma. La versa col motore acceso e la macchina in corsa. Il polso di Varzi è saldo, ma un pò di benzina si sparge e gocciola sul tubo di scappamento. Attorno alla macchina incominciano a guizzare le fiamme. Varzi fà segno al meccanico di spegnerle a colpi di cuscino. E per fargli spazio guida con le braccia di traverso, rannicchiato in un angolo ...”.