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Posizione
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Giri piu' veloci
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26
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32
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Porsche
Alfa Romeo
Ferrari
Lancia
Bugatti
Maserati
Mercedes
Scat
Fiat
Nazzaro
Itala
Osella
Peugeot
Chevron
Spa
Franco
Isotta Fraschini
Fraser-Nash
Ballot
Cisitalia
De Vecchi
Osca
Aquila Italiana
Sigma
Lola
Abarth
Alfa-Maserati-Prete
Berliet
Darracq
Diatto
Steyr
Aston Martin
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Di ceppo calabrese, ma romano di nascita (era nato il 30 agosto '41), Ignazio Giunti era cordiale, sebbene di poche parole, semplice nei modi, eppure di larghe vedute e, ciò che più conta per un pilota, andava forte. Ad esclusione della prima Alfa Romeo Giulietta comprata a proprie spese, Ignazio è sempre stato "accasato", caso raro nei primi anni '60. Fra i suoi "profeti" troviamo i preparatori Mauro Urbani e Gigetto Giraldi, che a costo dì sacrifici lo portarono alla ribalta. Agli inizi si ricorda Giunti più per le sue spericolate acrobazie che per i risultati. Aveva coraggio, dava spettacolo e nello stesso tempo cresceva come pilota. Con lungimiranza andò presto a gareggiare all'estero. Nel '65 la Squadra Bardhal gli procurò un'Abarth 1000 berlina ufficiale per il Campionato Europeo della Montagna. Giunti vinse otto gare su nove. L'anno dopo Mario Angiolini del Jolly Club gli offrì un'Alfa Romeo GTA, con la quale ottenne prestazioni tali da meritare l'assunzione in AUTODELTA, emanazione sportiva dell'Alfa. Nel '67 ricambiò conquistando con la GTA il Campionato Europeo Turismo della Montagna. Nel '68 e '69 disputò il Mondiale Marche con l'Alfa Romeo 33 e fornì ottime prove in coppia fissa con Nanni Galli. Poi un giorno a Monza avvenne il magico incontro con Enzo Ferrari, che gli offrì le sue macchine Formula 1 e Sport. Con le Sport-Prototipo del Cavallino Giunti ne 1970 vinse a Sebring, fu secondo a Monza, terzo alla Targa Florio, quarto alla 1000 km di Spa e tornò a vincere nella 9 Ore di Kyalami. In Formula 1 fu quarto a Spa, 4° nel G.P. di Francia, settimo in Austria, mentre a Monza fu costretto al ritiro. I risultati della stagione gli consentirono di divenire Campione Italiano della Velocità. La stagione 1971 si presentava, dunque, ricca di promesse, ma il 10 gennaio a Buenos Aires un assurdo incidente con J.P. Beltoise, che spingeva la sua Matra in mezzo alla pista, lo portò via mentre era in testa con la vittoria negli occhi.