- Amici della Targa Florio

Il " Re " delle Madonie

Il " Re " delle Madonie - Amici della Targa Florio

Nino Vaccarella non è stato soltanto un grande pilota . "Il Preside volante", com'è soprannominato in tutto il mondo , ha incarnato la passione sportiva dei tantissimi siciliani che si riconoscevano in lui e che smobilitavano ogni anno per assistere alla "sua" gara , la più antica e impegnativa del mondo: la Targa Florio . Essa rappresentava una festa di popolo , un miracolo di sportività che non ha avuto eguali in nessun'altra parte . E Vaccarella è stato il protagonista di ogni edizione . Vincendo o perdendo , grazie alla sua guida spettacolare e coraggiosa , ha saputo ripagare l'entusiasmo e lo spirito di sacrificio con cui i tifosi assiepavano giorno e notte le colline lungo il tracciato delle Madonie.

Floriopoli e la Targa Florio

Floriopoli e la Targa Florio - Amici della Targa Florio

Chi passa oggi per Floriopoli, sulla strada che porta a Cerda, nota solo strutture vuote e povere ai due lati della strada, le tribune, il ponticello, i box oggi stanno silenziosi a riposare facendo solo intuire a chi le guarda, la grande storia sportiva che si è scritta lungo il circuito delle Madonie.

Un libro la cui prima pagina fu creata il 6 maggio del 1906, in una Sicilia profondamente diversa da oggi, con una rete stradale molto scarsa e pensata solo per il traffico di veicoli a trazione animale. Il giovane Vincenzo Florio, appartenente ad una ricca famiglia siciliana, si distinse sempre per la sua grande passione automobilistica, interesse che lo portò prima a gareggiare ad alcune corse dell'epoca (nel 1902 vinse a Padova la "Targa Rignano"), poi ad organizzare competizioni automobilistiche. Il primo esperimento fu la "Coppa Florio", disputatasi a Brescia dal 1905 al 1925, creata sull'esempio delle ben più famose "coppa Gordon-Bennet" e "coppa Vanderbilt", ma l'idea principale era quella di portare tutto nella terra di casa, di organizzare una gara su circuito in Sicilia.

Florio fu aiutato nel progetto dall'amicizia con l'allora direttore de "L'auto", autorevole rivista francese dedicata all'automobilismo, nella cui redazione portò una cartina della zona che doveva essere, secondo lui, interessata dalla gara. Venne tutto studiato nei minimi particolari, prevista ogni forma di incentivo e pubblicità, portare l'automobilismo internazionale in Sicilia non era cosa facile, ma si riuscì ad organizzare l'avventura della prima vera Targa Florio. La gara, dotata di un montepremi di 30.000 lire, fu vinta da Alessandro Cagno su Itala 115 HP, dopo 3 giri del massacrante "grande circuito delle Madonie" di 148 Km. Il tracciato, utilizzato fino all'edizione del 1911, si svolgeva nella zona tra Cefalù e Palermo, si partiva dal rettilineo del Buonfornello, sul livello del mare, per arrampicarsi sulle Madonie giungendo sino a 1000 mt d'altezza, e poi tornare nuovamente sul mare. In seguito la zona di partenza ed arrivo fu trasferita nelle vicinanze di Cerda, dove fu costruita la citata "Floriopoli". Erano anni eroici in cui le odierne leggende dell'automobilismo si andavano formando, anni in cui alla Targa gareggiava gente come Felice Nazzaro, Vincenzo Lancia ed Enzo Ferrari.

Nel giro di pochi anni il successo della corsa di Florio raggiunse ottimi livelli, divenne anche "Giro di Sicilia", in un percorso di 1000 km che toccava tutti i capoluoghi siculi, su cui si gareggiò sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Dopo 5 anni di sosta i motori tornarono a riecheggiare nelle campagne madonite di nuovo nel 1919, tutta la manifestazione era cresciuta, la Targa Florio divenne un evento importante nel panorama motoristico internazionale, i paesini attraversati dalla Targa, che per lungo tempo furono isolati, vennero rivalutati con l'arrivo di gente da ogni parte del mondo, le rete stradale della zona fu ampliata e modernizzata con i nuovi bitumi, il progresso arrivò prepotente dotando le campagne di nuove vie di comunicazione.

Gli anni '20 e '30 videro le partecipazioni di fortissimi piloti , esaltati dal tifo della folla siciliana, su tutti si ricordano i famosi duelli ingaggiati da Tazio Nuvolari (trionfatore alla Targa nel 1931 e '32), ed Achille Varzi (vincitore nel '30 e '34). Sono gli anni in cui una giovane casa italiana, l'Alfa Romeo, domina, con questi piloti, le gare europee. Dal 1919 al 1930 venne utilizzato un altro percorso, un po' più corto, di 108 Km . Curiosamente però, le decisioni di gara erano dettate anche dalle avversioni climatiche, infatti, per le eccezionali piogge, l'edizione 1931 dovette disputarsi sul vecchio grande circuito, dal 1932 venne invece utilizzato il nuovo circuito di 72 Km, che verrà mantenuto fino all'ultima edizione.

Negli anni immediatamente prima del secondo conflitto mondiale (dal 1937 al '40), la Targa cambiò sede, si gareggiò infatti sul circuito del parco della Favorita a Palermo, a vincere queste ultime edizioni sarà la Maserati con Severi, Rocco e Villoresi, poi la guerra infurierà in tutto il globo, e la corsa di Florio ne farà le spese rimanendo accantonata per 8 lunghi anni. Alla fine del conflitto Palermo è bombardata, tutta la Sicilia porta chiari i segni della guerra, tutto questo però non arrestò la lenta ripresa dello sport automobilistico, nel 1948 il cavaliere rimise di nuovo in cantiere la sua amata corsa, si gareggiò il 3 e 4 aprile con la formula del Giro di Sicilia, con partenza e arrivo a Palermo. La rinascita della Targa sarà celebrata dalla prima vittoria in Sicilia della Ferrari, che si ripeterà anche l'anno successivo. Dal 1950 la corsa tornerà nel suo sito naturale, sulle Madonie , e sarà, nel 1955, inserita ufficialmente nel campionato mondiale marche. Seguirono anni gloriosi ed importanti in cui il cavaliere Vincenzo Florio, ormai invecchiato, vedrà partecipare alla sua corsa le migliori macchine ed i migliori piloti del mondo che daranno lustro ed importanza a tutta la zona delle Madonie, facendo fiorire anche piccole attività locali, piccole storie nella storia.


Nel 1957, con la soppressione della "Mille Miglia" per il tragico incidente di Alfonso de Portago, la Targa Florio rimase l'unica corsa su strada a disputarsi in un campionato del mondo, un invidiabile primato per Florio, che amava decantare la sicurezza della sua corsa, dovuta alla bassa velocità media. Purtroppo, il 6 gennaio 1959, il cavaliere morì, lasciando l'organizzazione della Targa al fido nipote Vincenzo Paladino, che ne garantì la continuità insieme ad alcuni fedelissimi amici del nonno. Gli anni a seguire furono i migliori per la Targa Florio, la corsa visse un periodo irripetibile sotto i profili umani, tecnici, popolare ed organizzativo, dovuti anche alla grande importanza rivestita in quel periodo dal campionato mondiale marche, era un'altra epoca in cui i piloti da gran premio non esitavano a cimentarsi ed a vincere in gare totalmente diverse tra loro nello spirito e nella difficoltà. In questi anni il pubblico siciliano scopre il suo campione, è un giovane palermitano che arriva presto alla corte di Ferrari, il suo nome è Nino Vaccarella.

Il tempo passa e la tecnologia fa vedere i suoi prodotti, in Sicilia arriveranno automobili sempre più potenti che sbricioleranno tutti i precedenti primati sul giro, la media oraria abbatterà il muro dei cento chilometri orari, fino a giungere ai 122,537 tenuti dalla Ferrari vincitrice nel 1972. La corsa di Florio non è più quella lenta e sicura degli inizi, e le strette strade siciliane cominciano a non essere più adatte alle vetture moderne.

Una delle edizioni più interessanti fu la 54esima del maggio 1970, si contarono circa 800.000 spettatori disseminati lungo il percorso ad applaudire le gesta di Giunti e Vaccarella con la potentissima Ferrari 512 S in lotta contro le efficacissime Porche 908/3000. La vittoria finale andò ai prototipi tedeschi, in particolare a quello guidato dalla coppia Siffert-Redman. Per il pubblico stesso era una festa partecipare all'evento sportivo, il circuito doveva essere raggiunto durante la notte precedente la gara, si dormiva in macchina. Al mattino presto infatti, le strade Madonite venivano chiuse al traffico per dare poi inizio alla corsa, un'altra particolarità stava nel fatto che i piloti potevano provare il circuito anche al di fuori delle prove ufficiali, facendo i conti con auto, trattori ed animali.

Curiosamente, il periodo di maggior successo e popolarità della corsa fu anche quello finale, infatti, dai vertici europei si decise che a partire dal 1974 la Targa Florio non sarebbe più stata valida per il Campionato Mondiale Marche, una decisione maturata dal lento declino iniziato per questo tipo di gare, ma anche dal fatto che le nuove tecnologie esigevano una maggiore sicurezza che il lungo e tortuoso percorso della vecchia Targa, dove l'abilità del pilota faceva la differenza, non era più in grado di dare.

Quella del '73 fu dunque l'ultima avventura mondiale, vinta dalla Porche Carrera di Muller-Van Lennep. Gli ultimi 4 anni di vita della corsa furono intensi e combattuti, pieni di progetti per rifondare la corsa di Vincenzo Florio restituendole la giusta importanza, frattanto, anche se ridotta a competizione di validità nazionale, sulle Madonie continuavano a gareggiare bolidi di primo piano, la Lancia vinse nel '74 (dopo venti anni dall'ultimo successo) con la nuova Stratos guidata da Munari, un'accoppiata destinata a fare il pieno di vittorie nei rallies mondiali degli anni successivi, l'anno dopo Vaccarella portò in gara l'Alfa Romeo 33TT12 che stava dominando il mondiale marche vincendo la sua terza ed ultima Targa Florio.

Sono le ultime note positive, infatti, ormai stanca e bistrattata, con oltre 70 anni di storia alle spalle, ed il titolo di gara più antica del mondo, la vecchia Targa se ne va, è il 15 maggio1977, al terzo giro di gara l'Osella 2000 di Gabriele Ciuti, priva del cofano e dell'alettone posteriore , perde il controllo affrontando una curva ad "S" travolgendo un gruppetto di spettatori, due persone morirono condannando definitivamente la vecchia corsa, così come era successo per la Mille Miglia venti anni prima.

Una grande parentesi di storia sportiva fu chiusa mettendo in archivio i ricordi di svariate generazioni di appassionati siciliani. Oggigiorno, dopo più di 30 anni, la gara rivive sotto il nome "Targa Florio - Rally di Sicilia", gli organizzatori, infatti, ripiegarono a suo tempo sul Rally isolano che si organizzava da qualche anno. Oggi è divenuta una manifestazione di livello nazionale , ma la vera Targa, quella con i piloti più famosi al mondo, con in campo le case automobilistiche più quotate, con le Ferrari o le Porsche che correvano sfiorando case e marciapiedi, non esiste più. Di quella magnifica stagione della corsa di Florio oggi rimangono numerose testimonianze vivissime nei ricordi della gente che l'ha vissuta, tante emozioni che si risvegliano quando si nominano Maglioli, Musso, Gendebien o Vaccarella, ma anche tanta malinconia per aver perso qualcosa di unico che solo la Sicilia sapeva dare.

Fonte TerreSicliane

 

Per non " DIMENTICARE "

Per non " DIMENTICARE " - Amici della Targa Florio

Le origini di questo meraviglioso evento risalgono al 6 Maggio 1906, quando cominciarono a prendere vita le curve del “Grande Circuito delle Madonie” .
Dire Madonie significa dire tanto: l’uomo a contatto con la natura, la natura al servizio dell’uomo. Saliscendi unici, odori primaverili siciliani ineguagliabili. Ecco cosa significava dire Targa Florio. Da Cerda a Cerda, passando per Caltavuturo, Castellana, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano e Campofelice, per chiudere il cerchio di 148Km, a detta dei piloti più duro della Mille Miglia. Nei paesi il passaggio delle auto da corsa era sinonimo di festa.

Le strade erano un trionfo di bandiere, cesti di limoni e di aranci, perché abbellire il proprio quartiere era una gara nella gara. I nobili per l’occasione commissionavano vestiti, e ricoprivano il paese di stemmi nobiliari. Dal 1912 al 1914 dire Targa significava dire Giro di Sicilia. 1050 Km per compiere un giro quasi completo dell’isola, più di sedici ore per coprirli tutti. (Altre 3 edizioni del Giro di Sicilia verranno corse dal 1948 al 1950) Dopo la Grande Guerra, la Targa riprende nel 1919, ancora nelle Madonie, da un circuito ricavato da quello iniziale, avente lunghezza pari a 108Km. Fino al 1930 nessun cambiamento, se non quelli tecnologici. La Targa, infatti, rappresentava una vetrina d’eccezione molto considerata nel panorama internazionale. Le strade siciliane hanno visto rottami di ferro diventare auto, macchine diventare auto da corsa e auto da corsa diventare bolidi. Dopo un ritorno sul “Grande Circuito delle Madonie” nel 1931, dal 1932 la Targa si limitò a correre in una porzione di 72Km ricavata dal tracciato originale.

Dal 1937 al 1940 il “Circuito della Favorita” a Palermo ha ospitato la gara principe dell’Isola, la quale tornò a correre, nel 1951 nel “ Circuito delle Madonie di 72 Km” fino al 1977, data in cui fu disputata l’ultima Targa valevole per il Campionato Italiano. Dal 1955 al 1973 la Targa valeva come gara per il campionato mondiale marche. La "Cursa" è sempre stata una corsa ambita e un banco di prova sia per i piloti che per le marche. Case come Bugatti, Ferrari, Alfa Romeo, Lancia, Porsche, Maserati, Mercedes, Fiat , hanno testato prima il Fix (olio bituminoso), poi l’asfalto, le curve e le frenate delle Madonie. Bugatti, a detta sua, avrebbe comunque provato le sue auto in Sicilia viste le notevoli indicazioni che venivano offerti dell’evento isolano. Tra i piloti basta citare nomi come Ascari , Fangio , Varzi , Bandini , Enzo Ferrari , Graham Hill , Moss , Collins , Ickx , Phil Hill , Elford , Merzario , Bonnier , Abate , Pucci , Muller , Lancia , Taruffi e il Grande Tazio Nuvolari. Ma il pilota più amato dal pubblico Siciliano è stato Nino Vaccarella, palermitano di nascita vincitore di tre Targhe (1965, 1971,1975). Vaccarella, inoltre, ha vinto la 24 ore di Le Mans, la 12 ore di Sebring e la 1000 Km del Nurburgring, ma il successo della Targa rimane ineguagliabile. Ai nostri giorni la Targa assume un fascino più storico che utile. Vale per il campionato italiano rally, ma quel prestigio internazionale si è perso, perché vincere nelle Madonie era sinonimo di talento

 

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